Line e Guida

March 20, 2018 | Author: khkbhkb | Category: Landscape, Urban Planning, Competence (Law), Statute, Legislation


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REGIONE SICILIANA ASSESSORATO DEI BENI CULTURALI AMBIENTALI E DELLA PUBBLICA ISTRUZIONEAPPROVATO CON D.A. N.6080 DEL 21 MAGGIO 1999 SU PARERE FAVOREVOLE RESO DAL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO NELLA DEL 30 APRILE 1996 L'Assessore On.le Salvatore Morinello INDICE INDICE PARTE I RELAZIONI ILLUSTRATIVE 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Formazione del piano di lavoro del Piano Territoriale Paesistico Regionale Quadro istituzionale di riferimento Ruolo ed efficacia delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale Finalità ed obiettivi Strategie del Piano Territoriale Paesistico Regionale Metodologia Sistema informativo e supporto cartografico digitale Articolazione degli ambiti Articolazione per sistemi e componenti SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO 9.1 Geologia, geomorfologia, idrologia SOTTOSISTEMA BIOTICO 9.2 Vegetazione 9.3 Biotopi SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO-FORESTALE Paesaggio agrario SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO Archeologia Centri e nuclei storici Beni isolati Viabilità Paesaggio percettivo Assetto urbano-territoriale ed istituzionale Aree vincolate ex art.5 L.R. 15/91 9.4 9.5 9.6 9.7 9.8 9.9 9.10 10 PARTE II INDIRIZZI NORMATIVI INDICE TITOLO I INDIRIZZI GENERALI Art. Art. Art. Art. Art. Art. Art. Art. 1 2 3 4 5 6 7 8 Ruolo ed obiettivi del Piano Territoriale Paesistico Regionale Principali strategie del Piano Territoriale Paesistico Regionale Articolazione in sistemi e componenti Articolazione in ambiti territoriali Efficacia delle Linee Guida Sistema informativo e valutativo Elementi delle Linee Guida Approvazione delle Linee Guida TITOLO II INDIRIZZI PER SISTEMI E COMPONENTI Capo I Sottosistema naturale abiotico Geologia, geomorfologia e idrologia Capo II Sottosistema naturale biotico Vegetazione Biotopi Capo III Sottosistema antropico Paesaggio agrario Archeologia Centri e nuclei storici Beni isolati Viabilità Paesaggio percettivo TITOLO III Art. 18 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 DESCRIZIONE DEGLI AMBITI TERRITORIALI: LORO CARATTERI PECULIARI Art. 9 Art. 10 Art. 11 Art. 12 Art. 13 Art. 14 Art. 15 Art. 16 Art. 17 Descrizioni Area dei rilievi del trapanese Area della pianura costiera occidentale Area delle colline del trapanese Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano Area dei rilievi dei monti Sicani Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo. Area della catena settentrionale (Monti delle Madonie) Area della catena settentrionale (Monti Nebrodi) Area della catena settentrionale (Monti Peloritani) Area delle colline della Sicilia centro-meridionale Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina Area delle colline dell’ennese Area del cono vulcanico etneo Area della pianura alluvionale catanese Area delle pianure costiere di Licata e Gela Area delle colline di Caltagirone e Vittoria 17 Area dei rilievi e del tavolato ibleo INDICE 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 CARTE TEMATICHE Carta dei complessi litologici Carta geomorfologica Carta della vegetazione reale Carta della vegetazione potenziale Carta dei biotopi Carta del paesaggio agrario Carta dei siti archeologici Carta dei centri e dei nuclei storici Carta dei beni isolati Carta della viabilità storica Carta delle componenti primarie morfologiche del paesaggio percettivo Carta dei percorsi panoramici Carta della intervisibilità costiera Carta della crescita urbana Carta delle infrastrutture Carta dei vincoli paesaggistici Carta istituzionale dei vincoli territoriali PARTE III ELENCO DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 Area dei rilievi del trapanese Area della pianura costiera occidentale Area delle colline del trapanese Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano Area dei rilievi dei monti Sicani Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo. Area della catena settentrionale (Monti delle Madonie) Area della catena settentrionale (Monti Nebrodi) Area della catena settentrionale (Monti Peloritani) Area delle colline della Sicilia centro-meridionale Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina Area delle colline dell’ennese Area del cono vulcanico etneo Area della pianura alluvionale catanese Area delle pianure costiere di Licata e Gela Area delle colline di Caltagirone e Vittoria Area dei rilievi e del tavolato ibleo Note agli elenchi dei beni culturali ed ambientali INDICE 1 formazione del piano di lavoro del P.T.P.R. 1 Formazione del piano di lavoro del Piano Territoriale Paesistico Regionale Per dotare la Regione Siciliana di uno strumento volto a definire opportune strategie mirate ad una tutela attiva ed alla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale dell’isola, l’Assessorato Regionale Beni Culturali ed Ambientali ha predisposto un Piano di Lavoro approvato con D.A. n. 7276 del 28.12.1992, registrato alla Corte dei Conti il 22.09.1993 Il Piano di Lavoro ha i suoi riferimenti giuridici nella legge 431/85, la quale dispone che le Regioni sottopongano il loro territorio a specifica normativa d’uso e valorizzazione ambientale, mediante la redazione di Piani Paesistici o di piani urbanistico territoriali con valenza paesistica. Ai sensi dell’art. 14, lett. n, dello Statuto della Regione Siciliana, e giusta le LL.RR. 20/87 e 116/80, la competenza della pianificazione paesistica è attribuita all’Assessorato Regionale Beni Culturali ed Ambientali. La L.R. 30 aprile 1991, n.15, ha ribadito, rafforzandone i contenuti, l’obbligo di provvedere alla pianificazione paesistica, dando facoltà all’Assessore ai Beni Culturali ed Ambientali di impedire qualsiasi trasformazione del paesaggio, attraverso vincoli temporanei di inedificabilità assoluta, posti nelle more della redazione dei piani territoriali paesistici. È sorta quindi la necessità di tradurre in concrete determinazioni amministrative quelle previsioni normative, e, in tal senso, l’Assessorato Regionale ha provveduto all’adozione del Piano di Lavoro sopra ricordato. Quest’ultimo si basa sul presupposto che la pianificazione paesistica debba essere estesa all’intero territorio regionale, avendo: – come matrice culturale, l’integrazione delle problematiche ambientali all’interno di quelle paesaggistiche; – come indirizzo progettuale, un tipo di pianificazione integrata rivolta alla tutela e valorizzazione dei beni culturali ed ambientali della Regione. Il Piano di Lavoro si è così articolato: – formazione delle strutture operative; – previsione degli strumenti necessari per la formazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale; – raccolta dati (grafici, cartografici, iconografici, archivistici e bibliografici); – verifiche sul territorio e le ricerche mirate. Per la redazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale è stato istituito presso l’Assessorato Regionale Beni Culturali ed Ambientali l’Ufficio del Piano (gruppo XXIV) che, in materia di pianificazione paesistica, ha indirizzato le Soprintendenze e si è rapportato con gli altri Assessorati Regionali attraverso il Comitato Interassessoriale, il quale ha il compito di avviare i rapporti tra i diversi soggetti. L’Ufficio del Piano, inoltre, ha predisposto gli esecutivi delle singole voci di progetto del Piano di Lavoro al fine di pervenire alla redazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale attraverso le seguenti fasi operative: – Conoscenza – Aggiornamento – Elaborazione LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 6 1 formazione del piano di lavoro del P.T.P.R. – Progetto e Normativa fasi che sono state supportate attraverso il Sistema Informativo Territoriale Paesistico (S.I.T.P.). Lo scopo del progetto di informatizzazione, legato alla realizzazione del Piano Paesistico della Regione Siciliana, è stato quello di relazionare in modo biunivoco ed automatico alla cartografia regionale (sistema geografico) la sistematizzazione delle informazioni, contenute nella banca dati, riguardanti i valori culturali e paesistico ambientali del territorio regionale. Il Comitato Tecnico Scientifico (C.T.S.), che ha supportato l’attività dell’Ufficio del Piano e ha fornito indirizzi tecnico-scientifici ed operativi, è stato istituito con D.P.R.S. n.862/93 del 5.10.1993 e successive integrazioni, ai sensi dell’art. 24 del R.D. n.1357/40. Esso è presieduto dall’Assessore dei Beni Culturali ed Ambientali ed è composto dai Direttori Regionali degli Assessorati aventi competenza sull’assetto del territorio, dai Soprintendenti, da esperti di conclamata fama nelle varie discipline attinenti la pianificazione e da rappresentanti designati da Associazioni ed Istituti con finalità inerenti la salvaguardia e la progettazione dell’ambiente. Il C.T.S. ha le seguenti funzioni: a) contribuisce alla definizione del ruolo e dei contenuti del Piano Territoriale Paesistico Regionale, nel quadro dell’odierna concezione di pianificazione, considerata l’assoluta carenza legislativa regionale in merito a tale piano; b) contribuisce alla definizione dei principi, obiettivi, criteri, articolazioni, metodologie e strumenti operativi del Piano Territoriale Paesistico Regionale; c) esprime parere sulla proposta di Piano, elaborato dall’Ufficio del Piano Regionale; d) contribuisce a fornire indirizzi sulle attività di promozione, di partecipazione sociale, di divulgazione; e) esprime pareri e formula proposte per la ricerca, tutela e valorizzazione del paesaggio siciliano; f ) svolge altresì ogni altra attività consultiva, di iniziativa, di studio e di verifica per l’attuazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 7 2 quadro istituzionale di riferimento 2 Quadro istituzionale di riferimento L a L. 431/85 concede alle regioni la facoltà di opzione tra la redazione di uno strumento a valenza urbanistico-territoriale e il Piano Paesistico, quest’ultimo disciplinato dall’art. 5 della L. 1497/39. Ciò non a caso. Rimane infatti impregiudicata la questione in ordine alla nozione di paesaggio che, secondo taluni, costituisce una parte insuscettibile di utile autonomo apprezzamento del valore ambiente. L’intrinseco collegamento tra i due concetti comporterebbe la necessità, o quantomeno l’opportunità, di un riaccorpamento delle competenze settoriali sul territorio (nel senso accolto, ad esempio, dalla legge regionale della Lombardia n. 51 del 1975 o dalle leggi regionali del Piemonte n. 56 del 1977 e dell’Emilia Romagna n.47 del 1978, entrambe sulla tutela e uso del suolo). A parte tale linea tendenziale, va detto che dall’esame della vigente legislazione emerge al contrario che il concetto di ambiente è adoperato con diversi significati, il primo dei quali è quello accolto dalla normativa che sottopone a conservazione i beni pubblici ambientali e paesistici, mentre il secondo è presente nelle disposizioni sulla tutela del suolo, dell’aria e dell’acqua. Le autorevoli osservazioni (Corte Costituzionale 21 Dicembre 1975, n. 359) in ordine alla duplice valenza del diritto positivo dell’ambiente, erano certamente ben presenti al legislatore, il quale, con la L. 431/85, coerentemente non ha inteso scegliere tra le due possibili soluzioni offerte in relazione alla tutela paesistica e ambientale, e, lasciando permanere l’equivoco di fondo contenuto sia nella legislazione di settore, sia nelle reciproche garanzie costituzionali (art. 9, per i beni paesistici e art. 117 per i beni urbanistici), ha ribadito la ammissibilità tanto di un piano paesistico quanto di una normazione urbanistica del paesaggio (derivata dalla L. 1150/42 e seguenti). Il giudice costituzionale, con la decisione n. 327 del 13.7.1990, ha condiviso la legittima coesistenza delle due diverse opzioni pianificatorie contenute nella c.d. “legge Galasso”, con la quale è stato affermato l’obbligo per le Regioni di pianificare comunque l’uso delle valenze paesistiche del proprio territorio (provocazione positiva), così come il principio che i contenuti del piano debbono avere riguardo al territorio della regione e non più (unicamente) alle “bellezze naturali” ivi contenute “... tenendo conto che l’insieme dei beni, oggetto del piano, costituisce un patrimonio non solo naturale, ma anche culturale e, come tale, meritevole di tutela e di valorizzazione congiuntamente intese” (Circ. Ministero Beni Culturali e Ambientali n. 7472 del 31.8.1985 – applicazione Legge 8 Agosto 1985, n. 431). LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 8 2 quadro istituzionale di riferimento A questi contenuti deve ritenersi obbligata la Regione Siciliana in sede di normazione d’uso del proprio paesaggio. Anche la Regione Siciliana, infatti, è tenuta a adottare il piano paesistico previsto dalla L. 431/85, che, in quanto norma fondamentale di riforma economico-sociale della Repubblica, è stata ritenuta dal giudice costituzionale certamente cogente per l’Amministrazione regionale. I ritardi e le inadempienze che caratterizzano il panorama della programmazione non hanno agevolato l’adozione da parte della Regione del Piano Paesistico, ed infatti la prescrizione della L. 431/85 è rimasta ancora priva di riscontro. Ciò trova le sue cause specifiche nella ripartizione delle competenze, sovente di non agevole definizione, tra i rami della Amministrazione regionale chiamati a gestire e tutelare il territorio della Sicilia. Allo stato, la normativa regionale ha precluso e tuttora preclude la operatività delle corrispondenti disposizioni statali, le quali, risultando improntate a maggior chiarezza, hanno incentivato la programmazione: non si rinvengono, di conseguenza, praticabili soluzioni istituzionali che possano consentire l’adozione di un “piano urbanistico territoriale, con specifica considerazione dei valori paesistici ed ambientali”. L’esame del diritto positivo regionale induce invece ad affermare l’adottabilità da parte della Regione del Piano Paesistico (con i contenuti dettati dalla L. 431/85) e la relativa competenza dell’Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali. Tanto per un duplice ordine di ragioni. In primo luogo, gli strumenti “urbanistici” oggi ipotizzabili non consentono di porre in essere valutazioni complessive dello stato del paesaggio della Regione e tanto meno di prescrivere norme di uso dei beni paesistici. In ambito nazionale, possono infatti muoversi serie riserve in ordine alla possibilità di utilizzare i Piani Territoriali di Coordinamento previsti dall’art. 5 della L. 1150/42 per assolvere le funzioni dei piani urbanistici territoriali. Tali funzioni sono invero difficilmente compatibili con i contenuti dei piani di coordinamento, e ciò anche nella articolata definizione che ne ha dato, da ultimo, l’art. 15 della L. 142/90, il quale ha attribuito alla Provincia il compito di raccogliere e coordinare le proposte avanzate dai Comuni ai fini della programmazione ambientale della Regione e di predisporre e adottare il piano territoriale di coordinamento, che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio e, tra l’altro, indica le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali. Ma queste obiezioni diventano assolutamente insormontabili in ambito regionale, poiché la Regione non ha inteso recepire la norma suddetta e, con l’art. 5 della L.R. 19.11.1991 (provvedimenti in tema di autonomie locali) ha invece riconfermato, sottolineandone l’obbligatorietà, il procedimento della “pianificazione territoriale”, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 9 2 quadro istituzionale di riferimento come disciplinato dall’art. 12 della L.R. 6 marzo 1986, n. 9. Questo piano ha così contenuti molto ridotti, dato che si risolvono nella rete delle principali vie di comunicazione e nella localizzazione delle opere ed impianti di interesse sovracomunale. La Provincia regionale ha inoltre funzioni propositive estremamente vaghe rispetto al piano territoriale regionale. È evidente che la legislazione regionale impedisce di configurare nello strumento suddetto il piano urbanistico territoriale di cui alla L. 431/85. Decisivo appare poi l’altro ordine di argomentazioni, fondato sull’organizzazione delle competenze dell’Amministrazione Regionale, che legittima unicamente il Piano Territoriale Paesistico. La tutela paesistica del territorio regionale è infatti espressamente conferita all’Assessorato dei Beni Culturali, il quale è con ogni evidenza chiamato a provvedere in merito ad uno strumento che, pur nell’ampia concezione accolta dalla L. 431/85, rimane preordinato alla tutela del paesaggio. Questo assunto scaturisce dall’esame delle disposizioni di legge intervenute nel tempo e che hanno comportato l’attribuzione al suddetto Assessorato della esclusiva competenza nel settore del paesaggio. Con l’art. 1 del D.P.R. 15.1.1972, n. 8, venivano trasferite alle Regioni a statuto ordinario le funzioni amministrative esercitate dagli organi centrali e periferici dello Stato in materia di urbanistica. Con quella disposizione veniva altresì trasferita la funzione di redigere e approvare i piani territoriali paesistici. Analogamente, con l’art. 6 del D.P.R. 22.5.1975, n. 480 sono state specificatamente trasferite alla regione autonoma della Sardegna le medesime attribuzioni. Con queste disposizioni, in sede di trasferimento delle funzioni urbanistiche alle regioni, venivano dunque espressamente ricomprese anche le competenze relative alla approvazione del piano paesistico. Ma quando si è trattato di dare attuazione alle disposizioni dello Statuto della Regione siciliana in materia di tutela del paesaggio (D.P.R. 637/75), il legislatore si è limitato ad enunciare che l’Amministrazione regionale esercita nel territorio della regione tutte le attribuzioni delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato in materia di tutela del paesaggio e che tutti gli atti previsti dalla legge 29 giugno 1939, n. 1497, e da ogni altra disposizione comunque concernente tale materia, sono adottati dall’amministrazione regionale. Questa scelta non appare casuale ed è funzionale al particolare grado di autonomia di cui gode la Regione siciliana, nonchè al rango di legge costituzionale dello Statuto, che, all’art.14, lett. n), enuclea la disciplina del paesaggio tra le materie rimesse alla competenza esclusiva della Regione. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 10 2 quadro istituzionale di riferimento Al momento di attivare effettivamente, per la Sicilia e per le altre Regioni, l’esercizio delle funzioni in ordine alla tutela paesistica, si sono dunque dati più precisi indirizzi e maggiori contenuti al trasferimento delle funzioni alle Regioni, mentre si è demandata alla competenza esclusiva della Regione siciliana la individuazione delle forme e dei metodi dell’azione amministrativa derivante dall’esercizio di quelle attribuzioni. La Regione siciliana si è determinata a questo riguardo con l’art. 3 della L.R. 80/77, stabilendo che tutte le attribuzioni di competenza della Regione nella materia dei beni culturali ed ambientali sono svolte dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione, che esercita le funzioni previste dal suddetto D.P.R. 30 agosto 1975, n. 637. La L.R. 80/77 ha dunque individuato un ambito esclusivo di competenza, nel quale rientra, in assenza di ogni diversa disposizione, la redazione e l’approvazione del Piano Territoriale Paesistico. Nella Regione Siciliana, l’organizzazione dell’Amministrazione dei beni culturali è quella derivante dalla L.R. 116/80 e dal D.P.R. 805/75, quest’ultimo espressamente recepito nell’ordinamento regionale in forza dell’art. 13 della L.R. 80/77. La tutela del paesaggio è dunque demandata all’Assessorato e ai suoi organi periferici competenti per materia, le Soprintendenze per i beni culturali e ambientali, e, più precisamente, le loro competenti articolazioni, e cioè le sezioni per i beni paesistici architettonici e ambientali (artt. 2 e 16 L.R. 116/80), le quali svolgono le funzioni previste per le soprintendenze di cui al D.P.R. 805/75. A questi Uffici è dunque affidata (art. 31 D.P.R. 805/75) la tutela dei beni di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497, e successive modificazioni, nonché di quelli contemplati da leggi speciali. Alla suddetta amministrazione rimane pertanto attribuito il compito di redigere e adottare il Piano Paesistico Territoriale, secondo il procedimento previsto dall’art. 5 della L. 1497/39 e dal relativo regolamento di esecuzione (R.D. 1357/40), seppure nei contenuti ridefiniti dalla L. 431/85. La norma contenuta nell’art. 5 della L.R. 15/91 ha offerto ulteriori elementi a sostegno di quanto sopra espresso. Il legislatore regionale, decidendo di ammettere espressamente per il territorio della Regione siciliana le speciali misure di salvaguardia a suo tempo poste in essere dal Ministero dei Beni Culturali e codificate all’art. 1 ter della L. 431/85, ha riconosciuto all’Assessorato dei Beni Culturali la titolarità di questi vincoli, preordinati alla pianificazione paesistica. In tal senso, l’attribuzione dell’esercizio della misura cautelare ha costituito per quell’Assessorato, se ce ne fosse stato bisogno, il riconoscimento della titolarità a redigere il Piano, al quale quelle misure di salvaguardia sono connesse funzionalmente e temporalmente. È infatti logico e legittimo collegare la competenza a LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 11 2 quadro istituzionale di riferimento preservare alcune aree territoriali in attesa del Piano Paesistico, con quella ad elaborare detto studio. Inoltre, la suddetta norma regionale, che rappresenta l’unico contributo legislativo in materia, e per ciò stesso ha una notevole importanza esegetica, fa riferimento, quale momento terminale dell’efficacia dei vincoli di immodificabilità, “all’approvazione dei piani paesistici”, e non contiene alcuna menzione dei piani urbanistici territoriali. È palese la differenza rispetto al testo dell’art. 1 ter della L. 431/85, dal quale la disposizione regionale è per il resto mutuata, e che, sul punto, si riferisce invece “all’adozione da parte delle regioni dei piani di cui al precedente articolo 1 bis” (e quindi, o il piano paesistico o quello urbanistico territoriale). La circostanza non è priva di significato e presuppone una precisa opzione a favore dell’adozione del piano territoriale paesistico, che, del resto, risulta l’unica soluzione praticabile in ordine alla pianificazione del paesaggio della Regione Siciliana. La formazione del Piano compete dunque all’Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali (art. 3 L.R. 80/77), che vi può provvedere mediante le competenti Soprintendenze per i Beni Culturali ed Ambientali (art. 23 R.D. 1357/40; art. 31 D.P.R. 805/75; art. 2 L.R. 116/80). Che si tratti di facoltà e non di obbligo è dimostrato dal testo del Regolamento, secondo il quale l’organo centrale “commette” la redazione del piano (di cui esso è quindi titolare) all’ufficio periferico, che vi adempie “secondo le ricevute direttive”, e cioè nell’ambito dei criteri di pianificazione determinati in sede centrale. Questa ricostruzione, peraltro fondata sul tenore letterale dell’art. 23 R.D. 1357/40, è l’unica compatibile con l’esigenza di adottare un piano di grande ambito territoriale, secondo le indicazioni della L. 431/85: il che certamente induce a rigettare ipotesi di pianificazione paesaggistica di dimensioni infraprovinciali, aventi quindi riferimenti spaziali poco corretti e metodologie di redazione disomogenee. Se per le procedure di formazione del P.T.P. la Regione deve fare riferimento alle indicazioni contenute nella L. 1497/39, quanto ai contenuti del Piano non può prescindersi dalla considerazione unitaria del patrimonio paesaggistico che è stata accolta dalla L. 431/85, la quale ha in tal modo abbandonato il modello di tutela rispondente alla concezione puramente estetizzante della “legge Bottai”. Rimane invero confermato lo scopo del Piano Paesistico, attribuitogli già in origine, di assorbire all’interno di un modello di gestione e di valorizzazione del bene protetto, la tutela apprestata dai vincoli paesaggistici puntuali, caratterizzata al contrario da un giudizio di valore espresso caso per caso secondo criteri discrezionali e astratti. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 12 2 quadro istituzionale di riferimento Ai sensi dell’art. 1 bis della L. 431/85, il Piano Paesistico, da strumento facoltativo, diventa obbligatorio, il che si risolve in un ampliamento e in una sostanziale modifica dei contenuti del Piano. Questo non è più esclusivamente preordinato alla conservazione dei beni protetti, né deve limitarsi a porre parametri di controllo delle modificazioni puramente edilizie delle zone, ma deve promuovere i valori ambientali del territorio, con la determinazione non solo di limiti di segno negativo ma anche di prescrizioni positive e di usi privilegiati dei beni. Il superamento del modello “statico-conservativo” che caratterizzava i Piani Paesistici nel disegno della L. 1497/39 e la scelta da parte della L. 431/85 di uno strumento “gestionaledinamico”, comporta l’evidente necessità che il Piano scaturisca da una analisi complessiva dell’intero territorio regionale, del quale debbono enuclearsi tutte le componenti paesistiche con le loro interconnessioni e i loro reciproci condizionamenti, al fine di delineare una trama normativa che consenta la effettiva valorizzazione dei beni ambientali. Si rende necessario a tal fine un completo monitoraggio idoneo a indirizzare il piano nelle sue concrete scelte, che dovranno incidere, direttamente, sulla preservazione e la riscoperta degli elementi strutturali del territorio meritevoli di tutela per il loro valore esteticoculturale, e, indirettamente, sulle opzioni di sviluppo economico e sociale. Per fare ciò il piano deve agire il più possibile su vasta scala e per ambiti territoriali, con una considerazione dell’intero eco-sistema: flora, fauna, regime delle acque, elementi climatici e atmosferici, suolo e sottosuolo. All’interno di un’analisi paesistica tendenzialmente riferibile a tutto il territorio, costituisce tuttavia contenuto obbligatorio del P.T.P., ai sensi della legge, la disciplina delle porzioni territoriali sottoposte a vincolo paesaggistico per effetto della L. 1497/39 ovvero della L. 431/85, e ancora le zone gravate da vincolo temporaneo di immodificabilità (art. 5, L.R. 15/91). LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 13 3 ruolo ed efficacia delle Linee Guida 3 Ruolo ed efficacia delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale differenziati, in relazione alle caratteristiche ed allo stato effettivo dei luoghi, alla loro situazione giuridica ed all’articolazione normativa del piano stesso. Il Piano ha elaborato, nella sua prima fase, le Linee Guida. Mediante esse si è teso a delineare un’azione di sviluppo orientata alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali, definendo traguardi di coerenza e compatibilità delle politiche regionali di sviluppo, evitando ricadute in termini di spreco delle risorse, degrado dell’ambiente, depauperamento del paesaggio regionale. 1) Nell’ambito delle aree già sottoposte a vincoli ai sensi e per gli effetti delle leggi 1497/39, 1089/39, L. R. 15/91, 431/85, il Piano Territoriale Paesistico Regionale e le relative Linee Guida dettano criteri e modalità di gestione, finalizzati agli obiettivi del Piano e, in particolare, alla tutela delle specifiche caratteristiche che hanno determinato l’apposizione di vincoli. Per tali aree il Piano Territoriale Paesistico Regionale precisa: a) gli elementi e le componenti caratteristiche del paesaggio, ovvero i beni culturali e le risorse oggetto di tutela; b) gli indirizzi, criteri ed orientamenti da osservare per conseguire gli obiettivi generali e specifici del piano; c) le disposizioni necessarie per assicurare la conservazione degli elementi oggetto di tutela; 2) Nell’ambito delle altre aree meritevoli di tutela per uno degli aspetti considerati, ovvero per l’interrelazione di più di essi, il Piano e le Linee Guida definiscono gli elementi di cui al punto 1), lett. a) e b). Ove la scala di riferimento del Piano e lo stato delle elaborazioni non consentano l’identificazione topografica degli elementi e componenti, ovvero dei beni da sottoporre a vincolo specifico, nell’ambito di aree comunque sottoposte a tutela, le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale definiscono gli stessi per categorie, rinviandone la puntuale identificazione alle scale di piano più opportune. 3) Per l’intero territorio regionale, ivi comprese le parti non sottoposte a vincoli specifici e non ritenute di particolare valore, il Piano Territoriale Paesistico Regionale e le Linee Guida individuano comunque le caratteristiche strutturali del paesaggio regionale articolate – anche a livello sub regionale – nelle sue componenti caratteristiche e nei sistemi di relazione definendo gli indirizzi da seguire per assicurarne il rispetto. Tali indirizzi dovranno essere assunti come riferimento prioritario e fondante per la definizione delle politiche regionali di sviluppo e per la valutazione e approvazione delle pianificazioni sub regionali a carattere generale e di settore. Per le aree di cui ai punti 1) e 2) le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale fissano indirizzi, limiti e rinvii per la pianificazione provinciale e locale a carattere generale, nonché per quella settoriale, per i progetti o per le iniziative di trasformazione sottoposti ad approvazione o comunque a parere o vigilanza regionale. La coerenza con detti indirizzi e l’osservanza di detti limiti costituiscono condizioni necessarie per il successivo rilascio delle prescritte approvazioni, Il Piano Territoriale Paesistico investe l’intero territorio regionale con effetti LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 14 3 ruolo ed efficacia delle Linee Guida autorizzazioni o nulla osta, sia tramite procedure ordinarie che nell’ambito di procedure speciali (conferenze di servizi, accordi di programma e simili). Le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale richiedono l’adeguamento della pianificazione provinciale e locale a carattere generale alle sue indicazioni. A seguito del suddetto adeguamento, ferme restando le funzioni rimesse alle Soprintendenze regionali nelle aree sub 1), sottoposte a specifiche misure di tutela, verranno recepite negli strumenti urbanistici le analisi, le valutazioni e le metodologie del Piano Territoriale Paesistico Regionale e delle sue Linee Guida. Tanto anche nelle zone “A” e “B” di P.R.G., nonché nelle zone “C” per le parti inserite nei P.p.a. Gli organi centrali e periferici dell’Assessorato beni culturali e ambientali svolgono in tal senso attività collaborativa con gli enti locali, per la definizione delle scelte di pianificazione e di intervento in termini compatibili e coerenti con gli indirizzi e le prescrizioni del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Ai fini del conseguimento degli obiettivi di tutela e valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e della loro corretta fruizione pubblica, nonché al fine di promuovere l’integrazione delle politiche regionali e locali di sviluppo nei settori interessati, o aventi ricadute sulla struttura e la configurazione del paesaggio regionale, il Piano Territoriale Paesistico Regionale dovrà: – delineare azioni di sviluppo orientate alla tutela e al recupero dei beni culturali e ambientali a favorire la fruizione, individuando, ove possibile, interventi ed azioni specifiche che possano concretizzarsi nel tempo; – definire i traguardi di coerenza e di compatibilità delle politiche regionali di sviluppo diversamente motivate e orientate, anche al fine di amplificare gli effetti cui le stesse sono mirate evitando o attenuando, nel contempo, gli impatti indesiderati e le possibili ricadute in termini di riduzione e spreco delle risorse, di danneggiamento e degrado dell’ambiente, di sconnessione e depauperamento del paesaggio regionale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 15 4 finalità ed obiettivi 4 Finalità ed obiettivi dai valori paesistici e ambientali da proteggere, che, soprattutto in Sicilia, mettono in evidenza l’intima fusione tra patrimonio naturale e patrimonio culturale e l’interazione storica delle azioni antropiche e dei processi naturali nell’evoluzione continua del paesaggio. Tale evidenza suggerisce una concezione ampia e comprensiva del paesaggio in nessun modo riducibile al mero dato percettivo o alla valenza ecologico-naturalistica, arbitrariamente staccata dai processi storici di elaborazione antropica. Una concezione che integra la dimensione “oggettiva” con quella “soggettiva” del paesaggio, conferendo rilevanza cruciale ai suoi rapporti di distinzione e interazione con l’ambiente ed il territorio. Sullo sfondo di tale concezione ed in armonia, quindi, con gli orientamenti scientifici e culturali che maturano nella società contemporanea e che trovano riscontro nelle esperienze europee, il Piano Territoriale Paesistico Regionale persegue fondamentalmente i seguenti obiettivi: a) la stabilizzazione ecologica del contesto ambientale regionale, la difesa del suolo e della bio-diversità, con particolare attenzione per le situazioni di rischio e di criticità; b) la valorizzazione dell’identità e della peculiarità del paesaggio regionale, sia nel suo insieme unitario che nelle sue diverse specifiche configurazioni; c) il miglioramento della fruibilità sociale del patrimonio ambientale regionale, sia per le attuali che per le future generazioni. Tali obiettivi sono interconnessi e richiedono, per essere efficacemente perseguiti, il rafforzamento degli strumenti di governo con i quali la Regione e gli altri soggetti istituzionali possono guidare o influenzare i processi di conservazione e trasformazione del paesaggio in coerenza con le sue regole costitutive e con le capacità di autoregolazione e rigenerazione del contesto ambientale. A tal fine il piano deve perciò associare alla capacità di indirizzo e direttiva, anche la capacità di prescrivere, con vincoli, limitazioni e condizionamenti immediatamente operanti nei confronti dei referenti istituzionali e dei singoli operatori, le indispensabili azioni di salvaguardia. L’integrazione di azioni essenzialmente difensive con quelle di promozione e di intervento attivo sarà definita a due livelli: 1) quello regionale, per il quale le Linee Guida, corredate da cartografie in scala 1:250000, daranno le prime essenziali determinazioni; 2) quello subregionale o locale, per il quale gli ulteriori sviluppi (corredati da cartografie in scala 1:50000, 1:25000 e 1:10000) sono destinati a fornire più specifiche determinazioni, che potranno retroagire sulle precedenti. L’importanza del Piano Territoriale Paesistico Regionale discende direttamente LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 16 5 strategie del P.T.P.R. 5 Strategie del Piano Territoriale Paesistico Regionale Il perseguimento degli obiettivi assunti (stabilizzazione ecologica, valorizzazione dell’identità, miglioramento della fruibilità sociale) comporta il superamento di alcune tradizionali opposizioni: a) quella, in primo luogo, che, staccando i beni culturali ed ambientali dal loro contesto, porterebbe ad accettare una spartizione del territorio tra poche “isole” di pregio soggette a tutela rigorosa e la più ben vasta parte restante, sostanzialmente sottratta ad ogni salvaguardia ambientale e culturale: una spartizione non soltanto inaccettabile sotto il profilo politico-culturale ma che, nella concreta realtà siciliana (peraltro in armonia con quanto ormai ampiamente riconosciuto a livello internazionale), condannerebbe all’insuccesso le stesse azioni di tutela; b) quella, in secondo luogo, che, staccando le strategie di tutela da quelle di sviluppo (o limitandosi a verificare la “compatibilità” delle seconde rispetto alle prime), ridurrebbe la salvaguardia ambientale e culturale ad un mero elenco di “vincoli”, svuotandola di ogni contenuto programmatico e propositivo: uno svuotamento che impedirebbe di contrastare efficacemente molte delle cause strutturali del degrado e dell’impoverimento del patrimonio ambientale regionale; c) quella, in terzo luogo, che, separando la salvaguardia del patrimonio “culturale” da quella del patrimonio “naturale”, porterebbe ad ignorare o sottovalutare le interazioni storiche ed attuali tra processi sociali e processi naturali ed impedirebbe di cogliere molti aspetti essenziali e le stesse regole costitutive della identità paesistica ed ambientale regionale. Di conseguenza, una più efficace strategia di tutela paesistica-ambientale, orientata sugli obiettivi assunti, non può disgiungersi da una nuova strategia di sviluppo regionale, estesa all’intero territorio e fondata sulla valorizzazione conservativa ed integrata dell’eccezionale patrimonio di risorse naturali e culturali. Tale valorizzazione è infatti la condizione non soltanto per il consolidamento dell’immagine e della capacità competitiva della regione nel contesto europeo e mediterraneo, ma anche per l’innesco di processi di sviluppo endogeno dei sistemi locali, che consentano di uscire dalle logiche assistenzialistiche del passato. Una nuova strategia di sviluppo sostenibile, capace ad un tempo di scongiurare le distorsioni del recente passato e di aprire prospettive di rinascita per le aree e le comunità più deboli ed impoverite, richiede certamente un impegno coerente in molti settori per i quali il Piano Territoriale Paesistico Regionale non ha alcuna competenza diretta: dalla viabilità e dai trasporti, alle infrastrutture per le comunicazioni, l’energia, l’acqua ed i rifiuti, ai servizi, alle abitazioni, all’industria e all’artigianato, all’agricoltura e alle foreste, al turismo, alla difesa del suolo e alla gestione delle risorse idriche, etc.. Ciò pone problemi di coordinamento delle politiche regionali e di concertazione degli strumenti di pianificazione per il governo del territorio, rispetto ai quali le presenti Linee Guida offrono indicazioni inevitabilmente e consapevolmente interlocutorie. Se, tuttavia, si accetta l’idea che la valorizzazione conservativa del patrimonio ambientale regionale debba costituire l’opzione di base della nuova LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 17 5 strategie del P.T.P.R. strategia di sviluppo, è possibile individuare un duplice prioritario riferimento per tutte le politiche settoriali: a) la necessità di valorizzare e consolidare l’armatura storica del territorio, ed in primo luogo il suo articolato sistema di centri storici, come trama di base per gli sviluppi insediativi, supporto culturale ed ancoraggio spaziale dei processi innovativi, colmando le carenze di servizi e di qualità urbana, riassorbendo il più possibile gli effetti distorsivi del recente passato e contrastando i processi d’abbandono delle aree interne; b) la necessità di valorizzare e consolidare la “rete ecologica” di base, formata essenzialmente dal sistema idrografico interno, dalla fascia costiera e dalla copertura arborea ed arbustiva, come rete di connessione tra i parchi, le riserve, le grandi formazioni forestali e le altre aree di pregio naturalistico e come vera e propria “infrastruttura” di riequilibrio biologico, salvaguardando, ripristinando e, ove possibile, ricostituendo i corridoi e le fasce di connessione aggredite dai processi di urbanizzazione, di infrastrutturazione e di trasformazione agricola. Su questa base – che, come si è detto, interessa tutto il territorio regionale e tutti i settori di governo – è possibile innestare 4 assi strategici, più direttamente riferiti alla tutela e alla valorizzazione paesistico ambientale: 1) il consolidamento del patrimonio e delle attività agroforestali, in funzione economica, socioculturale e paesistica, che comporta, in particolare: – sostegno e rivalutazione dell’agricoltura tradizionale in tutte le aree idonee, favorendone innovazioni tecnologiche e culturali tali da non provocare alterazioni inaccettabili dell’ambiente e del paesaggio; – gestione controllata delle attività pascolive ovunque esse mantengano validità economica e possano concorrere alla manutenzione paesistica (comprese, all’occorrenza, aree boscate); – gestione controllata dei processi di abbandono agricolo, sopratutto sulle “linee di frontiera”, da contrastare, ove possibile, con opportune riconversioni colturali (ad esempio dal seminativo alle colture legnose, in molte aree collinari) o da assecondare con l’avvio guidato alla rinaturalizzazione; – gestione oculata delle risorse idriche, evitando prelievi a scopi irrigui che possano accentuare le carenze idriche in aree naturali o seminaturali critiche; – politiche urbanistiche tali da ridurre le pressioni urbane e le tensioni speculative sui suoli agricoli, sopratutto ai bordi delle principali aree urbane, lungo le direttrici di sviluppo e nella fascia costiera; 2) il consolidamento e la qualificazione del patrimonio d’interesse naturalistico, in funzione del riequilibrio ecologico e di valorizzazione fruitiva, che comporta in particolare (oltre alle azioni sulla rete ecologica, già menzionata): – estensione e interconnessione del sistema regionale dei parchi e delle riserve naturali, con disciplina opportunamente diversificata in funzione delle specificità delle risorse e delle condizioni ambientali; – valorizzazione, con adeguate misure di protezione e, ove possibile, di rafforzamento delle opportunità di fruizione, di un ampio ventaglio di beni naturalistici attualmente non soggetti a forme particolari di protezione, quali le LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 18 5 strategie del P.T.P.R. singolarità geomorfologiche, le grotte od i biotopi non compresi nel punto precedente; – recupero ambientale delle aree degradate da dissesti o attività estrattive o intrusioni incompatibili, con misure diversificate e ben rapportate alle specificità dei luoghi e delle risorse (dal ripristino alla stabilizzazione, alla mitigazione, all’occultamento, all’innovazione trasformativa); 3) la conservazione e la qualificazione del patrimonio d’interesse storico, archeologico, artistico, culturale o documentario, che comporta in particolare (oltre alle azioni sull’armatura storica complessiva già menzionata): – interventi mirati su un sistema selezionato di centri storici, capaci di fungere da nodi di una rete regionale fortemente connessa e ben riconoscibile, e di esercitare consistenti effetti di irraggiamento sui territori storici circostanti, anche per il tramite del turismo; – interventi volti ad innescare processi di valorizzazione diffusa, sopratutto sui percorsi storici di connessione e sui circuiti culturali facenti capo ai nodi suddetti; – investimenti plurisettoriali sulle risorse culturali, in particolare quelle archeologiche meno conosciute o quelle paesistiche latenti; – promozione di forme appropriate di fruizione turistica e culturale, in stretto coordinamento con le politiche dei trasporti, dei servizi e della ricettività turistica; 4) la riorganizzazione urbanistica e territoriale in funzione dell’uso e della valorizzazione del patrimonio paesistico-ambientale, che comporta in particolare (oltre alla valorizzazione dell’armatura storica complessiva, nel senso sopra ricordato): – politiche di localizzazione dei servizi tali da consolidare la “centralità” dei centri storici e da ridurne la povertà urbana, evitando, nel contempo, effetti di congestione e di eccessiva polarizzazione sui centri maggiori, e tali da consolidare e qualificare i presidi civili e le attrezzature di supporto per la fruizione turistica e culturale dei beni ambientali, a partire dai siti archeologici; – politiche dei trasporti tali da assicurare sia un migliore inserimento del sistema regionale nei circuiti internazionali, sia una maggiore connettività interna dell’armatura regionale, evitando, nel contempo, la proliferazione di investimenti per la viabilità interna, di scarsa utilità e alto impatto ambientale; –politiche insediative volte a contenere la dispersione dei nuovi insediamenti nelle campagne circostanti i centri maggiori, lungo i principali assi di traffico e nella fascia costiera, coi conseguenti sprechi di suolo e di risorse ambientali, e a recuperare, invece, (anche con interventi di ricompattamento e riordino urbano), gli insediamenti antichi, anche diffusi sul territorio, valorizzandone e, ove il caso, ricostituendone l’identità. Sebbene ciascuna delle azioni sopra richiamate abbia una propria specificità tecnica e amministrativa, le possibilità di successo dipendono grandemente dalla loro interconnessione, in termini di governo complessivo del territorio. È questa la sfida più impegnativa che occorre raccogliere per avviare politiche più efficaci di tutela paesistico-ambientale. Ma un’altra condizione importante da soddisfare riguarda l’articolazione territoriale e la differenziazione delle politiche proposte, in modo tale che esse LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 19 5 strategie del P.T.P.R. aderiscano alle specificità delle risorse e dei contesti paesistici ed ambientali. Da qui la necessità di articolare le presenti Linee Guida per settori e per parti significative del territorio regionale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 20 6 metodologia. 6 Metodologia La metodologia è basata sull’ipotesi che il paesaggio è riconducibile ad una configurazione di sistemi interagenti che definiscono un modello strutturale costituito da: A IL SISTEMA NATURALE A.1 ABIOTICO: concerne fattori geologici, idrologici e geomorfologici ed i relativi processi che concorrono a determinare la genesi e la conformazione fisica del territorio; A.2 BIOTICO: interessa la vegetazione e le zoocenosi ad essa connesse ed i rispettivi processi dinamici; B IL SISTEMA ANTROPICO B.1 AGRO-FORESTALE: concerne i fattori di natura biotica e abiotica che si relazionano nel sostenere la produzione agraria, zootecnica e forestale; B.2 INSEDIATIVO: comprende i processi urbano-territoriali, socio economici, istituzionali, culturali, le loro relazioni formali, funzionali e gerarchiche ed i processi sociali di produzione e consumo del paesaggio. Il metodo è finalizzato alla comprensione del paesaggio attraverso la conoscenza delle sue parti e dei relativi rapporti di interazione. Pertanto la procedura consiste nella disaggregazione e riaggregazione dei sistemi componenti il paesaggio individuandone gli elementi (sistemi essi stessi) e i processi che l’interessano. L’elaborazione del piano si sviluppa in tre fasi distinte, interconnesse e non separabili: la conoscenza, la valutazione e il progetto. La conoscenza In questa fase vengono analizzati: a) la struttura del paesaggio: si individuano gli elementi (areali, lineari, puntuali) e le relazioni che li connettono, si riconoscono le configurazioni complesse di elementi, si considerano i principali caratteri funzionali b) la dinamica del paesaggio: si analizzano i processi generali e i processi di trasformazione, alterazione e degrado e le interrelazioni fra i processi. Le discipline interessate contribuiscono a fornire le informazioni e i metodi necessari all’indagine, secondo l’organizzazione successivamente illustrata. La valutazione Gli elementi e i sistemi di elementi individuati nelle analisi sono valutati da ogni disciplina che esamina il paesaggio secondo due parametri fondamentali: il valore e la vulnerabilità che sono disaggregati in due serie di criteri fondamentali dai quali potrà svilupparsi un metodo di valutazione comparata e complessiva. Successivamente le analisi valutative sono ricondotte a sintesi interpretative che ricompongono l’unitarietà del paesaggio. Ciò consente di individuare unità di paesaggio intese come sistema integrato, caratterizzato da peculiari LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 21 6 metodologia. combinazioni e interazioni di componenti diverse, che evidenziano specifiche e riconoscibili “identità”. Il progetto La terza fase è costituita dalla definizione del piano e della normativa. Le Linee Guida sono definite alla scala 1:250000 e sono espresse in termini di strategie di tutela e di gestione e di indirizzi per la salvaguardia. Alla scala subregionale e locale ( 1:50000, 1:25000 e 1:10000) si perviene alla fase progettuale e propositiva del piano definendo gli interventi di tutela, valorizzazione e fruizione. A IL SISTEMA NATURALE A.1 A.1.1 IL SOTTOSISTEMA NATURALE ABIOTICO LA GEOLOGIA, GEOMORFOLOGIA, IDROLOGIA E PALEONTOLOGIA. Al fine di una corretta pianificazione paesaggistica devono essere ben noti i caratteri fisici che concorrono alla formazione dell’ambiente naturale a cui la stessa si riferisce. Tra questi la conoscenza dei caratteri litostrutturali, geomorfologici ed idrogeologici costituisce la base della pianificazione paesaggistica in quanto essi stessi hanno condizionato e tuttora condizionano l’evoluzione del paesaggio. La salvaguardia di tali caratteri significa pertanto una tutela e conservazione del paesaggio anche attraverso la difesa del suolo e delle sue risorse. Costituendo, inoltre, i fattori geologici e gli agenti del modellamento del rilievo degli elementi praticamente costanti nel tempo, risulta relativamente semplice e sufficientemente oggettivo individuare quelle caratteristiche di un determinato paesaggio a cui riferire specifiche normative di tutela, conservazione e valorizzazione. Il territorio deve essere preso in considerazione in modo da fare emergere: a) la presenza di elementi di pregio e/o rarità; b) i fattori di fragilità e quindi le dinamiche di evoluzione tendenziale; c) le tendenze alla trasformazione per effetti di interventi antropici programmati. Questo al fine di identificare gli ambiti territoriali da sottoporre prioritariamente alla salvaguardia, di valutare il grado di compatibilità dei processi di modificazione in atto o potenziali, di definire dei criteri di regolamentazione delle modifiche giudicate ammissibili. La Sicilia è caratterizzata dall’affioramento di rocce più resistenti all’azione della geodinamica esterna e da rocce sciolte facilmente erodibili, il tutto interessato da un reticolo di faglie fratture che hanno guidato l’approfondimento vallivo. La geomorfologia quindi deve intervenire nello studio e nella organizzazione dell’ambiente naturale dando: – la base fisiografica del territorio; – la morfogenesi dinamica: evoluzione continua in tempi geologici o storici del paesaggio fisico; – i vincoli dettati dalle “forme” del territorio (versanti acclivi, versanti argillosi, etc.); LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 22 6 metodologia. – – – – – la stabilità di un territorio in relazione ai fattori della geodinamica esterna; gli effetti della sismicità sulle diverse unità geomorfologiche; la stabilità degli ambienti naturali (stabilità di un versante); la difesa e la conservazione del suolo; la protezione del territorio dai fenomeni naturali. La carta geomorfologica dovrà individuare non solamente i tratti del paesaggio fisico principale, ma anche le forme minori e i processi che hanno agito e che sono tuttora attivi. Essa acquista un carattere di forte dinamicità e permette l’individuazione dei processi attivi e non attivi, in special modo di quelli con più elementi di pericolosità geologica e la loro estensione areale. Sarà necessario raggruppare i fenomeni naturali nell’ambito di un’area fisica ben delimitata: il bacino idrografico. La carta geomorfologica dovrà mettere in relazione i dati geologici (litologia, assetto strutturale, idrologia) con i processi geomorfologici che possono innescarsi nell’ambito di un territorio sottoposto ad una evoluzione geomorfologica dinamica. Le carte in scala 1:250000 permetteranno di inquadrare globalmente le analisi e le correlazioni tra le varie discipline interessate al fine di fissarne i valori in relazione all’organizzazione della fase analitica. Le carte in scala 1:25000 e/o 1:50000 consentiranno di individuare i vari aspetti analizzati e saranno il luogo di sintesi dei dati interdisciplinari del paesaggio. Tale documento dovrà, quindi, fornire: a) la natura dei litotipi affioranti mettendo in relazione la loro storia geologica ed i processi; b) la natura delle forme del rilievo e delle cause che le hanno determinate; c) la geometria delle forme del rilievo in relazione all’assetto strutturale dell’isola; d) l’età dei caratteri geomorfologici peculiari del territorio in relazione alla neotettonica (tempi geologici) ed in relazione alla dinamica morfogenetica attuale. Il fattore predominante in tutte le carte geomorfologiche è dato dai fenomeni legati ai movimenti gravitativi che innescano processi erosivi e di accumulo. Qui sarà necessario individuare fenomeni socialmente ed economicamente rilevanti ben cartografabili, differenziandoli dai normali processi erosivi dei versanti e delle pianure, che rientrano nell’evoluzione geomorfologica dinamica di un territorio. A.2 A.2.1 SOTTOSISTEMA NATURALE BIOTICO LA VEGETAZIONE I sistemi ambientali sono individuabili nei complessi di vegetazione e nelle zoocenosi connesse. Ogni complesso di vegetazione è costituito dall’insieme delle associazioni vegetali (unità elementari) che sono tra di loro collegate dinamicamente. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 23 6 metodologia. L’analisi a piccola scala è effettuata sui complessi di vegetazione mentre l’analisi a grande scala è realizzata con riferimento alle unità elementari ovvero alle associazioni. Di queste, tuttavia, possono essere considerate quelle più espressive ed estese. Le piccole comunità, seppure interessanti da un punto di vista biologico naturalistico o anche ambientale, così come i singoli elementi costitutivi della vegetazione, di particolare interesse biogeografico (specie endemiche e rare), che sfuggono ad una rappresentazione cartografica, sono rappresentate in maniera puntiforme. Esse costituiscono autentiche emergenze che accrescono la valenza paesaggistica e la sensibilità ambientale dei sistemi vegetazionali. Nell’ambito del Piano Territoriale Paesistico Regionale, sia a piccola che a grande scala, sono da prendere in considerazione più che le associazioni vegetali definite con criteri fitosociologici, gli aspetti vegetazionali riconoscibili su basi fisionomico strutturali. Secondo le attuali conoscenze i complessi di vegetazione espressi dai sistemi ambientali nel territorio siciliano possono ricondursi a delle specifiche tipologie delle quali occorre precisare l’estensione e la distribuzione con riferimento all’unità elementare più diffusa. La definizione delle tipologie della vegetazione ha come base l’analisi dei popolamenti vegetali nella loro doppia espressione qualitativa (flora) e quantitativa (vegetazione). Riguardo alla flora l’attenzione va rivolta sia ai suoi aspetti generali che particolari. Di essa vanno evidenziati gli elementi emergenti dei quali deve essere fornito un elenco per quanto possibile concreto con la distribuzione di ogni elemento in rapporto agli aspetti vegetazionali che ne costituiscono l’ambiente. Di ciascuna specie devono essere fornite caratteristiche botaniche, sociabilità, areale, distribuzione in Italia ed in Sicilia, valenza naturalistica, valenza ambientale, stato della popolazione (secondo la classificazione dell’IUCN), i pericoli e le misure di protezione richiesta. Per quanto riguarda l’espressione quantitativa dei popolamenti vegetali le indagini possono essere effettuate anche su basi fitosociologiche riconducendone comunque le tipologie a quelle fisionomico-strutturali. Queste ultime possono acquisirsi in parte dalla letteratura esistente e quindi venire delimitate cartograficamente mediante fotointerpretazione. Secondo questi indirizzi si prevede la predisposizione delle seguenti carte tematiche: alla scala 1:250000: a) carta della vegetazione naturale reale; b) carta della vegetazione naturale potenziale; c) carta del grado di naturalità dei complessi di vegetazione. alla scala 1:25.000: a) carta fisionomico-strutturale della vegetazione naturale reale con l’indicazione delle presenze di rilievo floristico; b) carte della vegetazione naturale potenziale; c) carta del grado di naturalità dei sistemi vegetazionali. A.2.2 ANALISI DELLE ZOOCENOSI LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 24 6 metodologia. Lo studio delle zoocenosi è fra i più complessi nel campo dell’analisi ambientale. Ciò è dovuto al fatto che gli animali hanno abitudini diverse, sia spaziali che temporali. Le interazioni fra animali della stessa specie e di specie differenti comportano problematiche di non facile soluzione. La sequenza degli spostamenti sulla superficie della terra ed in mare, complicano lo studio della vita animale. La Sicilia è terra eterogenea, presentando aspetti ambientali molto diversificati oltre al fatto di essere ponte geografico tra l’Europa e l’Africa con tutto ciò che il fenomeno della migrazione comporta. In primavera ed in autunno le campagne siciliane sono invase da centinaia di migliaia di individui che per altro soggiornano per parecchi mesi. Una corretta indagine zoologica deve partire da un censimento perlomeno bibliografico sull’esistente con l’obiettivo di individuare le zoocenosi caratterizzanti i vari sistemi ambientali (tipo vegetazionale) nonchè gli elementi emergenti delle stesse. Lo studio delle zoocenosi richiede un’indagine presso istituzioni specialistiche che possono concorrere alla ricerca di dati ad integrazione di quelli bibliografici, i dati relativi alle zoocenosi sono, a scala 1:250000, riferiti a siti di rilevante interesse faunistico (biotopi). B. IL SISTEMA ANTROPICO B.1 IL SOTTOSISTEMA AGRICOLO-FORESTALE Per quanto riguarda l’agricoltura e gli aspetti connessi è opportuno mettere in evidenza che i fattori, di natura sia biotica che abiotica, che sostengono la produzione agraria, vegetale ed animale, si compongono in un sistema complesso, l’agroecosistema. Negli agroecosistemi l’uomo riduce la complessità biologica, apre i cicli agrochimici con l’immissione di input diversi, aumenta la produttività primaria utile asporta notevole parte della biomassa prodotta, modifica ad ogni ciclo l’equilibrio energetico del sistema che pertanto non diviene stabile come quelli naturali. Negli agroecosistemi l’input di natura antropica, consistenti nell’apporto di materia, energia, informazione, lavoro, capitali, comporta conseguenze non ancora del tutto esplorate. Sul piano operativo questa premessa implica un coerente tipo di analisi e di elaborazione degli elementi rilevati. Nell’ottica di sistema occorre infatti poter comprendere come ciascun elemento concorre a definire la fisionomia del territorio e attraverso l’elemento antropico, per solito correlato agli elementi dell’ambiente fisico, come si è configurato il paesaggio nella sua espressione attuale. Con riferimento all’aspetto strutturale, occorre mettere in evidenza l’attuale dislocazione dei gruppi di colture che caratterizzano aree tipiche del paesaggio siciliano: l’area dei seminativi o a colture cerelicoloforaggere costituenti la base degli allevamenti, insieme con i pascoli permanenti o in rotazione; i seminativi tradizionalmente di tipo promiscuo con colture arboree di tipo estensivo (es.: oliveto, mandorleto); l’area dei LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 25 6 metodologia. – – – – – – – – – – – – – – vigneti, ad uva da vino e da tavola, articolatasi e differenziatasi con il progresso dei processi di commercializzazione; l’area delle colture arboree tradizionali, quali i noccioleti, i mandorleti, gli oliveti; l’area delle colture arboree intensive, quali gli agrumeti ed i frutteti; l’area delle colture ortive di pieno campo e di serra, non di rado collocate anche all’interno di aree caratterizzate dalla prevalenza di altri tipi; le aree interessate da popolamenti forestali artificiali, pure espressione dell’attività antropica non di rado costituiti anche con essenze estranee alle specie tipiche dell’ambiente mediterraneo. I processi dinamici, che hanno determinato la struttura del paesaggio agroforestale e che ne caratterizzano il dinamismo ancora oggi, sono da riportare: agli interventi di politica economica generale (per esempio: flussi di manodopera dall’agricoltura all’industria, al terziario, redistribuzione delle risorse, etc.); agli interventi di politica agraria nazionali e comunitari (sostegni alle strutture, alle colture, alla produzione); all’evoluzione scientifica e tecnologica e alla progressiva interdipendenza dell’agricoltura dall’industria e dai servizi; alla progressiva diffusione della irrigazione, della meccanizzazione e dei presidi chimici, dai concimi agli antiparassitari, agli erbicidi, etc.; alla diffusione e al progresso delle strutture viarie, ferroviarie, dei trasporti e dei processi di comunicazione; al progresso economico, sociale e culturale della popolazione nel suo complesso; al passaggio dall’economia familiare e locale all’economia di mercato. I processi di cui sopra, che hanno sostenuto e sostengono ancora i processi dinamici, hanno comportato conseguenze che richiedono attenta considerazione, quali: abbandono e degrado di estese zone agricole e dei sistemi insediativi tradizionali, di tipo agricolo e rurale; accentuata erosione e progressiva desertificazione dei suoli; aumento dei rischi di rottura degli equilibri ambientali; trasferimento di risorse idriche a detrimento di alcune aree e a vantaggio di altre; riduzione estrema della biodiversità agrocolturale; difficoltà di raccordo con i grandi mercati delle produzioni tipiche per ritardi culturali, strutturali, organizzativi e sociopolitici. Le conoscenze necessarie per quanto concerne la struttura del paesaggio agroforestale possono essere espresse, tra l’altro, in una serie di carte la cui messa a punto può essere sviluppata a scale diverse ed in tempi successivi in sintonia con i processi di approfondimento del piano con la raccolta ed elaborazione dei dati necessari. Tra le carte di riferimento si ricordano: carta dei suoli e delle loro potenzialità ricavabile dalla Carta dei suoli della Sicilia, redatta da G. Fierotti e già in scala 1:250000; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 26 6 metodologia. – carta delle irrigazioni comprendenti bacini di raccolta, sorgenti di acqua per uso irriguo ed aree irrigate o irrigabili, deducibili anch’essi da uno studio di G. Fierotti, condensato in scala 1:250000; – carta della utilizzazione del suolo, da ricavare dai rilevamenti disponibili (Telespazio, carte Regione Siciliana, piani zonali dell’E.S.A.) per una individuazione oltre che delle colture, delle aree che esse contribuiscono a strutturare dando corpo a paesaggi tipici; – carta delle precipitazioni annue; – carta del deficit idrico; – carta delle temperature; – carta del periodo secco, da ricavare dall’Atlante degli Istituti di Idraulica e di Idraulica Agraria dell’Università di Palermo, le quali nel loro insieme possono concorrere ad individuare funzionalmente configurazioni tipiche del paesaggio, in relazione sia alla vegetazione naturale che alla distribuzione delle colture nel territorio; – carta delle pendenze; – carta dell’erosione e del dissesto (frane, smottamenti, calanche) entrambe essenziali ai fini di una salvaguardia di aree particolarmente vulnerabili. B.2 IL SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO In Sicilia il sistema insediativo evidenzia una pluralità di principi organizzativi che regolano le relazioni tra l’uomo e il paesaggio e rilevano il carattere differenziato in cui si svolgono tali relazioni. Obiettivo generale è il riconoscimento della pluralità di contesti insediativi caratterizzati da forme organizzative e traiettorie di sviluppo che nascono dal modo con cui le componenti storico-ambientali interagiscono con i processi di modernizzazione. B.2.1 – – – – 1. 2. GLI ASPETTI URBANO-TERRITORIALI I processi urbano-territoriali sono studiati come insieme di ambiti territoriali differenziati più o meno collegati secondo relazioni di tipo gerarchico di dominanza e di interdipendenza, evidenziando per ciascuno: struttura e dinamica della popolazione; modelli, tipologie e morfologie insediative: elementi costituivi (percorsi, tessuti, centri) in relazione alla morfologia del supporto e dinamiche evolutive; struttura organizzativa e funzionale (poli e reti infrastrutturali, livelli di specializzazione, gerarchie e rapporti di dominanza e di interdipendenza), relazioni tra ambito urbano-territoriale e sistema naturale (competitività tra attività per l’uso del suolo, processi di colonizzazione e di ipersfruttamento, abbandono e desertificazione, consumo del suolo, inquinamento). Obiettivi sono: individuazione degli ambiti urbano-territoriali e delle tipologie insediative; identificazione dei processi di urbanizzazione (sviluppo-mantenimentodeclino) nei diversi sottosistemi individuati; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 27 6 metodologia. 3. propensione all’aggressione ambientale e dei beni storico-culturali. Elaborati previsti a scala 1:250000: – struttura e dinamiche demografiche: a) della popolazione per classi di ampiezza e dei comuni, b) delle variazioni demografiche intercensuarie; – strutture e dinamiche socio-economiche: a) sistemi locali del lavoro e regioni funzionali, b) aree di influenza e di gravitazione dei principali nodi del sistema urbano; – trama dell’urbanizzazione; – struttura insediativa; – localizzazioni industriali, specializzazioni colturali produttive, aree turistiche; – tipologie insediative; – reti infrastrutturali. Elaborati previsti a scala 1:50000 / 1: 25000 o a scale più grandi: – forme e tipologie insediative determinate da differenti principi organizzativi delle attività economico-sociali; – analisi della struttura e del paesaggio urbano Si approfondiscono e si evidenziano a livello urbano o di strutture territoriali (conurbazioni, aree metropolitane) le tematiche trattate nella fase precedente secondo i modelli e le tipologie insediative individuate. B.2.2 GLI ASPETTI DEI BENI STORICO-CULTURALI Obiettivo dello studio è l’individuazione dei grandi processi storici che nel tempo hanno contrassegnato il paesaggio siciliano caratterizzandolo fortemente sotto l’aspetto storico-culturale, composto da tematismi diversi ma interessati da un rapporto reciproco, in continuo divenire. La dinamica dei processi costitutivi del paesaggio costruito ha subito però una forte accelerazione nei tempi più recenti, stravolgendo spesso un equilibrio in atto da secoli. La valutazione degli esiti di tali processi nella realtà attuale e l’identificazione dei “conflitti” costituiscono, quindi, premessa per l’orientamento delle fasi di studio e insieme, obiettivo costante della ricerca ai fini di una tutela attiva del paesaggio che non deve rifiutare la trasformazione, proprio perché costitutiva della sua essenza verificata nella storia, ma che insieme sappia innestarla su una specifica identità, da articolare nelle sue parti e da mantenere alla base di ogni nuovo progetto. Ai fini della ricostruzione di tali processi, in rapporto allo sviluppo produttivo, il lavoro prevede in prima istanza la formulazione graficizzata di “inventari” storici, riferiti ai diversi assetti “istituzionali” (civili e religiosi, demaniali e feudali) del territorio siciliano per individuare, nella loro struttura: le aree archeologiche antiche e medievali (siti, reperti erranti, preesistenze, etc.); la viabilità (rotabile, trazzerale, etc.); il paesaggio urbano (centri e nuclei storici); i paesaggi agrari e rurali (manufatti isolati di tipo civile, religioso, difensivo: castelli, torri, bagli, ville, casali, santuari, caricatori, etc.; scelte insediative in rapporto all’uso del suolo); i paesaggi costieri e delle attività marinare (pesca e salagione: tonnare, saline, pesca e lavorazione del corallo, costruzione di barche, etc.); paesaggi LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 28 6 metodologia. – – – – “industriali” (aree dello zolfo, miniere e cave, manufatti di archeologia industriale, attività e produzione artigiana, etc.). Gli elaborati previsti nella scala 1:250000 consistono in carte tematiche: carta dei siti archeologici dalla preistoria all’età bizantina; carta dei centri e dei nuclei storici; carta dei beni isolati; carta della viabilità storica. Gli elaborati da redigere in altre scale (1:25000 e/o 1:50000) riguarderanno aspetti particolari ed emergenti del contesto regionale, da identificare, anche e soprattutto, nel confronto con gli esiti prodotti nell’ambito dei diversi sistemi individuati (naturale abiotico e biotico, antropico agroforestale e urbano-territoriale). CONOSCENZA DEL QUADRO ISTITUZIONALE Lo studio si propone l’individuazione di un quadro sistematico dei vincoli esistenti, degli interventi pubblici in atto e proposti, dei piani di settore regionale ed il mosaico degli strumenti urbanistici vigenti. L’obiettivo è accertare e valutare le “interferenze” fra Piano e strumenti urbanistici. B.2.3 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 29 7 sistema informativo 7 Sistema informativo e supporto cartografico digitale Nelle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale il Sistema Informativo Territoriale (S.I.T.) è stato lo strumento fondamentale per la gestione dei dati relativi alla conoscenza delle risorse presenti sul territorio. Il S.I.T. è un sistema nel quale i dati spaziali (informazioni di posizione) e i dati descrittivi (attributi informativi) sono intimamente connessi. Grazie ad esso, ogni supporto cartografico risulta una delle componenti informative del quadro complessivo di conoscenza del territorio. Il S.I.T. si dimostra essenziale per la gestione delle informazioni di tipo territoriale e per la possibilità di elaborazione sia delle componenti geografiche che di quelle informative di tipo alfanumerico. La carta topografica, intesa come prodotto di consultazione e rappresentazione su supporto cartaceo, ha lasciato così il posto ad un tipo di prodotto costituito da informazioni alfanumeriche gestite da computer e visualizzate su schermo in funzione delle esigenze poste dall’utente. I dati cartografici sono stati così acquisiti, catalogati e archiviati non solo in funzione della loro restituzione grafica, bensì della loro utilizzazione come elementi di gestione delle informazioni sul territorio con tecniche informatiche. Questa organizzazione dei dati connessa alla cartografia numerica, intesa come un insieme di informazioni sul territorio espresse mediante numeri ottenuti in molteplici modi (digitalizzazione di prodotti cartografici già esistenti, informazioni da rilevazioni in loco) residenti su supporti ottici o magnetici e gestibili su computer, è quello che costituisce oggi il campione, ristretto ma significativo, del Sistema Informativo Territoriale (S.I.T.) delle Linee Guida del Piano. L’archivio interattivo ad esse legato è finalizzato, infatti, alla organizzazione e alla fruizione dell’informazione geografica derivante dalla costruzione di carte tematiche ed è orientato dalle interrogazioni delle banche dati secondo specifici itinerari di ricerca, aggregando e disaggregando informazioni in rapporto alle esigenze che di volta in volta necessitano. La codifica delle informazioni dei dati acquisiti è rappresentata dall’associazione di più codici (alcuni riferiti alla posizione geografica, georeferenziazione, altri riferiti alle caratteristiche intrinseche dell’entità, attribuzione) che definiscono il tipo di particolare e le sue caratteristiche principali. Le tre fondamentali operazioni che presiedono alla costruzione del S.I.T sono state eseguite in modo da assicurare in ogni fase un controllo di qualità del dato e delle procedure: – input dei dati: acquisizione, memorizzazione, aggiornamento, editing; – analisi dei dati: manipolazione e applicazione di metodologie analitiche di vario tipo (numeriche, statistiche, grafiche, etc.): è questa la fase in cui l’informazione contenuta nel data base da implicita diventa esplicita; – output dei dati: restituzione della elaborazione svolta nelle fasi di input e analisi in forma grafica (carta geografica), alfanumerica (tabelle, rapporti, etc.) o digitale (file di scambio dati). Il Sistema Informativo Territoriale come strumento integrato di controllo e monitoraggio LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 30 7 sistema informativo La progressiva realizzazione delle “autostrade informatiche” lascia intravedere vaste possibilità di scambio di dati. Questo progresso, riguardando anche gli archivi informatici di carte geografiche contenenti anche informazioni sulle risorse territoriali presenti nella regione, oltre ad essere in grado di alimentare le cosiddette produzioni multimediali, rappresenta un forte impulso per l’inserimento della Sicilia in un circuito di scambio di informazioni regionali, sempre più integrato ed efficiente a scala nazionale ed europea che possa consentire il controllo e il monitoraggio di quei fenomeni che agiscono a una dimensione sovraregionale e sollecitano la concertazione di interventi appropriati dal livello locale al livello regionale. L’ortofotocarta digitale come base cartografica del S.I.T. L’ortofotocarta digitale è un tipo di supporto nel quale i dati “grezzi” del volo aerofotogrammetrico vengono trasformati, attraverso tecniche informatiche, in immagini di precisione (matrice di pixel) geometricamente corrette utilizzando il modello numerico del terreno generato da dati altimetrici in formato digitale. L’ortofotocarta digitale può considerarsi come valido strumento integrativo della cartografia convenzionale realizzato per fornire all’utente informazioni sul territorio complete, realistiche e aggiornate, talvolta non rilevabili dalla cartografia simbolica tradizionale a causa delle sintesi e schematizzazioni convenzionali. Da una sua attenta osservazione (generata dal fatto che possono effettuarsi zoom continui sulla stazione grafica fino ad una scala 1:5000 senza eccessiva perdita di definizione) e da una breve analisi delle forme o delle dimensioni degli elementi riportati è possibile, infatti, estrarre quelle indicazioni che sulla carta topografica tradizionale sono state sintetizzate dai segni convenzionali. Grazie alla possibilità di implementazione dell’ortofotocarta sul S.I.T. le carte tematiche possono essere lette come sovrapposizione trasparente dei dati cartografici di analisi, rappresentati in forma vettoriale, sull’ortofoto stessa. Grazie a questa complementarità risulta così immediato l’uso integrato delle due rappresentazioni grafiche, con il dato raster (ortofoto) che rappresenta il contenuto e quello vettoriale che ne definisce i contorni e permette la continua interrogabilità del dato rappresentato secondo specifici itinerari di ricerca. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 31 8 aricolazione degli ambitii 8 Articolazione degli ambiti previsto l’individuazione di aree alle quali rapportare in modo assolutamente strumentale tutte le informazioni, cartografiche e non, afferenti a ciascun tematismo. I paesaggi della Sicilia sono fortemente condizionati dalla morfologia che, per la estrema variabilità che la caratterizza, crea accesi contrasti: per esempio, nell’area del catanese si passa dalla pianura ad una delle più alte vette dell’Italia centromeridionale, quella dell’Etna. Contrasti altrettanto forti derivano dalle forme della vegetazione e dalle profonde diversità climatiche, con conseguente grande differenziazione floristica, varietà di colture e forme di vita rurale. Fra gli elementi del paesaggio che maggiore peso hanno avuto nella differenziazione degli assetti territoriali ed antropici che si sono succeduti e stratificati nell’isola sono compresi i fiumi Imera meridionale (o Salso) ed Imera settentrionale (o Fiume Grande), i quali, anche per la quasi continuità tra i due bacini, hanno di fatto determinato una frattura naturale Nord-Sud della Sicilia con la formazione di due unità storico-geografiche ad est e ad ovest dei corsi d’acqua ora menzionati. L’orografia del territorio siciliano mostra complessivamente un forte contrasto tra la porzione settentrionale prevalentemente montuosa, con i Monti Peloritani, costituiti da prevalenti rocce metamorfiche con versanti ripidi, erosi e fortemente degradati, i gruppi montuosi delle Madonie, dei Monti di Trabia, dei Monti di Palermo, dei Monti di Trapani, e quella centromeridionale e sudoccidentale, ove il paesaggio appare nettamente diverso, in generale caratterizzato da blandi rilievi collinari, solo animati dalle incisioni dei corsi d’acqua, talora con qualche rilievo isolato, che si estende fino al litorale del Canale di Sicilia. Ancora differente appare nella zona sudorientale, con morfologia tipica di altopiano ed in quella orientale con morfologia vulcanica. Partendo da queste considerazioni si è pervenuti alla identificazione di 17 aree di analisi, attraverso un approfondito esame dei sistemi naturali e delle differenziazioni che li contraddistinguono. In particolare per la delimitazione di queste aree (i cui limiti per la verità sono delle fasce ove il passaggio da un certo tipo di sistemi ad altri è assolutamente graduale) sono stati utilizzati gli elementi afferenti ai sottosistemi abiotico e biotico, in quanto elementi strutturanti del paesaggio. 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) 9) Area dei rilievi del trapanese Area della pianura costiera occidentale Area delle colline del trapanese Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano Area dei rilievi dei monti Sicani Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo Area della catena settentrionale (Monti delle Madonie) Area della catena settentrionale (Monti Nebrodi) Area della catena settentrionale (Monti Peloritani) Le linee metodologiche adottate in fase di analisi del paesaggio siciliano hanno LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 32 8 aricolazione degli ambitii 10) 11) 12) 13) 14) 15) 16) 17) 18) Area delle colline della Sicilia centro-meridionale Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina Area delle colline dell’ennese Area del cono vulcanico etneo Area della pianura alluvionale catanese Area delle pianure costiere di Licata e Gela Area delle colline di Caltagirone e Vittoria Area dei rilievi e del tavolato ibleo Area delle isole minori. La catena settentrionale è stata suddivisa nelle tre aree 7, 8 e 9, riferibili sommariamente alla tripartizione geografica della stessa catena: Madonie, Nebrodi e Peloritani. Le zone caratterizzate da morfologia prevalentemente collinare, ovvero dalla presenza di dorsali debolmente ondulate, nelle quali comunque l’insieme del rilievo presenta linee morbide e addolcite, dovute alla dominante costituzione argillosa, sono state inserite nelle aree 3, 6, 10, 12 e 16. Le zone pianeggianti, come la grande pianura alluvionale catanese che si ramifica verso l’interno seguendo l’andamento delle alluvioni dei principali corpi idrici, ai quali essa deve la sua esistenza e l’attuale conformazione e sulla quale l’opera dell’uomo ha insediato i vasti agrumeti che oggi la caratterizzano, sono riconoscibili nelle aree di analisi 2, 14 e 15. Le zone connotate dalla presenza di rilievi montuosi esterni alla Catena Settentrionale sono state invece comprese nell’area 1 (che comprende tutti i rilievi del territorio trapanese e del promontorio di S.Vito Lo Capo), nell’area 4 (zona dei Monti di Palermo e delle pianure fra essi inserite), nell’area 5 (zona dei Monti Sicani) e nell’area 17 (nella quale rientrano i rilievi montuosi e il tavolato che connotano la zona iblea). Con gli stessi criteri si sono delimitati l’edificio vulcanico dell’Etna, che da solo costituisce l’area 13, e le aree 11 e 16, limitrofe ma geograficamente distinte, ambedue caratterizzate da morfologia collinare nella quale frequentemente si distingue, nelle zone sommitali, la presenza di pianori sabbiosi spesso sede di insediamenti urbani, come nel caso di Butera, Mazzarino, Piazza Armerina e Niscemi. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 33 articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico 9 Articolazione per sistemi e componenti SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO 9.1 GEOLOGIA, GEOMORFOLOGIA, IDROLOGIA Generalità Il territorio siciliano presenta delle complessità geologiche articolate, frutto di alterne vicende sedimentarie e tettoniche che abbracciano un arco di tempo esteso dal Quaternario al Paleozoico superiore e che si inquadrano nell’evoluzione geodinamica dell’intera area mediterranea. L’evoluzione del rilievo siciliano ha avuto inizio con le prime emersioni, avvenute nel Miocene superiore per effetto della tettonica compressiva. Si avevano allora dorsali insulari allungate, separate da mari generalmente poco profondi nei quali continuavano a depositarsi sedimenti terrigeni ed evaporitici (Messiniano). Di questo primitivo paesaggio quasi nulla rimane attualmente, dal momento che esso è stato profondamente modificato da deformazioni tettoniche e rimodellato da fenomeni erosivi e deposizionali di diverso tipo. La tettonica compressiva che ha prodotto un intenso corrugamento e l’emersione dell’area, ha manifestato la sua massima attività nel Pliocene inferiore-medio. In conseguenza di tali deformazioni si venivano a formare rilievi di discreta entità, i quali tuttavia venivano progressivamente degradati dai processi erosivi. In tali condizioni si veniva a creare un paesaggio dalle forme più dolci di quelle attuali e dai dislivelli sensibilmente meno accentuati, i cui resti si possono scorgere alla sommità dei rilievi carbonatici, dove lembi più o meno estesi di superfici arrotondate contrastano con i ripidi pendii sottostanti. La frammentazione e la dislocazione a quote diverse del paesaggio attuale sono state conseguenze poi della tettonica distensiva e del sollevamento a questa associato, che ha raggiunto valori di oltre 1000 m. Il brusco incremento del sollevamento che si è manifestato alla fine del Pliocene inf., interessando anche le porzioni più meridionali dell’isola, ha prodotto ovunque incrementi del rilievo fino a diverse centinaia di metri e rapidi approfondimenti dei sistemi idrografici. Una conseguenza diretta di questo incremento connesso al sollevamento regionale è stata l’attivazione di deformazioni gravitative profonde e di enormi movimenti franosi. Per effetto della più recente fase pleistocenica di sollevamento si sono verificati innalzamenti anche oltre il centinaio di metri dei depositi marini pleistocenici. Tale sollevamento è diventato sempre più debole in tempi recenti. Ma l’influenza esercitata sul paesaggio dalla tettonica attualmente attiva porta prevalentemente a variazioni altimetriche positive o negative seppure con velocità talora scarsamente apprezzabili in tempi umani. Sotto questo aspetto il rilievo continentale, tutt’altro che immutabile anche alla scala dei tempi storici, determina una continua evoluzione dei fenomeni di erosione, trasporto solido e deposito. Il paesaggio fisico costituisce l’interfaccia fra litosfera ed atmosfera. Per studiarlo e interpretarlo si deve fare riferimento alle modalità con cui esso si evolve in funzione delle azioni svolte dalla dinamica endogena (vulcanismo, sismicità, tettonica) e dalla dinamica esogena (processi legati all’azione degli agenti LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 34 articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico meteorici). Regolata, pertanto, dai rapporti tra dinamica esogena ed endogena, l’evoluzione del paesaggio fisico si fonda innanzitutto sui processi morfogenetici che ne conseguono e sulle loro mutue relazioni, nonché sulle diverse reazioni delle componenti del paesaggio fisico stesso all’azione dei processi morfogenetici. In altri termini il paesaggio fisico nella sua complessità può considerarsi come la risultante di una serie di interazioni tra elementi naturali (aspetti geologici, geomorfologici, climatici, tettonici, etc.) i quali, interagendo tra loro, concorrono alla evoluzione dello stesso. In relazione con questi fattori determinanti dell’evoluzione morfologica possono distinguersi differenti tipi di paesaggio. In ciascuno di essi si osserva nel dettaglio una grande eterogeneità di situazioni dovuta alla accentuata variabilità locale dei tipi litologici ed alle frequenti deformazioni e dislocazioni tettoniche che hanno interessato il territorio fino ad epoche recenti. Tra litologia e tettonica i due effetti spesso si sommano dando origine a risultati nei quali è difficile riconoscere se abbia influito di più l’uno o l’altro di tali fattori. L’aspetto orografico del territorio siciliano mostra complessivamente un forte contrasto tra la porzione settentrionale prevalentemente montuosa, quella centromeridionale e sud occidentale essenzialmente collinare, che si estende fino al litorale del Canale di Sicilia, quella tipica di altopiano presente nella zona sudorientale e quella vulcanica nella Sicilia orientale. Tutte le varie strutture sono disarticolate in blocchi da sistemi variamente orientati di faglie, alla cui attività si deve anche l’individuazione dei rilievi più elevati. La zona orograficamente più aspra si concentra maggiormente sul versante tirrenico, dove si sviluppa la Catena Costiera settentrionale. L’estremità orientale della Catena comprende i Monti Peloritani, costituiti da prevalenti rocce metamorfiche con versanti ripidi, erosi e fortemente degradati. Verso occidente segue il complesso montuoso dei Nebrodi, costituito da terreni flyschoidi con cime molto dolci, pendii ripidi e valli strette che si allargano verso il Mar Tirreno. Nel settore centrale e occidentale si sviluppano i gruppi montuosi delle Madonie, dei Monti di Trabia, dei Monti di Palermo, dei Monti di Trapani e, verso l’interno, il gruppo dei Monti Sicani. Tali gruppi montuosi, di natura prevalentemente carbonatica, appaiono erosi ed irregolarmente distribuiti, talora con rilievi isolati, e risultano spesso molto scoscesi con valli strette ed acclivi. A sud della Catena settentrionale il paesaggio appare nettamente diverso, in generale caratterizzato da blandi rilievi collinari, solo animati dalle incisioni dei corsi d’acqua, talora con qualche rilievo isolato. Le zone pianeggianti si concentrano maggiormente nelle aree costiere. Il settore orientale della Sicilia è caratterizzato dal complesso vulcanico etneo, che sorge isolato dalla Piana di Catania con la tipica morfologia degli apparati eruttivi. All’estremità sudorientale dell’isola invece l’Altopiano Ibleo costituisce un altro tipo di paesaggio calcareo che differisce da quello delle zone settentrionali proprio in quanto altopiano a tettonica tabulare anziché zona corrugata. La fascia costiera si presenta come una cimosa di tratti bassi, sabbiosi o ciottolosi, talvolta antistanti antiche falesie ormai inattive, mentre in alcuni punti si ha costa alta a diretto contatto con il mare. La rete idrografica è molto complessa, con reticoli fluviali di forma dendritica e con bacini generalmente di modeste dimensioni. Tali caratteristiche sono da attribuire soprattutto alla struttura compartimentata della morfologia dell’isola che favorisce la formazione di un cospicuo numero di elementi fluviali indipendenti, ma LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 35 articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico di sviluppo limitato e bacino poco esteso. Numerosi sono i corsi d’acqua a regime torrentizio e molti a corso breve e rapido. Le valli fluviali sono per lo più strette e approfondite nella zona montuosa, sensibilmente più aperte nella zona collinare. Fra i corsi d’acqua che rivestono particolare importanza e che si versano nel Tirreno si ricordano le “Fiumare”, che caratterizzano i versanti dei Monti Nebrodi e Peloritani con portate notevoli e impetuose durante e dopo le piogge, mentre sono asciutti nel resto dell’anno. Proseguendo verso occidente, fra i corsi d’acqua che prendono origine dalle Madonie si trova il Pollina, il Fiume Grande o Imera, il Fiume Torto. Seguono quelli che drenano il territorio dove di sviluppano i Monti di Termini Imerese e Palermo e del trapanese, fra i quali il Fiume S. Leonardo, il Milicia, l’Oreto e lo Jato. Nell’area meridionale si trova il Belice che è uno dei maggiori fiumi di questo versante e prende origine dai rilievi dei Monti di Palermo., e poi muovendosi verso est si incontrano il Verdura, il Platani, il Salso o Imera meridionale, il Gela. Nel versante orientale scorrono i fiumi più importanti per abbondanza di acque perenni. Fra questi il Simeto - alimentato dal Dittaino e dal Gornalunga, che, durante le piene, trasporta imponenti torbide fluviali - e l’Alcantara. Tra la foce dell’Alcantara e la città di Messina i corsi d’acqua assumono le medesime caratteristiche delle fiumare del versante settentrionale. Caratteri del territorio Le formazioni litologiche siciliane, a prescindere dall’ordine stratigrafico e sulla base di tutte quelle caratteristiche (litologia, petrografia, sedimentologia, struttura, tessitura, erodibilità, etc.) che possono aver condizionato la configurazione geomorfologica del paesaggio, possono essere assemblate nei seguenti complessi litologici: - complesso clastico di deposizione continentale, comprendente depositi alluvionali, talora terrazzati, depositi litorali, lacustri e palustri e detriti di falda; - complesso vulcanico, comprendente le colate laviche attuali, storiche o antiche dell’Etna e le vulcaniti antiche degli Iblei; - complesso sabbioso-calcarenitico plio-pleistocenico; - complesso argilloso-marnoso, comprendente tutte le formazioni prevalentemente argillose presenti nel territorio siciliano (argille pleistoceniche, argille azzurre medio-plioceniche, marne a foraminiferi del Pliocene inferiore, formazioni argillose e marnose del Miocene medio-superiore, litofacies pelitiche dei depositi di Flysch, Argille Brecciate ed Argille Varicolori); - complesso evaporitico, comprendente i tipi litologici della Formazione GessosoSolfifera del Miocene Sup. (tripoli, calcari solfiferi, gessi e sali); - complesso conglomeratico-arenaceo, comprendente la litofacies conglomeratica della Formazione Terravecchia; - complesso arenaceo-argilloso-calcareo, comprendente tutte le varie formazioni flyschoidi a prevalente componente arenacea diffuse nella Sicilia settentrionale; - complesso carbonatico, comprendente tutte le formazioni calcaree, calcareodolomitiche e dolomitiche di età dal Mesozoico al Terziario costituenti l’ossatura della Catena Appenninico-Maghrebide siciliana in parte dei Peloritani e la serie calcarea degli Iblei; - complesso filladico e scistoso cristallino, comprendente le formazioni metamorfiche della catena peloritana. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 36 articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico L’aspetto litologico del territorio costituisce un elemento primario di controllo dell’evoluzione del paesaggio. L’influenza della litologia sulle caratteristiche morfologiche del paesaggio è determinante a causa della marcata differenza di comportamento rispetto all’erosione dei vari litotipi affioranti. Il territorio risulta infatti costituito da rilievi nei quali affiorano rocce lapidee (metamorfiche, carbonatiche, eruttive, alternanze di rocce pelitiche o arenacee), che si contrappongono ad un paesaggio a morfologia più blanda in cui prevalgono terreni argillosi o terreni detritici scarsamente cementati. Nel gruppo montuoso dei Peloritani le cime dei rilievi sono talora erte e scoscese, tuttavia le rocce cristalline, profondamente alterate, danno spesso luogo a forme sommitali subarrotondate. Il gruppo montuoso dei Nebrodi è caratterizzato da terreni flyschoidi peliticoarenacei per cui le forme che derivano dal differente comportamento delle due componenti nei confronti dell’azione degli agenti atmosferici costituiscono rilievi nel complesso smussati o anche arrotondati, con marcate irregolarità collegate a fenomeni di erosione selettiva oppure alle variabili condizioni di tettonizzazione. I tratti morfologici del gruppo delle Madonie, dei Monti di Palermo, come anche quelli dei Monti di Trapani, Castellammare del Golfo e dei Sicani, sono invece chiaramente influenzati dalla presenza di masse calcaree o calcareo-dolomitiche che offrono buona resistenza all’erosione. Nella Sicilia centromeridionale prevalgono terreni postorogenici plastici ed arenacei facilmente erodibili ai quali si associano i termini della “Serie Solfifera” in lembi generalmente limitati. Il paesaggio che ne risulta è caratterizzato da blandi rilievi collinari a forme molto addolcite localmente interrotti da piccoli rilievi e spuntoni più resistenti all’erosione. Nell’area etnea i declivi più dolci corrispondono alla superficie superiore delle colate laviche e la morfologia ripida a rilievi isolati è propria degli apparati vulcanici misti, ossia dei coni principali e secondari costruiti con alternanze di ceneri e lave. In Sicilia è possibile identificare alcune strutture geologiche di primo ordine: - l’Avampaese: costituito da un’area tabulare carbonatica più o meno fagliata con faglie sub-verticali e sovente con notevoli rigetti (Piattaforma Ibleo-Ragusana), localizzato in affioramento nella parte sudorientale dell’isola; - l’Avanfossa: localizzata in affioramento nella Sicilia Centrale (Bacino di Caltanissetta) e più ad ovest (Bacino di Castelvetrano) riempita da apporti terrigeni derivanti dalla catena in sollevamento sita a nord, oltre che da depositi evaporitici legati alla crisi di salinità che ha interessato il Mediterraneo del Messiniano, da sedimenti di mare profondo pliocenici e da depositi terrigeni regressivi pliocenico-quaternari; - la Catena Appenninica Siciliana: affiorante nella zona costiera settentrionale che rappresenta un importante settore dell’Orogene-Neogenico AppenninicoMaghrebide, a sua volta costituita da diverse unità stratigrafico-strutturali carbonatiche, silico-marnose e terrigene, derivanti dalla deformazione di domini paleogeografici diversi ed appilate le une sulle altre con vergenza meridionale; - la Catena Alpina: affiorante nell’estremo nord-est siciliano, rappresentata dalla porzione siciliana dell’Arco Calabro-Peloritano e costituita da diverse unità stratigrafico-strutturali sovrapposte in cui si ha un basamento metamorfico di vario grado con coperture sedimentarie meso-cenozoiche. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 37 articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico Le fasi tettoniche avvicendatesi in varie epoche geologiche hanno via via sempre più modificato i rapporti originari tra le varie strutture geologiche di primo e secondo ordine che costituiscono l’ossatura del paesaggio fisico siciliano. La tettonica orogenica del Miocene-Pliocene inf. ha dato luogo alle strutture di ricoprimento con movimento di tipo traslativo e plicativo generando diverse unità stratigrafico-strutturali della Catena tendenti a sovrascorrere le une sulle altre. La tettonica postorogena, dal Miocene sup. al Pleistocene inf. si è sviluppata con fenomeni plicativi e distensivi dando luogo a sistemi di graben e strutture a pieghe nei depositi dell’avanfossa, oltre che movimenti verticali nella Catena in sollevamento. La frammentazione e la dislocazione a quote diverse del paesaggio attuale sono state conseguenze della neotettonica a carattere distensivo e del sollevamento a questa associato, che ha raggiunto valori di oltre 1000 m ed ha indotto un generale approfondimento della valli fluviali. All’interno delle grandi strutture geologiche l’assetto tettonico e strutturale delle rocce affioranti costituisce pertanto un altro elemento fondamentale di controllo dell’assetto fisico del paesaggio siciliano. Nel suo complesso la catena montuosa settentrionale costituisce una fascia di corrugamento risultante dall’accavallarsi di più falde tettoniche. I rilievi poi risultano interessati da una tettonica disgiuntiva con sistemi di faglie che hanno importanza fondamentale nel determinare la morfologia dei rilievi spesso isolando i diversi blocchi. Nel settore della Sicilia centromeridionale prevale una tettonica plicativa sulla quale l’erosione ha agito in modo selettivo producendo una generale morfologia ondulata. Sull’Altopiano Ibleo l’andamento tabulare della superficie sommitale è legato sia all’assetto strutturale sudorientale, proprio per essere area di avampaese, che alla resistenza all’erosione dei termini calcarei e calcarenitici prevalenti. Nella struttura non corrugata dell’altopiano diversi sistemi di faglie di tipo regionale danno luogo ad una chiara tettonica ad horst e graben ben visibile nei lineamenti morfologici. Ma oltre all’assetto tettonico regionale che per grandi linee determina l’andamento morfologico del territorio, bisogna considerare anche l’assetto strutturale locale delle rocce affioranti. Al variare infatti della giacitura degli strati cambia parallelamente la morfologia del paesaggio. Si hanno così superfici sommitali suborizzontali in corrispondenza di strati resistenti aventi questa giacitura e creste laddove gli strati sono inclinati rispetto all’orizzontale. Nelle aree caratterizzate da alternanze più o meno fitte e regolari di strati a diversa resistenza, sono assai diffusi versanti a gradonate, in cui i banconi più resistenti sporgono in maniera più o meno accentuata dal profilo medio del pendio. L’area vulcanica etnea è localizzata nella parte estrema orientale del Bacino di Caltanissetta, tra la Catena Costiera Settentrionale ed il Graben del Fiume Simeto che interrompe l’Avampaese Ibleo. Il massiccio dell’Etna rappresenta il risultato della sovrapposizione di più edifici vulcanici formatisi in tempi diversi per l’emissione di prodotto scarsamente differenziati da centri indipendenti e situati su assi eruttivi diversi anche se vicini tra loro. L’azione del vulcanismo concorre a mutare continuamente l’aspetto morfologico del paesaggio. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 38 articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico Il vulcano cambia infatti continuamente l’aspetto di gran parte del suo territorio in analogia di quanto avviene eruttivamente. Le colate laviche avanzano scivolando su i pendii e nei valloni, si ammonticchiano l’una sull’altra divenendo pesanti coltri nere che trasformano il territorio sommergendo tutto. La sismicità dell’area siciliana è strettamente connessa con l’attività tettonica distensiva. Tra le conseguenze di questa attività va ricordata la creazione, o più frequentemente il ringiovanimento di deformazioni fragili, quali fratture e faglie, in occasione degli eventi di maggiore intensità. Va comunque rilevato che i suoi massimi effetti morfogenetici avvengono in conseguenza dell’effetto scatenante che i terremoti hanno sui dissesti gravitativi. Questi fenomeni vengono indotti dal terremoto attraverso meccanismi diversi, quali le accelerazioni orientate che sia pure per minime frazioni di tempo possono far variare i pesi delle masse sui versanti, le deformazioni permanenti o temporanee delle geometrie superficiali, i fenomeni di liquefazione prodotti nei materiali fini saturi di acqua per effetto delle brusche variazioni delle pressioni interstiziali dovute ad onde sismiche. Conseguentemente alle azioni della geodinamica esogena il paesaggio fisico siciliano è soggetto ad un continuo processo di modellamento geomorfologico, principalmente sotto l’effetto delle azioni della gravità delle acque correnti superficiali incanalate e non, delle acque marine. In Sicilia sono particolarmente diffusi fenomeni gravitativi di diversa tipologia ed estensione. In relazione alle diverse condizioni litologiche strutturali e geomorfologiche ricorrenti, in Sicilia si manifestano con diversa frequenza vari fenomeni franosi, classificabili a seconda della loro tipologia. Nelle zone montane, sui versanti ripidi modellati su rocce lapidee si verificano frane veloci, tipo crolli e block-slides, la cui geometria è strettamente controllata dall’assetto strutturale delle masse rocciose. In tutte le aree a più elevata energia del rilievo sono inoltre frequenti, soprattutto in occasione di eventi meteorici estremi, fenomeni gravitativi essenzialmente del tipo slide e debris-flow che interessano strati più o meno potenti di materiali detritici accumulati. I terreni costituiti da alternanze pelitico-lapidee (argilloso-arenacee o argilloso-calcaree) permettono l’innesco di fenomeni gravitativi soprattutto di tipo slides, generalmente traslazionali ove gli strati hanno giaciture a franapoggio minore del pendio. Nelle regioni collinari modellate nei depositi prevalentemente argillosi, facilmente erodibili dalle acque superficiali e con acclività medie piuttosto basse, sono frequenti fenomeni di dissesto che interessano sia il substrato sia le coperture eluvio-colluviali, evolvendo spesso in colate. Per quanto riguarda le acque superficiali incanalate, nel territorio siciliano i fiumi hanno un’azione erosiva di fondo nel tratto montano, dove le aste hanno in media una pendenza piuttosto elevata e andamento rettilineo. Lungo i tratti medioterminali invece si ha una generale diminuzione del carico solido in relazione alla diminuita velocità della corrente, per cui i corsi d’acqua tendono a divagare. Procedendo lungo le vallate quindi i fenomeni erosivi tendono ad interessare tanto le sponde, ingenerando fenomeni di dissesto per scalzamento al piede, quanto il fondo del letto fluviale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 39 articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico L’azione delle acque correnti superficiali non incanalate genera vari tipi di fenomeni erosivi lungo i versanti, quali, tra i più importanti, i calanchi frequenti sulle formazioni prevalentemente argillose. Forme meno spettacolari di erosione sono invece il ruscellamento diffuso, con denudamenti talora anche estesi o con la formazione di fossi di diversa entità. L’azione delle acque marine, e in particolare l’effetto del moto ondoso, ha una notevole influenza sulla morfogenesi della fascia costiera. Attualmente il moto ondoso esplica in prevalenza un’azione erosiva tanto sulle spiagge sabbiose e ciottolose, che tendono pertanto all’arretramento, quanto sulle coste alte tuttora a contatto con il mare, che sono quindi interessate da fenomeni franosi per scalzamento alla base. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche La cartografia prodotta a scala 1 : 250000 comprende una carta litologica ed una carta geomorfologica. Dalla sovrapposizione delle due carte è possibile collegare le forme del paesaggio fisico e la loro evoluzione nel tempo agli elementi di base ed ai processi che hanno contribuito alla loro formazione. Nella scheda allegata alla carta litologica si illustrano le caratteristiche delle formazioni geologiche che possono aver condizionato ed allo stato attuale condizionano la configurazione geomorfologica del paesaggio siciliano. A tale scopo le formazioni geologiche sono state assemblate in complessi litologici che non tengono conto delle classiche suddivisioni geologiche, né di un preciso ordine stratigrafico, bensì di analogie della storia geologica, delle caratteristiche litologiche, mineralogiche, petrografiche, sedimentologiche, delle condizioni idrogeologiche, di quelle geomorfologiche (erodibilità, processi geomorfici, morfotipi), di osservazioni tecniche sui tipi litologici (stratificazione, tessitura, struttura, fessurazione, etc.). Nella carta geomorfologica invece sono rappresentate le forme del paesaggio fisico e cioè dei rilievi e delle coste in relazione alla loro origine geologica. Le informazioni rappresentate sono poi completate dall’indicazione puntuale delle più significative emergenze geologiche e delle aree critiche soggette a dissesto o a modificazioni antropiche. Definizione delle componenti Ai fini della conoscenza degli aspetti strutturali del territorio sotto i diversi punti di vista: geologico, morfologico, idrogeologico, petrografico-mineralogico, geologico-applicativo e paesistico, si individuano le seguenti componenti: Componente geologica - litologia - tettonica - strutture geologiche Componente geomorfologica - crinali - versanti - fondivalle - pianure - morfologie carsiche LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 40 articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico - coste Componente idrologica - corsi d’acqua - laghi - acquiferi - falde idriche - sorgenti termali e non - pozzi Componente paleontologica - depositi fossiliferi di vertebrati; - depositi fossiliferi di invertebrati; - depositi fossiliferi di vegetali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 41 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione SOTTOSISTEMA BIOTICO 9.2 VEGETAZIONE Generalità Le componenti del paesaggio vegetale della Sicilia, naturale e di origine antropica, concorrono in maniera altamente significativa alla definizione dei caratteri paesaggistici, ambientali, culturali della Regione, e, come tali, devono essere rispettate e valorizzate sia per quanto concerne i valori più propriamente naturalistici, che per quelli che si esprimono attraverso gli aspetti del verde agricolo tradizionale e ornamentale, che caratterizzano il paesaggio in rilevanti porzioni del territorio regionale. Tenuto conto degli aspetti dinamici ed evolutivi della copertura vegetale, interpretata quindi non soltanto nella sua staticità, ma nella sua potenzialità di evoluzione e sviluppo, e nelle serie di degradazione della vegetazione legate all’intervento diretto e indiretto dell’uomo, la pianificazione paesistica promuove la tutela attiva e la valorizzazione della copertura vegetale della Sicilia, sia nei suoi aspetti naturali che antropogeni. Il paesaggio vegetale della Sicilia può essere nel suo complesso ricondotto ad alcuni “tipi” particolarmente espressivi, all’interno dei quali sono state definite le varie componenti, che, raggruppate e valutate secondo i criteri enunciati più avanti, costituiscono l’oggetto della normativa di piano nelle diverse scale, nei diversi livelli normativi e di indirizzo e nei necessari approfondimenti sul territorio. Soltanto nelle porzioni meno accessibili del territorio il paesaggio vegetale acquista qualità naturalistiche in senso stretto, nei boschi dei territori montani, negli ambienti estremi rocciosi e costieri e delle zone interne, nelle aree dunali, nelle zone umide e nell’ambito e nelle adiacenze dei corsi d’acqua. Vegetazione potenziale L’analisi della vegetazione potenziale vede la maggior parte del territorio siciliano, dalle regioni costiere fino ai primi rilievi collinari e nelle aree più calde e aride, occupato dalla macchia sempreverde con dominanza di oleastro (Olea europaea var. sylvestris) e carrubo (Ceratonia siliqua) e di oleastro e lentisco (Pistacia lentiscus). Nella seconda fascia altitudinale dei rilevi collinari, su versanti più freschi e umidi è insediato il bosco sempreverde con dominanza di leccio (Quercus ilex). Alle quote superiori, fino all’altitudine di 1000 m s.l.m. circa sulla catena settentrionale e fino a circa 1200 m s.l.m. nelle aree più calde, sono insediate formazioni forestali miste di latifoglie decidue con dominanza di roverella (Quercus pubescens s.l.). L’orizzonte superiore è occupato ancora da formazioni forestali miste di latifoglie decidue, con dominanza, oltre che di roverella (Quercus pubescens s.l.) e rovere (Quercus petraea), anche di cerro (Quercus cerris). L’ultimo orizzonte altitudinale è quello del faggeto (Fagetum), costituito da formazioni forestali con dominanza di faggio (Fagus sylvatica). Soltanto la parte sommitale dell’Etna è caratterizzata da una ulteriore fascia di vegetazione, rappresentata da aggruppamenti altomontani ad arbusti nani a pulvino, con dominanza di astragalo siciliano (Astragalus siculus). Condizioni ambientali particolari connotano le aree potenziali estreme dal punto di vista edafico, come le pareti rocciose, le coste rocciose e sabbiose, e inoltre le sponde delle acque interne, lacustri e fluviali. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 42 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione Dal punto di vista della zonazione altitudinale, in Sicilia possono dunque essere ipotizzate sette fasce di vegetazione naturale climacica, ciascuna delle quali, espressione dei caratteri climatici del territorio, è fisionomizzata da poche specie quasi sempre legnose. La prima fascia, indipendentemente dal clima, viene espressa dalla vegetazione di scogliera soggetta all’influenza diretta del mare, rappresentata da consorzi definiti da alofite del genere Limonium, e dalla vegetazione delle spiagge sabbiose (Ammophiletalia). La seconda fascia, soggetta al clima mediterraneo arido di cui si è detto, è dominata dalla macchia (OleoCeratonion, Oleo-lentiscetum). La terza fascia, più temperata, è coperta dalla foresta di leccio o di sughera (Quercion ilicis). La quarta fascia, fortemente limitata da fattori di natura edafica ed orografica, è attribuita ai querceti caducifogli o a formazioni miste cui è localmente impartito un carattere relitto dalla presenza dell’agrifoglio, del tasso, dell’olmo montano, dalla rovere (Quercetalia pubescentipetraeae). La quinta fascia è occupata dalle formazioni di faggio, rappresentate sui territori più elevati delle Madonie, dei Nebrodi, dell’Etna (Geranio striatiFagion). La sesta e la settima fascia altitudinale ospitano rispettivamente le formazioni ad arbusti spinosi (Rumici-Astragaletalia) e le rade comunità erbacee e crittogamiche della parte culminale dell’Etna, prima dell’inizio del deserto vulcanico di alta quota. Queste fasce di vegetazione costituiscono il riferimento della vegetazione potenziale, espressione “teorica” della copertura vegetale in assenza di fattori di disturbo di origine antropica. In realtà, se un manto forestale pressoché continuo doveva uniformemente rivestire il territorio siciliano prima dell’avvento dell’uomo, con le sole eccezioni degli ambiti fluviali e lacustri, delle pareti rocciose verticali, degli ambienti estremi litorali e della vetta dell’Etna, come si è detto questo si è progressivamente ridotto fino a raggiungere, prima degli interventi di riforestazione condotti durante questo secolo, e particolarmente nell’ultimo cinquantennio, meno del 3% della superficie regionale, ed è stato quasi ovunque sostituito da consorzi appartenenti alle serie di degradazione del climax, dalla vegetazione sinantropica, dalle colture, dai boschi artificiali. A causa della natura del paesaggio, costituito in massima parte da pendii piuttosto dolci e facilmente accessibili, si può affermare che gran parte del territorio della Sicilia interna sia stato per lunghissimo tempo soggetto all’azione dell’uomo: tale azione, spesso estremamente pesante, ha provocato un profonda trasformazione del paesaggio vegetale ed ha innescato, nei casi più estremi, quei processi di degradazione del suolo che conducono ad aggravare e a rendere talvolta manifesti in modo notevolmente vistoso i fenomeni erosivi. Dopo lo sfruttamento estensivo del bosco in epoca romana e bizantina e le alterne vicende che videro durante l’alto medioevo l’ampliarsi ed il restringersi degli insediamenti e della popolazione, la Sicilia all’inizio del ‘400 era ancora ricca di boschi, peraltro già insidiati dalla crescente industria dello zucchero. Oltre ai consistenti querceti da ghiande – sfruttati per l’allevamento dei maiali – esistevano ancora vaste formazioni costituite da sughera, cerro, leccio, castagno, frassino, olmo, acero, e ancora carrubo, lentisco, terebinto, mirto. Dopo la grande colonizzazione interna dei secoli XVI e XVII, con i conseguenti massicci disboscamenti, iniziarono anche a manifestarsi i fenomeni di dissesto idrogeologico, con le frane e le esondazioni del periodo piovoso che ancora oggi segnano i regimi idraulici dei corsi d’acqua siciliani; peraltro, la pratica di condurre le lavorazioni dei terreni fino al limite dei corsi d’acqua e, recentemente, le sistemazioni idrauliche, condotte LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 43 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione estensivamente con tecniche molto impattanti sulla vegetazione di ripa e senza misure di mitigazione, hanno provocato la progressiva regressione delle formazioni ripariali. I disboscamenti raramente hanno portato all’impianto di vigneti o colture arboree, ma più frequentemente alla cerealicoltura e al pascolo, con rapido inaridimento dei terreni disboscati più declivi ed erosi, processo che oggi si aggrava ulteriormente per l’abbandono delle coltivazioni e dei terrazzamenti collinari. Se è possibile stimare la superficie coperta da foreste prima della colonizzazione greca fra il 50 e l’80% del totale, oggi quanto resta dei boschi naturali è concentrato sui rilievi delle Madonie, dei Nebrodi, dei Peloritani, dell’Etna, dei Sicani e in pochi altri distretti geografici, uniche parti del territorio dove la vegetazione reale si avvicina per vasti tratti alla vegetazione potenziale. La pressione antropica ha confinato le aree con copertura vegetale naturale nei distretti più inaccessibili e naturalmente difesi dall’azione diretta dell’uomo. Peraltro questi territori sono spesso soggetti ad effetti indiretti della pressione antropica, e, ad esempio, anche sulle pareti rocciose verticali o sui pendii più inaccessibili, si ritrovano elementi esotici spontaneizzati o naturalizzati (Opuntia ficus-indica, Opuntia maxima, Agave americana, Agave sisalana, Pennisetum setaceum, Oxalis pes-caprae) che testimoniano alterazioni nella composizione floristica e nella fisionomia delle cenosi originarie. Pur con queste premesse, e nei limiti della scala adottata, è stato ritenuto utile realizzare una sintesi cartografica del grado di naturalità della copertura vegetale dell’Isola, che rappresenta il fondo cartografico della carta dei biotopi di interesse faunistico e vegetazionale, nell’intento di offrire un quadro di riferimento complessivo del grado di alterazione dei sistemi vegetazionali rispetto alla vegetazione potenziale. Lineamenti del paesaggio vegetale naturale Schematicamente possono essere proposti quattro “tipi” di paesaggio vegetale con qualità naturalistiche, caratterizzanti nel loro complesso l’intero territorio e articolati in serie dinamiche di degradazione e rigenerazione soggette ai vari gradi di influenza antropica, da uno stadio di subnaturalità ad altri meno integri. A questi si aggiungono i paesaggi legati a particolari caratteristiche ambientali, da quelli rupestri, a quelli dunali, a quelli legati alle zone umide, agli ambiti fluviali. Paesaggio dell’ambiente costiero Il clima degli ambienti costieri si caratterizza per la sua particolare mitezza, con temperature medie annue di 15-17 °C e piovosità di 400-500 mm di pioggia annua, con precipitazioni ridotte o assenti durante la stagione calda. Questi caratteri, sulla base dei diagrammi ombrotermici ricavabili per le località costiere, permettono genericamente la definizione del clima come xerotermico (mediterraneo) o termomediterraneo. Il clima può inoltre essere considerato subtropicale per i valori di temperatura e marittimo in relazione all’escursione termica annua. Le caratteristiche climatiche, combinate in particolare con i caratteri morfologici del territorio e con le disponibilità idriche, hanno consentito nel tempo la diffusione di colture tipiche dei paesi subtropicali e lo sviluppo di una vegetazione ornamentale prevalentemente esotica come in molti territori rivieraschi a clima mite; questa diffusione è avvenuta a carico di aspetti secondari, notevolmente ridotti o totalmente scomparsi, o regrediti, nelle aree a minore LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 44 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione influsso diretto da parte dell’uomo, a formazioni semplificate dal punto di vista strutturale. La vegetazione climatogena è generalmente costituita da una macchia bassa formata da arbusti e alberelli sempreverdi riferibile a varie espressioni dell’OleoCeratonion insediate negli ambienti più caldi e aridi, nei pendii prossimi al mare e nelle piccole isole circumsiciliane, spesso su litosuoli o rocce calcaree affioranti, fatta eccezione per Pantelleria, Ustica, e le Isole Eolie, di natura vulcanica. Oltre che dai coltivi o da rimboschimenti a pino d’Aleppo (Pinus halepensis), queste formazioni sono in prevalenza sostituite da associazioni ad Ampelodesmos mauritanicus, insediate nelle aree disboscate o incendiate e in seguito abbandonate dall’agricoltura, che ha lasciato sporadicamente i segni dei terrazzi e delle sistemazioni collinari con muretti a secco, gli spietramenti, i resti di modeste costruzioni rurali, o i marcati, recinti per il bestiame indizio di una pressione dell’allevamento sul territorio antica e diffusa. Spesso a queste formazioni, lentamente evolventi verso forme di vegetazione più complessa, soprattutto nelle aree protette, sono associati siti di grande interesse floristico, in cui si registrano numerosi endemiti anche di interesse universale e specie rare ed espressive, concentrate sulle rupi e le scogliere, o espressioni biologiche insolite per la flora europea e fortemente caratterizzanti, come la Palma nana (Chamaerops humilis) diffusa prevalentemente nella Sicilia occidentale o la Caralluma europaea (Asclepiadaceae) di Lampedusa, unica pianta ad habitus “cactiforme” presente in Europa. In posizione più arretrata rispetto alla costa e in condizioni di maggiore mesofilia inizia l’area del Quercion ilicis, bosco sempreverde di arbusti o alberelli sclerofilli e di caratteristiche specie lianose, insediato su substrati più profondi, espressione secondaria della foresta sempreverde di Leccio che doveva coprire in maniera pressoché continua i rilievi più modesti e le aree collinari prossime alla costa. Anche a spese di questa formazione è avvenuta la massiccia sostituzione con le colture e con i consorzi a Pino d’Aleppo e ad Ampelodesma. La vegetazione mediterranea risulta inoltre modificata dalla presenza di varie specie spontaneizzate, di cui Agave americana e Opuntia ficus-indica, originarie dell’America centrale, sono gli elementi più caratteristici, ormai entrati a far parte del paesaggio vegetale locale, fino a diventarne connotazioni iconiche ricorrenti e riconosciute. Paesaggio etneo Il più grande vulcano attivo d’Europa domina tutta la parte orientale della Sicilia, essendo comunque la sua parte sommitale, normalmente innevata durante i mesi invernali, visibile anche dalla parte occidentale, dalle Madonie, dalla costa settentrionale sicula. La sua presenza nel paesaggio, con l’immensa mole che raggiunge i 3323 m di altitudine, si avverte dunque ben oltre l’estensione del suo diametro di meno di 40 km di lave recenti, nella fascia basale intensamente abitata e coltivata. Il clima dell’Etna è piuttosto umido, soprattutto sul versante settentrionale, con precipitazioni che, nella fascia basale, raggiungono i 600-800 mm di pioggia annua, fino a superare i 1200 mm alle altitudini maggiori. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 45 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione Il paesaggio forestale è caratterizzato dai faggeti, dai querceti a Quercus cerris e dalle formazioni a Pinus laricio, al contrario delle altre due, esclusive, in Sicilia, di questi territori. La vegetazione viene distinta, secondo una zonazione altitudinale a partire dalle quote inferiori, in una serie di formazioni pioniere delle colate laviche a Sedum coeruleum e Sedum aetnense, intercalati a formazioni arbustive a Genista aetnensis; nella parte più elevata è insediata la vegetazione ad arbusti spinosi (Rumici-Astragaletalia) con dominanza di Astragalus siculus; a partire dalla quota di circa 2000 m si rinvengono soltanto piante pioniere isolate di Rumex aetnensis, mentre nell’area del cratere centrale, alle quote sommitali, ogni forma di vita vegetale scompare, lasciando solo spazio ad un deserto di altitudine. Paesaggio delle catene montuose settentrionali La catena settentrionale sicula che si estende dai Peloritani alle Madonie comprende i territori nei quali è stata maggiormente conservata la originaria copertura forestale, e in cui si osservano paesaggi vegetali del bosco temperato della fascia colchica con formazioni che ancora rievocano le selve che dovevano ricoprire gran parte dell’Isola. Il paesaggio di montagne calcaree e arenacee si estende nel palermitano fino alla Rocca Busambra – emergenza di grande interesse biogeografico, per la presenza di numerose forme endemiche, oltre che paesaggistica, per la caratteristica forma dell’imponente rilievo, centro delle importanti formazioni forestali della Ficuzza e del Cappelliere – e prosegue verso i rilievi dei Monti Sicani, anch’essi ancora sede di estesi boschi di caducifoglie termofile. Le quote sono comprese fra i 1979 m del massiccio carbonatico di Pizzo Carbonara (Madonie) e i 1847 m di Monte Soro (Nebrodi), e le altitudini dei Monti Peloritani, che si attestano a quote inferiori ai 1.300 m; Rocca Busambra raggiunge i 1613 m. Il clima della catena settentrionale si differenzia significativamente dai valori di temperatura e piovosità dei territori circostanti, essendo in particolare i valori delle precipitazioni piuttosto abbondanti, raggiungendo sul versante tirrenico dei Nebrodi i 1200 mm di pioggia annui. Nelle parti più basse non occupate dalle colture e risparmiate dagli incendi, la vegetazione è costituita da lembi di sughereto e soprattutto dal lecceto, formazione che spesso assume il carattere di bosco ceduo, ma che talvolta ospita maestosi esemplari e che si spinge, soprattutto in relazione all’aridità del substrato, fino a quote molto elevate. Ad altitudini superiori sono presenti le caratteristiche formazioni miste di Quercus petraea ed Ilex aquifolium, in cui ricadono esempi monumentali e di grande rarità come il boschetto ad Agrifogli di Piano Pomo. La parte più elevata delle Madonie, oltre ad ospitare i faggeti più estremi d’Europa, e dunque espressioni di grande interesse biogeografico, è ricca di endemismo e può essere definita “l’area di maggior valore naturalistico dell’intero territorio italiano”, oltre che per la presenza di Abies nebrodensis, endemita puntiforme, rappresentato in natura da poco più di 20 esemplari, per le associazioni rupestri, la formazione ad Astragalus nebrodensis, altro elemento endemico, per gli ambienti umidi, in particolare gli sfagni, che costituiscono biotopi unici in Sicilia e tipici di aree ben più settentrionali in Europa. I Nebrodi ospitano come si è detto gran parte delle formazioni forestali della Sicilia, dalle formazioni sempreverdi delle aree costiere, alle foreste di caducifoglie termofile afferenti al climax della roverella (Quercus pubescens s.l.) e ascrivibili ai LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 46 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione Quercetalia pubescenti-petraeae, alle foreste di caducifoglie submesofile a prevalenza di Cerro (Quercus cerris), alle foreste di caducifoglie mesofile, rappresentate da estese formazioni di Faggio (Fagus sylvatica). Paesaggio della Sicilia interna e dell’altopiano ibleo La vegetazione climatogena dell’ambiente collinare è in generale rappresentata da un lecceto (Quercion ilicis) nel quale talvolta si ritrovano anche specie decidue; alle altitudini inferiori il climax è invece costituito dall’Oleo-Ceratonion, macchia termofila e xerofila caratteristica, come si è detto, degli ambienti costieri. A carico di queste formazioni è avvenuta nel tempo la massiccia sostituzione con i coltivi, in particolare seminativi asciutti, vigneti, seminativi arborati, che oggi costituiscono la parte di gran lunga prevalente del paesaggio vegetale dell’Isola. Soltanto pochi frammenti di questo vasto contesto mantengono un aspetto seminaturale: gli affioramenti rocciosi immersi nel contesto dei rilievi argillosi, le creste, i territori di ridottissima ampiezza prossimi ai corsi d’acqua, dove le coltivazioni si spingono fino al letto di ampi fiumi asciutti per gran parte dell’anno, talvolta con acque salmastre in dipendenza dei substrati attraversati, dalle piene improvvise e rovinose. Un uso antico del territorio legato all’economia dell’agricoltura estensiva ha reso questi paesaggi omogenei ed estremamente impoveriti dal punto di vista vegetale, anche in dipendenza del clima, caldo e arido, con temperature medie superiori ai 15 °C e piovosità annua limitata anche a 400 mm di pioggia. Su ampie aree argillose e dissestate del nisseno sono stati insediati rimboschimenti prevalentemente a latifoglie esotiche (Eucalyptus sp.pl.), che conferiscono al paesaggio vegetale ulteriori motivi di artificialità, mentre diffusa è negli incolti e nei pendii, anche in condizioni estreme, una graminacea tipica delle steppe nordafricane, Lygeum spartum. Il paesaggio dell’altopiano ibleo è fortemente caratterizzato dalla sua geomorfologia, quella di una vasta piattaforma calcarea solcata da innumerevoli gole, le cave, che racchiudono ambienti di singolare suggestione e di grande ricchezza floristica e vegetazionale. I boschi ripariali insediati sul fondo di queste incisioni, che testimoniano di una idrologia superficiale talvolta bizzarra e caratteristica delle regioni con intensi fenomeni di carsismo, comprendono le tipiche formazioni a Platanus orientalis, rappresentate in Sicilia, oltre che in questi territori, soltanto nel versante ionico dei Peloritani, in cui la specie si associa ai Pioppi, ai Salici, alle Tamerici. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche La fase conoscitiva relativa alla formazione delle Linee Guida in scala 1:250000 del Piano Territoriale Paesistico Regionale ha comportato l’analisi del sistema biotico e dei suoi sottosistemi vegetazionale e agricolo, rappresentate in particolare rispettivamente dalle analisi della vegetazione e da quella dell’uso agricolo del suolo, sulla base di documenti già esistenti, costituiti in particolare dalle carte dell’utilizzazione del suolo realizzate da E.S.A., T.C.I., ISTAT, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, dalla Carta della vegetazione d’Italia in scala 1:1000000 e dalle numerose analisi cartografiche e indagini specifiche sulla flora e la vegetazione siciliana disponibili in letteratura. La prima sintesi a partire dalle analisi tematiche relative ai sistemi citati è costituita dalla Carta del paesaggio vegetale naturale, comprendente il paesaggio forestale di origine antropica finalizzata alla redazione delle Linee Guida e redatte in scala 1:250000. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 47 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione Definizione delle componenti All’interno dei tipi di paesaggio prima delineati, sono state individuate le varie componenti della copertura vegetale, con l’intento di scomporla in alcuni costituenti individuabili sul territorio e che possano rappresentare anche gli oggetti della normativa e degli indirizzi non solo delle Linee Guida, ma anche dei piani paesistici nei vari approfondimenti alle scale maggiori. Pertanto, non tutte le componenti sono cartografate in scala 1:250000, o perché non raggiungono dimensioni areali rappresentabili a questa scala, o perché si tratta di elementi puntuali la cui individuazione può essere effettuata soltanto alle scale maggiori. Ciò non toglie valore allo status di componente, dal punto di vista culturale, ma rinvia la rappresentazione, e in alcuni casi la stessa individuazione degli oggetti, ai successivi approfondimenti. La scelta di trattare le classi di uso del suolo riferite agli incolti e ai pascoli permanenti, oltre che nel capitolo relativo al paesaggio agrario, anche fra le componenti della vegetazione è motivata dalla considerazione che le classi dell’incolto, dell’incolto produttivo, dell’incolto roccioso sono legate a forme di utilizzazione variabili nel tempo e soggette a contrazione o aumento delle pressioni e dell’uso che possono modificarne le caratteristiche; appartengono, secondo le varie aree fitoclimatiche, alle serie di degradazione della foresta e della macchia, fino alla prateria e alla steppa, che generalmente ne consentono un preciso inquadramento fitosociologico. I boschi anche artificiali sono trattati fra le componenti della vegetazione, alla voce vegetazione sinantropica, creando un accorpamento strumentale fra le componenti del paesaggio vegetale naturale e seminaturale e quelle del paesaggio forestale antropico fondato su varie motivazioni. I territori coperti da foreste, che nella quasi totalità sono rappresentati da boschi sottoposti ad una certa pressione antropica, hanno tuttavia un prevalente carattere di naturalità, considerato inoltre che i boschi produttivi in senso stretto sono estremamente limitati sul territorio. È stata effettuata la scelta di distinguere i vari tipi di formazione sulla base dei caratteri della vegetazione piuttosto che su quelli della utilizzazione (ceduo-fustaia) o della semplice distinzione fra boschi di conifere e latifoglie riservata ai popolamenti forestali artificiali. I popolamenti forestali artificiali, esclusa attualmente la loro utilizzazione economica-industriale, che pure è stata alla base di numerosi impianti di latifoglie esotiche, hanno oggi un prevalente valore ecologico, legato alla conservazione del suolo, che in vari casi coincide con un forte potere di caratterizzazione paesaggistica, soprattutto per i popolamenti a pino (marittimo, d’Aleppo, laricio, domestico), molto più raramente per quelli a cipressi esotici ed Eucalyptus; la funzione ecologica e quella dell’uso sociale è largamente prevalente, sia in ragione della demanialità delle aree che della possibile riconversione delle formazioni verso le serie evolutive della vegetazione naturale. Andranno invece individuate alle scale maggiori le componenti della copertura vegetale di origine antropica che, pur concorrendo talvolta in maniera molto sensibile alla definizione dei caratteri ecologici, percettivi, culturali del territorio, non appartengono alla categoria del paesaggio vegetale naturale in senso stretto, né a quella del paesaggio agrario e non sono rappresentabili alla scala 1:250000 utilizzata per l’estensione delle Linee Guida. La vegetazione ornamentale LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 48 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione comprende infatti un numero enormemente vario di espressioni, che vanno dalle alberature stradali urbane ed extraurbane al verde storico, ai giardini botanici; la rilevanza legata a questi sistemi è varia, ed oltre ad essere legata all’importanza storica, scientifica, estetica e di uso sociale del verde, di caratterizzazione del paesaggio vegetale, è da correlare strettamente al loro ruolo ecologico, fondamentale soprattutto nelle aree urbane. Per questi elementi, da trattare in modo interdisciplinare con il sistema storico-culturale, sono valide le considerazioni fatte precedentemente considerati: la rappresentazione cartografica è rinviata ai successivi approfondimenti condotti in scala adeguata. Vegetazione forestale Formazioni forestali climaciche soggette a un vario livello di antropizzazione, rappresentate da aspetti a prevalenza di faggio, rovere, cerro, roverella, leccio, sughera, pino laricio, pino d’Aleppo e caratterizzate da strutture complesse, estese e stratificate, con vario grado di copertura. – Formazioni con prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazione di bosco caducifoglio discontinuamente rappresentata sui principali rilievi della catena settentrionale sicula alle quote comprese fra 1.100 e 2.200 m s.l.m., oltre che sull’Etna e, limitatamente al Bosco di Malabotta, sui Peloritani; raggiunge la maggiore diffusione nel territorio dei Nebrodi, dove, in presenza di migliori condizioni edafo-climatiche, su substrati siliceo-argillosi freschi e profondi, costituisce importanti formazioni, con prevalente forma di governo a ceduo. I popolamenti sono prevalentemente puri, con rare eccezioni di altre essenze forestali, strato arbustivo caratterizzato dalla presenza dell’agrifoglio, del tasso, della laureola e strato erbaceo costituito da poche specie nelle formazioni con elevati valori di copertura nello strato arboreo. I faggeti dei Nebrodi sono caratterizzati dalla contiguità con le formazioni di cerro, presente agli orizzonti immediatamente inferiori, che talvolta operano trasgressioni all’interno delle formazioni di faggio. Sulle Madonie, in formazioni generalmente più degradate e discontinue, tale ruolo è spesso svolto dalla rovere. Ai limiti inferiori dello spazio potenziale del faggio, a quote comprese fra 1400 e 1600 m s.l.m., sono ospitati i relitti esemplari di Abies nebrodensis. La forma di governo prevalente è ancora il ceduo. I faggeti etnei, caratterizzati dalla presenza di substrati vulcanici, occupano superfici ridotte in relazione alla estensione complessiva del faggeto in Sicilia; il corteggio floristico di queste formazioni è in generale impoverito, anche se contribuisce a sottolineare la loro peculiarità la presenza nello strato arboreo del pino laricio e di Betula aetnensis. – Formazioni con prevalenza di querce caducifoglie mesofile (Quercetalia pubescenti-petraeae) Bosco caducifoglio discontinuamente rappresentato sui principali rilievi della catena settentrionale sicula. Comprende la formazione fisionomizzata dalla foresta di rovere ed agrifoglio, oggi localizzata nel territorio delle Madonie di grande interesse per il suo significato relittuale, di grande interesse ambientale e naturalistico. Comprende inoltre le formazioni di cerro (Quercus cerris) presente in Sicilia anche con una varietà locale (Q. gussonei), che formano vasti consorzi che soprattutto sui Nebrodi assumono notevole interesse forestale e paesaggistico. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 49 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione – Formazioni con prevalenza di Pinus laricio (Pino-Juniperetea) Formazioni forestali naturali a pino laricio insediate nel territorio etneo, ad altitudini comprese fra 1000 e 2000 m s.l.m., che trovano la loro espressione più matura nella Foresta di Linguaglossa ed in alcuni nuclei minori sui versanti Sud, Nord, Nord-Est. La specie è frequentemente impiegata anche per la costituzione di popolamenti forestali artificiali. Contrariamente alla situazione di altri distretti geografici, dove la specie subisce fortemente la competizione del faggio, sull’Etna, anche per le eccezionali condizioni geo-pedologiche, il pino laricio forma spesso popolamenti puri, con strato arbustivo ridotto, raramente associati a Quercus pubescens, Populus tremula, Betula aetnensis. – Formazioni con prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Frammiste al leccio e alla sughera si ritrovano frequenti espressioni fisionomizzate dalle varie forme termofile di roverella che, apparendo esclusa in Sicilia la presenza del Quercetum pubescentis sensu stricto, insieme con la stessa presenza di Quercus pubescens, sono costituite da varie entità del gruppo delle roverelle sensu lato: Quercus congesta, Q. ampifolia, Q. dalechampii, Q. leptobalana e Q. virgiliana. – Formazioni con prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni pure e espressioni in cui Quercus ilex assume un ruolo dominante o è comunque ben rappresentata. Si tratta di aspetti generalmente basifili caratteristici di substrati calcarei o comunque di suoli basici o neutri (Quercion ilicis); gli aspetti nettamente acidofili comprendono numerose specie calcifughe assenti o rare nelle formazioni calcicole e possono essere compresi negli aspetti dell’Erico-Quercion ilicis. I lecceti sono variamente distribuiti e diversificati: – formazioni caratteristiche delle cave iblee, contigue alle ripisilve a platano orientale; – formazioni delle Madonie e di Rocca Busambra, legate ai climi mediterraneomontani, a quote comprese fra 1000 e 1500 m; – formazioni climaciche evolute delle vulcaniti iblee; – formazioni dei valloni e delle stazioni ombreggiate della Sicilia settentrionale e nord-orientale su substrati silicei (Querco-Teucrietum siculi); – formazioni miste con Acer obtusatum e Ostrya carpinifolia in stazioni umide del versante orientale dell’Etna e dei Peloritani. – Formazioni con prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni pure e espressioni in cui Quercus suber assume un ruolo dominante o è comunque ben rappresentata. Si tratta di aspetti generalmente acidofili caratteristici di substrati silicei o comunque di suoli acidi o subacidi; comprendono numerose specie calcifughe assenti o rare nelle formazioni calcicole e possono essere compresi negli aspetti dell’Erico-Quercion ilicis. I sughereti sono variamente distribuiti e diversificati, svolgendo spesso un ruolo vicariante rispetto alle formazioni di leccio, nello stesso spazio potenziale, in relazione alle caratteristiche del substrato. Elementi caratteristici sono, oltre alla sughera, Erica arborea, le ginestre (Calicotome spinosa, C. villosa), i cisti (Cistus salvifolius, C. monspeliensis), l’ipocisto (Cytinus hypocistis), la lavanda (Lavandula spica), ecc., soprattutto nelle formazioni aperte o in cui l’acidificazione dei suoli è conseguenza dei ripetuti incendi. – Formazioni con prevalenza di Pinus halepensis LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 50 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione Formazione forestale naturale a pino d’Aleppo, unica esistente in Sicilia, insediata sui pendii che costeggiano il fiume Ippari (Riserva Naturale Orientata Pino d’Aleppo, estesa 3530 ha nel territorio del comune di Vittoria). Nello strato arboreo, con copertura discontinua, sono presenti esclusivamente esemplari di Pinus halepensis, che raggiungono anche un’altezza di 10 m. Nel ricco strato arbustivo sono presenti numerose specie caratteristiche dalla macchia termofila (Olea europaea var. sylvestris, Pistacia lentiscus, Quercus ilex, Rhamnus alaternus, Phillyrea latifolia, Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpa, Lonicera implexa, ecc.) Nelle aree prive di copertura arborea è insediato un arbusteto ricco di specie interessanti e rare, fra cui Quercus calliprinos, Ephedra fragilis, Cistus clusii. Vegetazione di macchia (formazioni ad arbusti sclerofilli termofili) Aspetti di vegetazione climacica o secondaria rappresentati da formazioni di arbusti sclerofilli termofili e costituenti nel loro insieme le varie formazioni di “macchia” mediterranea, oggi in via di forte regressione per effetto dell’azione antropica. Comprendono le formazioni riferibili agli aggruppamenti dei Quercetea ilicis ed in particolare alle associazioni dell’Oleo-Ceratonion, rappresentate dalle espressioni a mirto, euforbia arborescente, olivastro, carrubo, alaterno, fillirea, lentisco, terebinto, Juniperus phoenicea, J. macrocarpa ecc., ed ancora Chamaerops humilis, spesso insediate su pendii e detriti di falda dei rilievi costieri, talora accompagnate da elementi spontaneizzati, come Opuntia ficus-indica e Agave americana. Comprendono inoltre gli arbusteti più mesofili tipologicamente riferibili alle formazioni sopra descritte e gli arbusteti spinosi alto-montani dell’Etna, dove l’evoluzione di formazioni di tipo forestale è impedita da fortissime limitazioni edafo-climatiche. Vegetazione di gariga, praterie e arbusteti Praterie secondarie, garighe su territori sfruttati per gli usi agricoli e su pascoli degradati, oggi abbandonati in tutto o in parte dagli usi agricoli e oggetto di reinsediamento da parte di elementi della vegetazione climacica. – Praterie termo-xerofile diffuse e caratteristiche ad Ampelodesmos mauritanicus (Thero-Brachypodietea) e formazioni da gariga, indizio di stadi di degradazione della macchia-foresta originaria (Oleo-Ceratonion) che oggi rappresentano formazioni stabilizzate e di grande importanza ai fini della conservazione del suolo nei territori più acclivi, nonché aree suscettibili di restauri ambientali verso stadi più complessi della vegetazione. – Praterie meso-xerofile rappresentate de pascoli e prati-pascoli mesofili (Erysimo-Jurinetalia) dei territori montani e sub-montani. – Formazioni pioniere delle colate laviche dell’Etna a Sedum coeruleum e S. aetnense, intercalati a arbusteti a Genista aetnensis. – Formazioni ad arbusti spinosi dell’Etna (Rumici-Astragaletalia) con dominanza di Astragalus siculus. – Boscaglie degradate a Prunus spinosa, Cistus sp. pl., Calicotome spinosa, Erica arborea, (Pruno-Rubion ulmifolii) rappresentanti espressioni secondarie su coltivi abbandonati dei territori collinari e costieri, o soggette alla pratica del pascolo. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 51 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione Vegetazione rupestre Aspetti di vegetazione aventi elevato carattere di naturalità, confinati in frammenti di territorio inaccessibili e risparmiati dall’azione antropica. Comprendono la vegetazione delle rupi, dalle falesie verticali o sub-verticali ai fronti meno acclivi, con roccia affiorante, scarsa o assente coltre di terreno vegetale e presenza di formazioni ed elementi endemici o caratteristici del territorio interessato, appartenenti agli aggruppamenti dei Dianthion rupicolae (termofili) e Saxifragion australis (mesofili). Vegetazione dei corsi d’acqua Vegetazione ripariale insediata lungo i corsi d’acqua principali e lungo le forre e i valloni minori. Formazioni alveali e di ripisilva a pioppo, salice, tamerice, oleandro, agnocasto, ecc., caratteristiche degli ambiti fluviali e torrentizi e minacciati dalle opere di sistemazione idraulica, dall’estensione dei coltivi fino all’ambito fluviale, dagli eccessivi prelievi idrici e di materiali, dall’inquinamento, dalla modifica del regime dei corsi d’acqua. Le formazioni di ripisilva in senso stretto sono ormai limitate ad espressioni discontinuamente presenti lungo ristrette fasce lungo le sponde e, più raramente, nelle aree golenali risparmiate dagli insediamenti e dalle infrastrutture. Si tratta di un paesaggio di tipo forestale fisionomizzato nello strato arboreo da varie specie di pioppo (Populus nigra, P. alba, P. canescens) e salice (S. alba, S. caprea, S. purpurea, S. pedicellata, S. gussonei), e inoltre dal platano (Platanus orientalis), limitato alla Sicilia orientale, con l’eccezione di un biotopo recentemente segnalato lungo l’alto corso del fiume Oreto, presso Palermo, ontano nero (Alnus glutinosa), olmo (Ulmus canescens), frassino (Fraxinus oxycarpa) tamerice (Tamarix gallica, T. africana, T. canariensis). Le formazioni delle fiumare, insediate sulle vaste aree golenali, sono caratterizzate dalla presenza delle vistose fioriture dell’oleandro (Nerium oleander), e ancora dell’agnocasto (Vitex agnus-castus), dell’inula (Inula viscosa), dell’assenzio arboreo (Artemisia arborescens), dell’elicriso (Helichrysum italicum), ecc. Nei valloni e nei torrenti minori si osserva talvolta la presenza della sola componente arbustiva, ed espressioni in cui la cannuccia (Arundo pliniana) assume spesso un rilevante ruolo fisionomico, insieme con il rovo comune (Rubus ulmifolius) e le lianose Tamus communis, Clematis vitalba, Hedera helix. Nella componente erbacea sono presenze caratteristiche le carici (Carex pendula, più raramente C. panormitana), varie specie di menta (Mentha aquatica, M. suaveolens, M. longifolia) e inoltre i giunchi, i ranuncoli acquatici, il giaggiolo d’acqua, ecc. Nelle formazioni più disturbate, a carattere spiccatamente nitrofilo, con più elevati apporti di sostanza organica proveniente dagli scarichi civili, gli elementi ricorrenti lungo le sponde vanno ricercati fra i generi Ricinus, Chenopodium, Polygonum, Chrisanthemum. Dal punto di vista dell’inquadramento sintassonomico, e limitatamente al livello di ordine, in Sicilia possono essere distinte varie formazioni, caratteristiche dei vari ambienti fluviali, ai quali sono riferite le localizzazioni sulla cartografia in scala 1:250000. – Foreste e boscaglie ripali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 52 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione – – – – 1) Populietalia albae: aspetti di ripisilva presenti sopratutto sui corsi d’acqua della catena montuosa settentrionale, sui monti a S di Palermo e nelle Cave iblee, in ambienti spesso localizzati in valli strette e profonde. Fra le specie più caratteristiche si ritrovano Populus nigra, Salix alba, S. pedicellata, Fraxinus oxycarpa, Alnus glutinosa, ed è presente uno strato arbustivo e di elementi lianosi ricco e vario, con Rubus ulmifolius, Rosa sempervirens, Smilax aspera, ecc. 2) Salicetalia purpureae: aspetti di ripisilva e formazioni arbustive più o meno aperte ed eliofile, caratteristiche dei tratti fluviali medi e inferiori, di alvei ampi e poco incisi e di pendenze meno accentuate. Sono elementi dominanti di queste formazioni Populus nigra, Salix alba, S. pedicellata, S. purpurea. Vegetazione erbacea e arbustiva dei greti dei fiumi e delle fiumare 3) Scrophulario-Helichrysetalia: formazioni di vegetazione erbacea delle fiumare con greti ampi e ciottolosi. Specie caratteristiche: Scrophularia bicolor, Helichrysum italicum, Euphorbia rigida. 4) Tamaricetalia: aspetti di vegetazione arbustiva caratterizzati da Nerium oleander, Vitex agnus-castus, Spartium junceum (Rubo-Nerion oleandri, nelle fiumare della Sicilia settentrionale e orientale) e da Tamarix gallica, T. africana, Salix sp. pl. in ambenti con clima più arido e caldo, talvolta subsalsi; nei fiumi della Sicilia sudoccidentale e centrale, queste formazioni sono sostituite da tamariceti a T. africana. Vegetazione erbacea delle stazioni di ripa umide in ambiente nitrofilo 5) Plantaginetalia majoris 6) Bidentalia tripartitae: formazioni erbacee legate a stazioni molto umide in ambiente nitrofilo, caratterizzate rispettivamente dalla presenza di Plantago major, Mentha sp. pl., Juncus inflexus, e da quella di Paspalum paspaloides, Cyperus fuscus, Polypogon viridis. Vegetazione delle zone con acque calme e stagnanti e delle zone paludose 7) Phragmitetalia 8) Magnocaricetalia: aspetti di vegetazione delle zone con acque calme e stagnanti e delle zone paludose a canneto – con dominanza di Phragmites communis – a Scirpus lacustris, Thypha angustifolia, carici (Carex elata, C. riparia, C. hispida). Limitatamente ad alcune stazioni della Sicilia orientale, questi aspetti comprendono le formazioni a papiro (Cyperus papyrus ssp. siculus) diffuse allo stato spontaneo soltanto lungo il Fiume Ciane. Vegetazione sommersa e semisommersa dei corsi d’acqua perenni 9) Nasturtio-Gliceretalia 10) Potametalia: aspetti di vegetazione delle acque calme e limpide a Apium nodiflorum, Nasturtium officinale e Veronica anagallis aquatica. Rari aspetti di vegetazione costantemente sommersa ad idrofite delle acque calme e correnti, più o meno profonde, a Zanichellia, Potamogeton Ranunculus. Vegetazione lacustre e palustre Vegetazione di laghi, stagni, pantani, lagune. Formazioni sommerse ed emerse delle lagune costiere, delle zone umide (margi), delle acque interne, compresi gli invasi artificiali. Sono elementi dominanti varie specie di Potamogeton, Cyperus, Carex, oltre alle caratteristiche formazioni a Phragmites australis. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 53 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione Vegetazione delle lagune salmastre Vegetazione sommersa delle lagune salmastre (Ruppietalia) ed emersa dal bordo (Thero-Salicornietalia, Spartinetalia maritimae, Arthocnemetalia fruticosi, Limonietalia, Juncetalia maritimi). Vegetazione rappresentata da elementi alofili lungo i margini dei canali delle saline, con varie specie di Ruppia, Juncus, Limonium, Arthocnemum, ecc. Vegetazione costiera – Formazioni vegetali dunali e retrodunali delle coste sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.), caratterizzate da elementi psammofili, come Matthiola sinuata, Glaucium flavum, Eryngium maritimum, ecc.; – Formazioni vegetali delle coste rocciose (Crithmo-Limonietalia) caratterizzate da elementi tipici delle rocce esposte all’influenza diretta del mare, come Chithmum maritimum, Limonium sp. pl., ecc..; Vegetazione sinantropica – Formazioni di elementi infestanti, sinantropici e ruderali di ridotto significato fitogeografico ed ecologico (Secalietea, Stellarietea mediae). – Formazioni forestali artificiali di impianto recente costituite da popolamenti di Pinus sp. pl., di Cupressus sp. pl., di Eucalyptus sp. pl. o da formazioni miste con gli elementi citati. Si tratta di impianti di varia condizione vegetativa e sviluppo, spesso diradati o degradati, normalmente insediati in funzione protettiva sui versanti più acclivi ed erosi, talvolta di discreto valore paesaggistico ed ecologico e svolgenti importanti funzioni dal punto di vista idrogeologico. Sono inclusi in questa categoria i castagneti anche da frutto. Le formazioni sono spesso contigue o sovrapposte alle originarie formazioni climaciche, rappresentate da frammenti di foreste di sclerofille sempreverdi e di caducifoglie termofile e mesofile. Il sottobosco è generalmente impoverito dal punto di vista floristico rispetto alle formazioni forestali naturali, anche se è spesso possibile osservare la presenza di uno strato erbaceo e arbustivo che prelude ad una ricolonizzazione da parte di elementi della vegetazione naturale. Criteri di valutazione Per la definizione del grado di naturalità della copertura vegetale, ci si è riferiti all’articolazione dei sistemi in categorie così come riportata in letteratura: – i sistemi naturali sono espressi dall’insieme delle comunità costituite da popolazioni native o spontanee, dove l’incidenza umana è bassissima, anche per l’inaccessibilità dei luoghi; – i sistemi subnaturali comprendono le comunità le cui popolazioni risultano ancora native e spontanee, con fisionomia simile a quella dei sistemi naturali, anche se struttura e composizione risultano alterate per influenze legate all’antropizzazione; – i sistemi seminaturali comprendono le comunità aperte di origine secondaria insediate in seguito alla degradazione dei climax forestali originari: oltre alle formazioni arbustive secondarie, comprendono le garighe, le praterie steppiche e le comunità alofitiche del litorale alterate strutturalmente e biologicamente; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 54 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione – i sistemi umani rurali comprendono i coltivi e gli incolti recenti, in cui è ancora insediata una flora prevalentemente infestante e le formazioni forestali artificiali caratterizzate da componenti esotiche che hanno trasformato il paesaggio vegetale originario; – i sistemi umani ad utilizzazione intensiva comprendono le aree in cui vengono esercitate attività di tipo industriale e le aree edificate nelle quali gli elementi della vegetazione locale sono sostituiti da impianti artificiali a carattere ornamentale espressa da una componente floristica estranea e da comunità sinantropiche di tipo nitrofilo o ruderale con dominanti cosmopolite ed esotiche. Sulla base e dei più recenti approcci ai problemi dell’ecologia del paesaggio, è stato elaborato un complesso di indirizzi di massima, allo scopo di tracciare un quadro di strategie generali finalizzate alla redazione delle Linee Guida, in scala 1:250000: – La diversità biologica dei sistemi territoriali va mantenuta ed incrementata; sono da incoraggiare interventi che comportano un aumento della diversità. – Il paesaggio vegetale tende spontaneamente verso un massimo di ordine che viene raggiunto nelle formazioni naturali climaciche soltanto in tempi estremamente lunghi; nella gestione territoriale è necessario prevedere per singole aree le varie destinazioni d’uso che non disperdano patrimoni di complessità e di maturità delle formazioni evolutesi nel tempo, e che prevedano misure di mitigazione degli impatti e di accelerazione dei processi evolutivi, soprattutto in relazione all’alto livello di degradazione dei contenuti ecologici del territorio. – Le aree destinate a rimanere in condizioni di naturalità o ad evolvere verso la rinaturazione vanno portate al livello massimo di ordine ambientale, anche accelerando i processi naturali della dinamica della vegetazione con interventi di restauro ambientale. – Le aree destinate agli usi umani – insediativi, produttivi, infrastrutturali – vanno tenute in condizioni di alta entropia, che in generale permettono una migliore omeostasi e resilienza. – Se il paesaggio viene portato ad un aumento dell’ordine di tipo artificiale, ad esempio con l’introduzione di estese colture a carattere industriale o di opere ingegneristiche di grosso impatto, risulta più vulnerabile e meno difeso nei confronti di bruschi eventi modificativi. – L’assetto agrario di tipo tradizionale, caratterizzato da una pluralità di colture prevalentemente legnose in appezzamenti di forma irregolare, con terrazzamenti, muretti a secco, siepi, alberate, può essere considerato, nella maggior parte dei casi, di elevato valore ambientale, assumendo un alto valore di entropia, con elevata diversità vegetale ed animale; in particolare negli ambienti collinari esso svolge un fondamentale compito nei confronti della conservazione del suolo; questo sistema, stabile dal punto di vista ecologico, è estremamente vulnerabile nei confronti dell’attuale dinamica dei processi economici. – I tipi di paesaggio plasmati da un trasferimento artificioso di ordine dalla società tecnologica all’ambiente, come i paesaggi industriali e quelli delle monocolture, hanno bassa diversità, scarsa resilienza, ridotto valore ambientale e non danno spazio ad altre attività socializzanti (turismo, ricreazione, tempo libero). LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 55 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico vegetazione – Il turismo, che in Sicilia ha un’importanza che è perfino superfluo sottolineare, è fondato in larga parte sulla qualità del paesaggio, da interpretare come risorsa anche dal punto di vista economico, e che va salvaguardata non solo attraverso misure restrittive, ma con interventi mirati di riqualificazione e di valorizzazione della sua rilevanza sociale con il coinvolgimento diretto delle comunità locali nella gestione delle risorse. Alle componenti del paesaggio vegetale naturale e seminaturale e forestale antropico sopra individuate, oltre al complesso di indirizzi di massima che hanno lo scopo di fissare l’approccio complessivo di tipo ecologico alla interpretazione delle dinamiche di trasformazione, vanno applicati in sede di pianificazione paesistica e urbanistica a livello territoriale e di area vasta, alcuni criteri generali di valutazione, allo scopo di definire i caratteri relativi di rilevanza delle diverse componenti da considerare nella definizione della normativa, graduandola in relazione alle diverse realtà territoriali: – Valutazione del grado di naturalità delle formazioni sulla base dei parametri generali prima individuati. – Valutazione dell’interesse scientifico ed ecologico, valutato sulla base dei parametri di esclusività, rarità, importanza testimoniale e didattica, criticità, degli elementi della flora e delle formazioni vegetali. – Valutazione dell’interesse ai fini della conservazione del suolo e degli equilibri ecologici, secondo i parametri di stabilità, livello di maturità e complessità delle fitocenosi, distanza dalle condizioni climaciche, dinamica evolutiva. – Valutazione dell’interesse paesaggistico e percettivo, sia sulla base della caratterizzazione del paesaggio naturale e antropico, sia in relazione alla fruibilità e uso sociale delle aree boscate, e delle formazioni vegetali anche non forestali di interesse naturalistico. – Valutazione dell’interesse legato alla rilevanza delle formazioni per caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 56 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico biotopi SOTTOSISTEMA BIOTICO 9.3 BIOTOPI Generalità Numerosi biotopi e complessi di biotopi di interesse faunistico, floristico e vegetazionale sono stati identificati in Sicilia, compresi fra gli estremi di emergenze puntiformi e di aree biogeografiche talora notevolmente estese e diversificate al loro interno. Vari fra questi siti e complessi sono stati oggetto delle misure di tutela previste dalle Legge Regionale 98/80 sulla istituzione delle aree protette in Sicilia e dalle successive aggiunte e modificazioni. Il Piano regionale dei Parchi e delle Riserve naturali individua tre complessi sistemi – il Parco delle Madonie, il Parco dell’Etna, il Parco dei Nebrodi – che comprendono una grande varietà di condizioni ecologiche e possono essere considerati complessi di carattere eterogeneo di habitat naturali e seminaturali. Le Riserve Naturali, di cui 29 già istituite, pur con forti resistenze alcune delle quali accolte anche in occasione di ricorsi amministrativi, comprendono varie espressioni di carattere esteso, che vanno da una superficie minima di 130 ha (Macchia foresta sul Fiume Irminio) a una massima di 3530 ha (Pineta a Pino d’Aleppo di Vittoria); il totale delle aree incluse nel Piano regionale, che investe un numero complessivo di 100 aree protette con regime di Riserva naturale, abbraccia emergenze di carattere puntuale, come le varie grotte e isolotti di superficie ridottissima (Isola Lachea, Isola dei Porri, Isola Bella, Isola delle Femmine), e porzioni molto ampie di territorio, come la Riserva di Pizzo Cane e Pizzo Trigna (5116 ha) e quella del Bosco di Santo Pietro (6522 ha). Le aree tutelate riguardano complessi forestali ed espressioni di carattere geologico e geomorfologico, siti di endemismi vegetali e animali ed espressioni complesse in cui ai contenuti propriamente naturalistici della tutela si affiancano valori di carattere testimoniale storico, archeologico, antropologico, come nei vari casi delle Saline di Trapani e Marsala, delle Isole dello Stagnone, della necropoli di Pantalica. Anche in ragione del carattere di seminaturalità di numerose delle espressioni individuate, il regime di tutela proposto è frequentemente quello orientato, in cui vengono coniugate le attività antropiche compatibili con le finalità della Riserva e le esigenze della tutela. D’altra parte, l’attuazione parziale del Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve ha visto le aree protette più isolate che inserite in un sistema di gestione delle risorse naturali con una strategia globale riconoscibile e sede più di tutela passiva – durante il regime provvisorio – che di sviluppo degli ecosistemi protetti e delle attività connesse alle Riserve. Inoltre, alcune delle Riserve istituite e comprese nel Piano regionale presentano caratteristiche di elevata antropizzazione, non potendo essere definite aree naturali in senso stretto, se pure presentano aspetti di notevole interesse naturalistico: ci si riferisce in particolare ad alcuni territori boscati costituiti in prevalenza da formazioni forestali artificiali recenti e ad espressioni geomorfologiche di grande interesse paesaggistico con ampie superfici occupate da copertura vegetale artificiale, come Monte Pellegrino, in cui la zona di pre-riserva, costituita dalla “Favorita”, è rappresentata da un parco storico con spiccato carattere agricolo e ornamentale. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 57 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico biotopi Oltre alla definizione e rappresentazione cartografica delle componenti del paesaggio vegetale naturale forestale, è stato ritenuto indispensabile raccogliere le segnalazioni relative ai biotopi di particolare interesse ricadenti nel territorio e proporre, quando necessario per l’inadeguatezza degli attuali livelli di tutela, misure e procedure specifiche per la loro conservazione e valorizzazione, nella convinzione inoltre che, seppure non partecipanti in senso tradizionale alla formazione del “paesaggio” naturale nelle sue componenti biotiche e abiotiche rappresentabili alla scala delle Linee Guida, gli aspetti relativi alla componente faunistica del patrimonio dell’Isola potessero essere ospitati nel capitolo relativo ai siti e agli habitat di interesse faunistico, partecipando ad una tutela di tipo indiretto, più che diretto, ma non per questo meno efficace. Per la individuazione dei siti e degli habitat meritevoli di conservazione in Sicilia sono state utilizzate le schede prodotte nel corso di varie campagne di segnalazioni e censimenti, in particolare: 1) Assessorato Regionale Beni Culturali e Ambientali. Centro Regionale per l’Inventario e il Catalogo, Schede di Censimento “Biotopi”. Schede prodotte nel corso della campagna di censimento dei beni naturali e naturalistici effettuata dall’Università di Palermo, su incarico dell’Assessorato Beni Culturali e Ambientali, 1985-86. 2) – Riggio S. e Massa B., 1974. Problemi di conservazione della natura in Sicilia. 1° Contributo. Atti del IV Simposio Nazionale sulla Conservazione della Natura. Bari, Carucci. – Fanfani A., Groppali R. e Pavan M., 1977. La tutela naturalistica territoriale sotto potere pubblico in Italia: situazione e proposte. Ministero Agricoltura e Foreste. Collana Verde, Roma. – Società Botanica Italiana. Gruppo di lavoro per la Conservazione della Natura. 1971, 1979. Censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale in Italia. Voll. I-II. Dati raccolti e pubblicati dall’Azienda Foreste Demaniali Regione Siciliana nel volume: – AA.FF.DD. Regione Siciliana 1984. Aree di interesse naturalistico e/o paesaggistico in Sicilia: proposte e tutela. Palermo. 3) Centro Interuniversitario Biodiversità Mediterranea 1995 – Progetto Bioitaly – Precensimento dei siti di interesse floristico e vegetazionale meritevoli di conservazione e rilevanti ai fini del mantenimento e dell’incremento della biodiversità in Sicilia, classificati per tipo di habitat secondo i criteri della Direttiva CEE 43/92. Dati forniti dal Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Palermo. In molti casi le proposte di tutela sono state accolte nella formulazione del Piano Regionale dei Parchi e Riserve Naturali in Sicilia, e alcune di esse si riferiscono a Riserve successivamente istituite o a territori inseriti all’interno dei Parchi regionali. Le schede “Biotopi” elaborate nel corso dei censimenti citati, che ovviamente rappresentano un riferimento “aperto”, non potendosi ritenere esaustive le informazioni fin qui disponibili, che vanno verificate ed incrementate, data anche la velocità delle trasformazioni antropiche che in qualche caso hanno investito anche siti di grande interesse, sono state localizzate cartograficamente in scala 1.250000, utilizzando simboli nel caso di aree piccole e rappresentazioni areali nel caso di territori più vasti. I biotopi cartografati sono classificati secondo i regimi di LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 58 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico biotopi tutela cui sono oggi sottoposti e secondo il grado di conservazione o di alterazione rispetto alle condizioni di partenza. Relativamente ai problemi legati alla fauna, come si è accennato si ritiene che questa non rappresenti oggetto di misure specifiche dirette in sede di pianificazione paesistica a livello di Linee Guida, essendo fra l’altro la competenza sulla fauna siciliana attestata presso l’Amministrazione dell’Agricoltura e delle Foreste. Tuttavia, per quanto attiene ai caratteri che in generale la fauna esprime nella definizione di diversi tipi del paesaggio siciliano, vengono riportate in ciascuna scheda relativa ai biotopi le segnalazioni relative alle presenze faunistiche caratterizzanti e talvolta alla base della stessa proposizione di misure di salvaguardia ambientale; si tratta di segnalazioni relative principalmente a presenze avifaunistiche di rilievo, più raramente a specie di vertebrati terrestri e di invertebrati, indicate come rappresentative del contingente faunistico dell’Isola. Si ritiene infine che, anche per quanto concerne le misure di conservazione dirette alla fauna, la tutela e la valorizzazione degli habitat rappresenti la misura più efficace e produttiva anche in una prospettiva temporale di generale incremento della biodiversità. I biotopi censiti e cartografati in scala 1:250000 sono riferiti agli habitat della classificazione di cui alla citata Direttiva CEE, aggiornata secondo i criteri e le proposte di modifica contenute nel Progetto Bioitaly. Alla cartografia è associata una banca dati in formato ARC/INFO, articolata secondo le voci essenziali per l’identificazione del sito, la descrizione delle sue caratteristiche, gli habitat che vi sono rappresentati, le condizioni amministrative di tutela secondo lo schema seguente: a) Riserva naturale istituita b) Parco istituito c) Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve d) Vincolo 1497/39: 1) Bellezza individua 2)Bellezza d’insieme e) Vincolo L. 431/85 f) Vincolo di immodificabilità temporanea art. 5 L.R. 15/91. È indicata inoltre la necessità di procedere a verifiche delle condizioni di conservazione in relazione alle trasformazioni antropiche, prioritariamente per i casi non compresi nelle aree tutelate o tutelate in modo inadeguato: a) Proposte di tutela specifica b) Indirizzi generali di tutela Definizione delle componenti I circa 250 biotopi individuati nel corso di questa prima approssimazione, che come si è detto rappresenta una sintesi delle informazioni raccolte, e che è necessario completare con il proseguimento delle indagini di censimento sul territorio e con l’approfondimento delle conoscenze sui singoli siti, sono stati raggruppati nelle seguenti componenti, associate con esclusivo riferimento a categorie omogenee di tutela: A Biotopi comprendenti habitat costieri, formazioni di vegetazione alofitica, dune marittime B Biotopi comprendenti habitat d’acqua dolce LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 59 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico biotopi C D E F G Biotopi comprendenti habitat di lande e perticaie temperate e sclerofille Biotopi comprendenti habitat delle formazioni erbose naturali e seminaturali Biotopi comprendenti habitat di torbiera Biotopi comprendenti habitat rocciosi e habitat di cavità naturali Biotopi comprendenti habitat di foresta Le componenti del sottosistema sopra elencate, rappresentate da siti complessi o emergenze puntuali, sono state definite sulla base della presenza al loro interno di uno o più habitat rappresentativi, così come individuati dall’Elenco degli habitat presenti in Sicilia riportato dall’All. I della Direttiva CEE 43/92. 1) Habitat costieri e vegetazioni alofitiche a) Acque marine e ambienti di marea – Erbari di Posidonie – Lagune – Scogliere b) Scogliere marittime e spiagge ghiaiose – Vegetazione annua delle linee di deposito marine – Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee (con Limonium spp. endemici) c) Paludi e pascoli inondati mediterranei e termo-atlantici – Vegetazione annua pioniera di Salicornia e altre entità delle zone fangose e sabbiose – Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimae) – Perticaie alofile mediterranee e termo-altlantiche (Artocnemetalia fruticosi) – Perticaie alonitrofile (Pegano-Salsoletea) d) Steppe continentali alofile e cistofile – Steppe salate (Limonietalia) 2) Dune marittime e continentali a) Dune marittime delle coste mediterranee – Dune mobili embrionali – Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (dune bianche) – Canneti e cariceti intradunali – Dune fisse del litorale di Crucianellion maritimae – Prati dunali di Malcomietalia – Perticaie costiere di ginepri – Dune con vegetazione di sclerofille (Cisto-lavanduletalia) 3) Habitat d’acqua dolce a) Acque stagnanti – Laghi eutrofici naturali con vegetazione del tipo Magnopotamion o Hydrocharition – Stagni temporanei mediterranei b) Acque correnti – Vegetazione sommersa di ranuncoli dei fiumi submontani e delle pianure – Fiumi mediterranei a flusso permanente: Paspalo-Agrostidion e filari ripari di Salix e di Populus alba – Fiumi mediterranei a flusso intermittente LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 60 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico biotopi – Sorgenti in ambienti a vegetazione naturale – Tratti iniziali dei corsi d’acqua – Letti ghiaiosi dei corsi d’acqua mediterranei (Fiumare) con presenza di Helichrysum italicum 4) Lande e perticaie temperate a) Lande oromediterranee endemiche di ginestre spinose 5) Perticaie sclerofille (Matorral) a) Matorral arborescenti mediterranei – Matorral arbustivi di Juniperus phoenicea – Matorral di Zyzifus – Matorral di Laurus nobilis b) Perticaie termomediterranee e pre-steppiche – Formazioni basse di euforbie vicino alle scogliere – Formazioni di Euphorbia dendroides – Formazioni di Ampelodesmos mauritanicus – Formazioni di Chamaerops humilis – Macchia pre-desertica (Periplocon angustifolia) – Macchia termomediterranea di Cytisus e Genista c) Phrygane – Phrygane di Astragalo-Plantaginetum subulatae – Phrygane di Sarcopoterium spinosum 6) Formazioni erbose naturali e seminaturali a) Terreni erbosi naturali – Prati oromediterranei b) Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte di cespugli – Su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) – Percorsi substeppici di graminacee e piante annue (TheroBrachypodietea) c) Praterie umide seminaturali con piante erbacee alte – Praterie mediterranee con piante erbacee alte e giunchi (MolinionHoloscoenion) – Bordure erbacee alte di corsi d’acqua e aree boscate – Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis) 7) Torbiere alte e basse a) Torbiere acide e sfagni – Torbiere alte attive – Torbiere alte degradate b) Paludi basse calcaree – Paludi calcaree di Cladium mariscus e di Carex davalliana – Sorgenti pietrificanti con formazioni di tufo 8) Habitat rocciosi e grotte a) Ghiaioni rocciosi – Ghiaioni del Mediterraneo occidentale – Prati pionieri su cime rocciose b) Altri habitat rocciosi – Grotte non sfruttate turisticamente – Campi di lava e cavità naturali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 61 articolazione per sistemi e componenti sottosistema biotico biotopi 9) Foreste a) Foreste dell’Europa temperata e mediterranea – Foreste di valloni di Tilio-Acerion – Foreste alluvionali residue di Alnion glutinoso-incanae b) Foreste mediterranee caducifoglie – Faggeti di Taxus e Ilex – Faggeti di Abies nebrodensis – Castagneti – Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba – Boschi di platano orientale della Sicilia (Platanion orientalis) – Foreste riparie termomediterranee (Nerio-Tamariceteae) c) Foreste sclerofille mediterranee – Foreste di Olea e Ceratonia – Foreste di Quercus suber – Foreste di Quercus ilex d) Foreste di conifere mediterranee di montagna – Foreste di Pinus laricio – Foreste di Pinus pinea – Foreste di Pinus halepensis – Foreste mediterranee endemiche di Juniperus – Foreste di Taxus baccata. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 62 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO FORESTALE 9.4 PAESAGGIO AGRARIO Generalità Il paesaggio agrario nasce dall’incontro fra le colture e le strutture di abitazione e di esercizio ad esse relative. Queste ultime, case, magazzini, stalle, strade, manufatti di servizio pubblici e privati, rete irrigua, vasche di raccolta, ecc., concorrono a definire l’identità del paesaggio non meno delle colture stesse, e ne caratterizzano i processi dinamici ed economici che le sostengono, promuovono o deprimono e che in ultima analisi possono trasformare radicalmente l’espressione percettiva del paesaggio. Le superfici investite dalle colture agrarie occupano in Sicilia il 69,72% dell’intera superficie dell’Isola, mentre, ad esempio, le aree boscate, compresi i popolamenti forestali artificiali, le aree parzialmente boscate e i boschi degradati coprono l’8,20% della superficie totale, una frazione ancora e significativamente inferiore essendo occupata dalle formazioni forestali naturali (dati: Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, Carta dell’uso del suolo, 1995). In un territorio così fortemente antropizzato, e in cui il paesaggio delle colture ha un così elevato potere di caratterizzazione degli orizzonti percettivi e della qualità ambientale, non può eludersi la necessità di un’analisi, sia pure per grandi tipologie, della qualità colturale del paesaggio agrario, né quella di individuare indirizzi e procedure per il mantenimento o il recupero dei suoi caratteri paesaggistici e ambientali di maggiore rilevanza. Il paesaggio vegetale antropico è largamente prevalente dal punto di vista quantitativo rispetto alle formazioni forestali, alle macchie, alle praterie nel territorio costiero e collinare dell’Isola: il paesaggio dei seminativi si estende per il 31,7% della superficie complessiva, quello delle colture legnose per il 27,3%, il paesaggio espresso dai sistemi colturali complessi, dalle serre, dai mosaici colturali per il 10,5%. Al contrario, le superfici naturali e seminaturali rappresentano una frazione ridotta della superficie, essendo così ripartite: – i popolamenti forestali, comprendenti le formazioni autoctone, i popolamenti forestali artificiali a latifoglie e conifere, le formazioni degradate e le aree parzialmente boscate: l’8,2 %; – le aree a vegetazione arbustiva e/o erbacea: il 15,4%; – le zone aperte, con vegetazione rada e le superfici denudate: il 2,3%. (Assessorato Regionale Territorio e Ambiente. Carta dell’uso del suolo. Note illustrative, 1995). La Circolare 5/12/94 dell’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste “Attuazione del programma regionale pluriennale Reg. CEE n. 2078/92”, si propone il conseguimento di importanti obiettivi per il miglioramento della qualità dell’ambiente e del paesaggio agrari. Il coordinamento delle politiche agrarie e di tutela del paesaggio agrario attraverso la pianificazione paesistica si ritiene un passaggio fondamentale per l’efficacia degli indirizzi della pianificazione: il paesaggio agrario è modellato dalla dinamica dei processi economici, e, soprattutto negli anni recenti, si è osservato come le politiche comunitarie possano rapidamente portare alla trasformazione dei caratteri paesaggistici di vasti territori, con la politica del set-aside, ad esempio, o con la incentivazione o disincentivazione di determinate colture legnose. La prospettiva della LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 63 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario globalizzazione dell’economia, che in agricoltura ha già fatto cadere molte barriere protezionistiche, che in passato avevano strutturato il paesaggio agrario sulla base dei caratteri dei mercati locali, rischia di produrre effetti profondi sui caratteri tradizionali del paesaggio, e di accentuare le condizioni di marginalità dei territori già oggi in via di spopolamento e di abbandono. In questo quadro, una forte attenzione nei confronti delle caratteristiche ecologiche del territorio agricolo è estremamente importante, anche per la progressiva perdita di significato assoluto della quantità delle produzioni rispetto alla loro qualità. Oltre alle misure riguardanti la riduzione dell’impiego di fitofarmaci e l’incremento dell’agricoltura biologica, gli obiettivi del programma triennale sono i seguenti: – promuovere l’impiego di metodi di produzione a basso impatto ambientale, contribuendo anche all’equilibrio dei mercati con la riduzione quantitativa delle produzioni prive di sbocchi di mercato; – incentivare l’estensivizzazione secondo diverse modalità; – incoraggiare forme di utilizzazione dei terreni compatibili con la tutela e il miglioramento dell’ambiente, delle risorse naturali e della diversità genetica; – incentivare la cura dei terreni agricoli e forestali abbandonati; – incoraggiare un ritiro di lunga durata dei seminativi per scopi di carattere ambientale; – promuovere la formazione degli agricoltori per l’adozione di metodi di produzione compatibili con le esigenze dell’ambiente. Il forte squilibrio fra la copertura vegetale antropica e naturale è ulteriormente accentuato se si considera che le colture estensive e i paesaggi a campi aperti del seminativo, del vigneto meccanizzato con impianto di tipo industriale e i mosaici colturali fra i due tipi sono le forme di uso agricolo del suolo che presentano i più bassi valori di diversità biologica e i più alti di uniformità paesaggistica. Al contrario, le forme tradizionali delle pratiche agricole, i paesaggi a campi chiusi, le colture arboree tradizionali di tipo estensivo, le sistemazioni collinari a terrazzi, rappresentano forme di utilizzazione del suolo maggiormente compatibili dal punto di vista ecologico. In accordo con le più recenti direttive comunitarie, adottate anche dalla Regione Siciliana con la recente circolare dell’Assessorato Agricoltura e Foreste più volte citata sulla conservazione delle colture tradizionali, sulle pratiche ecocompatibili e sullo sviluppo dell’agricoltura biologica, la pianificazione paesistica non può che condividere nelle sue linee generali il riorientamento in atto in un settore così vasto e complesso. Del resto, l’abbandono dell’agricoltura dapprima sui versanti più acclivi, successivamente anche sui territori più pianeggianti e fertili, insieme con l’esercizio di una pastorizia che spesso sovraccarica di bestiame il cotico erboso, alterandolo, impoverendolo ed esponendolo agli agenti erosivi – laddove un pascolo regolamentato ed incrementato potrebbe costituire un fattore di miglioramento anche ecologico del territorio, oltre che economico – rappresentano fattori di degradazione e di dissesto localmente gravi e generalmente diffusi e indesiderabili. Il Programma Operativo Plurifondo Sicilia 1994/99, pubblicato sul Supplemento ordinario alla G.U.R.S. n. 3 del 13/1/96, individua esplicitamente fra le cause del degrado del paesaggio agrario l’abbandono delle attività agro-silvo-pastorali, il passaggio a tecniche di agricoltura “moderne”, le negative esperienze di forestazione produttiva condotte con specie estranee alla flora locale, il pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 64 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario irrazionale e la produzione zootecnica non sostenibile dal territorio. La strategia ambientale con riferimento al territorio agricolo vede al primo punto dello stesso documento di programmazione della Regione la necessità di ricostruire un ambiente “naturale” nelle aree agro-silvo-pastorali, individuando in questo modo due elementi fondamentali della strategia di tutela e valorizzazione del paesaggio agrario: quello del mantenimento dei caratteri dell’agricoltura tradizionale, quando di rilevante valore per la conservazione del suolo e per i significati storici, testimoniali, paesaggistici e del patrimonio varietale delle colture; quello del mantenimento o dell’inserimento di elementi di biodiversità vegetale nel contesto dei territori in cui l’agro-ecosistema è più semplificato e uniforme. Nell’ambito dei programmi comunitari sulla creazione di reti ecologiche europee (EECONET), che sono riferiti a macrosistemi spesso di valenza extra-nazionale, oltre alle zone umide, ai corsi d’acqua, ai territori costieri, alle scale maggiori anche le garighe, le praterie e i pascoli assumono un ruolo centrale di riequilibrio biologico; appare pertanto necessario da un lato riservare attenzione a quelle espressioni seminaturali di incolto, prateria, incolto roccioso, pascolo già oggi di fatto marginali rispetto ai processi economici, ma che svolgono come espresso in precedenza un importante ruolo ecologico anche nella prospettiva del loro restauro ambientale; dall’altro è necessario potenziare i corridoi di “naturalità” rappresentati dalle siepi, dalle alberature anche isolate nel contesto dei territori agricoli a campi aperti, della vegetazione dei corsi d’acqua minori, immersi nel contesto della forte antropizzazione. Obiettivi generali della pianificazione non soltanto paesistica con riferimento al paesaggio agrario sono inoltre: – quello di essere compatibile con la valorizzazione dei territori e dei suoli maggiormente vocati alle attività agricole e potenzialmente suscettibili di consentire i redditi più elevati in agricoltura, anche per i caratteri climatici, di giacitura, pedologici e ancora del livello di infrastrutturazione e di presenza imprenditoriale, territori oggi spesso sottratti alle attività agricole perché sede di insediamenti non agricoli che consumano rilevanti porzioni dei suoli più pregiati; – quello di individuare i territori più marginali, già oggi di fatto sottratti alle attività produttive competitive e remunerative, perché sfavorite da forti condizionamenti ambientali, il cui mantenimento può di fatto avere un preminente significato ecologico o di cui va prevista una riconversione che garantisca la stabilizzazione ambientale del territorio limitando gli effetti dell’abbandono colturale, del degrado, del dissesto idrogeologico. Anche in ragione di quanto accennato in precedenza, degli orientamenti che sotto forma di analisi, obiettivi, strategie e normative vigenti sono stati espressi in diversi ambiti dell’Amministrazione della Regione, e della rilevanza ecologica del paesaggio agrario nel suo complesso, si fissa un quadro di indirizzi generali, riferiti alle componenti del paesaggio delle colture agrarie come in seguito individuate e definite; gli indirizzi sono volti alla necessità di alleggerire la pressione antropica su comprensori caratterizzati da ecosistemi di elevato valore e vulnerabilità, di mantenere i caratteri dell’agricoltura tradizionale, di incrementare la biodiversità in territori spesso fortemente impoveriti sotto il profilo ambientale, sottolineando il fondamentale ruolo che il lavoro agricolo può svolgere nella conservazione degli ambienti e dei paesaggi di pregio e nel recupero degli ambienti e nei territori degradati. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 65 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche A partire dai documenti sull’uso del suolo disponibili (carte dell’utilizzazione del suolo realizzate da vari enti: E.S.A., T.C.I., ISTAT, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente), sono stati presi in considerazione i vari tipi di copertura riferiti al paesaggio delle colture agrarie in senso stretto, essendo stata effettuata la scelta di trattare le componenti del paesaggio forestale, anche di origine antropica, insieme con quelle del paesaggio vegetale naturale e seminaturale. Le classi di uso del suolo considerate per il paesaggio agrario sono: – Seminativo semplice, irriguo, arborato; foraggere; colture orticole – Pascolo – Colture in serra e sotto tunnel – Agrumeto – Vigneto – Oliveto – Mandorleto – Frutteto – Legnose agrarie miste – Associazioni di olivo con altre legnose – Sistemi colturali e particellari complessi – Seminativo associato a vigneto. (Tipi tratti dalle classi della Carta di uso del suolo, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, 1995). Le classi sopra elencate sono state raggruppate in componenti, successivamente cartografate in scala 1:250000 in formato numerico per la loro utilizzazione nel Sistema Informativo Territoriale. Definizione delle componenti Ai fini della tipizzazione dei caratteri distintivi dei vari tipi di copertura agricola del suolo considerati, sono state individuate sette componenti del paesaggio agrario che raggruppano vari tipi di uso del suolo per caratteri di omogeneità della copertura relativamente alla necessità di una definizione di tipo paesaggistico finalizzata alla redazione delle Linee Guida. Paesaggio delle colture erbacee Sotto questa denominazione sono inclusi i paesaggi dei seminativi, e in particolare della coltura dei cereali in avvicendamento con foraggere, rappresentata quasi esclusivamente dal frumento duro; vi sono inclusi inoltre i terreni collinari, in cui la frequenza di legnose – in particolare olivo, mandorlo e carrubo – è anche localmente alta, ma particolarmente frammentata, e le colture orticole in pien’aria. I pascoli permanenti, definiti come prati polifitici asciutti non falciabili, sono inclusi nelle tipologie cartografate nella Carta del paesaggio agrario, e ne vengono qui sintetizzati gli aspetti di carattere agricolo e zootecnico; questo tipo di copertura è inoltre compresa nel capitolo sulle componenti del paesaggio vegetale naturale e forestale, dove ne sono trattati gli aspetti floristici e vegetazionali, e nella relativa Carta. Il grano duro, che all’interno della classe delle colture erbacee rappresenta la parte più cospicua della produzione e conseguentemente della superficie impegnata, viene coltivato prevalentemente nelle aree interne o svantaggiate, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 66 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario dove, nel decennio 1982-1991 ha peraltro subito una contrazione della superficie di più di 100000 ha, passando da 547859 a 443620 (dati ISTAT: Censimenti dell’agricoltura 1982, 1991). La riduzione della superficie prosegue una tendenza che vede il contenimento delle coltivazioni nelle aree maggiormente vocate alla produzione e nei territori più accessibili alla meccanizzazione, oltre a costituire un effetto della politica di set-aside e della contrazione del mercato. I limiti posti dall’orografia, dalla natura dei suoli, dal clima, confinano le colture foraggere in uno spazio marginale dal punto di vista produttivo, inadeguato rispetto al fabbisogno della zootecnia, e ripartito su una superficie totale di 447026 Ha (ISTAT: Censimento dell’agricoltura 1991), per il 40% costituita da prati avvicendati, il 44% da erbai, il 16% da pascoli (Circolare Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste). I pascoli permanenti, che rispetto alle superfici destinate a pascolo temporaneo avvicendato assumono grande importanza anche in funzione della conservazione del suolo e della salvaguardia degli equilibri ambientali, occupano le aree genericamente classificate come montane e alcune aree marginali collinari, e sono individuate nella Carta del paesaggio vegetale naturale e forestale, in ragione della loro collocazione altitudinale, oltre che dell’inquadramento fitosociologico, fra le praterie xeriche (Erysimo-Jurinetalia bocconei); le restanti formazioni permanenti soggette ad una utilizzazione a pascolo e situate ad altitudini inferiori sono invece ricomprese fra le praterie mediterranee (riferibili in gran parte ai Thero-Brachypodietea), che comprendono anche i territori abbandonati dall’agricoltura in cui compaiono elementi tipici della macchia, indizi di una tendenza, sia pure molto lenta, alla rinaturazione. Le zone di pianura, prevalentemente irrigue, ospitano sporadicamente erbai annuali a ciclo autunno-vernino in coltura asciutta ed erbai intercalari primaverili-estivi in coltura irrigua. Nell’ambito dei territori ricadenti nella tipologia del paesaggio delle colture erbacee, le colture ortofloricole sono localizzate in prevalenza negli ambiti climatici e pedologici più favorevoli e caratterizzati da una maggiore disponibilità idrica, quali ad esempio la Piana di Buonfornello presso Termini Imerese, l’interno collinare del Trapanese, la fascia costiera tirrenica del Messinese, alcune zone della Piana di Catania, le zone litoranee della provincia di Siracusa, le zone irrigue lungo la costa meridionale dell’Isola, alcune fasce di terreni alluvionali lungo i corsi d’acqua principali e le aree in cui l’orticoltura viene praticata in asciutto, spesso sedi di coltivazione di varietà di pregio particolare che rischiano la scomparsa. Caratteristica generale del paesaggio del seminativo semplice in asciutto è la sua uniformità: la coltivazione granaria estensiva impronta in modo caratteristico le ampie aree collinari interne con distese ondulate non interrotte da elementi e barriere fisiche o vegetali e conseguente bassa biodiversità e alta vulnerabilità complessiva, legata alla natura fortemente erodibile del substrato geopedologico. Gli elementi di biodiversità sono associati prevalentemente ai rilievi (creste rocciose emergenti nella matrice argillosa), alle rare zone umide ed agli invasi, alle formazioni calanchive che ospitano talvolta specie rare e specializzate, alle alberature, ecc. Paesaggio dei seminativi arborati I seminativi arborati, la cui capacità di improntare il paesaggio in maniera caratteristica ne fa, al di là delle considerazioni puramente produttive, una LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 67 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario categoria paesaggistica differente, sono inclusi in una specifica classe, distinta da quella delle colture erbacee in cui è prevalente o caratterizzante la presenza del seminativo semplice. In questo tipo di paesaggio colturale la frequenza della componente legnosa è forte o caratteristica di un territorio particolare. Il seminativo arborato è caratterizzato dalla presenza significativa dal punto di vista percettivo di estese colture arboree di olivo, mandorlo, carrubo, che localmente (altopiano ibleo) impronta, insieme con la presenza dei muretti a secco, fortemente il paesaggio: il carrubo predomina infatti sui pendii dell’altopiano ibleo, talvolta in forma di carrubeti specializzati, o punteggia il paesaggio del frumento in avvicendamento con il pascolo. Questi pascoli rientrano fra quelli meglio sfruttati nell’Isola, con le loro caratteristiche chiudende in pietra, e difficilmente la loro destinazione può essere modificata, anche per l’assoluta carenza di risorse idriche. Altrove, dove la componente legnosa della classe di copertura è rappresentata dall’olivo, la caratterizzazione è soprattutto dovuta alla presenza di esemplari più annosi che negli impianti a oliveto semplice; tali esemplari in qualche caso, ad esempio quello dei territori pedemontani etnei, nel catanese, superano il millennio di età, rappresentando veri monumenti vegetali il cui significato dal punto di vista produttivo è ovviamente ridotto. Il seminativo arborato a mandorlo si caratterizza dal punto di vista paesaggistico soprattutto per le vistose fioriture precoci. In generale si può affermare che, anche per il livello di conservazione di molte delle espressioni presenti, il carattere tradizionale del paesaggio agrario si sia mantenuto e raggiunga livelli di stabilità ecologica superiori a quelli del seminativo semplice, che altrove si estende su falsopiani e basse colline. Elementi di particolare criticità sono costituiti dalla regressione della coltura del carrubo e di quella del mandorlo, e in generale dall’età degli impianti, mentre la bassa industrializzazione e meccanizzazione delle produzioni in rapporto alle monocolture sono i limiti economici più evidenti. Paesaggio delle colture arboree La coltura dell’olivo caratterizza in modo rilevante l’economia rurale e il paesaggio agrario di tutta l’Isola, essendo particolarmente diffusa nelle aree interne collinari, prevalentemente con le varietà da olio, e in quelle di pianura, con le varietà da mensa. In totale la coltura dell’olivo occupa una superficie di poco più di 168000 ha coprendo il 6,5 % della superficie regionale. Oltre ad avere un importante significato produttivo e una identità storica caratteristica dal punto di vista paesaggistico, questa coltura svolge una funzione molto importante nella difesa del suolo contro l’erosione, anche nelle aree più marginali e degradate, sia con gli impianti più produttivi che con le diffuse piantagioni sottoutilizzate o semiabbandonate, costituite da esemplari di elevata età, irregolarmente disposti sul territorio dei fondi, sottoposti a poche o a nessuna cura colturale. L’olivo entra inoltre nella composizione del seminativo arborato in modo prevalente rispetto ad altre colture. Limiti allo sviluppo economico della olivicoltura sono posti, oltre che dall’età degli esemplari e dalla disetaneità degli impianti, dalla difficoltà della meccanizzazione nei territori, caratteri che peraltro risultano importanti per gli aspetti testimoniali ed ecologici della coltura. Notevole interesse riveste inoltre la coltura della frutta secca: mandorlo, nocciolo, pistacchio. Il mandorlo caratterizza fortemente il paesaggio agrario, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 68 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario raggiungendo in alcuni territori (ad esempio la Valle dei Templi ad Agrigento) un elevatissimo potere di connotazione e di identificazione; grazie alla capacità di adattamento a diverse condizioni pedoclimatiche, svolge una importante funzione di conservazione del suolo nelle zone collinari, dove è spesso presente in forma promiscua. Il mandorleto è fortemente presente nei territori di Agrigento e Caltanissetta, dove si estende rispettivamente per una superficie di 15000 e 3500 ha; compare inoltre diffusamente in associazione con altre legnose. La coltura del nocciolo ha notevole interesse soprattutto nel territorio di Messina, dove, nelle difficili aree marginali dei Nebrodi e dei Peloritani, rappresenta un elemento fondamentale per la difesa del territorio dal dissesto idrogelogico. La coltura del pistacchio è particolarmente diffusa nel catanese, soprattutto nel territorio del comune di Bronte, oltre che nei territori delle province di Agrigento e Caltanissetta. Della coltivazione del carrubo, in regressione anche nell’area iblea, dove pure ha un ruolo dominante nella caratterizzazione del paesaggio agrario, si è detto precedentemente, a proposito del seminativo arborato; giova ricordare che il carrubo (Ceratonia siliqua) è insieme con l’oleastro (Olea europaea var. sylvestris) il principale costituente delle fasce di vegetazione naturale dei versanti più caldi e aridi delle regioni mediterranee (Oleo-Ceratonion), svolgendo il duplice ruolo di elemento caratteristico della vegetazione naturale e di coltura tradizionale di elevato valore testimoniale e paesaggistico. Fra le colture arboree tradizionali più caratteristiche, e ormai estremamente localizzate sul territorio regionale, è opportuno ricordare quella del Frassino da manna (Fraxinus ornus, Fraxinus oxycarpa), che, per il suo significato testimoniale, riveste un alto interesse legato alla cultura locale. Dopo un periodo della storia recente che ha visto l’espansione della coltura in ampie aree del Palermitano, del Trapanese ed ancora della Sicilia meridionale ed orientale, la manna viene oggi prodotta esclusivamente nei territori di Castelbuono e di Pollina, all’interno del Parco delle Madonie. Limitatamente alle produzioni tradizionali tipiche a carattere estensivo e specifica localizzazione, a ordinamento asciutto, il citato Reg. CEE prevede incentivi per il mantenimento della destinazione colturale per le colture del mandorlo, nocciolo, pistacchio e carrubo, definendo come segue le aree di applicabilità delle misure di incentivazione: mandorlo: province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo, Ragusa; territori comunali di Adrano, Belpasso, Bronte, Caltagirone, S. M. di Licodia, Avola, Noto, Rosolini, Siracusa, Melilli, Augusta, Solarino, Floridia, Canicattini Bagni, Erice, Custonaci, Valderice, S. Vito lo Capo, Castellammare del Golfo; nocciolo: provincia di Messina; territori comunali di Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Mascali, Milo, S. Alfio, Randazzo, Piazza Armerina, Aidone, Polizzi Generosa, Contessa Entellina; pistacchio: province di Agrigento, Caltanissetta; territori comunali di Adrano, Bronte, Polizzi Generosa, S. Cipirrello; carrubo: provincia di Ragusa; territori comunali di Gela, Niscemi, Butera, Rosolini, Noto, Canicattini Bagni, Erice, Custonaci, Valderice, S. Vito lo Capo, Castellammare del Golfo. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 69 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario Il citato Reg. CEE prevede inoltre, per gli impianti posti su terrazze, incentivi per l’impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dell’ambiente e la cura del paesaggio; questi ultimi comprendono, oltre al controllo delle erbe infestanti da eseguire con mezzi meccanici ed al mantenimento della funzionalità degli impianti, anche la manutenzione e l’eventuale ripristino dei terrazzamenti. Minore estensione è occupata da altri fruttiferi, quali il pero, il melo, il pesco – che, con una superficie coltivata di più di 4000 ettari ha acquisito in alcune zone circoscritte (Leonforte, Bivona) una certa rilevanza nell’ambito collinare interno – il kaki ed il nespolo del Giappone – diffusi nei territori costieri settentrionali, il secondo tradizionalmente in associazione con gli agrumi – e il ficodindia, localizzato, ma con rilevanti superfici investite nelle zone di Niscemi e Caltagirone. I caratteri paesaggistici di queste colture sono talvolta fortemente difformi, anche se a grandi linee può essere tracciato un confine che separa le colture tradizionali estensive in asciutto dalle colture specializzate e irrigue, dal ficodindia, che come elemento sparso o spontaneizzato è caratteristico del paesaggio agrario e seminaturale e che assume un carattere di accentuata monotonia nei vasti popolamenti monospecifici delle colture “industriali”. Paesaggio del vigneto Il paesaggio del vigneto comprende espressioni anche significativamente differenti dal punto di vista percettivo, legate alle forme di coltivazione e al tipo di impianto, oltre che alla sostanziale differenza fra la produzione di uva da vino e di uva da mensa; la coltura, molto diffusa, in forma “pura”, raramente associata ad altre colture, soprattutto nel mosaico colturale del seminativo associato a vigneto, è estremamente varia sia per le tradizioni locali di coltivazione, che per la presenza di numerosi impianti recenti. I dati relativi al 1991 attribuiscono ai vigneti da vino un’estensione di 152729 ha in decremento rispetto ai 167057 del 1982; le coltivazioni di uva da tavola vedono invece nello stesso periodo un lieve incremento, passando da una superficie di 20084 ha del 1982 ai 20589 del 1991 (dati: Ass. Reg.le Agricoltura e Foreste). Su base regionale, la superficie coperta dal paesaggio del vigneto, escludendo quella coperta dal seminativo associato a vigneto, che rientra nella componente dei mosaici colturali appresso considerata, supera il 5,8%, assumendo forti valori di concentrazione e di caratterizzazione del paesaggio agrario nei territori del trapanese (più del 35% dell’intera superficie provinciale) con vigneti da vino in prevalenza, dell’agrigentino (poco meno del 10% della superficie della provincia, con vigneti da tavola in misura cospicua), del palermitano (circa il 3% della superficie); in altri territori, pur contrassegnati da presenze puntuali di grande rilevanza qualitativa (i vari vini D.O.C. ed i vini ad indicazione geografica), i valori di copertura non raggiungono quantitativamente valori significativi (dati: Ass. Reg.le. Territorio e Ambiente, Carta dell’uso del suolo). L’uva da tavola è costituita ormai in maniera quasi esclusiva dall’uva “Italia” (circa il 90% dell’intera produzione), che ha conquistato le quote che nel mercato tradizionale erano destinate a numerose varietà, oggi pressoché scomparse. Misure comunitarie non strettamente legate a criteri di conservazione del suolo e di mantenimento dei caratteri tradizionali del paesaggio hanno portato negli anni scorsi a notevoli “instabilità” dell’assetto complessivo del paesaggio colturale del vigneto, che ha visto talora contemporaneamente contrazioni ed estensioni in dipendenza della erogazione di contributi per l’impianto e l’espianto; questa LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 70 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario politica ha comportato negative refluenze soprattutto nei territori collinari, in quanto ad esse non si è accompagnata una politica tendente verso forme di coltivazione più utili ai fini della conservazione del suolo. Peraltro, il paesaggio dei giovani vigneti “industriali” non ha lo stesso contenuto di qualità tradizionale dei vigneti su terrazze e degli impianti ad alberello, comportando maggiore facilità nella meccanizzazione e minore manutenzione degli impianti, ma assumendo il carattere di regolarità ed artificialità caratteristico degli impianti recenti; né, tanto meno, esso svolge il ruolo di conservazione del germoplasma delle tradizionali varietà e cultivar locali. Non si rinvengono elevati valori di qualità tradizionale del paesaggio agrario nei vasti impianti di uva da tavola, fortemente condizionati, dal punto di vista percettivo, dal massiccio impiego di coperture in plastica. Il citato Reg. CEE prevede incentivi per l’adozione dell’ordinamento asciutto, e, limitatamente alle produzioni tradizionali tipiche, il mantenimento della destinazione colturale per impianti a specifica tipologia e localizzazione, definendo come segue le aree di applicabilità dell’incentivazione per quest’ultima misura: vigneti ad alberello e controspalliera in asciutto: province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Trapani, Palermo, ad eccezione dei territori comunali di Palermo, Isola delle Femmine, Cinisi, Capaci, Terrasini, Torretta, Villabate, Ficarazzi, Bagheria, Termini Imerese, Campofelice di Roccella, Cefalù, Lascari; territori comunali di Bronte, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Mascali, Milo, Nicolosi, Piedimonte Etneo, Pedara, S. Alfio, Trecastagni, Viagrande, Zafferana Etnea, Noto, Pachino, Rosolini. Per gli impianti posti su terrazze sono inoltre previsti incentivi per l’impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dell’ambiente e la cura del paesaggio; questi ultimi comprendono, oltre al controllo delle erbe infestanti da eseguire con mezzi meccanici e al mantenimento della funzionalità degli impianti, anche la manutenzione e l’eventuale ripristino dei terrazzamenti collinari. Paesaggio dell’agrumeto Il paesaggio dell’agrumeto è principalmente diffuso sulle superfici pianeggianti in prossimità delle zone costiere, nelle condizioni ambientali più favorevoli per gli aspetti climatici, insediato sui fertili suoli alluvionali o sulle terre rosse mediterranee, nelle aree con maggiore disponibilità di acqua irrigua; in tali territori è entrato decisamente nella composizione di quei paesaggi storici che trovano soprattutto nella Conca d’Oro la loro espressione iconica più ricorrente, subendo una forte competizione con l’ampliamento dei centri urbani e la realizzazione di infrastrutture proprio nei territori pianeggianti, molto appetibili dal punto di vista insediativo e industriale. Entra inoltre spesso nella caratterizzazione degli ambiti pianeggianti delle aree fluviali e delle fiumare, sempre su terreni alluvionali, risalendo dalla costa verso l’interno e separato dall’alveo da muri di contenimento delle piene. Più moderni impianti di notevole superficie si estendono nella Piana di Catania, nel siracusano e nella parte centromeridionale dell’Isola, soprattutto per quanto riguarda la coltura dell’arancio. Vecchi impianti di agrumi in aree terrazzate di bassa collina, prevalentemente negli ambiti dei territori costieri, sono in via di abbandono. L’agrumicoltura siciliana, dopo una lunghissima fase storica che ha visto dapprima l’introduzione del limone e dell’arancio amaro, successivamente quella dell’arancio dolce e solo nel corso dell’800 di una coltura importante e LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 71 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario rapidamente affermatasi come quella del mandarino, ha conosciuto una forte espansione fino agli anni ‘70, sia in dipendenza dell’ampliamento della richiesta sul mercato interno, che della assenza di concorrenza con le produzioni di altri paesi mediterranei, che della maggiore estensione delle superfici irrigate: negli anni successivi si è registrato un decremento delle superfici agrumetate, passate da 105926 ha nel 1982 a 101847 ha nel 1991 (dati: Ass. Reg.le Agricoltura e Foreste). Attualmente la superficie occupata dagli agrumeti rappresenta circa il 5% dell’intera superficie regionale; questi sono concentrati prevalentemente nei territori del catanese (61591 ha, pari al 17,3% della superficie provinciale) e del siracusano (23552 ha, pari all’11% della superficie della provincia. Dati: Ass. Reg.le Territorio e Ambiente, Carta dell’uso del suolo). Altre superfici occupate da agrumeto, cartograficamente non distinguibili in maniera definita, costituite da espressioni frammentarie o di ridotta superficie, spesso insediate in territori al margine dei centri abitati e soggetti alle espansioni di questi, sono rappresentate nel paesaggio dei mosaici colturali, dove sono comprese anche le classi delle colture legnose agrarie miste. Il citato Reg. CEE prevede per gli impianti di agrumi posti su terrazze incentivi per il mantenimento della destinazione colturale e l’impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dell’ambiente e la cura del paesaggio; questi ultimi comprendono, oltre al controllo delle erbe infestanti da eseguire con mezzi meccanici e al mantenimento della funzionalità degli impianti, anche la manutenzione e l’eventuale ripristino dei terrazzamenti. Il paesaggio degli agrumeti più giovani e improntati a criteri “industriali” di produzione, non ha lo stesso contenuto di qualità tradizionale dei rari impianti su terrazze, né degli impianti storici, costituiti da esemplari spesso molto invecchiati, soggetti a sesti irregolari o inadatti alla meccanizzazione, con impianti di irrigazione obsoleti ai fini produttivi e dell’economia idrica, ma di elevato significato storico e testimoniale; peraltro, l’avvento di varietà di maggiore resistenza dal punto di vista fitosanitario e di maggiore significato economico e commerciale, ha visto la drastica riduzione di numerose specie e cultivar tradizionali con negative conseguenze sulla conservazione del germoplasma. Il paesaggio degli agrumeti tradizionali che in qualche caso rappresenta la cornice delle aree di espansione dei centri urbani, con frammenti talvolta ormai inclusi nel tessuto cittadino, limitato nel suo sviluppo economico da vari e importanti fattori limitanti, o, come nel caso del palermitano, contesto di ville e parchi storici, assume un ruolo importante dal punto di vista ecologico e urbanistico, oltre a mantenere un rilevante ruolo dal punto di vista testimoniale. Questo tipo di copertura rischia di perdere la sua identità, perché trasformato in impianti ornamentali che raramente riescono a contemperare le esigenze della fruizione pubblica con quelle della conservazione dei contenuti del paesaggio agrario. Per questa particolare categoria di agrumeto storico, l’indirizzo proposto è quello della conservazione. Paesaggio dei mosaici colturali Sotto questa denominazione sono incluse varie classi di uso del suolo accomunate dalla caratteristica di presentarsi sotto forma di appezzamenti frammentati e irregolari, situati prevalentemente in prossimità dei centri abitati, dove la presenza di infrastrutture, e in generale di accentuata pressione antropica, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 72 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario tende alla parcellizzazione delle proprietà e alla diversificazione delle colture. Vi sono dunque inclusi le colture agrarie miste, il seminativo, le colture orticole, il vigneto in associazione con il seminativo, e in generale tutti quegli aspetti cui il carattere dominante è impartito dalla diversificazione delle colture e dalla presenza di appezzamenti di ridotta dimensione e di forma irregolare. Il totale delle zone agricole eterogenee copre circa il 10% dell’intera superficie dell’Isola, essendo queste particolarmente rappresentate nei territori di Ragusa (circa il 19% della superficie provinciale) e Agrigento (circa il 17% della superficie provinciale. Dati: Ass. Reg.le Territorio e Ambiente, Carta dell’uso del suolo). Essendo i mosaici colturali in qualche modo composti da tessere rappresentate dalle singole componenti precedentemente trattate, partecipano del complesso di criteri di valutazione e di indirizzi espressi a proposito dei singoli tipi, anche se in generale è possibile individuare una scala di qualità ambientale delle colture che va dalle più simili al paesaggio delle monocolture (ad esempio il seminativo associato al vigneto, soprattutto negli impianti più recenti e più caratterizzati dalla monotonia delle colture ad alto contenuto di meccanizzazione e artificialità) alle più complesse e diversificate, come nel caso delle colture legnose miste, soprattutto in asciutto a carattere estensivo. L’accentuata frammentazione dei fondi, con presenza di siepi e viabilità poderale, inoltre, corrispondendo in generale ad un assetto agrario di tipo tradizionale, e particolarmente nelle aree collinari, rispecchia una situazione di diversità vegetale e animale più elevata e più favorevole alla protezione delle colture attraverso la lotta biologica. Colture in serra Non affrontando in maniera specifica il settore del florovivaismo – in parte peraltro compreso nel presente paragrafo – per la sua dimensione contenuta dal punto di vista dell’espansione territoriale – e dunque della sua capacità di contrassegnare il paesaggio in termini diretti, al contrario degli effetti indiretti, rilevanti soprattutto nella prospettiva di nuove normative e indirizzi specifici relativi alla qualità del verde ornamentale – assumono particolare importanza le colture orticole in serra, sia per il loro significato economico, che per quello ecologico e paesaggistico. Negli ultimi anni, lungo le aree costiere pianeggianti a maggiore potenzialità agronomica, si è sviluppata una consistente attività, diffusa soprattutto nelle province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta, ma che raggiunge nel territorio di Ragusa la massima estensione (7482 ha sui 10459 ha investiti da colture in serra dell’intera Isola. Dati: Carta dell’uso del suolo, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente). Oltre al forte impatto visivo prodotto da impianti molto fitti ed estesi, collocati talvolta in contesti territoriali di grande pregio, come era il caso dei “Macconi” di Gela, va ricordato per questo particolare tipo di attività l’uso di prodotti di sintesi poco degradabili ad ampio spettro di azione che rischia di produrre una serie di negative conseguenze ambientali. Il tipo di paesaggio delle colture in serra comprende i territori investiti da impianti permanenti e dalle colture sotto tunnel, che, oltre alle colture orticole riguarda in tempi più o meno recenti, le colture protette di uva da tavola, concentrate soprattutto nella parte occidentale e sudorientale dell’Isola. In queste aree sono oggi concentrate le massime potenzialità economiche del comparto orto-floricolo. L’impatto paesaggistico di questi impianti, al di là delle LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 73 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario problematiche ambientali cui si è accennato, è spesso notevole, soprattutto in relazione al pregio dei siti occupati. Criteri di Valutazione Alle componenti del paesaggio delle colture agrarie sopra individuate, oltre al complesso di indirizzi e strategie generali che hanno il fine di sottolineare il ruolo che può essere svolto dall’agricoltura nella stabilizzazione ecologica del territorio, vanno applicati in sede di pianificazione paesistica e urbanistica a livello comunale e comprensoriale, alcuni criteri generali di valutazione, allo scopo di definire i caratteri relativi di rilevanza delle diverse componenti da considerare nella definizione della normativa, graduandola in relazione alle diverse realtà territoriali. Sono stati individuati due criteri generali di valutazione delle componenti del paesaggio agrario, da premettere a tutti i criteri specifici di valutazione per la pianificazione. Si tratta di un criterio prevalentemente ecologico, in cui la conservazione del suolo non va interpretata esclusivamente ai fini idrogeologici, con riferimento alla perdita di suolo per erosione o per fenomeni gravitativi, ma comprende la conservazione della qualità del suolo, ad esempio controllando l’eccesso di alcalinizzazione nel caso di aree irrigue; va inoltre premesso al quadro di criteri di valutazione appresso elencato il fondamentale criterio della valutazione dell’interesse dal punto di vista economico e della rilevanza sociale, anche ai fini della pubblica fruizione, del paesaggio agrario, nella considerazione che se da un lato il paesaggio si è strutturato sotto la spinta di pressioni economiche e sociali, dall’altro la stessa praticabilità delle misure di tutela delle emergenze e delle componenti di maggior valore paesaggistico e percettivo, storico e testimoniale non può probabilmente essere configurata al di fuori delle stesse pressioni o di una politica regionale che coerentemente nei vari rami dell’Amministrazione si ponga l’obiettivo di governare i processi dinamici del paesaggio agrario, coniugando le ragioni della produzione con quelle del mantenimento o dell’incremento della qualità ambientale, paesaggistica, storico-testimoniale del territorio. Peraltro, ad una netta prevalenza quantitativa del paesaggio delle colture agrarie sul paesaggio vegetale con qualità naturalistiche in senso stretto, si accompagna una ripartizione dei vincoli paesaggistici che vede i territori agricoli prevalentemente non assoggettati al regime vincolistico, e pertanto, nell’articolazione delle Linee Guida, soggetti in massima parte ad un quadro di indirizzi generali che non trovano immediata e diretta cogenza. In questa ottica, nei suddetti territori non vincolati, possono essere in linea generale previsti il cambio di coltura con riferimento alla qualità vegetale del paesaggio agrario tradizionale, come pure l’incremento o l’estensione delle colture legnose, o i cambi di coltura in relazione alle dinamiche dei mercati, soprattutto per quanto riguarda gli ambiti in cui i valori testimoniali o di interesse storico o paesaggistico delle colture siano meno rilevanti. Differente è la condizione dei territori soggetti al regime vincolistico della Legge 1497/39 – in cui l’aspetto esteriore del paesaggio si esprime, insieme con i caratteri della morfologia e della vegetazione spesso anche con la qualità del paesaggio agrario – o soggetti alle stesse norme per effetto della Legge 431/85, che individua in linea generale una condizione di maggiore criticità e valore per varie categorie paesaggistiche, e conseguenti maggiori livelli di attenzione. In questi casi, la conservazione del quadro paesaggistico tutelato LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 74 articolazione per sistemi e componenti sottosistema agricolo forestale paesaggio agrario implica attenzione verso i processi dinamici che, attraverso il lavoro umano, definiscono la qualità della copertura vegetale di origine antropica. Criteri generali – Interesse ai fini della conservazione del suolo e degli equilibri ecologici. – Interesse economico e sociale. Criteri specifici – Interesse storico-testimoniale, sia sulla base della capacità di caratterizzare il paesaggio agrario, che della rarità o della rarefazione delle colture storiche e tradizionali. – Interesse paesaggistico e percettivo. – Elevato livello di antropizzazione; basso livello di biodiversità vegetale; fenomeni di erosione superficiale in presenza di pendenze accentuate; inserimento di elementi detrattori della qualità del paesaggio agrario, ecc. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 75 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.5 ARCHEOLOGIA Generalità Del paesaggio di querce e aceri che ricoprivano la catena montuosa dei Nebrodi e del manto forestale primigenio che copriva la Sicilia, abitata da cervi, cavalli, cinghiali e dove vivevano l’elefante nano e l’ippopotamo nel Paleolitico, oggi non resta quasi più nulla. Ma, in origine, quel paesaggio era immenso, molto più grande della statura dell’uomo che viveva condizionato da esso, si adattava alle sue regole, utilizzava gli spazi che l’ambiente gli forniva così come erano, abitandone i ripari e le grotte naturali. Le grotte dove l’uomo si rifugiava per i bisogni della propria vita quotidiana testimoniano ormai da sole l’età in cui l’ambiente era totalmente diverso e che, nonostante l’impoverimento, mostra ancora una forte naturalità: all’interno del paesaggio quasi si possono seguire ancora i sentieri percorsi dall’uomo primitivo nel Paleolitico e nel Mesolitico, il paesaggio della caccia, della pesca e della raccolta dei frutti e dei molluschi. In Sicilia occidentale, il Capo S. Vito con il massiccio montuoso retrostante, ed isolati episodi nel resto dell’isola, mostrano numerose grotte dense di resti e di tracce del passaggio dell’uomo al loro interno. Tracce a volte di tipo artistico, episodi insediativi che nell’impervio contesto conservano un valore iconologico forte, quali dense ferite color ferroso in alte rupi verticali, spesso a picco sul mare: un paesaggio dei bisogni primari circoscritto all’intorno delle grotte dove l’uomo reperiva quanto necessario alla sua piccola comunità. Ma già nel Neolitico il paesaggio non sovrasta più gli esseri umani ma acquista un volto familiare più controllabile ed esso, lentamente, si trasforma per l’intervento dell’uomo che si raccoglie in comunità collettive più ampie. L’uomo, per i suoi bisogni primari, comincia una lenta opera di trasformazione delle aree in cui abita ed agisce: diventa allevatore e, con l’introduzione dei cereali provenienti dall’oriente, anche agricoltore. In Sicilia occidentale, però, l’uomo continua ad abitare le grotte mentre nella fascia pedemontana etnea ed in Sicilia sud-orientale, nei pressi di sorgenti d’acqua perenni con un suolo fertile, realizza i primi villaggi capannicoli anche fortificati, in alture strategiche prossime al mare dove il paesaggio delle zone acquitrinose costiere forniva il substrato fertile per le coltivazioni dei cereali necessari al proprio sostentamento, consolidando così l’acquisita sedentarietà. La scoperta dei metalli, il rame dell’Eneolitico e, soprattutto poi la sua lega con lo stagno, il bronzo, faranno dell’uomo preistorico un essere capace di autodeterminarsi che imprimerà al contesto circostante, per secoli, un’orma inconfondibile ed indelebile che ancora oggi connota il paesaggio siciliano: l’esaltazione di sé nella vita e nella morte porterà alla realizzazione di luoghi della sepoltura sempre più grandi e monumentali, con la piena assunzione degli stimoli culturali egeo-anatolici, evidenti nelle tombe a grotticelle artificiali. È in questo periodo che si configura, pressoché intatto ancora oggi, il paesaggio delle “Cave” degli Iblei, strette e profonde valli solcate da fiumi a carattere torrentizio, con un clima più fresco rispetto ai pianori sovrastanti, dove piccoli villaggi coltivavano le strette fasce latistanti i corsi d’acqua. In alto, sui pianori, saranno ubicati i villaggi maggiori in posizioni strategiche prossime alle confluenze di fiumi, il passaggio obbligato delle comunicazioni e dei LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 76 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia commerci lungo le vie fluviali. Tali centri, specie nella media e tarda età del Bronzo, assumeranno una qualità protourbana evidente nelle strutture complesse delle costruzioni e delle fortificazioni dei centri abitati, all’interno dei quali spicca il palazzo dei signori: l’anaktoron. A Pantalica (l’antica Ibla), tale edificio, simile ai palazzi dei principi micenei, domina l’impianto urbano in posizione centrale e sopraelevata, posizione dalla quale il paesaggio circostante è tenuto sotto controllo, un paesaggio estremamente naturale oggi segnato dalla presenza di un’estesa necropoli a grotticelle artificiali (circa 5.000) che coprono per intero le pendici dell’abitato, i fianchi della “cava”. Come innumerevoli occhi, aperti verso il paesaggio esterno ed interno alla stessa cava, le tombe dell’età del Bronzo testimoniano ancora una delle ultime, forti, presenze autoctone della Sicilia, l’età dei Sicani. Questi ultimi dopo l’arrivo dei Siculi-Ausoni (XIII-IX sec. a. C.), insediati nei Peloritani e giù giù fino agli Iblei, si attestarono solo nella Sicilia centro-meridionale (l’agrigentino ed il nisseno della media ed alta valle del Platani) stretti ad occidente dalle popolazioni elime, genti provenienti dall’Italia peninsulare o dall’Anatolia. Le grandi tombe a tholos di S. Angelo Muxaro, ricche di corredi funerari di grande importanza, a volte con vasi e gioielli d’oro, testimoniano una civiltà tutelare del paesaggio sicano che solo nel VI sec. a. C. comincerà un lento e progressivo assorbimento nella cultura greca. Con un processo iniziato secoli prima e dettato dalla necessità di conservare gli empori commerciali disseminati lungo le coste dell’isola, abitate da importanti centri sicani come Thapsos, i fenici, nell’VIII sec. a. C., fondavano delle colonie stabili nell’occidente dell’isola mentre, contemporaneamente, i greci si insediavano ad oriente. I luoghi prescelti per gli insediamenti stabili erano quasi sempre già abitati almeno dall’età del ferro (Mothie per i Fenici, Naxos e Syracusae per i greci). Ma la posizione felice dei siti prescelti, che permettevano una navigazione sottocosta da un sito all’altro nell’arco di una sola giornata già a partire dai primi arrivi di età minoico-micenea che precedettero i fenici e gli stessi greci (corinzi, rodii, euboici), era quasi sempre piena di intensi valori paesistici: promontori peninsulari con grandi porti naturali di spiagge sabbiose e fiumi navigabili in prossimità della foce sono generalmente preferiti dai greci (Naxos, Megara Iblaea, Siracusa, Zancle-Messina, Gela, Selinunte); lagune piatte con isole appena emergenti dagli acquitrini (Mozia e Drepano) o promontori internati tra fiumi-porto (Panormo) dai fenici. Ma, lo spirito dell’insediamento stabile delle due culture era diverso: i fenici fondavano solo empori per i loro commerci con gli indigeni con i quali intrattenevano pacifici rapporti; i greci cercavano fertili territori agricoli da conquistare per rifornire di derrate alimentari le città di provenienza, ubicate in aree montuose adeguate alla pastorizia e prive di sufficienti terreni coltivabili. I più antichi centri fondati dai greci e dai fenici costituivano dei capisaldi ancorati al mare. Ma, mentre i fenici non fonderanno nessuna sub-colonia e una loro città, Mozia, resterà priva di mura di fortificazione fino al VI sec. a.C. quando i greci tenteranno invano di conquistare l’intera fascia costiera dell’isola, questi ultimi, dal mare, inizieranno una lenta e graduale colonizzazione dell’interno dell’isola. Le prime città greche, ad appena cinquant’anni dalla fondazione, nella ricerca di terre fertili coltivabili, fonderanno strategicamente tra il VI ed il IV sec. a. C. delle subcolonie che daranno vita alla chora, una provincia culturale, politica ed economica. La città di Naxos fonderà le città di Katane (Catania), Leontinoi (Lentini) e Tauromenion (Taormina); Megara Iblaea fonderà ad occidente Selinon (Selinunte); LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 77 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia Syracusae (Siracusa) Heloron, Akrai, Enna (?), Kasmenai e poi Kamarina, Adranon e Tyndaris; Zancle (Messina) le città di Mylai ed Himera; Gela la città di Akragas (Agrigento); ed infine Selinunte le città di Heracleia Minoa ed Adranon (Monte Adranone). Solo dopo le distruzioni operate dal greco Dionigi di Siracusa a danno delle colonie dei fenici questi ultimi rifonderanno nel IV sec. a. C. delle nuove città in sostituzione delle precedenti: Solunto e Lilybaion. Esse saranno gli avamposti fenicio-punici dell’isola e Lilibeo in particolare, nata per sostituire Mothie, la più antica colonia fenicia dell’isola, diventerà la loro piazzaforte navale. La necessità di incrementare il rifornimento delle derrate agricole per il sostentamento della madrepatria e per il commercio permetterà una organizzazione capillare ai fini agricoli dell’agro della chora, mediante la realizzazione di piccole fattorie che formeranno un sistema che, tra distruzioni e ricostruzioni, attraverserà pressoché indenne l’età romana, la bizantina, l’islamica e la medievale (casali). Tale organizzazione contribuirà ad individuare un paesaggio agricolo connotato dalla presenza di manufatti puntuali d’uso rurale, giunto fino ad età moderna (bagli, masserie) e che caratterizza ancora oggi l’agro siciliano. Le ricchezze immense accumulate grazie ai commerci porteranno alla realizzazione di città emblematiche, riferimento costante per la storia dell’occidente. In Sicilia prenderà forma in maniera esemplare, grazie alle sperimentazioni delle più antiche colonie greche, quel sistema che viene oggi comunemente denominato “ippodameo”, cioè l’impianto urbano per strigas individuato da assi viari ortogonali, plateiai e stenopoì, il paesaggio urbano di età classica diffusosi in tutto il mediterraneo. L’adozione di una maglia regolare nella pianificazione urbanistica delle città, in origine, permetteva una suddivisione del territorio secondo un disegno geometrico, a volte irregolare, dato da un modulo ripetibile di facile ed immediata positura sul terreno, che rispettava spazialmente in alcuni casi le suddivisioni interne dei coloni (a Megara Iblaea in 5 gruppi), all’interno di un luogo privo di delimitazioni diverse dalla naturale: ampie superfici in ampio contesto. All’interno del tessuto urbano, il paesaggio sarà fortemente connotato da una vasta piazza (agorà), vero centro propulsore della vita cittadina, intorno alla quale gravitavano i principali monumenti religiosi e laici della polis, quali i templi e gran parte degli edifici pubblici (stoà, ginnasio, teatro, bouleuterion, ekklesiasterion) che emergeranno dal profilo delle città antiche. I templi raggruppati su alture sovrastanti le città, le acropoli, connotavano le città greche di Sicilia che rivaleggiavano nel tentativo di imprimere un carattere peculiare ai propri centri. Si realizzava, pertanto, una unità inscindibile tra la forma rigida delle bianche architetture doriche, decorate in rosso e blu e con sculture prospettiche, erette in simbiosi con un contesto fortemente naturale dove esse diventavano punti focali, riferimenti della terra e del mare. Nasceranno così i complessi templari, le acropoli, che a Selinunte dominano la città, il mare e la campagna e che dominavano anche le città di Siracusa, Himera, Gela e tutte le altre città a volte non greche, per finire con il massimo dei sistemi connotanti la “più bella città dei viventi”, la greca Akragas (Agrigento), dove la città è costruita su un alto pianoro circondato da un orlo di alte rupi che la sovrastano e la difendevano lungo i lati nord, est e sud, rupi naturali dove in fila indiana sono LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 78 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia posti i templi delle divinità tutelari della sua potenza e della sua leggendaria prosperità. Il paesaggio delle città greche, classiche ed ancor più ellenistiche, dei suoi santuari urbani e suburbani, delle stesse cave da cui provenivano i materiali da costruzione (cave di Cusa, latomie di Siracusa), è giunto fino a noi carico di emblematica rappresentatività ed esso, seppure a volte mutilato e frammentario, contribuisce ancora oggi a creare dei “luoghi” del paesaggio siciliano che individua solo quello e non altri, un unicum carico di forza endogena ed esogena. Forza che deriva a questi paesaggi sia dal loro essere sia dalla loro conoscenza diffusasi nel mondo dal Settecento in poi, grazie all’opera divulgativa dei viaggiatori e degli studiosi stranieri, francesi, tedeschi, inglesi, etc., mediante descrizioni letterarie suggestive ed immagini pittoriche (delicate guaches e stampe litografiche). Molte delle città fondate dai greci, dai fenici (Lilibeo, Panormo), dagli elimi (Erice, Segesta, Hietas, Entella), saranno delle vere e proprie capitali che circonderanno il centro e la fascia nord dell’isola. Qui abitavano genti indigene, sicane e sicule, in centri divenuti notevoli che, nel vano tentativo di salvare la propria autonomia da una lenta e progressiva ellenizzazione, si alleeranno di volta in volta con i greci contro i punici e viceversa. Centuripae, Menai (Mineo), Halaesa, Longane, Sabucina, Morgantina, Kalé Aktè, Kephaloidon, saranno infatti città che un po’ alla volta entreranno a far parte di un sistema di alleanze e guerre, che preluderanno a volte alla loro stessa distruzione e/o scomparsa. Città greche importanti saranno distrutte, come nel caso di Himera, Megara Iblaea e Selinunte che verranno definitivamente abbandonate o solo brevemente rioccupate. In alcuni casi le rifondazioni avverranno su siti diversi. I siti delle città greche e fenicio-puniche nella maggior parte dei casi continueranno ad essere abitati, seppure con fasi di ampliamento e/o restringimento del nucleo urbano originale, ancora oggi. Le più importanti città moderne dell’isola presentano ancora alcuni quartieri con la maglia degli isolati antichi, maglia che a Siracusa risale al VII sec. a. C., dove alcuni monumenti in uso nella città moderna, sono ancora i monumenti greci: l’Athenaion è infatti l’attuale cattedrale. Le tirannidi di alcune città greche, Siracusa in particolare, e tutte le guerre per il possesso dell’isola porteranno alla prima guerra punica in seguito alla quale i romani conquisteranno la Sicilia che diventerà la prima provincia romana fuori della penisola italiana. Giunti nell’isola, i romani, troveranno un sistema compatto di siti abitati nei quali si inseriranno, affascinati dalla cultura greca, quasi sempre sposando le tradizioni ed i culti locali, esportati spesso nella stessa Roma dove creeranno le premesse della forte ellenizzazione dei costumi romani, ancor prima della conquista della Grecia. Alcune tra le città capitali si copriranno di monumenti (teatri, anfiteatri) mentre la vera rivoluzione che i romani porteranno nel paesaggio siciliano è la coltura estensiva dell’agro per rifornire di grano la città di Roma prima della conquista delle provincie orientali. Verrà effettuata una risistemazione dell’agro mediante una organizzazione per parti (centuriazione) sostenuta da sistemi di adduzione della acque (acquedotti) e da una organizzazione della viabilità extraurbana molto capillare, parzialmente nota dalle fonti bibliografiche: l’Itinerarium Antonini permette una lettura dei percorsi di collegamento delle principali città dell’isola in età imperiale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 79 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia In questo contesto si inseriranno le fattorie e le ville che diventeranno la residenza privilegiata dei nobili romani che faranno delle loro abitazioni delle piccole corti raffinate, con una architettura perfettamente integrata con il paesaggio delle messi, della vite e soprattutto dell’ulivo, giunto fino a noi quasi inalterato alle soglie del secolo XX. Le rifondazioni di città (le adduzioni di colonie come nel caso di Termini Imerese, Lilibeo, Tindari) ed il rinnovamento urbanistico delle stesse produssero la creazione di estese latomie che, specie ad occidente dell’isola, servirono per la cavatura del materiale da costruzione e dove, successivamente, con un’opera di riuso delle risorse, a lungo si dislocarono le catacombe paleocristiane che caratterizzarono la tarda antichità fino all’età bizantina. Dell’età delle dominazioni vandaliche e gote, invece, stante alle conoscenze archeologiche, nessuna traccia rimane anche se tali popoli nel V-VI sec. d. C., furono il tramite, il passaggio dal tardo impero alla dominazione bizantina iniziata a partire dal 535 d. C.. I bizantini, soffermatisi per più di tre secoli nell’isola, specie negli Iblei con le loro “cave”, contribuirono a rimodellare il paesaggio di quei luoghi con gli insediamenti in grotta, spesso di nuovo impianto, ma ancor più spesso riusando le grotticelle preistoriche a volte ampliate e ritoccate per fini abitativi o cultuali. Le pareti affrescate delle numerose “grotte dei Santi” che si ritroveranno in molti paesaggi ancora incontaminati sono il risultato del ripristino di un antico uso del territorio risalente alla preistoria e che continua pressoché inalterato fino ad età medievale e, talvolta, tardomedievale (Cava d’Ispica, Modica, Sperlinga). A lungo la Sicilia rimase nell’orbita dell’Impero Romano d’Oriente, tanto che Siracusa divenne dal 663 al 668 d.C., sotto Costante II, capitale dell’Impero al posto della stessa Costantinopoli. Dell’età bizantina se si escludono i villaggi trogloditici ed il centro di Kaukana rimangono poche chiare tracce, per lo più relative a piccoli edifici per il culto, distribuiti nel paesaggio della Sicilia orientale, quali le basilichette, le tricore e le cube. La fortezza di Selinunte, è invece l’unica opera che in atto testimonia quel lungo processo fortificatorio che porterà la Sicilia ad essere uno degli ultimi baluardi della cristianità occidentale contro la crescente pressione islamica. Inutilmente fortificata, l’isola cadrà in mano araba dopo lo sbarco dell’827 e, nell’arco di mezzo secolo, subirà un processo di islamizzazione forte, tanto che l’identità del paesaggio siciliano in generale, con esclusione del paesaggio nebrodense e peloritano, fortemente connotato dalla presenza greca, si rifletterà in una grandiosa riorganizzazione territoriale di tipo culturale ed amministrativa. A lungo, nei secoli seguenti, l’età islamica conferirà all’architettura dell’isola una identità in grado di resistere a tutte le successive penetrazioni culturali che da essa saranno fortemente condizionate. Tale sistema è noto soprattutto dalle fonti storiche ed è scarsamente attestato da resti consistenti chiaramente attribuibili all’età islamica e non all’età normanna, se si escludono i due casi dei Bagni di Cefalà Diana e la fortezza di Mazzallaccar di Sambuca di Sicilia. Gli arabi inseriranno nel paesaggio siciliano quelle colture che porteranno alla realizzazione dei giardini ricchi di acque, di luoghi urbani dove si svolgevano mercati all’ombra di terme e moschee, tanto decantati dai viaggiatori islamici giunti in Sicilia per una sosta durante il loro viaggio in direzione della Mecca. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 80 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia Il paesaggio medievale, ricco e molteplice, purtroppo si desertificherà allorquando le popolazioni islamiche saranno forzatamente allontanate nel XIII secolo e quando il sistema di estrazione dello zucchero di canna, effettuato per brillazione della cannamela, porterà dal XIV secolo in poi alla quasi completa distruzione del manto boschivo dell’isola nel tardo medioevo. Immensi territori resteranno incolti e disabitati e, solo a partire dal XVI secolo, lentamente, con la fondazione delle “città nuove” si ripopoleranno e si riconvertiranno all’agricoltura. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Per la redazione della carta dei siti di interesse archeologico è stato necessario raccogliere e sistematizzare i dati relativi. Con l’ausilio dei mezzi informatici si sono intraprese contemporaneamente due strade parallele che prevedevano una sistematizzazione dei dati secondo una scheda semplice, con un numero limitato di informazioni essenziali e di veloce consultabilità; nello stesso tempo, le aree perimetrate sui fogli I.G.M.I. in scala 1:25000 sono state digitalizzate sia come punti (baricentro dell’area) sia come perimetri, entrambi georeferenziati. Ciò ha consentito di creare un G.I.S. (geographic information system) nel quale ogni punto (o perimetro) è dotato di un proprio codice di individuazione, una informazione puntuale, perimetrale ed areale, completa dei dati provenienti da una scheda informatizzata. Nella scheda sono inserite tutta una serie di informazioni essenziali che riguardano: la provincia e la Soprintendenza BB. CC. AA. interessata; il Comune di appartenenza; il nome della località; le coordinate geografiche; la descrizione del bene; i tipi di vincolo cui il bene è sottoposto (ex L. 1089/39, L. 1497/39, L. 431/85) completi, nel caso in cui essi siano stati oggetto di apposito decreto o declaratoria, del numero di decreto e data di emanazione; la proprietà eventuale (se pubblica e quindi afferente al Demanio l’area è vincolata ope legis); le notizie storiche relative al bene; il contesto ambientale in cui il bene è inserito; lo stato di conservazione del bene e/o del suo intorno; la presenza di eventuale bibliografia ed infine altre notizie particolari. I dati utilizzati, perimetrazione compresa, sono sempre stati forniti e vagliati dalla Soprintendenza BB.CC.AA., sezione Beni Archeologici, competente per territorio. Pertanto, nel corso di questa fase del lavoro, si è esclusa ogni possibile implicazione relativa alla ricerca bibliografica e d’archivio in merito alle aree archeologiche scoperte e/o solo segnalate in Sicilia dall’inizio delle pionieristiche ricerche di fine Settecento, quando l’archeologia comincia a diventare una disciplina scientifica che si sgancerà sempre più dalla Storia dell’Arte e dalla Storia dell’Architettura, divenendo una scienza che studia la storia dell’uomo nell’antichità attraverso le sue manifestazioni materiali indipendentemente dal loro valore “artistico”. L’aggiustamento della metodologia di indagine archeologica rispetto agli indirizzi iniziali, orientati tra la ricerca per la conferma del mito (Troia) e la grecità classica, ha permesso la messa a punto di una metodologia altamente scientifica che consente di conoscere per ciascun luogo ogni fase dell’insediamento dell’uomo, a partire dalla storia contemporanea fino a risalire alla preistoria. La tendenza precedente, seguita a volte ancora nel secondo dopoguerra, salvo rare eccezioni, era invece di segnalare genericamente ogni informazione estranea all’aulica età classica, se si esclude l’età romana, compreso generalmente i periodi più antichi preistorici (salvo le pionieristiche ricerche di P. Orsi), protostorici e le LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 81 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia culture estranee alla grecità come la fenicio-punica particolarmente importante in Sicilia. Altrettanto vale per il periodo bizantino pressoché ancora sconosciuto nell’isola (salvo le ricerche del comprensorio degli Iblei dovute in massima parte a P. Orsi) ed escluse le periodizzazioni più recenti come l’archeologia medievale “riscoperta” solo di recente. Oggi, il quadro delle informazioni è di gran lunga diverso, anche se i dati più antichi sono andati, a volte, perduti, i siti sconvolti o distrutti ed in alcuni casi non localizzabili in quanto ormai scomparsi, irriconoscibili o non più individuabili i riferimenti che identificavano il sito (generalmente nomi di località o luoghi che hanno mutato forma e/o denominazione). I dati inseriti all’interno del G.I.S. permettono di elaborare diversi e numerosi tipi di carte a partire dalla tipologia, in una stesura essenziale in scala 1:500000 o 1:250000, dove individuare le categorie della tutela e per puntualizzare i gradi della stessa. Gli stessi dati permettono una differenziazione culturale molto analitica e profonda, con la possibilità di redigere, a scala 1:25000 od anche in scale più piccole quali 1:10000 ed 1:5000, carte che diano informazioni differenziate anche all’interno del tipo. Le carte che possono essere redatte rispondono appieno ai dettami della Carta Archeologica nazionale, prevista a scala 1:100000 o 1:50000 in quanto i dati, così come formulati, consentono tale tipo di esplicitazione per quasi tutti i siti, con esclusione delle segnalazioni: i luoghi indiziati dalla presenza di ceramica, non meglio identificata per l’incompletezza dei dati conosciuti, insufficienti a formulare informazioni più dettagliate. I dati, a volte incompleti, potranno essere ovviamente implementati ed approfonditi in quanto già rappresentano una banca dati di base notevole per il numero dei siti, circa 2.360, e per le informazioni connesse, utile all’Amministrazione dei BB. CC. AA. ed agli organi tecnici della stessa, nonchè a tutte le altre branche dell’Amministrazione Regionale, Provinciale e Comunale. Classificazione tipologica dei siti nell’inventario A Aree complesse: le città (la polis greca, la città fenicio-punica, la città elima, la città indigena ed indigeno-ellenizzata) A1 Aree complesse di entità minore A1.1 Centri abitati di limitata estensione, villaggi (fortificati, capannicoli, megalitici, rupestri, rurali); A1.2 Luoghi fortificati ( fortezze, phrouria), strutture difensive, cinte murarie; A1.3 Statio; A2 Insediamenti: A2.1 Grotta, grotte carsiche e di scorrimento lavico, riparo, deposito; A2.2 Necropoli; A2.3 Abitazione/i rupestre/i; A2.4 Fattoria, casale, struttura agricola o rurale. Villa, villa rurale; A2.5 Insediamento-frequentazione con tracce di stanzialità (strutture murarie, tegole, resti, ruderi). Monete, tesoretto; A2.6 Impianto produttivo (fornace, silos, cave, latomie, miniera, industria litica). A3 Manufatti isolati: A3.0 Mura urbane; A3.1 Castello, torre; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 82 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia B C D E F Tempio; Chiesa, basilica, battistero, monastero; Santuario, luogo di culto, area sacra, edicola, stipe votiva; Santuario rupestre, ipogeico, in grotta; cripta, eremo; Tomba monumentale, Mausoleo, edificio sepolcrale od onorario, dolmen; A3.7 Terma; A3.8 Edificio monumentale, ginnasio, monumento, cippo; A3.9 Ripostiglio. A4 Manufatti per l’acqua: A4.1 Acquedotto; A4.2 Cisterna, pozzo; A4.3 Condutture. Aree di interesse archeologico B1 Area di frammenti, frequentazione, presenza, testimonianza. B2 Segnalazioni Viabilità terrestre, fluviale, marina: C1 Carraie, vie pavimentate, strade intagliate nella roccia; C2 Miliarum; C3 Ponte; C4 Fiume (navigabile e/o camminamento di sponda); C5 Rotta di navigazione. Aree delle strutture marine, sottomarine e dei relitti: D1 Emporio; D2 Aree della pesca, conservazione e trasformazione del pesce (tonnare, vasche per il garum) D3 Approdi, moli, porti; D4 Strutture portuali sommerse; D5 Relitti. Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche: E1 Spiagge fossili, fossili di età quaternaria; E2 Depositi paleontologici e antropozoici; E3 Linea di battente marino; Aree delle grandi battaglie: F1 Terrestri; F2 Navali. A3.2 A3.3 A3.4 A3.5 A3.6 Quadro cronologico di riferimento Per avere una visione sistematica dei periodi e delle culture presenti nell’isola si è considerato utile riportare il seguente quadro cronologico redatto in base ad una sistematizzazione dei dati tratti dagli studi specialistici del settore. A tal proposito è utile ricordare che buona parte dei periodi cronologici sono il frutto di una convenzione generalmente osservata dai singoli specialisti del settore archeologico, in assenza di dati storici oggettivi, ed i cui limiti sono soggetti a vistosi slittamenti verso l’alto o verso il basso dei periodi iniziali e/o finali delle cronologie adottate. Pertanto, è bene osservare che una rigida applicazione dei seguenti quadri sinottici e cronologici possiede dei limiti in quanto si può tendere ad annullare sfumature, sovrapposizioni, relazioni ampie e passaggi generalmente lenti, in tappe a compartimenti stagni. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 83 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia Per quanto attiene alla Preistoria dove è molto difficile trovare dei punti fermi storicamente inappuntabili e dove maggiori sono le oscillazioni adottate dai singoli studiosi, si è tentata una sintesi dei quadri di riferimento adottati da F. Prontera in appendice alla Storia della Sicilia, Napoli, 1980, Vol. I, e da S. Tusa, La Sicilia nella Preistoria, Palermo, 1992. Inferiore Paleolitico Medio Superiore MesoliticoIX-VI millennio Antico Neolitico VI-III millenio Medio Preistoria Superiore Eneolitico III-II millenio Antico Bronzo XIX-IX sec. a.C. Medio Protostoria Tardo Ferro IX-VII sec. a.C. Per l’età storica, generalmente, gli studi del settore hanno raggiunto una capacità di oggettivazione cronologica frutto della continua comparazione tra le fonti storiche antiche ed i risultati degli scavi archeologici. Tre le definizioni di seguito riportate, l’Indigena, viene genericamente adottata per distinguere, dal momento iniziale della colonizzazione greca, le popolazioni che già abitavano la Sicilia (provenienti a volte dall’Italia peninsulare) dai nuovi arrivati, provenienti dal mediterraneo orientale ed insediatisi stabilmente in Sicilia a partire dall’VIII sec. a. C.. I greci, in particolare, sono poi il paradigma di riferimento per la datazione cronologica anche delle altre culture contemporanee, tanto che la suddivisione interna relativa all’età greca (arcaica, classica ed ellenistica), viene adottata in genere per distinguere in linea di massima anche le culture esistenti in area non greca. In età romana, le definizioni sono ulteriormente complicate dalla lunga persistenza nell’isola, pari a circa otto secoli, della presenza di leggi, culti antichi e nuovi (vedi il fenomeno del cristianesimo) e culture, relative ai vari periodi della storia romana in generale, e che si sovrappone in buona parte con un importante periodo storico: l’età tardoantica. Indigena/Indigeno ellenizzata Elima Fenicia/Fenicio-punica Greca VIII-III sec. a.C. IX-III sec. a.C. IX/VIII-III sec. a.C. VIII-III sec. a.C. Arcaica Classica Ellenistica VIII-VII VI-V IV-III III-I a. C. I a.C. - V III-VIII sec. Romana d.C. Ellenistica/repubblicana Alto imperiale, Imperiale, III a.C.-V sec. d.C. Tardoimperiale Età Tardoantica d.C. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 84 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia Paleocristiana IV-V d. C. IX-XI sec. XI-XII sec. XII-XIII sec. XIV-XVIII Bizantina Medievale VI-IX sec. d.C. Islamica Normanna Sveva Tardomed. e moderna sec. Ipotesi di valorizzazione della risorsa I Parchi Le aree di cui al punto A, aree complesse, nei casi di riconosciuto valore emblematico con forte valenza e portata storica potrebbero costituire un sistema di parchi archeologici regionali ai sensi dell’art. 107 della L. 25/93. Per tali parchi, oltre all’interesse specifico della disciplina archeologica, si dovrebbe tenere conto anche delle relazioni e dei legami culturali e geografici che le suddette aree tessono con il paesaggio circostante, e specificamente con i fatti naturali di grande interesse quali coste, lagune, fiumi, vallate, etc.. In tali aree può essere consentita la conservazione orientata e tutte quelle misure necessarie per la loro tutela e la loro valorizzazione, finalizzate esclusivamente allo studio scientifico, all’osservazione e pubblica fruizione con finalità anche turistiche. Essi potrebbero essere sottoposti alla redazione di piani particolareggiati redatti dalla Soprintendenza BB. CC. AA., o nei casi in cui interessano aree di competenza di più provincie, dalle Soprintendenze interessate in raccordo con l’Assessorato Regionale BB. CC. AA. e P.I.. Tali piani potrebbero prevedere il restauro conservativo ed il recupero dei manufatti storico-architettonici e storicoambientali presenti nel territorio interessato per essere destinati al servizio delle attività di ricerca, studio, osservazione dei reperti e di quegli altri beni architettonici e/o naturalistici tutelati all’interno del perimetro individuato, nonché l’inserimento di adeguati luoghi di sosta, posti di ristoro ed infrastrutture tecniche nel pieno rispetto e nella salvaguardia dell’ambiente e del contesto tutelato. Le recinzioni dovrebbero essere realizzate utilizzando soprattutto essenze arboree o arbustive che si integrano con il paesaggio circostante, del quale andranno conservate e mantenute le culture tradizionali esistenti. Per i parchi del tipo A si potrebbe individuare l’area da demanializzare, in assenza di aree già demaniali, ed un’area di rispetto circostante, a partire dal perimetro esterno, nel quale è inibita ogni edificazione o cambio di cultura. Il piano particolareggiato potrebbe essere redatto alla scala adeguata (es. 1:2000 ed 1:500) con l’ausilio di tutti i mezzi idonei, fonti storiche iconografiche, grafiche, bibliografiche ed archivistiche, etc., per la individuazione dei caratteri peculiari dell’area individuata e, per il controllo in tempo reale tramite G.I.S. informatico delle risorse e di ogni altro elemento sostanziale che identifichi il parco. Nella redazione delle perimetrazioni si dovrà tenere conto, quanto più possibile, della individuazione di quegli elementi circostanti al sito in esame atti alla salvaguardia dei caratteri originali della “chora”, cioè l’area in cui il sito esercitava un’influenza diretta al suo intorno dal punto di vista culturale, economico, etc.. Inoltre, particolare attenzione andrà posta alle visuali dall’interno del parco verso il paesaggio esterno e, specialmente, delle relazioni che il sito intesse con il contesto naturale, quale il mare, le valli, i fiumi, i laghi, le gole, le rupi anche non solo immediatamente vicini all’oggetto della tutela. Sarà inoltre utile vagliare le LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 85 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia informazioni cartografiche relative all’area, della viabilità esistente, specie quella sterrata di più antica origine e migliore conservazione, in quanto il parco deve intendersi come occasione per una salvaguardia non solo del valore archeologico intrinseco del sito, ma anche dei caratteri paesistici dell’area individuata così come pervenutici, tendendo ad una potenziale rinaturalizzazione del contesto, per una forte compenetrazione di “natura” e “cultura”, affinché si inneschi un processo che possa portare ad un uso consono del territorio specie per una possibile, attenta, fruizione turistica. Parchi proposti: in contesto con forte urbanizzazione: – Akragas (Agrigento, già istituito con la legge Gui-Mancini); – Gela; – Naxos e Tauromenion (Giardini Naxos e Taormina); – Milai (Milazzo); – Menai/Monte Catalfaro (Mineo); – Syracusae; in contesto ampio con compenetrazione di urbanizzazione e fatti naturali notevoli: – Akrai e Kasmenai (Palazzolo Acreide); – Leontinoi (Lentini/Carlentini); – Ispicae Fundus o Parco della Forza (Ispica); – Mothie-Lilybaion (Marsala); in contesto naturale abbastanza integro con urbanizzazione rada o parziale: – Himera (Termini Imerese); – Morgantina (Aidone); – Palikè ed il lago Naftia (Mineo); – Segesta (Calatafimi); – Selinon (Castelvetrano); – Netum (Noto) – Grotte preistoriche di Capo S. Vito (comprese quelle in territorio di Erice, Valderice, Custonaci) – Grotte preistoriche di Monte Pellegrino e Capo Gallo (Palermo). Aree delle grandi battaglie dell’antichità La storia dell’isola è densa di fatti bellici terrestri e marini dovuti sia a ragioni di endemica bellicosità tra le parti di territorio soggette ad un dominio contro un altro avverso, sia per le battaglie combattute al suo interno e nel suo mare, che preludevano alla conquista della Sicilia da parte di potenze straniere. (Nella storia recente, ad esempio, nell’esaltazione dell’epopea garibaldina, in località Pianto Romano (Calatafimi - TP) l’Arch. E. Basile progettò l’obelisco innalzato per ricordare l’avvenimento della battaglia tra i Borboni e Garibaldi che aprì la strada all’unità d’Italia). Spesso tali località sono ancora oggi particolari per la loro forte componente naturale, sia abiotica (morfologica) quali coste, promontori, valli, sia biotica (luoghi con flora endemica ancora ben conservata, o con aspetti agricoli tipici del paesaggio storico siciliano), e sia, infine, per l’elevato valore percettivo endogeno ( punti di vista interni privilegiati che si rapportano con il contesto) ed esogeno (punti LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 86 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia focali visti da lontano, cioè da cime, dal mare, da promontori, specie per le battaglie navali). Per tali località si potrebbe pensare ad una particolare tutela che, secondo dell’importanza dell’avvenimento e delle condizioni del contesto, arrivi anche a delle speciali salvaguardie mediante l’istituzione di parchi della Memoria il cui grado di naturalità e valenza paesistica sia elevato. In particolare per la provincia di Trapani si potrebbe istituire il parco subacqueo delle Egadi-Stagnone in quanto tale luogo, oltre che per l’estremo interesse naturale, presenta notevole dispersione di elementi fittili appartenenti a numerosi relitti di navi mercantili di ogni epoca ed in particolare ed alle navi da guerra affondate nel corso di una grande battaglia navale dell’antichità: la battaglia delle Egadi del 241 a. C.. Allo stesso modo, nel caso della piana di Himera, dove nel 480 a. C. è stata combattuta una delle più importanti battaglie dell’antichità, già in antico esaltata dalla costruzione del cosiddetto “Tempio della Vittoria”, l’istituzione del parco di Himera esteso alla valle orientale, potrebbe portare ad una riqualificazione ed al recupero della piana solcata dal fiume omonimo. La piana, oltre che fondale scenico della città antica, è anche un luogo carico di un significato storico attualmente ignorato dal contesto, valore che, di fatto, fornisce una ragione di più perché il recupero della stessa piana passi attraverso la rinaturalizzazione del fiume, teatro di un uso complesso del luogo nella storia, a partire dai porti antichi, dagli emporî, dalle necropoli, dai limiti amministrativi storici, etc., per finire ad un uso agricolo compromesso dalla recente industrializzazione parzialmente fallita. Definizione delle componenti La lettura dell’insediamento dell’uomo nello spazio e nel tempo è un tema che, se organicamente approfondito, consente di cogliere connessioni e regole atte ad indirizzare la crescita dell’uomo moderno ed il suo divenire. Le tracce dell’uomo nel territorio, se lette, consentono di conoscere meglio la sua evoluzione nel tempo sia per chiarire meglio il significato che queste devono assumere, sia per meglio finalizzare la loro tutela, poiché esse aggiungono qualità alla salvaguardia del contesto paesistico in cui tali tracce fisiche (genericamente denominate archeologiche) sono inserite e che devono conservarsi nel loro ambiente quali testimonianze materiali della storia dell’uomo. Le aree di interesse archeologico della Sicilia sono numerose e complesse, sia per la notevole variazione tipologica che per la stratificazione culturale: le sovrapposizioni senza soluzione di continuità nello stesso sito costituiscono una regola più che un’eccezione. Tuttavia è bene notare che, in alcuni casi, vaste porzioni di territorio in atto non presentano alcun sito di interesse archeologico. Ciò dipende esclusivamente dallo stato degli studi e della ricerca nel settore che non è fin qui estesa con pari approfondimento su tutto il territorio dell’isola. Inoltre, talune segnalazioni fatte alle Sezioni B. A. delle Soprintendenze BB. CC. AA. da studiosi od amatori locali, non sufficientemente vagliate in merito ai contenuti culturali e/o alle perimetrazioni, non sono state inserite finché la consistenza del sito non sarà attentamente valutata. Pertanto la carta dei siti che deriva dai dati in possesso altro non è che la rappresentazione minimale della consistenza archeologica dell’isola, una base di partenza per una implementazione futura. Allo stesso tempo, quei territori regionali, come nel caso di Siracusa e Ragusa, che LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 87 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia presentano una maggiore densità numerica di siti, non sono di fatto più ricchi di altri dal punto di vista archeologico; solo la presenza di una antica tradizione di indagine territoriale risalente agli inizi del secolo ha prodotto tale sperequazione di informazioni in quanto altre Soprintendenze, di recente istituzione, hanno da poco tempo iniziate le complesse procedure del rilevamento territoriale di aree di interesse archeologico. Affrontando la complessa tematica e l’elaborazione dei dati disponibili, si è scelto di strutturarli tenendo conto della loro singolarità e della loro connessionecomplessità. Le città ed i centri abitati di limitata estensione sono le aree dove si riscontra la localizzazione fisica raggruppata delle tipologie singolari con una differente dimensione scalare delle tematiche. Tematiche che hanno un’ulteriore differenziazione interna secondo se il luogo si trovava, o si trova ancora oggi, in prossimità del mare, in pianura ed in aperta campagna, in cima alle colline ed ai monti costieri o dell’interno dell’isola. Come un mosaico di pezzi funzionali elementari che si aggiungono di volta in volta, l’area complessa per eccellenza, la città (la polis greca, il centro feniciopunico ed elimo, il centro indigeno spesso ellenizzato) è il luogo che presenta un’organizzazione gerarchizzata di più spazi-funzioni nel medesimo sito e cioè: l’abitato, le strade e le piazze, le mura e le fortificazioni, l’acropoli/area sacra, i santuari suburbani, gli edifici monumentali (thermae, ginnasi), la/le necropoli, gli acquedotti, la viabilità extraurbana, le strutture della trasformazione manifatturiera, cave, latomie, ed eventualmente, i porti. L’area complessa di entità minore, il centro di limitata estensione di età storica, il villaggio preistorico antecedente alla città, i luoghi fortificati a funzione militare (fortezze e cinte murarie, i phrouria di età greca), la statio di età romana, presentano quasi sempre gli stessi elementi della città ma con una dimensione spaziale più contenuta. Ciascuno degli elementi presenti nella città, talvolta, si presenta isolato nel territorio e non collegato ad altre strutture. In questo caso questi elementi a prima vista sembrano essere gli indizi di una dimensione extraurbana che non va comunque generalizzata e, non necessariamente, collegata con tale funzione, solo perché lo stato delle conoscenze del settore non ha ancora individuato il corpo/matrice del tipo di insediamento. Questo è il caso delle numerose necropoli isolate segnalate (le città dei morti intimamente connesse con la città dei vivi), legate comunque con un luogo abitato più o meno esteso quasi sempre non ancora localizzato; infine la stessa segnalazione di “mura” che presuppongono un sito fortificato di incerta origine e più incerta estensione. Tra i luoghi deputati all’insediamento precittadino, presenti solo limitatamente, fatte salve le possibilità di futura implementazione a seguito di nuove individuazioni e/o scoperte, sono di importanza notevole: i ripari e le grotte preistoriche, uno degli aspetti archeologici più rari ed originali. Gli ingrottati erano spesso luoghi dove contemporaneamente si svolgevano molteplici funzioni: l’abitativa, la lavorativa, la cultuale e la sepolcrale. In alcuni casi al loro interno si conservano pitture ed incisioni rupestri, la più antica forma d’arte della storia dell’isola, frequentemente riferimento iconografico e stilistico per l’arte preistorica in generale e non solo mediterranea. Le frequentazioni appartengono alla categoria degli insediamenti di ogni epoca, preistorica e storica, attestate dalla presenza di ceramica frammetaria LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 88 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia congiunta alla presenza di strutture murarie, indizio di incerta stanzialità la cui consistenza può essere verificata solo a seguito di scavi sistematici. Gli impianti produttivi e le cave preistoriche, di età classica e romana, sono poi spesso l’espressione di processi complessi dell’uso del territorio: essi possiedono la celata possibilità di una organizzazione interna che, se svelata, può giungere a livelli talvolta monumentali, come nel caso delle latomie ed in particolare l’<Orecchio di Dionisio> di Siracusa. La messa a coltura del territorio, ha poi dato luogo a delle unità di sfruttamento agricolo con forme a volte complesse, frutto della parcellizzazione dell’agro dove si inserivano delle strutture fisiche aventi spesso anche carattere residenziale quali le fattorie di età classica ed ellenistica ed i casali. In età romana, la produzione sistematica di derrate diede luogo alla ripartizione del territorio (centuratio) e poi al grande latifondo dove le ville, specie in età imperiale e tardo imperiale, diventano delle strutture dalla forma complessa, gerarchizzata con residenza padronale inserita al centro di un sistema costruito di cortili, di abitazioni e magazzini, impostata ai lati di peristilii fioriti e con ambienti di rappresentanza quali triclini, corridoi e a volte piccoli, veri e propri ambienti basilicali absidati, come nel caso della Villa del Casale a piazza Armerina o in altri esempi (Tellaro, Patti, etc.). L’architettura di tali complessi non è esente da manifestazioni culturali ed artistiche notevoli, quali affreschi e mosaici, spesso policromi, attestanti il pieno inserimento dell’isola all’interno dei processi culturali del mediterraneo, in linea con le grandi produzioni stilistiche di ambiente nordafricano nella tarda antichità. I manufatti isolati, poi, costituiscono gli elementi puntuali di un’ampia organizzazione avente talvolta difficile decifrabilità. Ciò specie quando tali manufatti sono, generalmente ed organicamente, connessi ad una rete d’uso la cui trama oggi sfugge, ma che si lascia a volte indovinare dalla storicizzazione delle immagini diffusesi nel tempo di tali elementi. Essi sono i castelli e le torri, i templi coi santuari suburbani o le aree sacre in generale, ingrottate od ipogeiche, le edicole, le stipi votive, le chiese e le basiliche, le tombe monumentali (mausolei ellenistici e romani, i dolmen preistorici) ed i monumenti in generale quali i ginnasi, le thermae di età romana, tardoantica e medievale. Infine i manufatti per l’acqua, che all’interno della categoria possiedono un carattere autonomo anche nella vedutistica, specie quando essi assumono una valenza territoriale giunta a noi frammentaria come nel caso degli acquedotti greci e soprattutto romani, e le condutture in genere o, infine, le cisterne, aventi forme a volte di impensata monumentalità, ed i pozzi. Numericamente consistenti sono poi le aree di interesse archeologico (aree di frammenti, frequentazioni, testimonianze) non ancora esplorate, ma indiziate attraverso le prospezioni di superficie mediante la raccolta di materiali erranti, di frammenti fittili o attraverso la localizzazione dalle fonti storiche, bibliografiche e d’archivio, note e già rinvenute, non ancora interessate da regolari campagne di scavo, che costituiscono un luogo contenitore, un serbatoio di notevole ricchezza densa di documentazioni inesplorate per la ricerca e lo scavo scientifico e per la possibile fruibilità culturale e/o turistica futura. Tali aree se indagate, da incerte potrebbero trasformarsi in uno degli aspetti fin qui elencati aggiungendo alla conoscenza del territorio e della storia un tassello che potrebbe rivelarsi essenziale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 89 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia Tra i beni da segnalare per l’opportuna salvaguardia sono gli elementi della viabilità terrestre, fluviale e marina in quanto sistema delle relazioni che sono servite da base per la formazione delle trame di relazioni tra le genti in età moderna. Per quanto attiene alla viabilità terrestre, escludendo la viabilità interna ai siti abitati, quali le città, le Statio o gli agglomerati rurali, ove la viabilità è connessa ovviamente con le strutture che componevano la forma complessiva dei siti predetti, restano da considerare solo i percorsi extraurbani. Essi sono conosciuti solo frammentariamente, ma la loro importanza è sottolineata dalle fonti bibliografiche (Itinerarium Antonini, Tabula Peutingeriana, ecc.) e dai resti conosciuti quali le carraie, le vie pavimentate, a volte sottomarine (Mothie), le strade intagliate nella roccia, i ponti, i rari miliaria. Per la viabilità fluviale bisogna considerare le foci dei fiumi come elementi spesso navigabili, che permettevano alle barche o in alcuni casi alle navi di internarsi anche per brevi tratti nell’isola realizzando così un primo esempio di ancoraggio o porto fluviale, punto di partenza per i commerci con l’entroterra raggiungibile con camminamenti lungo le sponde o gli alvei dei fiumi. Ancora poi le rotte di navigazione, da sempre il principale sistema di avvicinamento per l’accesso e la fruizione dell’isola. Le coste dell’isola sono poi disseminate di strutture marine, sottomarine e di relitti, la cui presenza è stata facilitata dai numerosi approdi e porti naturali, potenziati da moli atti a favorire la costituzione di emporia. La costa poi presenta numerose aree della pesca e della trasformazione del pesce (tonnare di età greca e romana o le vasche romane per la produzione del garum, una salsa a base di pesce) e numerosi moli sommersi, oggi coperti dall’acqua a causa del bradisismo delle coste. E sommersi sono poi i relitti, fonti primarie per l’archeologia sottomarina, quasi sempre sottoposta a razzia selvaggia di oggetti mobili, spesso in buono stato di conservazione, per la facilità di approvvigionamento e per la difficoltà della tutela. Infine, tra le aree da sottoporre a tutela sono i luoghi della memoria dove gli accadimenti non hanno lasciato tracce evidenti ma un ricordo conservato a volte solo nel toponimo. Ci si riferisce ai luoghi dove si sono combattute le più grandi battaglie dell’antichità sia terrestri che marine come ad es. la battaglia terrestre di Himera del 480 a. C. che, con l’alleanza di Siracusa ed Agrigento, ha temporaneamente segnato la supremazia greca sui punici in Sicilia, battaglia abilmente propagandata dai greci come avvenuta lo stesso giorno di Salamina, quando Atene (l’Ellade) fermò l’avanzata dei barbari (i Persiani), o la battaglia marina delle Egadi del 241 a. C. che ha cambiato i destini del Mediterraneo con l’inizio della romanizzazione delle sue sponde. Le aree e gli elementi predetti sono a volte ben conosciute anche da molto tempo ed in alcuni casi, numericamente non significativi, essi sono sottoposti a vincolo ai sensi della L. 1089/39 sia diretto per effetto degli art.1, 2 e 3 che indiretto ai sensi dell’art. 21. Le componenti del sistema storico-archeologico, individuate nella carta dei siti e delle aree di interesse archeologico, sono rappresentate nel modo seguente: A aree complesse: di accertata entità ed estensione, cioè le città antiche (le polis, etc.); A1 aree complesse di entità minore: centri di limitata estensione (città, statio), villaggi preistorici, luoghi fortificati (frouria, etc.); LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 90 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo archeologia B C D E F A2 insediamenti: luoghi di stanzialità antropica strutturata da elementi articolati in forme a volte complesse, accertate anche solo parzialmente, cioè: A2.1 Grotte, grotte carsiche e di scorrimento lavico, ripari, depositi; A2.2 Necropoli; A2.3 Abitazione/i rupestre/i; A2.4 Fattoria, casale, struttura agricola o rurale. Villa, villa rurale; A2.5 Insediamento-frequentazione con tracce di stanzialità (strutture murarie, tegole, resti, ruderi). Monete, tesoretto; A2.6 Impianto produttivo ( fornace, silos, cave, latomie, miniera, industria litica). A3 manufatti isolati (componenti elementari): castelli, templi, chiese, basiliche, santuari anche rupestri, tombe monumentali; A4 manufatti per l’acqua: acquedotti, cisterne; aree di interesse storico-archeologico; B1 Area di frammenti, frequentazione, presenza, testimonianza. B2 Segnalazioni viabilità: tracciati viari storici principali ed agresti (con particolare riferimento alle centuriazioni), le strutture per la sosta e le segnalazioni militari, le carraie, le vie pavimentate, i ponti, i miliaria, le rotte di navigazione; aree delle strutture marine, sottomarine e dei relitti: emporia, aree della trasformazione del pesce (tonnare, vasche per il garum), moli, porti ed approdi, strutture portuali sommerse, relitti; aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche: E1 spiagge fossili, fossili di età quaternaria; E2 depositi paleontologici e antropozoici; E3 linea di battente marino; aree delle grandi battaglie dell’antichità, terrestri e navali. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 91 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.6 CENTRI E NUCLEI STORICI Generalità Il Medioevo Il valore della posizione dell’Isola nel Mediterraneo e la lunga e ininterrotta costruzione del paesaggio sono le due chiavi di lettura fondamentali del territorio siciliano. Grande, umanizzata densamente e da lunghissimo tempo, la Sicilia reca impressa nelle sue caratteristiche storico-geografiche l’alternanza ciclica di essere centro e periferia dei flussi politici ed economici più vitali. Quasi al centro del mondo in età classica, con la conquista islamica l’isola divenne marca di frontiera, ma mantenne un ruolo preminente poiché fulcro di importanti traffici. Tale conquista (IX secolo) produsse una profonda modificazione dell’assetto amministrativo e territoriale dell’isola. Il thema bizantino di Sicilia, derivazione della riorganizzazione giustinianea dell’Impero Romano di Costantinopoli, si frammentò e al vasto stato a carattere fortemente accentrato si sostituì un articolato sistema di autonomie municipali. Attorno alla seconda metà del X secolo l’isola fu suddivisa in omogenee circoscrizioni territoriali, gli iqlîm (distretti) e per ciascuno di essi fu ordinato di edificare almeno una città fortificata con moschea giami. Parallelamente ai capoluoghi forti si andò di fatto sviluppando nelle campagne una fitta costellazione di casali (manazil), abitati rurali accentrati ma aperti e indifesi, coincidenti con le comunità contadine stanziate sul fondo. L’islamizzazione dell’Isola non fu però uniforme. Maggiormente interessate furono le zone occidentali e centro-meridionali, assai meno il territorio compreso tra l’Etna e i Peloritani. Il vecchio latifondo scomparve lasciando il posto ad un minuto frazionamento terriero. Il paesaggio delle grandi distese di monocolture (prevalentemente frumento) e pascolo si modificò per l’introduzione di un’agricoltura notevolmente diversificata, resa possibile altresì dalle complesse tecniche di irrigazione importate dagli Arabi. Le colture più frequenti furono il cotone, la canapa, gli ortaggi; probabilmente ebbe inizio allora la coltivazione degli agrumi, della canna da zucchero e del gelso. Agrumeti, orti, frutteti si snodavano lungo la costa; all’interno le aridocolture rompevano i tratti boschivi e i vasti spazi a pascolo; gli ortaggi e i frutteti trovavano posto anche lungo la sponda dei corsi d’acqua. I fiumi rivestivano un ruolo di notevole importanza, sia per gli approdi che consentivano allo sbocco, sia perché talvolta navigabili per alcune miglia. I boschi restavano diffusi su vaste superfici (Etna, Caronie, territorio da Piazza verso Ragusa), malgrado la massiccia esportazione di legname d’alto fusto verso il Magrib. Con la riconquista cristiana della Sicilia da parte dei Normanni (XI secolo) venne reintrodotta la struttura del latifondo, ma il paesaggio e la cultura dell’isola continuarono a mantenere la matrice islamica per un lungo periodo. La nuova dominazione infatti non sovvertì sostanzialmente l’ordine socio economico e amministrativo esistente ma, al contrario, lo mantenne a vantaggio della nuova classe dirigente; i vincitori attinsero alla cultura statuale, giuridica, letteraria e LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 92 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici figurativa dei vinti, nonché a tutto quel patrimonio di esperienze tecnologiche e organizzative che avevano reso prospera l’isola in età musulmana. Il volto delle città è lo specchio di questa facies culturale. Palermo, città quasi rifondata in età araba e accresciuta grandemente in periodo normanno, esprime una cultura urbana dalle caratteristiche nettamente islamiche: le descrizioni di Palermo di Ibn Hawqal (977) e di Ibn Giubair (1184-85) indicano la continuità e la persistenza di un’immagine urbana e di una qualità di vita di città mediterranea dalle connotazioni decisamente derivate dalla vicina Ifriqiya. L’appartenenza dell’architettura della Sicilia alla koinè fatimita nei secoli X-XII è riconoscibile nell’adozione delle forme stereometriche pure, regolate da precisi rapporti di proporzione e di rispondenze simmetriche. Il rigore della dottrina coranica interpretata nella cultura fatimita in chiave di assolutezza di concetti e di simboli permeò di sé le arti figurative e i manufatti architettonici. La cultura fatimita “ rifugge dall’empiria e imprigiona la molteplicità del reale nella indefettibile unità della forma geometrica archetipica la cui perfezione è l’analogo e pregnante simbolo del Dio unico” (Bellafiore). Tra le forme geometriche quelle che nella loro semplicità primordiale esprimono il divino nella sua essenza sono il quadrato, il cubo e la sfera, e di queste forme l’architettura è il mezzo espressivo più diretto. La Zisa, la Cuba, il Palazzo Reale di Palermo tra le architetture palaziali, ma anche l’architettura ecclesiastica delle grandi cattedrali munite (Cefalù, Monreale, Palermo etc.) sono le espressioni più alte di tale cultura. Anche sul territorio, in età normanna, si registrò uno sviluppo senza soluzione di continuità rispetto al precedente periodo musulmano. Amari afferma che la suddivisione in diocesi istituita in età normanna coincideva all’incirca con quella delle piccole signorie musulmane semidipendenti sorte a metà dell’XI secolo. L’esplosione urbanistica in tutta l’area geografica della Sicilia che aveva caratterizzato l’età prenormanna era ancora verificabile in età ruggeriana, quando scriveva al-Idrisi. Il suo resoconto, che copre l’intero panorama degli insediamenti abitativi dell’isola, evidenzia la floridezza dell’agricoltura, lo straordinario numero di castelli, villaggi, città, l’esistenza di attività produttive divenute poi tradizionali come la pesca del tonno e l’uso delle saline. Dei castelli e delle roccaforti, strutture di primaria importanza nei giochi di potere, dislocati a difesa dei porti, nei luoghi di passaggio obbligato, nei terreni agricoli particolarmente ricchi, ben poche tracce sussistono oggi in forme tali da permettere l’individuazione di consistenti parti databili a quei periodi a causa delle mutate tecniche, nei secoli, dell’architettura militare; pur tuttavia le fortificazioni delle età successive raramente nacquero ex novo. Nei villaggi e nelle città la matrice islamica ha costituito un fattore di estrema rilevanza. Il medioevo, considerato a lungo come tempo dello spontaneismo e dell’assenza di progetto, ha rivelato una straordinaria ricchezza di modelli, di tecnologie, di riflessioni concrete sulla forma, sulla dimensione, sul significato delle città e delle sue parti. L’analisi della struttura dei centri storici mediterranei ha portato alla constatazione che “la diffusa influenza della tipologia insediativa islamica, imposta dalla stessa forza militare, politica e demografica degli invasori arabi e berberi, ha condizionato in modo decisivo la configurazione complessiva e la tipologia insediativa delle città europee, dalla Spagna a Bisanzio” (Guidoni). LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 93 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici Nella tipologia delle aree residenziali di città e centri minori l’incidenza della fase islamica è ancora ben presente e documentabile. La dialettica degli spazi tipica del mondo islamico determina un reticolo urbano contraddistinto da tre categorie di strade: grande via (shari); strada di quartiere, chiudibile (darb); vicolo cieco (aziqqa). Le cellule abitative sono raccolte attorno a cortili, garantendo riservatezza e aerazione. Frequente è l’assenza di facciate sulle strade. Il vicolo è una struttura insediativa completa in sé (una microcittà con impianto ad albero), valida soprattutto per la sua efficacia difensiva; dall’aggregazione di più strutture di tal tipo deriva un microlabirinto residenziale la cui forma d’impianto, non conosciuta dall’esterno, è la migliore garanzia di una efficace difendibilità. “L’evoluzione del vicolo cieco, un tempo chiudibile per motivi di privatezza e di difesa, nel cortile tardomedievale, rinascimentale e barocco, costituisce un tema affascinante e centrale, se si vuole comprendere il meccanismo delle trasformazioni e delle permanenze culturali nella forma delle città. Il vicolo-cortile è sopravvissuto perché coincidente con la struttura familiare e sociale perfettamente integrata e isolabile rispetto all’insieme dell’organismo urbano, relativamente autosufficiente economicamente, dotato, spesso, di una propria carica culturale locale. Mentre i luoghi pubblici, gli edifici rappresentativi, le attrezzature viarie principali e le difese hanno subito negli ultimi secoli continui e drastici adeguamenti, moltissimi vicoli sono rimasti, almeno nel loro impianto, a testimoniare un assetto certamente superato per la cultura urbanistica ufficiale, ma ancora funzionale per l’organizzazione della vita quotidiana dei contadini e dei piccoli artigiani. Ciò spiega la sopravvivenza, la forte resistenza alle trasformazioni che caratterizza il vicolo-cortile siciliano. Caduta la dominazione araba, deportate le più riottose popolazioni dell’interno da Federico II, cancellate quasi completamente le tracce dei luoghi di culto islamici, l’organizzazione per vicoli e cortili sopravvive nei secoli nelle grandi città come nei casali, nei borghi antichi come nei centri contadini di fondazione feudale del XVI, XVII, XVIII secolo. Mutano i modelli stradali adottati nella grande viabilità e nell’impianto portante degli insediamenti, e si diffonde, qui come altrove, la strada rettilinea, il fondale scenografico, l’impianto a scacchiera. Ma non cambia, se non per lentissimi adeguamenti alle nuove forme di lavoro e ai nuovi mezzi di trasporto, l’organizzazione del vicolo. Se ne possono seguire le diverse accezioni, a partire dai secoli del tardo medioevo e fino alla prima metà dell’800, sia in insediamenti che hanno avuto ben individuate fasi di sviluppo (come Sciacca e Sambuca), sia all’interno di strutture urbane fondate, nella Sicilia occidentale come in quella orientale. E ne emerge, sempre e ovunque, una stretta separazione del vicolocortile rispetto alla città dei mercanti, dei nobili, dei borghesi; tanto che il vicolo può essere considerato, oggi, come l’involucro protettivo delle più antiche e resistenti forme di vita e di architettura popolare.” (Guidoni). Mazara, Trapani, Castelvetrano, Sciacca, Palermo, Agrigento, Assoro, Enna, Siracusa, Niscemi, Menfi manifestano nel loro tessuto, a varie epoche, profondi segni della cultura urbanistica islamica. Sostanzialmente estraneo alla penetrazione musulmana rimase invece il Val Demone, che costituì di contro uno dei territori di più facile conquista da parte normanna per la diffusa presenza di popolazioni in maggioranza cristiane. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 94 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici Il monachesimo fu uno degli strumenti su cui i nuovi reggitori si appoggiarono solidamente sin dagli inizi, costituendone fattore di consolidamento politico presso le popolazioni. Numerose furono le fondazioni o i nuovi impulsi dati ai centri monastici greci. I monasteri basiliani costituiscono oggetto di speciale interesse per la storia dell’architettura religiosa siciliana dell’età normanna: erano organismi complessi quasi del tutto autosufficienti, dotati di alloggi, servizi, magazzini, oltre che dell’edificio di culto che occupava quasi sempre un posto centrale e gerarchicamente egemone rispetto alla struttura generale delle fabbriche. Nati su un terreno culturale diverso da quello del resto della Sicilia, esprimono un linguaggio in cui le connotazioni del mondo architettonico fatimita sono filtrate attraverso la cultura locale assumendo significato e rilievo autonomi. Il periodo della dominazione sveva (1194-1268) determinò per la Sicilia la fine dell’esperienza pluriculturale propria della conquista normanna. L’azione di Federico II produsse un processo di modificazione del sistema territoriale e di ridistribuzione della popolazione tale da ridisegnare l’assetto dell’insediamento e del paesaggio siciliano. La programmatica distruzione della componente musulmana e delle sue strutture insediative, l’eliminazione dell’insediamento sparso e aperto sul territorio, la concentrazione e fortificazione dell’abitato, l’immissione di nuovi gruppi etnici sono le connotazioni costanti degli interventi dell’Imperatore sul territorio. Particolarmente segnati furono il Val di Mazara e il Val di Noto, profondamente islamizzati. In essi la struttura dell’insediamento normanno caratterizzata dalla dicotomia tra casali e centri fortificati cessò di esistere. L’eliminazione dei contadini musulmani dalle campagne e dei relativi casali sparsi sul territorio fu volano del processo di crescita del latifondo siciliano, contraddistinto unicamente da insediamenti di tipo accentrato e fortificato. Il sistema economico islamico basato sul sapiente dosaggio tra colture pregiate ed estensive morì e venne soppiantato dalla tradizionale monocoltura granaria. Nella Sicilia ultra Salsum vennero definitivamente distrutti diversi abitati di rilievo documentati in età normanna tra cui Calathamet, Entella, Iato, Platani; altri sopravvissero come castelli isolati a volte integrati da piccole comunità (Calatrasi, Calatubo, Guastanella, Muxaro, Partinico, Patellaro, Cefalà). Le centinaia di casali furono quasi definitivamente annientati. Nella Sicilia citra Salsum il Val di Noto seguì – anche se con datazioni differenziate – le vicende del Val di Mazara, mentre il Val Demone, diversamente caratterizzato per configurazione naturale, etnica e storica, non conobbe in periodo svevo le sparizioni di casali prodottesi nel resto della Sicilia. In entrambi i casi comunque, se si eccettuano le distruzioni di Centuripe e forse di Iudica, non si registrarono gli annientamenti dei grandi insediamenti che si verificarono nel Val di Mazara. In definitiva la geografia dei popolamenti allora ridisegnatasi, pur con le grandi modifiche apportate dalle nuove fondazioni feudali prevalentemente tra il XVI e il XVIII secolo, è sostanzialmente ancora oggi attuale. Fondazioni dell’Imperatore furono Terranova (Gela) ed Augusta, entrambe nella Sicilia orientale. Elemento prevalente nella scelta del sito dovette essere la presenza in loco delle rovine antiche. Gli impianti urbani originari di entrambe le città riconducono a schemi caratterizzati da regolarità geometrica e ortogonalità LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 95 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici delle strade, generati da una crux viarum e vie secondarie e parallele che determinavano l’esistenza di sedici isolati. “Le scelte urbanistiche allora compiute guardano all’Europa, alle piante geometriche regolari tipiche delle città medievali di fondazione, dalla Francia alla Germania, alla Spagna, all’Italia comunale” (Maurici). Forte è il significato dimostrativo e la simbologia di potere sottesa alle due fondazioni. Di particolare rilievo fu l’attività di Federico II nel disegno dell’assetto forte dell’isola. L’Imperatore intervenne sul complesso sistema di architetture militari bizantine, musulmane e normanne gestendolo direttamente. Fu ostracizzata l’iniziativa feudale o di istituzioni ecclesiastiche e il monopolio della costruzione dei castelli passò nelle mani esclusive della corona, fenomeno non più registratosi nel futuro. Precise disposizioni stabilivano il ritorno al demanio di città, fortificazioni, castelli, villaggi, casali alienati dopo la morte di Guglielmo II e la requisizione e distruzione di ogni struttura militare di pertinenza non regia edificata in quello stesso periodo. Gli elenchi contenuti in documenti federiciani restituiscono una distribuzione dei presidi fortificati relativamente uniforme, ma con uno spiccato infittirsi in prossimità dello stretto, a controllo dell’accesso all’isola. Le architetture siciliane, con particolare riferimento a quelle della fase matura e tarda, costituiscono uno dei momenti più fervidi e intensi della creatività architettonica federiciana. “La novità, almeno in ambito europeo, dei castelli quadrati federiciani consiste nel fatto che i lati non sono tratti di cortine, ma ali di edifici assimilate ai sistemi difensivi. È però necessaria una constatazione preliminare: quella innovazione si tradusse non nella generalizzazione ripetitiva di un modello fisso e compiuto, ma nella sperimentazione continua di un concetto compositivo su uno spettro di varianti funzionali che si muovono tra la residenzialità più o meno connotata in senso ufficiale e di rappresentanza, l’impianto fortificato a carattere economico e commerciale, il presidio militare, per lo più urbano, dotato di ampia disponibilità di spazi chiusi a fini residenziali, di casermaggio, o magazzino logistico. A differenza dei contemporanei castelli quadrilateri della costa pugliese, quel concetto, che possiamo forse meglio definire modello teorico, nei castelli siciliani del decennio 1230-1240 raggiunge la maturazione più caratteristica assestandosi nella geometria perfetta delle planimetrie, nella distribuzione simmetrica e speculare degli spazi interni alle ali che cingono i cortili, in virtù del principio ordinatore costituito dalla copertura sistematica in volte a crociera – si tratta, in realtà, di intersezioni di volte a botte acuta – su campata quadrata.” (Cadey). Il castello di Milazzo, il castello di Lombardia ad Enna, tra gli altri, i castelli di Augusta, di Siracusa e di Catania, i diversi solacia disseminati nel territorio tra Augusta e Siracusa documentano un’architettura non sempre e non solo strumento di difesa e di controllo o struttura da abitare, ma sempre segno riconoscibile della presenza dell’Imperatore. Con la caduta della monarchia sveva e il disfacimento dell’autorità centralizzata, attraverso la guerra del Vespro, la feudalità divenne protagonista delle vicende storiche dell’isola attraverso l’appoggio reso alla casa d’Aragona come dinastia sovrana di una Sicilia indipendente (1282-1412). LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 96 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici Legati in larga misura ai nobili che ne avevano permesso l’elezione i regnanti aragonesi furono costretti a fare ampie concessioni, elargendo privilegi e accrescendo il numero e la potenza dei feudatari. Lo strapotere nobiliare portò la Sicilia del Trecento ad un periodo di anarchia caratterizzato dalle lotte intestine tra la corona e la classe baronale. I nobili vennero ad avere un’influenza determinante non solo nella vita politica cittadina ma anche nei propri feudi, riuscendo gradualmente a trasformare la concessione in proprietà privata e ad esercitare in essi persino la giurisdizione penale, sino ad allora esclusiva competenza regia. La nobiltà, pur infeudata dalla terra, tese però a stabilire la propria residenza nelle città, riservando al feudo l’incastellamento per ragioni di sicurezza e di prestigio. I Chiaramonte, i diversi rami dei Ventimiglia, gli Alagona, i Moncada, i Peralta, i Doria, gli Aragona di Cammarata ed altri furono i feudatari più potenti del periodo. I possedimenti dei Ventimiglia si estendevano, sulle Madonie, dal fiume Tusa al fiume Imera (contea di Geraci). Oltre l’Imera si propagava il dominio dei Chiaramonte con il fulcro di Caccamo e la direttrice di espansione verso Agrigento lungo l’asse attraversante Vicari e Castronovo. “La geografia militare della Sicilia del ‘300 viene così a coincidere con quella politica: le linee ‘forti’ determinate da un incastellamento in realtà sproporzionato alla densità demografica del tempo e alle entità delle forze in gioco, coincidono con i perimetri, variabili, degli ‘stati feudali’, veri ‘stati’ nello stato. Contemporaneamente ondate di abbandoni spopolano l’entroterra e provocano la scomparsa di molti siti abitati” (Giuffré). Spesso la fondazione di castelli costituisce la premessa per un nuovo insediamento. È il caso di Castelbuono, fondata sul sito di Ypsigro da Francesco Ventimiglia come “capitale” della contea di Geraci, delle città fortezza di Manfreda (Mussomeli), ascritta ai Chiaramonte o di Alcamo da parte dei Ventimiglia. I castelli sorgono in posizione dominante rispetto all’abitato, spesso su uno dei vertici della città murata (Sciacca, castello dei Luna; Naro; Alcamo, castello dei Conti di Modica), con recinti di forma irregolare e torri sul perimetro. Altre volte sono posti a controllo del territorio, come il castello di Mussomeli, di particolare caratterizzazione paesaggistica, arroccato sulla sommità di una rupe dominante il fondo cerealicolo “nudo” dell’intorno e il percorso da Palermo verso Agrigento per il controllo della circolazione delle merci. In assenza di vere e proprie strade le trazzere di comunicazione tra l’entroterra e la costa, da identificare forse come tracce dell’antica rete romana, costituivano una viabilità naturale che rispondeva a due fini opposti: “assicurare le comunicazioni e al tempo stesso l’incomunicabilità a fini difensivi” (Giuffré). Il complesso sistema di castelli esercitava infatti sulle valli un rilevante ruolo di controllo e costituiva scacchiere strategico per operazioni di difesa a vasto raggio, in un quadro nel quale castelli, centri abitati e condizioni naturali risultavano uniti da un legame strettissimo. All’interno delle città le case “forti” (Osteri, case-torri) costituivano il corrispondente dell’incastellamento del territorio a dominio delle partizioni urbane derivate dalle lotte di potere. Il viceregno spagnolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 97 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici Gli inizi del XV secolo segnarono la fine dell’anarchia feudale che aveva caratterizzato il secolo precedente; dopo il breve regno di Martino il Giovane, figlio del re d’Aragona, per la Sicilia si aprì, nel 1415, il lungo periodo del viceregno, durante il quale l’Isola, provincia di un grande impero, entrò a far parte del complesso gioco della politica spagnola nel Mediterraneo. All’interno, si stabilì un sostanziale equilibrio tra potere centrale e nobiltà feudale vecchia e nuova (questa, di origine catalana) fondato sulla devozione dei nobili alla corona in virtù dei sempre crescenti privilegi da questa accordati e culminanti nel “mero e misto imperio”, ovvero nel diritto di giurisdizione penale concesso ai baroni sulle loro proprietà feudali. Queste, inoltre, andarono via via crescendo a scapito del demanio regio, che tra l’altro non comprese più, com’era stato sancito durante il regno di Martino, tutte le foreste, le miniere e i territori costieri fino “ad iactum balistae”, sebbene continuasse a detenere i principali centri strategici della Sicilia. Tra questi, le città costiere e portuali sono quelle che, in relazione all’espansione del commercio marittimo, conobbero un nuovo sviluppo urbanistico: a Trapani sorse il nuovo Quartiere Palazzo, a impianto geometrico ortogonale; a Palermo si realizzarono grandi interventi architettonici ed edilizi promossi dalle logge mercantili e dalla nobiltà sia locale che catalana; a Siracusa la presenza della Camera Reginale fu d’impulso ad un cospicuo rinnovamento urbanistico. L’architettura venne rivitalizzata dalle correnti gotiche di provenienza iberica, felicemente innestate nelle tradizione locale soprattutto per quel che riguarda gli edifici residenziali nobiliari costruiti nelle principali città: a Palermo, Siracusa, Taormina, sorsero gli esempi più significativi di questa architettura civile che ha nel patio e nella scala scoperta gli elementi, di chiara derivazione spagnola, più caratterizzanti. Al fervore urbanistico ed edilizio delle grandi città, soprattutto costiere, fece riscontro il progressivo spopolamento interno e delle campagne, sia per uno spontaneo movimento verso i maggiori poli urbani, sia per le condizioni di pericolosità delle zone interne, dominio del brigantaggio, che spinsero i contadini ad accentrarsi nei borghi agricoli, lontano dal posto di lavoro. Ciò nonostante, l’agricoltura continuò ad essere la principale fonte di reddito, se pure in condizioni di generale arretratezza nei mezzi e nei metodi di conduzione: “i proprietari trovavano socialmente più accettabile comprare nuove proprietà che migliorare le vecchie; infatti la terra significava prestigio, oltre ad essere una barriera contro l’inflazione, laddove le migliorie avrebbero richiesto riflessione, lavoro e denaro e per di più sarebbero state difficili da realizzare. Si lasciava perciò che i contadini coltivassero la terra così come l’avevano sempre fatto; usando gli strumenti più primitivi, essi erano abituati a sfruttare una zona fino all’esaurimento e poi si spostavano altrove” (Mc Smith). La coltivazione più diffusa, in relazione alle esigenze dei mercati internazionali, era quella estensiva del grano; l’arboricoltura restava limitata a poche zone della Sicilia nord-orientale e generalmente veniva considerata improduttiva; diminuì progressivamente anche la coltivazione della canna da zucchero, mentre la produzione di lana, cotone e seta restava limitata alle quantità appena sufficienti a soddisfare il fabbisogno interno. Nella Sicilia della produzione agricola granaria nel XV secolo si manifestarono i prodromi di quello che in seguito, nel XVI e soprattutto nel XVII secolo, fu il grande LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 98 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici fenomeno della “colonizzazione interna”. Alla seconda metà del Quattrocento risalgono, infatti, le fondazioni di alcuni borghi agricoli ad opera di popolazioni greco-albanesi, immigrate in Sicilia sotto la spinta della pressione turca nei Balcani. Il loro insediamento nell’isola venne favorito tanto dal governo centrale quanto dal potere feudale, che intravide così il mezzo per una estensione delle terre coltivate e per un accrescimento del proprio peso politico; con i “capitoli di fondazione” vennero fissate le modalità per la realizzazione dei nuovi insediamenti e gli obblighi ai quali le popolazioni si assoggettavano nei confronti del barone locale, stabilendo in tal modo il precedente a cui si rifecero le numerose successive fondazioni agricole. Sorsero così Contessa Entellina (1488), Palazzo Adriano (1482), Mezzoiuso (1487), Piana dei Greci (1488), tutti borghi localizzati nell’entroterra palermitano; Biancavilla (1480) e, più tardi, S.Michele di Ganzeria (1534) nella Sicilia orientale. In questi centri, dove ancora oggi sopravvivono le antiche tradizioni religiose, sociali ed etnico-culturali, l’aggregato urbano e residenziale evidenzia lo stretto legame con le origini delle popolazioni insediate, pur se controllato e condizionato dal potere baronale tramite i “capitoli di fondazione”. Alla fine del Quattrocento la scoperta dell’America e l’apertura delle vie oceaniche determinarono le condizioni per le quali, nel secolo successivo, si verificò la decadenza del commercio marittimo, in coincidenza, altresì di un rafforzamento della potenza navale turca nel Mediterraneo. Si intensificò il fenomeno della pirateria e nel corso del Cinquecento la frequenza e la pericolosità delle incursioni turche e barbaresche, nei confronti della Sicilia, assunsero proporzioni tali da porre in primo piano il problema della difesa dell’isola dagli attacchi esterni, là dove in passato le strutture difensive e “molti castelli siciliani erano stati costruiti non tanto contro i nemici stranieri quanto per la sicurezza interna” (Giuffré). Il governo centrale spagnolo, di fronte al pericolo esterno, venne addirittura indotto a far evacuare alcune regioni costiere favorendo l’insediamento collinare, più facilmente difendibile, del quale è testimonianza la fondazione reale di Carlentini, alla metà del secolo. Il problema della difesa dell’isola venne poi affrontato dall’autorità centrale in termini di globalità e non più concentrando gli interventi, come nel passato, su punti nodali o solo su alcune parti del territorio; i principi militari e difensivi “moderni” affidavano la propria efficacia alla completezza del circuito chiuso con funzioni sia difensive che di avvistamento. I progetti e le realizzazioni difensive si fondavano inoltre sulla conoscenza reale e trasmissibile dello stato dei luoghi, tanto più necessaria quanto più l’autorità centrale era distante come lo era la Spagna dalla Sicilia. Da qui le ricognizioni, le relazioni topografiche e le documentazioni descrittive, come quelle di Camillo Camiliani (1583-84) e di Tiburzio Spannocchi (1596) che forniscono un dettagliatissimo resoconto dello stato delle coste, con riferimento parimenti attento alle condizioni naturali e geomorfologiche e a quelle del costruito. Da queste relazioni, come già da altre precedentemente realizzate, emerge il quadro preciso dei territori costieri: quelli settentrionali vengono considerati poco vulnerabili, perché i numerosi corsi d’acqua, non attraversabili per l’assenza di ponti, rendono difficili le invasioni; parimenti, nella costa meridionale, l’assenza di veri porti, sia naturali che costruiti, rende improbabile il radunarsi di una flotta nemica sotto costa; più scoperte le coste occidentali e orientali, dove va intensificato l’impegno LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 99 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici difensivo. Dai dati riassuntivi delle relazioni “...si deduce la presenza, alla fine del Cinquecento, di 62 torri, e l’individuazione della necessità di completare il circuito con altre 123 – da dislocare in particolari situazioni geografiche “scoperte” – la maggior parte delle quali viene costruita entro il 1594; in relazione poi al parallelo circuito “forte” costituito dai “castelli reali”, viene registrata l’esistenza di 24 punti, concentrati a Messina, Augusta, Trapani, Palermo, Aci, Catania, Lentini, Siracusa, Licata, Girgenti, Mazara, Monte San Giuliano, Termini, Cefalù, Milazzo, affiancati da una serie più numerosa e sparsa di altri punti “forti” di proprietà privata..” (Giuffré). I porti militarmente più importanti erano quelli di Palermo, Messina, Milazzo, Augusta e Siracusa; Trapani era “l’unico baluardo occidentale contro le invasioni turche”, mentre a Marsala si preferì interrare il porto piuttosto che munirlo di difese. Alla metà del Cinquecento Palermo venne dotata di una nuova cinta bastionata, in sostituzione delle vecchie mura con torri, progettata dal Ferramolino durante il viceregno del mantovano Gonzaga; dal 1567 ebbe inoltre inizio la costruzione del nuovo molo nord e si susseguirono i progetti di ampliamento, in tale direzione, della città e del suo sistema di fortificazioni. A Messina, il medesimo binomio composto dal Gonzaga e dal “magnifico Ferramolino” provvedette alla modernizzazione delle fortificazioni il cui punto di forza era nella penisola di San Rainieri con la fortezza del Salvatore, presso la quale si costruì, dal 1565, il nuovo arsenale. Entrambe le città furono anche oggetto, entro i nuovi circuiti bastionati, di grandiosi interventi urbanistici destinati a modificarne radicalmente l’assetto. Palermo e Messina sono gli esempi più significativi dell’affermarsi di nuove concezioni urbanistiche e architettoniche di chiara ascendenza rinascimentale italiana, introdotte dagli ingegneri e architetti militari e dagli ordini religiosi e largamente adottate in seguito in tutta la Sicilia. “Si impone ovunque la strada rettilinea, a sezione costante e avente come fondale una porta cittadina oppure un edificio monumentale, si perfezionano e trovano sempre più vasta applicazione gli strumenti tecnici per gli interventi di trasformazione dei tessuti antichi (sventramenti) consistenti essenzialmente nelle leggi relative all’esproprio, conosciute come “Privilegi di Toledo e Maqueda” dal nome dei due grandi assi palermitani realizzati, appunto, nel corso del Cinquecento mediante vaste operazioni di questa natura. La strada rettilinea, già ampiamente presente nella progettazione urbana trecentesca e quattrocentesca, diviene così strumento privilegiato e quasi esclusivo dell’urbanistica cinquecentesca e seicentesca: applicata rigidamente nei grandi centri dove è più necessaria una pronta modernizzazione funzionale alle prioritarie esigenze militari (Palermo, Messina), essa è ormai costantemente alla base di progetti urbanistici per i centri di nuova fondazione (a partire da Carlentini presso Lentini, città-fortezza fondata nel 1551), ed è emblematicamente realizzata, come segno di modernità e valorizzazione prospettica del monumento e dell’ambiente urbano, ovunque si rinnovi la struttura urbana.” (Guidoni). Se il Cinquecento fu il secolo delle grandi realizzazioni urbanistiche nelle città regie, nonché quello nel quale si tese a trasformare la Sicilia in una immensa fortezza, il Seicento fu il secolo della grande iniziativa urbanistica baronale, che LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 100 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici determinò la profonda evoluzione della struttura insediativa la quale raggiunse, entro la prima metà del Settecento, l’assetto storico pressoché definitivo. La colonizzazione interna del latifondo, già sporadicamente iniziata dalla fine del Quattrocento, si realizzò appieno nel corso del XVII secolo, in coincidenza con la necessità, internazionalmente avvertita, di incrementare la produzione granaria. Ciò determinò una localizzazione delle nuove fondazioni che privilegiava le zone agricole collinari a vocazione spiccatamente cerealicola, e quindi le zone interne del palermitano, dell’agrigentino, del nisseno e soprattutto le valli fluviali del Platani, del Verdura, del Belice, dell’Imera e del Salso. La colonizzazione interna fu solo sporadica nella Sicilia nord-orientale, territorio prevalentemente costiero e montano, già insediato in età medievale attraverso una serie di poli strategicamente rilevanti e una fitta rete di piccoli, e talora piccolissimi, aggregati residenziali. Qui, d’altronde, era presente l’arboricoltura (ulivi e gelsi per la produzione della seta); l’istituto dell’enfiteusi, inoltre, rendeva la proprietà terriera in questa parte dell’isola estremamente frammentaria, là dove invece il latifondo era il presupposto delle nuove fondazioni. Nella Sicilia occidentale e centro meridionale si localizzarono pertanto, nel corso del Seicento, oltre un centinaio di “città nuove”, fondate per iniziativa baronale su concessione della “licentia populandi”. Urbanisticamente, le nuove fondazioni sono in generale caratterizzate dalla regolarità dell’impianto a trama ortogonale e da un tessuto edilizio “povero”, nel quale spesso permangono i segni delle tradizioni abitative più antiche (il vicolo e i cortili), e dal quale emergono emblematicamente gli edifici baronali e religiosi rappresentativi del potere. Quando, verso la fine del Seicento, il fenomeno della colonizzazione interna andava progressivamente esaurendosi, il disastroso terremoto che nel 1693 devastò il Val di Noto creò l’occasione per l’esercizio di una rinnovata attività pianificatoria e urbanistica, che sfruttò appieno i principi scenografici e di grandiosità monumentale della cultura barocca, ormai diffusa in Sicilia come cultura propria e non più solo importata. Intere città vennero ricostruite con permanenza del sito e dell’impianto (Modica, Caltagirone, Siracusa, Augusta, Lentini, Carlentini, ecc.), ma secondo una intenzionalità scenografica che valorizzava le facciate come sfondi prospettici di piazze e assi viari, mentre all’intero tessuto edilizio, sostituito, si attribuivano caratteri monumentali. A Catania la permanenza nello stesso sito non impedì di realizzare un impianto urbano totalmente nuovo e “moderno”, secondo gli stessi criteri e lo stesso esprit de géométrie che informava i piani per la ricostruzione, in nuovo sito, di Avola e Grammichele. Qui “il principio progettuale si realizza nel complesso impianto geometrico, sviluppando fino in fondo, in un’ottica quasi scientifica, ogni possibile implicazione urbana della scacchiera, del quadrato, dell’esagono: la scansione di strade e piazze e isolati è apprezzabile e significante in quanto ogni parte della città fa riferimento sicuro ad una forma complessiva, integra e rigorosamente simmetrica in ogni suo elemento costitutivo” (Guidoni). A Noto, infine, si ritrovano concentrati alcuni fra i più significativi episodi architettonici del barocco siciliano, correlati tra loro in un piano urbano che, se pure realizzato in un lungo periodo, mantenne la coerenza geometrica; “più che una scena di teatro, la città appare, in questo caso, come una colossale unica LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 101 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici costruzione architettonica, ricca di varietà e di dettagli ma rigorosamente improntata ad un esplicito e immobile ordine gerarchico-rituale” (Guidoni). I Borbone e l’Unità d’Italia Agli inizi del viceregno borbonico il patrimonio terriero isolano era costituito per la maggior parte da grossi latifondi feudali ed ecclesiastici ed in misura minore da demani laici ed universali, le proprietà allodiali; tuttavia osservavano i Reali Agrimensori, che la maggior parte del territorio era incolta e priva di popolazione. I Borbone, attuando una politica economica illuminista, ritennero prioritario il problema agrario sforzandosi di rendere più libero ed efficiente il commercio del grano; ciò consentì la realizzazione di un necessario processo riformatore che fece uscire la Sicilia, sebbene con grave ritardo rispetto l’Italia, da una situazione ancora di tipo feudale. La struttura sociale siciliana era estremamente statica ed arretrata: una classe ecclesiastica con grandi privilegi, una baronale da sempre padrona dell’isola ed infine i braccianti, la parte della popolazione più numerosa, che viveva in condizioni di estrema arretratezza. Per tutto il XVIII secolo i Borbone intrapresero una duplice lotta: contro il baronaggio, con cui tuttavia scesero sempre a patti, onde riconquistare una parte del potere politico-economico e contro il potere ecclesiastico, il cui patrimonio era valutato intorno alla terza parte della superfice agraria forestale dell’isola. Nel 1767, a seguito dello scioglimento della Compagnia di Gesù, il Tanucci espulse dalla Sicilia i Gesuiti, compiendo la prima incisiva riforma sociale. Gli effetti più rilevanti si ebbero in campo economico: il governo infatti non incamerò nelle casse dell’erario il patrimonio immobiliare e terriero, ma utilizzò questi beni per promuovere la formazione della piccola proprietà contadina concedendo ai braccianti 30.000 ha di terra. Emerge una nuova figura sociale, quella del gabelloto, che assume in gabella il latifondo feudale; il governo otteneva modesti introiti ma favoriva l’accrescersi di un ceto nuovo; vengono gettate così le premesse per la costituzione della classe borghese ancora assente in Sicilia. Questo indirizzo incontrò ostilità tali che alcuni latifondi, predisposti per i contadini, vennero acquisiti dai ricchi baroni. Il Ministro Sambuca interruppe il processo riformatorio e i beni della disciolta Compagnia furono venduti a grosse partite al maggior offerente; nel caso di latifondi già quotizzati i contadini concessionari dello Stato divennero enfiteuti dei nuovi acquirenti. Nel 1786 venne soppresso il Santo Uffizio ed incamerati al fisco i relativi beni. Vennero distribuiti oltre 150.000 ettari di terreno di proprietà della Chiesa e dei Comuni, il 10% quindi della superficie agraria e forestale ed una percentuale più alta di terre coltivate. L’avere colpito la giurisdizione feudale provocò, da parte dei baroni, un ulteriore cruento confronto col governo che accettò di nuovo un sistema di concessioni tutto a loro vantaggio. Si dispose in seguito la censuazione dei beni demaniali ed universitari e l’enfiteusi delle terre delle chiese di Regio Patronato provvedimenti che, dopo la quotizzazione dei beni gesuitici, furono le più importanti determinazioni prese dal governo sulla ripartizione della proprietà. Mentre per i beni gesuitici, era stato previsto che i beneficiari fossero solo i contadini, per i beni demaniali si stabilì il diritto a fruirne da parte di tutti gli abitanti dei comuni interessati. Ai contadini andò solo il 20% delle terre censuate, l’80% andò a beneficio dei nobili e dei borghesi ed i contadini concessionari di interi feudi LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 102 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici o di grosse quote dovettero subconcedere ad altri contadini il 20% degli appezzamenti ottenuti. Nonostante le trasformazioni apportate al regime di proprietà il paesaggio della campagna siciliana di quegli anni, dalle descrizioni fatte dal Balsamo e dal Sestini, era sconfortante, sopratutto se paragonato con le altre realtà italiane ed europee. L’isola rispecchiava un’agricoltura estensiva a rendimenti modesti sulla quale i proprietari latifondisti, ormai residenti in città, non reinvestivano gli utili. L’uso del suolo vedeva un netto prevalere di seminativi asciutti su tutto l’altopiano interno nell’area compresa fra Enna, Caltanissetta, e l’Agrigentino e pochi campi alberati, verso la costa tirrenica e sulle pendici etnee; gli immediati dintorni delle città e dei centri rurali erano invece ricoperti da una fitta rete di piccoli campi coltivati in forma intensiva, il cui prodotto raramente venduto serviva all’autoconsumo. Nella Conca d’Oro e nei suoi dintorni si diffuse l’agrume, per rifornire di “agro” la marina inglese e per fronteggiare tale domanda, sulla costa tirrenica, venne estirpata la vite per piantare il limone. La vasta diffusione della coltura cerealicola, da sempre il principale prodotto coltivato, era stata incentivata dalla richiesta di grano che arrivava alla Sicilia non solo dall’Italia ma anche dall’estero, in particolare dalla Gran Bretagna. Inoltre tale coltura consentiva ai proprietari bassi costi di produzione rispetto gli oneri di manutenzione di colture pregiate quali l’olivo, che andava rapidamente diffondendosi nel resto della penisola. Dal XVIII secolo inizia tuttavia una contrazione della coltivazione del frumento nelle fasce periferiche, che resta invece incontrastata nell’interno, ad eccezione delle aree più elevate e rocciose occupate da pascoli e boschi. Nel 1784 il Requesenz osservava: “...la maniera come sono distribuite le popolazioni non è la più consona all’utile dell’agricoltura, poiché....la massima parte distano tanto le une dalla altre, che le campagne restano incolte o a nudi campi”. In Italia i centri urbani erano andati sviluppandosi spontaneamente attorno a nuclei più antichi; in Sicilia a partire dal XV secolo divenne consistente il fenomeno, conseguente all’uso delle “licentiae populandi”, della fondazione di nuovi centri su terre baronali incolte e boschive, che si protrasse parzialmente fino al XVIII e XIX secolo. Divenne predominante, come osserva A. Pecora, un tipo di insediamento fortemente accentrato, prodotto da strutture feudali o latifondiste legate ad una economia di tipo cerealicolo-pastorale; d’altronde il popolamento, attuato sopratutto su feudi privati, non poteva che assumere un aspetto “puntuale”, dalle “città dormitorio” i baroni traevano enormi vantaggi grazie allo sfruttamento del lavoro contadino attraverso sistemi quali la “gabella”. Tuttavia a spingere i contadini verso le nuove comunità furono i problemi relativi alla mancanza di sicurezza pubblica, alle vie di comunicazioni inesistenti, alle condizioni sanitarie critiche e ai diritti sui feudi e sui demani spesso usurpati dai baroni o dai gabelloti. La granicoltura prosperata nel XVII e XVIII secolo comportò un certo benessere che determinò una consistente crescita demografica. I dati esaminati dal Maggiore-Perni indicano che ciò si verificò maggiormente nelle città feudali rispetto quelle demaniali, registrando i più forti incrementi in aree poco o affatto popolate come il circondario di Terranova (Gela), dove nacquero i nuovi centri di LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 103 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici Mazzarino, Niscemi, Butera e Riesi, seguito da quelli di Caltanissetta, Alcamo, Palermo, Sciacca, Girgenti (Agrigento) e Catania. Complessivamente l’economia isolana si trovava dunque in condizioni piuttosto critiche e la situazione poteva cambiare e rinnovarsi solo con l’aiuto di nuove strutture necessarie all’attivazione dei commerci e dei traffici. Mancavano le strade, ad eccezione della Palermo-Messina attraverso Enna e Catania; i porti ad eccezione di Palermo, Catania, Messina e Siracusa, erano scali di poco conto. Nonostante i caricatori fossero diffusi lungo tutta la costa, erano per lo più privati, appartenendo ai baroni proprietari dei feudi sui quali insistevano e utilizzati quasi esclusivamente come punto di spedizione del loro grano, in partenza per i mercati stranieri. Mani straniere, quali le intraprendenti famiglie inglesi dei Woodhouse e degli Ingham, detenevano il commercio e le principali industrie; le uniche degne di rilievo erano peraltro quella del vino, nell’estrema cuspide occidentale dell’isola, fra Trapani e Marsala e quella estrattiva dello zolfo sull’altopiano interno meridionale, area piuttosto vasta compresa tra Bivona, Racalbuto, Caltanissetta, Caltagirone che si chiudeva sulla costa nella fascia tra Licata e Montallegro. Nel 1812 venne promulgata, sotto spinta inglese, la Costituzione liberale siciliana che segnò la transizione tra la vecchia organizzazione giuridicocostituzionale e la nuova, sancendo l’abolizione della feudalità, tuttavia ciò non comportò un immediato cambiamento economico-sociale. Nel 1816, costituitosi un unico Regno delle due Sicilie con capitale Napoli, venne iniziato un periodo di intense riforme, che si concluderà nel 1860 con la caduta del governo borbonico. Fu Ferdinando II a deliberare definitivamente lo scioglimento delle promiscuità, cioè degli usi civici e dei diritti privati di proprietà ancora esistenti sugli ex feudi con la liquidazione delle soggiogazioni ivi gravanti e ad emanare nuove leggi per la concessione in enfiteusi delle proprietà ecclesiastiche ulteriormente confiscate così come dei beni demaniali non soggetti a vincoli. Venne eseguito il primo censimento della popolazione e uno studio del territorio regionale, con nuove strumentazioni, finalizzato ad una dettagliata conoscenza della estensione e configurazione delle singole unità comunali. La ricomposizione del territorio siciliano costituiva una necessità burocratica ed amministrativa per la politica riformista borbonica; si procedette quindi alla riorganizzazione dei 358 comuni dell’isola, che vennero raggruppati in 24 Distretti. La divisione territoriale in distretti venne mantenuta anche dopo lo scioglimento del Parlamento (1815) e l’inizio della Restaurazione. Nel 1817 fu abolita la secolare ripartizione dell’Isola in tre Valli ed attuata la divisione in 7 Intendenze, in cui l’intendente rappresentava il governo, con funzione di coordinamento con l’amministrazione periferica. Intendenze e Distretti rappresentarono un primo decentramento delle funzioni amministrative ma anche un maggiore controllo delle attività comunali. Nel 1818 la gestione finanziaria dello stato venne divisa in quattro Direzioni Generali: dei Dazi, dei Redditi, dei diritti diversi e del Pubblico Demanio; per lo svolgimento delle loro funzioni si ritenne necessario acquisire una reale conoscenza della proprietà agraria e della situazione economica, demografica ed urbanistica di tutto il territorio regionale che, per la sua strutturazione feudale, risultava tra i meno conosciuti dal vertice amministrativo. Il Catasto Borbonico Siciliano fu dunque redatto con parecchi anni di ritardo rispetto al tentativo fatto dal Caracciolo, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 104 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici strenuamente osteggiato dal baronato, consapevole del pericolo che poteva derivare dall’introduzione del rilievo mappale come base delle operazioni fiscali. Grazie alle alienazioni del patrimonio ecclesiastico, e del demanio comunale e allo scioglimento degli usi civici, passarono dalla proprietà pubblica a quella privata circa 70-80 mila ettari di terreno, sbriciolando quasi completamente il patrimonio comunale. Con la rivoluzione del 1848 la classe media dei proprietari terrieri, arricchitasi durante il periodo di occupazione britannica privatizzando le terre comuni dei villaggi, entrò in possesso di ancora più vaste proprietà; tuttavia nonostante le previsioni dei teorici sostenitori della proprietà media, i nuovi proprietari come i vecchi non si preoccuparono né di amministrare direttamente le terre né di migliorarle. Agli inizi del XIX secolo la crisi di mercato del grano consentì l’introduzione nelle campagne del sistema delle rotazioni. Le riforme apportate favorirono un’espansione delle zone coltivate e la diffusione di nuove e vecchie colture che rese più vario il paesaggio agrario. Assume grosso rilievo, in questo periodo, la produzione vitivinicola come traino dell’economia regionale, la cui estensione verso la metà del secolo è pari ad un terzo della superficie a grano; la seguono la produzione dell’ulivo, degli agrumi, del sommacco e del mandorlo. Il sistema delle comunicazioni interne era ancora parecchio arretrato e gli interventi effettuati nel XVIII secolo poco rilevanti nonostante nel 1824, con l’istituzione della Soprintendenza Generale di Strade e Ponti, fossero stati ammodernati e completati i collegamenti principali. I radicali cambiamenti intervenuti innescano nell’isola un interessante movimento di migrazione interna che si accompagna ad una consistente crescita demografica; ciò comportò lo sviluppo di tutti i centri urbani, sia costieri che interni, con la quasi totale scomparsa degli insediamenti rurali sparsi, rendendo più accentuata e radicale la differenza tra città e campagna. Si determinò un aumento di popolazione complessiva dell’isola quasi della metà passando da 1.700.000 abitanti nel 1823 a quasi 2.400.000 nel 1860. L’Ottocento è infatti per la Sicilia il secolo in cui maggiormente si registra il movimento di crescita delle città e delle sue interrelazioni territoriali, sono soprattutto le borgate e le realtà urbane delle aree marginali e costiere a gonfiarsi, per la massa di gente che vi arriva. Stando ai dati del Renda, nel 1861 la popolazione sotto i 300 metri era di 1.183.718 unità, pari al 49,1%, mentre nel 1798 era del 44,6%. Accanto allo slittamento della popolazione verso il mare, nasce la tendenza a migrare dai centri più piccoli a quelli più grandi. I maggiori incrementi demografici riguardarono i centri ubicati in aree di particolare vivacità economica, ad elevata richiesta di mano d’opera, ed alti redditi in rapporto alle ricche colture di pregio che andavano espandendosi, gli agrumi, la vite, gli olivi, gli ortaggi e la frutta in genere, così come messo in evidenza, negli studi dei catasti di Sicilia, dal Mortillaro verso il 1850. Vivacità demografica mostrano i centri che punteggiano le pendici etnee quali Linguaglossa, Piedimonte Etneo, Fiumefreddo, Misterbianco, Adrano, Acicastello ed Acireale. Crescono i paesi della Conca d’Oro, sia quelli di pianura che quelli siti sui rilievi collinari costieri: quali Partinico, Terrasini, Carini, Trabia, Termini Imerese. Si incrementano i centri della Piana di Milazzo e Barcellona nel Messinese, quelli che spiccano nella cuspide siracusana sudorientale, nei piatti tavolati di Floridia e di Pachino, così come Lentini e Carlentini poste ai margini meridionali della Piana catanese. Il problema dell’esodo rurale e dell’abbandono LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 105 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici dei centri del latifondo diventa piuttosto grave, tanto che i baroni chiedono provvedimenti restrittivi della libertà di movimento dei braccianti; la fuga dalle campagne d’altronde sarebbe stata meno irruenta se vi fossero prevalse condizioni più umane e paghe adeguate. Le città principali dell’isola cambiano quindi la loro consistenza ed il tessuto urbanistico di ciascun centro può essere individuato come segno che distingue questo mutamento. Nel capoluogo isolano la topografia urbana mostra il contrasto tra i quattro mandamenti: la Kalsa, l’Albergheria, il Capo e Castellammare, costituitisi nel Cinquecento a seguito dell’apertura della via Maqueda e che rappresentano la città storica, con la parte relativa alla nuova espansione segnata a Nord dalla realizzazione intorno al 1780 dell’attuale via Ruggero Settimo e del viale della Libertà del 1848 e quello a Sud verso il fiume Oreto del 1793. La vicenda urbanistica di Messina è molto particolare. Nel 1783, quando viene colpita dal sisma calabro-peloritano non erano floride né la situazione economica né quella demografica; per tutto l’Ottocento vengono lentamente condotti i lavori di costruzione di una nuova città, secondo il progetto riformista Borbonico. In realtà gli equilibri urbani saranno realmente condizionati dalla nuova viabilità territoriale che vide realizzate tra il 1824 ed il 1860 le carrozzabili Messina-Palermo e Messina-Siracusa, anticipando il ruolo e gli effetti dei tronchi ferroviari omonimi. Dopo la metà del XIX secolo la ripresa dell’attività edilizia determina un’espansione urbana verso Sud e il primo piano regolatore della città ne stabilì la crescita verso la costa, in direzione della strada ferrata, e lato Monte in direzione del “dromo”; purtroppo niente di tutto ciò era stato realizzato quando nel 1908 la città viene colpita dal nuovo sisma. Catania presenta una netta divisione tra centro storico e nuovi quartieri e la rete viaria della parte più antica è nettamente segnata dalla ricostruzione settecentesca. Dopo il terremoto del 1693 segue un periodo di espansione, ma è sopratutto nell’Ottocento che la città cresce con grande velocità divorando i borghi rurali che la circondano, consentendole di superare in dimensioni la vicina Messina. Caltanissetta si sviluppa urbanisticamente e si evolve demograficamente, durante tutto il Settecento fino alla metà dell’Ottocento, grazie allo sviluppo dell’industria mineraria. Nel Settecento il centro storico di Trapani, che si allunga da Est ad Ovest sulla penisoletta proiettata verso occidente, resta chiuso entro le mura. L’ampliamento avviene nella seconda metà del XIX secolo, per gemmazione si fonda Borgo Annunziata con le sue industrie, i mulini, i pastifici, l’attività enologica e fuori dalle mure ad Est si realizza via Fardella, arteria principale della città. Anche Siracusa, come tutte le cittadine situate a Sud-Est dell’isola acquisisce una connotazione urbanistica nuova nella ricostruzione, avvenuta a seguito del terremoto del 1693 che provocò la distruzione di gran parte di Ortigia. La paralisi urbana conseguente al sisma riduce l’influenza della città, sicché nel 1817 diviene sede di capoluogo di provincia la nuova Noto e viene creata la diocesi di Caltagirone. La città si accresce quindi solo dopo l’Unità rispettando l’antico assetto urbanistico ma con una “facies” architettonica completamente diversa; essa si espande fuori dell’isola di Ortigia, quando i traffici portuali, il ritorno a capoluogo di provincia e la ferrovia costiera conducono a tracciare la nuova scacchiera urbanistica. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 106 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici Dal terremoto del 1693 viene sconvolta anche Ragusa dove la ricostruzione evidenzia il conflitto tra la vecchia nobiltà feudale che voleva la ricostruzione di Ibla e la nuova nobiltà agricola alla ricerca di una propria identità sociale in spazi urbani nuovi, che promuove la ricostruzione della città sulla collina del Patro. Con estrema lentezza dopo il 1730 si ricostruisce Ibla i contrasti tra le due città si accentuano e nel 1865 si costituiscono due comuni autonomi Enna fu tra le prime città ad insorgere per la causa nazionale sia nel ‘48 che nel ‘60. Essa aveva subito nel XVII secolo un forte calo demografico che si aggrava in quello successivo per la fondazione di nuovi borghi agricoli circostanti. I caratteri del paesaggio agrario siciliano risultano ancora oggi profondamente incisi dal tipo di utilizzazione del suolo e dal sistema di proprietà vigente nel passato. I segni così evidenti nel territorio possono leggersi nelle zone collinari interne, dove la diffusione dei campi aperti è da sempre stata legata alla coltura cerealicola e alla dominante grande proprietà feudale. Con la riforma agraria scompare il “latifondo” e nasce “il latifondo contadino”, che si distingue non più per le dimensioni della proprietà, bensì per l’estensività delle colture. Nella Sicilia occidentale, nelle terre del Modicano e del Messinese la disposizione dei campi risulta molto frazionata con la formazione di “campi chiusi” perché nel passato sono avvenute concessioni enfiteutiche ai coltivatori o quotizzazioni di beni demaniali, o a seguito della censuazione dei beni ecclesiastici. Dove il paesaggio agrario ha subito le maggiori trasformazioni è lungo la fascia costiera, di contro nell’area interna tutto rimane immobile imprimendo una trasformazione molto più lenta alla fisionomia paesaggistica dell’isola. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Per la redazione delle carte dei centri e dei nuclei storici e per l’elaborazione del relativo elenco, si è adottata una metodologia fondata sull’utilizzo dei dati ufficiali (I.S.T.A.T.) dei censimenti di popolazione del 1881 e del 1936, confrontati tra loro e riscontrati sulle cartografie storiche dell’I.G.M. in scala 1:25000 (anni 1906-1943 circa). Il censimento del 1881 fornisce i dati relativi alla “Popolazione dei Comuni e Frazione di Comune”, ordinati per provincia e per circondario, secondo la suddivisione amministrativa dell’epoca che prevedeva 7 province e 24 circondari. Della popolazione presente nel 1881 il censimento fornisce, oltre al totale per ogni comune e per ogni frazione, anche il dato suddiviso tra “popolazione agglomerata” e “popolazione sparsa”. Il dato relativo alla popolazione agglomerata ha pertanto consentito di individuare, con il conforto del riscontro cartografico, tutti i centri e i nuclei esistenti nel 1881. A questi sono stati aggiunti quelli individuati dal “VIII censimento generale della popolazione – 21 aprile 1936 – XIV” (ultimo precedente alla seconda guerra mondiale), che fornisce i dati relativi alla “Popolazione residente: nei comuni, frazioni di censimento, centri e case sparse”, ordinati per provincia. Su tali basi si è compilato un elenco comprendente tutti gli insediamenti cui corrisponde, nei censimenti sopra citati, un dato di “popolazione agglomerata” (1881) o di popolazione “dei centri” (1936); in tale inventario sono stati inseriti inoltre i borghi costruiti intorno al 1940 dall’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano (che, essendo costituiti da nuclei di servizi, non avevano popolazione residente) e i centri storici abbandonati in epoca moderna e contemporanea. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 107 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici Ogni centro e nucleo storico, così individuato, è stato digitalizzato come punto georeferenziato nel sistema di riferimento U.T.M. riportato nella cartografia storica sopraindicata. A ciascun punto sono state collegate le seguenti informazioni costituenti una prima base di dati, integrabile in seguito con altre informazioni: – Localizzazione rispetto alla suddivisione regionale in ambiti operata dalle Linee Guida. – Localizzazione attuale con riferimento a provincia e comune. – Denominazione con riferimento, in generale, ai censimenti del 1881 e del 1936. – Classificazione, secondo la suddivisione operata nelle presenti Linee Guida. – Localizzazione geografica elaborata nell’ambito delle Linee Guida. – Localizzazione del 1881 con riferimento a circondario, provincia, comune. – Popolazione al 1881. – Localizzazione del 1936 con riferimento a provincia e comune. – Popolazione al 1936. – Numero del foglio, quadrante e orientamento della tavoletta I.G.M. 1:25000 sulla quale ricade il centro o nucleo. Definizione delle componenti Sulla base del criterio della formazione ed evoluzione storica, della complessità di ruolo, fisica e funzionale dei centri e nuclei storici individuati dalle presenti Linee Guida si è operata la seguente classificazione: A Centri storici di origine antica. B Centri storici di origine medievale. C Centri storici “di nuova fondazione”. D Centri storici della ricostruzione del Val di Noto dopo il 1693. Nuclei storici. Nuclei storici generatori di centri complessi. Nuclei storici a funzionalità specifica. Centri storici abbandonati. Le caratterizzazioni di ciascuna classe sono qui di seguito specificate: A Centri storici di origine antica, città pluristratificate “a vita continua”, con spiccato ruolo di centralità territoriale e preminenti funzioni amministrative, religiose e politiche (città demaniali, capo-comarca, sedi vescovili, sedi di intendenza, capo distretto, etc.). Si tratta di centri con forte identità culturale, espressa nella monumentalità dell’impianto urbano che il più delle volte risente della stratificazione storica risalente ad età antica ( fenicio-punica, greca, romana e/o bizantina) e dove si conservano, ancora leggibili, brani talvolta estesi di cinta muraria antica e moderna rafforzati dalla presenza di strutture difensive (castello, bastioni, etc.). Gli episodi architettonici sono numerosi, di grande valenza e peculiarità, supportati da significativi e scenografici luoghi urbani. L’integrazione con gli elementi naturali del circostante paesaggio è, in generale, estremamente efficace. B Centri storici di origine medievale, con ruolo di centralità limitato ad un’area circoscritta, il più delle volte identificabile come esito della suddivisione feudale del territorio. Tali centri sono caratterizzati da un impianto medievale urbanistico e architettonico-monumentale nel quale il castello, la cinta muraria, e in E F G H LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 108 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici generale il sistema difensivo, sono sovente, seppur parzialmente, ancora leggibili ed emergenti. Spesso è ancora ben individuabile un nucleo originario distinto dalle espansioni urbane tardo-medievali e barocche. Gli episodi architettonici sono numerosi, di notevole rilievo e peculiarità, supportati da scenografici luoghi urbani. L’integrazione con gli elementi naturali del circostante paesaggio è molto significativa. C Centri storici “di nuova fondazione”, sorti per iniziativa baronale, ed eccezionalmente regia, prevalentemente in rapporto alle necessità della colonizzazione agricola del latifondo siciliano: dalle fondazioni greco-albanesi del XV secolo, sino alle attività pianificatorie e costruttive baronali setteottocentesche per la ricostruzione delle città feudali distrutte da calamità naturali (frane, terremoti) e per la realizzazione di nuovi centri sviluppatisi a partire da episodi monumentali (dimore e complessi residenziali per la villeggiatura). Si tratta di insediamenti spesso isolati nell’ambito di vasti territori agricoli, rispetto ai quali hanno carattere di totale apertura, con ruolo di centralità rispetto al feudo od opportunamente localizzati in rapporto alle vie di comunicazione dall’entroterra al mare; sovente in prossimità dei grandi centri urbani, nei casi delle fondazioni più tarde. L’impianto planimetrico è geometricamente ordinato, a comparti regolari su assi viari ortogonali che trovano spesso punti di particolare significatività in luoghi urbani (piazze, slarghi, croci viarie, etc.) dominati dalla presenza di edifici monumentali quali il palazzo signorile e la chiesa madre; il tessuto urbano è generato dalla aggregazione di moduli elementari ripetibili la cui iteratività si estende oltre il nucleo generatore nelle espansioni successive. Gli episodi architettonici, non sempre numerosi, possiedono talvolta valenze e peculiarità notevoli, così come notevole è in genere l’integrazione col paesaggio circostante. Rilevante, nei centri sette-ottocenteschi di maggiore significatività, il rapporto tra l’edificato e il verde dei giardini di pertinenza delle ville, che interviene come elemento di graduazione e mediazione del rapporto città-campagna. D Centri storici della ricostruzione del Val di Noto dopo il 1693, quando un disastroso terremoto, distruggendo una delle regioni più fiorenti della Sicilia, causava la riconfigurazione pressoché totale del paesaggio urbano. I centri così risorti, per ricostruzione “in situ” o per abbandono del centro distrutto e ricostruzione ex novo in sito diverso, risultano in generale fortemente caratterizzati dall’impronta barocca e tardo-barocca, nelle sue manifestazioni isolane più felici e originali scenograficamente innestate sui tessuti medievali mantenuti e in alcuni casi regolarizzati, o intervenute a vivificare i nuovi impianti urbani, “aperti” verso il territorio e concepiti secondo il principio della regolarità geometrica per il raggiungimento di una nuova e “moderna” dimensionalità e magnificenza, frutto di una pianificazione ragionata. In alcuni casi, invece, è quest’ultima l’assoluta protagonista della ricostruzione, che dà luogo alla nascita di impianti urbanistici di eccezionale valore, riconoscibili come pietrificazioni, perfettamente compiute, di schemi ideali rinascimentali. E Nuclei storici, ovvero centri di contenuta dimensione ancor oggi perlopiù privi di autonomia amministrativa (frazioni, borghi), di origine varia per epoca e per tipologia, quali: i nuclei di origini medievali connesse a particolari condizioni naturali e orografiche e alla presenza di emergenze preesistenti religiose e/o difensive; i nuclei sorti come “nuove fondazioni” della colonizzazione agricola LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 109 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo centri e nuclei storici del latifondo; i nuclei di origine moderna spontanea in stretto rapporto con il contesto agricolo; i nuclei di origine recente – ad esclusione di quelli del secondo dopoguerra – anch’essi spontanei e in stretto rapporto con le attività agricole, o con lo sviluppo di attività produttive diverse, ovvero con la trasformazione e il miglioramento della viabilità. Sono compresi in questa classe anche i centri capoluoghi di comune sorti in periodo post-unitario, dal 1860 sino alla seconda guerra mondiale. F Nuclei storici generatori di centri complessi, ossia insediamenti di varia origine sorti in vicinanza tra loro, saldatisi perlopiù lungo gli assi viari di collegamento e amministrativamente unificati in periodo recente. Trattasi di nuclei talvolta di grande rilevanza storico-urbanistico-architettonica, con origini e caratteristiche di impianto urbano anche affatto differenti, talaltra di nuclei di più modesto impianto costituenti matrici complesse che esprimono tutto il carattere della formazione spontanea, a volte qualificata da episodi architettonici rilevanti quasi sempre coincidenti con le preesistenze. G Nuclei storici a funzionalità specifica di impianto contemporaneo, quali i villaggi dei minatori, le case dei ferrovieri e i borghi per la colonizzazione del latifondo di epoca fascista. H Centri storici abbandonati la cui continuità di vita è stata bruscamente interrotta da calamità naturali in epoca moderna e contemporanea. Di questi permangono tracce cospicue, e, frequentemente, la quasi totale interezza dell’impianto planimetrico o planivolumetrico. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 110 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo beni isolati SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.7 BENI ISOLATI Generalità Elementi connotanti il paesaggio siciliano, sia esso agrario e rurale ovvero costiero e marinaro, sono i così detti “beni isolati” nel territorio, costituiti da una molteplicità di edifici e di manufatti di tipo civile, religioso, difensivo, produttivo, estremamente difersificati per origine storica e per caratteristiche architettoniche e costruttive, che qui brevemente si richiamano. Le torri costiere costituiscono un sistema difensivo, efficace nei confronti delle incursioni piratesche, che raggiunge compimento tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, avvalendosi anche di manufatti più antichi. Si tratta di edifici isolati lungo la costa, in luoghi strategicamente stabiliti per dominare un ampio tratto di mare e per assicurare il continuum delle segnalazioni fra i vari manufatti e fra questi e le città. Quelle cinquecentesche, realizzate su progetto del Camiliani, hanno caratteristiche planimetriche, tipologiche e costruttive “standardizzate”; varie le connotazioni di quelle più antiche, talora a pianta circolare. Funzione di controllo del territorio, spesso coincidente con il feudo o con il podere, hanno le torri dell’entroterra, isolate o accorpate a bagli e masserie. In queste torri alla funzione difensiva si unisce quella abitativa e di deposito dei prodotti agricoli; diversificate le tipologie e le caratteristiche costruttive, strettamente connesse a tradizioni e materiali locali. I castelli vengono costruiti in Sicilia in età alto medievale e medievale soprattutto per volontà regia, e nel Tre e Quattrocento per iniziativa feudale. Realizzati con funzione di controllo territoriale interno o di difesa costiera, in molti casi tali manufatti hanno poi costituito il fulcro generatore di centri e nuclei storici, rimanendo pertanto inglobati nei tessuti urbani, con carattere dominante sugli stessi. Le caratteristiche dimensionali, tipologiche e costruttive variano in ragione dell’epoca di costruzione: dai castelli di età normanna costruiti lungo il perimetro costiero e, nell’interno, lungo i percorsi di attraversamento e di conquista dell’isola; ai castelli di età federiciana concepiti come insediamento residenziale fortificato; ai castelli feudali del Tre e del Quattrocento, voluti dalle famiglie nobili emergenti, spesso come premessa per un nuovo insediamento. Particolarmente segnata dall’incastellamento sia feudale che regio l’intera provincia messinese, per la natura stessa dei luoghi nebrodensi e peloritani che vedono sorgere, in età meno remota, anche numerose caserme forestali; queste, così come quelle di finanza lungo le coste e altre di diversa natura militare, pur senza costituire architetture monumentali, sono spesso manufatti di interesse storico tipologico e ambientale, quando addirittura non usufruiscono di strutture preesistenti, come i conventi o i castelli, talora trasformati anche in carceri. Le architetture religiose comprendono manufatti e complessi isolati nel territorio ma fortemente integrati con le valenze sociali e produttive e con i valori architettonico-costruttivi ed economici dello stesso. Gli episodi di maggiore rilevanza, dimensionale e architettonica, sono rappresentati dai complessi monastici, abbaziali e conventuali nonché dai santuari, la cui architettura spesso documenta e riflette l’evolversi della cultura architettonica siciliana, nei suoi aspetti più aulici ed espressivi del potere religioso. Nelle chiese e nelle cappelle, diffuse su tutto il territorio e talora relazionate tra loro per la dislocazione lungo percorsi tradizionali o addirittura lungo vere e proprie “vie sacre”, si manifesta generalmente il diretto rapporto con le comunità agricole e contadine per le quali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 111 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo beni isolati rappresentano tuttora luoghi significativi della propria identità culturale, espressa anche dagli impianti architettonici, quasi sempre basati su elementi tipici del repertorio costruttivo rurale. Relativamente alla individuazione di tali edifici, effettuata unicamente su base cartografica, si precisa come questa sia da considerare lacunosa rispetto al patrimonio realmente esistente, rendendosi pertanto oltremodo necessaria l’integrazione delle ricerche sul campo. Valore urbanistico e monumentale è infine da riconoscere nei cimiteri, di impianto generalmente risalente alla fine del secolo scorso, anche se non pochi comuni in Sicilia risultano già dotati di cimitero sin dal 1817, anno di emanazione di un’apposita legge borbonica. A partire dalla seconda metà del XVII secolo la moda della villeggiatura e del riposo stagionale si diffonde tra l’aristocrazia palermitana, che nelle aree immediatamente fuori città costruisce una grande quantità di ville circondate da giardini e agrumeti. Un altro gruppo di ville, meno numerose ma più vaste, viene costruito anche intorno a Bagheria, in vista dei golfi di Palermo e Solunto. Nasce così uno dei fenomeni più noti dell’architettura tardo-barocca siciliana che, nonostante l’aggressione dell’espansione urbana, ancora connota la Piana dei Colli e Bagheria. Lo stile di tali edifici “non si fonda sulla cooperazione di molti mezzi artistici, ma sfrutta, come elementi di base, effetti scenografici e tonalità cromatiche contrastanti con i suggestivi colori della natura locale”; in generale, il complesso della villa “era costituito da una parte principale, la dimora patrizia... dominante sull’asse di una composizione simmetrica, e da corpi bassi utilizzati come dipendenze. Questi ultimi, collegati alle estremità del corpo della dimora patrizia e perpendicolari alla sua facciata principale, racchiudevano la corte rettangolare che era delimitata, anteriormente, da una recinzione muraria nella quale si apriva il cancello d’ingresso. Lo spazio antistante l’edificio era quindi nettamente definito ed isolato dalla natura circostante, mentre invece il prospetto posteriore si affacciava sul giardino. (...) Il fabbricato principale, che formava la conclusione della prospettiva ed il punto limite della strada di accesso, era di tipo pieno, cioè privo di cortili chiusi, ed aveva come elemento caratteristico lo scalone che immetteva al piano nobile, esterno, doppio ed a rampe simmetriche”. Le caratteristiche architettoniche delle ville settecentesche si ritrovano anche, in tono minore, nelle ville-fattoria e nelle case padronali diffuse nella Sicilia Orientale: ad esempio lungo la valle dell’Alcantara e nella zona dell’Etna, le cui falde intensamente coltivate, sono connotate da numerose dimore “... costruite tra i secoli XVII e XIX, durante il periodo felice della viticoltura, secondo schemi architettonici delle contemporanee ville patrizie del Mezzogiorno e palermitane, dalle quali però si distinguono per una maggiore semplicità dell’impianto e per una maggiore modestia nell’esecuzione; ma spesso risultano più complesse di quelle perché, per le loro funzioni di conduzione agricola, sono accompagnate da una o più corti rurali (stalle, scuderie, magazzini, alloggi dei dipendenti) e dal grande palmento seminterrato, elemento tra i più caratteristici dell’architettura etnea”. Tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento la classe borghese siciliana costruisce dimore di villeggiatura, meno rappresentative, più piccole ma più funzionali, “più adatte, in definitiva, ad uno stile di vita comoda, senza eccessi di spazi e di volumi”. Questo tipo di ville e villini, spesso caratterizzati dallo stile liberty, si ritrova sparso in tutto il territorio, in prossimità dei grandi centri, lungo la costa, o, nell’interno, in località panoramicamente privilegiate. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 112 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo beni isolati Bagli, masserie, casali, fattorie, aziende, ecc., costituiscono il fenomeno insediativo e architettonico più rilevante dei territori extraurbani della Sicilia, certamente per la densità del fenomeno stesso, che lascia scoperte solo le aree più propriamente montane (Etna, Nebrodi, Peloritani), ma spesso anche per la rilevanza architettonico-monumentale e per la capacità di connotazione del paesaggio. “Le masserie sono aggregati rurali elementari, sparsi nell’interno dell’altopiano siciliano” – ma anche nelle valli e lungo i percorsi fluviali – “di solito a grande distanza dai centri abitati, nelle aree ad economia estensiva, cerealicola e zootecnica, occupati temporaneamente da una popolazione fluttuante che oscilla da pochi uomini addetti alla vigilanza durante la stagione invernale fino a un centinaio di unità nel periodo dei raccolti... Possono essere grandi casamenti di vecchi feudi, risalenti ancora al Seicento o al Settecento, o complessi edilizi successivi all’abolizione dei diritti feudali, dell’Ottocento o dell’inizio di questo secolo, talvolta anche di dimensioni più modeste. Sorgono spesso in posizioni dominanti, da cui è facile controllare tutta l’azienda, ed hanno un aspetto esteriore di luoghi fortificati... con alte mura e con poche e piccole finestre esterne tutte munite d’inferriate e molto elevate”. Nella Sicilia Occidentale elemento sempre presente nelle masserie è la corte, tanto che nel trapanese esse vengono indicate con il nome di bagli e nel palermitano direttamente con il nome di cortili. Talora assente è invece la corte nelle masserie della Sicilia Orientale, sia in quelle di modeste dimensioni che costellano la piana di Catania e che si legano a un uso temporaneo molto limitato e scarsamente abitativo per la storica insalubrità dei luoghi, sia in quelle più grandi caratterizzate da forma compatta e unitaria. Molto grandi e rappresentative le masserie delle zone centrali interne (spesso denominate “fattorie”), e particolarmente quelle dell’ennese, ove “l’imponenza delle strutture edili di tali fabbricati è accentuata innanzitutto dalla presenza di corpi destinati alla difesa (torri, guardiole, ecc.) e dalle soprelevazioni che fronteggiano il portone d’ingresso, in cui è ubicata la sezione padronale e direzionale del fabbricato, evidenziata da forme di una certa ricercatezza stilistica”. A seconda della caratterizzazione produttiva del territorio di riferimento, la masseria (o baglio, casale, fondo, ecc. in ragione delle aree di appartenenza) comprende locali e attrezzature speciali: depositi interrati per i cereali, trappeti e frantoi per le olive, stenditoi per le mandorle, cantine e palmenti per la produzione del vino, questi ultimi sempre presenti nei bagli del trapanese. In ogni caso, la masseria “... tipico frutto del latifondismo fondiario... rappresenta il simbolo di una struttura agricola particolare, che in parte è stata distrutta, in parte ancora resiste ma in modo sempre meno tenace, e che comunque si mostra, dove costituisce un nucleo di più fervida attività agricola, tutta protesa alla ricerca di un nuovo equilibrio”. Delle numerose tonnare storicamente esistenti in Sicilia (secondo le fonti documentarie, almeno una quarantina di tonnare “di corso” e dodici “di ritorno”) ne sono state qui individuate circa una ventina, superstiti testimonianze di un’attività in passato fiorente. Organismi tipicamente costieri, le tonnare esprimono anche negli impianti il forte legame interagente fra territorio litoraneo e mare e fra l’economia agraria e quella marinara, in ragione anche di un analogo regime di proprietà e sistema di gestione (le tonnare erano quasi sempre proprietà del clero o del baronaggio). Gli impianti di cui erano dotate le maggiori tonnare stabili siciliane erano costituiti da magazzini e strutture per la custodia e l’assistenza tecnico-logistica dell’apparato di pesca e da fabbricati e capannoni per la lavorazione e la conservazione del tonno, organizzati intorno allo spazio aperto del baglio. Le necessità difensive hanno fatto sì che al centro del baglio, o comunque LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 113 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo beni isolati collegata ad esso, sorgesse spesso una torre d’avvistamento, circolare o rettangolare. Le tonnare individuate sono localizzate lungo quattro tratti costieri di concentrazione: i golfi di Milazzo e di Patti, la costa palermitana, quella trapanese da Castellammare a Trapani, il golfo di Noto. Fra le grandi tonnare di corso sono quelle di Tono, Oliveri e S.Giorgio nel golfo di Patti e quelle di Scopello, Bonagia, San Cusumano nel trapanese; due grandi tonnare di ritorno, Capo Passero e Marzamemi, spiccano sull’estrema costa sud orientale. Elementi precipui e caratterizzanti i litorali siciliani, in due sole aree circoscritte, sono le saline, impianti produttivi tipici della cultura e dell’economia dell’isola. Forse più di ogni altro elemento antropico, le saline determinano, nei luoghi della loro localizzazione, la qualità del paesaggio; esse “rappresentano le esplicitazioni di un rapporto armonico tra geografia (natura) e geometria (artificio) connotando l’architettura dell’ambiente. Le condizioni indispensabili alla costituzione di una salina sono: la presenza assidua del vento che aziona i mulini e favorisce l’evaporazione; la natura impermeabile del terreno, le cui argille possano impedire o rallentare la dispersione dell’acqua; un clima caldo e asciutto; la vicinanza di un porto idoneo all’imbarco della produzione. Tali condizioni hanno favorito l’impianto delle saline nel trapanese, dove occupano storicamente gran parte del litorale fra Trapani e Marsala e l’intera Isola Grande nello Stagnone; e nella Sicilia sud orientale, con un’estensione di gran lunga minore, ad Augusta e a Vendicari (esistenti, queste ultime, sin dal Cinquecento e descritte dal Fazello). Ogni salina, come entità autonoma più o meno grande, comprende impianti, ordini di vasche, canali e attrezzature proprie, disposti a formare uno schema regolare a griglia caratterizzato “dalla costante presenza dell’acqua che da mare diventa “pianura liquida”. Accanto, il sale si accumula in grandi prismi trapezoidali ricoperti da canali di terracotta, unici volumi emergenti insieme ai mulini e alle case dei salinari. Un’importante risorsa economica del territorio, là dove questo è segnato dai corsi d’acqua, è storicamente costituita dai mulini ad acqua, talora isolati, più spesso relazionati in sistema seriale per l’utilizzazione delle stesse acque. Oggi molte di queste strutture produttive sono scomparse o permangono in stato di abbandono e ruderale; talvolta sono ancora visibili alcuni tratti degli acquedotti (saie) che dopo aver prelevato l’acqua del corso principale del fiume o da sorgenti, l’adducevano alle vasche di carico dei mulini, posti lungo un’unica saia per sfruttare al massimo l’energia idraulica di un piccolo corso d’acqua utilizzando le differenze di quota. “... questi impianti conservano pressoché inalterate le strutture architettoniche e tecnologiche dei mulini di epoca medievale, araba e normanna, a conferma del generale carattere di conservatività e di permanenza degli apparati strumentali della produzione in Sicilia...”. La maggior parte dei mulini era destinata a macinare cereali, ma alcuni si legavano anche ad altre produzioni, come quella dell’olio di lino, del sale, delle cartiere. Architettura, tecnologia e funzioni diverse hanno i mulini a vento presenti esclusivamente nelle saline del trapanese, ed elementi fondamentali di quel paesaggio. Caratterizzati dalla volumetria troncoconica, ne esistono di due tipi: quello a stella, con sei pale, detto “olandese”, e quello, più recente, con piccole palette metalliche, detto “americano”. L’attività estrattiva in Sicilia, da sempre praticata, ha dato luogo a elementi specifici connotanti, con la loro presenza diffusa, alcune zone dell’isola. Le cave di pietra, in genere considerate – a ragione – quali detrattori del paesaggio, costituiscono talora, quando trattasi di cave storiche, parte integrante del paesaggio medesimo: come nel caso delle cave di tufo del bagherese, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 114 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo beni isolati sottomesse rispetto alla campagna e alla campagna restituite per la presenza, al loro interno, dei giardini di agrumeti; o, altresì, come nelle antiche cave tra S.Vito e Custonaci, ”monumento della cultura alla natura, denso di storia anche per i suoi rapporti con il costruito del quale ha fornito la materia prima”. All’attività estrattiva mineraria, e particolarmente a quella dello zolfo, si deve l’esistenza di strutture, impianti e reperti estremamente significativi, caratterizzanti soprattutto l’altopiano gessoso-solfifero compreso tra le province di Enna, Caltanissetta, Agrigento. Miniere e solfare sono “strutture produttive complesse fatte di architetture, di attrezzature tecnologiche, di manufatti diversi (forni, pozzi, gallerie, ecc.); in generale, la miniera non è un luogo di riferimento concentrato e puntiforme, ma piuttosto il luogo di un sistema di estrazione legato a più pozzi di discesa e a un sistema di architetture e manufatti che riguarda aree di notevole dimensione e consistenza”. Sono beni culturali e ambientali, di sottosuolo e di superficie, da individuare e preservare come luoghi di memoria storica peculiari della Sicilia. Il panorama delle attività e degli edifici industriali che emerge dalla cartografia I.G.M. antecedente il secondo conflitto mondiale è costituito da pochi esempi disseminati con caratteristica puntuale nel territorio e con un’unica area di concentrazione nel palermitano. Tuttavia, nonostante l’esiguità numerica delle industrie, delle fabbriche e degli opifici, ci sembra indispensabile l’attenzionamento degli stessi sia per i valori intrinseci, esemplari dell’archeologia industriale siciliana, sia per le connessioni con il sistema economico, storico, produttivo. Le attività industriali rilevate si collocano per lo più in una situazione intermedia fra artigianato e industria: distillerie, cartiere, fabbriche di terrecotte, sugherifici, ecc. Solo Palermo presenta un panorama più ricco e diversificato di piccole industrie, fra le quali spiccano per dimensione e importanza le fonderie, l’industria chimica, la cantieristica, le fabbriche di maioliche e porcellane. “Le architetture hanno caratteri comuni: sono, all’interno, un intreccio di impalcature metalliche, di capriate e “sheds”, di macchine e attrezzi; all’esterno, curiosi “collages” di esercizi stilistici, abili manipolazioni di progettisti impegnati ad esprimere la dignità di una nuova classe economica...”. La localizzazione degli edifici industriali, originariamente di poco esterna rispetto ai perimetri delle città, risulta oggi spesso una localizzazione di periferia urbana, nella quale questi manufatti emergono per le caratteristiche tipologiche e per quelle costruttive, spesso ancora tradizionali, nonché per lo stato di abbandono in cui versano. Del patrimonio architettonico extraurbano della Sicilia fanno parte altresì una serie di edifici di carattere abitativo e produttivo di valore storico testimoniale che documentano momenti e modi di vita e di lavoro nelle zone rurali, pur essendo manufatti generalmente di piccole dimensioni e di “povera” architettura. Tra le dimore rurali, si è ritenuto di dover segnalare all’attenzione le case coloniche costruite dall’Ente Colonizzatore del Latifondo Siciliano intorno al 1940, con l’intenzione di promuovere un insediamento sparso permanente nelle campagne. Vennero costruite circa 1500 case, secondo un progetto unitario che prevedeva un miglioramento delle condizioni abitative tradizionali. Tra gli edifici destinati alla immediata trasformazione dei prodotti agricoli e alla conservazione, sono stati individuati i frantoi, i palmenti, le cantine, gli stabilimenti enologici, questi ultimi concentrati nella zona di Marsala, lungo la costa e in prossimità del centro abitato, e dovuti alla fiorente industria vinicola introdotta dagli inglesi alla fine del XVIII secolo. I palmenti, come specifiche strutture destinate alla LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 115 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo beni isolati pigiatura dell’uva, caratterizzano la zona etnea ove si ritrovano isolati, ovvero accorpati a dimore, a testimoniare ancora gli antichi limiti di espansione della coltura del vigneto, nonostante oggi siano avulsi dalla destinazione colturale dei suoli circostanti. Alle tecniche costruttive tradizionali si rapportano direttamente le strutture deputate alla produzione di materiali edili: le calcare per la produzione della calce; le fornaci per la produzione di canali e laterizi in genere; gli “stazzoni”, dove venivano prodotti i mattoni per le murature, realizzati pestando con i piedi l’argilla che veniva poi pressata in forme di legno parallelepipede e cotta in rudimentali fornaci a paglia o legno. Infine fontane e abbeveratoi costellano l’intero territorio regionale, lungo la viabilità dei sentieri e delle trazzere; pozzi, gebbie, macchine idrauliche e “norie” (queste ultime legate soprattutto all’agrumeto del palermitano) caratterizzano tutte le zone storicamente interessate dalle colture irrigue. Estremamente varie per caratteristiche tipologiche e stilistiche le architetture delle attrezzature e dei servizi (ospedali, manicomi, ospizi, scuole, macelli, telegrafi etc.). Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Nelle tavole relative alla categoria in esame e negli elenchi allegati viene individuato un primo inventario di beni isolati, definito sulla base dell’indagine su fonti cartografiche riferite, per la maggior parte, al periodo tra le due guerre (I.G.M. 1:25000, anni 1906-43). Tale scelta è stata operata nell’intento di recuperare l’immagine storicamente compiuta del sistema insediativo nel paesaggio siciliano immediatamente precedente alle grandi trasformazioni del secondo dopoguerra; si è inteso inoltre riallacciarsi espressamente alle norme e alle prescrizioni della L. 1O89/39 che escludono dal regime della tutela le opere la cui esecuzione risalga a meno di 5O anni. Per l’elaborazione della carta dei beni isolati e dei relativi elenchi si è adottata una metodologia che, con l’ausilio degli strumenti informatici, ha consentito la sistematizzazione dei dati ritenuti essenziali alla individuazione del bene, ed il collegamento grafico-alfanumerico. I beni isolati sono stati individuati, come sopra accennato, sulle cartografie storiche I.G.M. in scala 1:25000 e successivamente digitalizzati come punti georeferenziati nel sistema di riferimento U.T.M. riportato nelle relative tavolette; delle saline, beni areali, sono stati digitalizzati i perimetri. Ad ogni punto digitalizzato e georeferenziato corrispondono alcuni dati che rappresentano una prima informazione essenzialmente localizzativa ed identificativa del tipo di bene. Tali dati potranno in seguito essere integrati da tutte le informazioni che si riterranno necessarie in sede di approfondimento della pianificazione; potranno altresì essere collegati ad ulteriori elaborazioni e documentazioni grafiche, fotografiche, etc., relative ad ogni singolo bene. I dati attualmente raccolti forniscono per ogni bene le seguenti informazioni: – Localizzazione del bene rispetto alla suddivisione regionale in ambiti operata dal Piano Territoriale Paesistico Regionale – Localizzazione attuale con riferimento a provincia e comune. – Tipo, eventuale qualificazione tipologica e denominazione (quando rilevabile) del bene riferiti, in generale, alla cartografia storica. – Classificazione, secondo la suddivisione operata nelle presenti Linee Guida. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 116 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo beni isolati – Numero del foglio, del quadrante, orientamento, denominazione e data di rilevamento o aggiornamento della tavoletta I.G.M. 1:25000 sulla quale è stata effettuata l’individuazione del bene. – Coordinate piane est e nord del bene rilevate nel sistema di riferimento U.T.M. indicato nelle suddette tavolette. Definizione delle componenti I beni isolati individuati dalle Linee Guida del Piano sono raggruppati nelle seguenti classi: A Architetture, edifici e manufatti di carattere difensivo, risalenti a varie epoche e in funzione di ciò diversamente connotati o stratificati, a noi pervenuti in condizioni di leggibilità ancora integre ovvero in stato ruderale, ma comunque riconoscibili come emergenze monumentali e ambientali anche in virtù di una localizzazione sempre emblematica per capacità del ruolo di controllo territoriale in aderenza a particolarità orografiche che sottolineano il privilegio di natura oltre che di storia. Sono stati qui considerati i castelli, le opere fortificate, le torri appartenenti al circuito costiero e quelle dell’entroterra, caserme, carceri, etc. B Complessi, edifici e manufatti di carattere religioso, presenti nel territorio come testimonianze di architettura e di fede, siano esse espressioni colte e monumentali ovvero documento della cultura costruttiva popolare e vernacolare, in posizione dominante sul paesaggio circostante, oppure dislocati come “pause” lungo i percorsi dell’uomo. Vengono compresi cappelle, chiese, santuari, conventi, abbazie, monasteri, cimiteri, etc. C Architetture e complessi di carattere residenziale all’esterno dei nuclei e dei centri storici, ma spesso in prossimità degli stessi e comunque generalmente localizzati in luoghi privilegiati del paesaggio e della natura. Sono stati individuati come tali i rari palazzi padronali isolati nel territorio, le ville e le dimore storiche destinate alla villeggiatura (da quelle settecentesche che costituiscono espressione peculiare dell’architettura tardo-barocca siciliana, ai villini liberty, le casine, etc.), da considerare insieme ai giardini, ai parchi o ai terreni agricoli di loro pertinenza. D Complessi, edifici e manufatti storici legati alle attività produttive agricole e zootecniche (bagli, masserie, casali, fattorie, case rurali e case coloniche, trappeti, palmenti, mulini, etc. sino a fontane, abbeveratoi, “senie”), alle attività del mare e della costa (tonnare e saline), alle attività estrattive (miniere, solfare, cave storiche), etc. E Attrezzature e servizi storicamente esistenti: ospedali, scuole, macelli, stabilimenti balneari e termali, fondaci, alberghi, ed inoltre i fari, le lanterne e finalmente i semafori che nell’Ottocento sostituirono il sistema delle segnalazioni a vista da torre a torre lungo i litorali dell’Isola. Qui di seguito si riporta l’elenco dei tipi individuati, secondo le relative classificazioni: A ARCHITETTURA MILITARE A1 Torri A2 Bastioni, castelli, fortificazioni, rivellini LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 117 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo beni isolati B C D E A3 Capitanerie, carceri, caserme, depositi di polveri, fortini, polveriere, stazioni dei carabinieri ARCHITETTURA RELIGIOSA B1 Abbazie, badie, collegi, conventi, eremi, monasteri, santuari B2 Cappelle, chiese B3 Cimiteri, ossari ARCHITETTURA RESIDENZIALE C1 Casine, casini, palazzelli, palazzetti, palazzine, palazzi, ville, villette, villini ARCHITETTURA PRODUTTIVA D1 Aziende, bagli, casali, case, cortili, fattorie, fondi, gasene, masserie D2 Case coloniche, dammusi, depositi, frumentari, magazzini, stalle D3 Cantine, oleifici, palmenti, stabilimenti enologici, trappeti D4 Mulini D5 Abbeveratoi, acque, cisterne, fontane, fonti, gebbie, macchine idriche, norie, pozzi, senie, serbatoi, vasche D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere, solfare D9 Calcare, fornaci, forni, stazzoni D10Acciaierie, cantieri navali, cartiere, centrali (elettriche, elettrotermiche), concerie, distillerie, fabbriche, manifatture tabacchi, officine, pastifici, polverifici, segherie, sugherifici, vetrerie ATTREZZATURE E SERVIZI E1 Caricatori, porti, scali portuali E2 Aeroporti E3 Bagni e stabilimenti termali, terme E4 Alberghi, colonie marine, fondaci, locande, osterie, rifugi, ristoranti taverne E5 Asili dei poveri, case di convalescenza, gasometri, istituti (agrari, zootecnici), lazzaretti, macelli, manicomi, orfanotrofi, ospedali, ospizi, osservatori, radio-telegrafi, ricoveri, sanatori, scuole, telegrafi, stazioni ippiche E6 Fanali, fari, fari-lanterne, lanterne, lanternini, semafori. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 118 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo viabilità SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.8 VIABILITÀ Generalità La viabilità siciliana ha origini molto antiche, tuttavia essa si consolida con itinerari precisi in età imperiale. Dalla caduta dell’impero romano (476 d.C.) fino alla fine del XVI secolo gli studi relativi a questo argomento sono pochi, si ricomincia ad avere notizia di percorsi nel 1584 quando, dal viceré Marco Antonio Colonna, viene istituito un regolare servizio postale; i Corrieri del Regno ed i Corrieri Ordinari recapitavano la corrispondenza da una città all’altra, vennero stabiliti per le partenze i giorni, i costi dei viaggi ed i percorsi da effettuare. Fino agli ultimi decenni del Settecento il sistema delle comunicazioni interne in Sicilia era estremamente arretrato, contrariamente a quanto avveniva negli altri paesi. La rete delle comunicazioni isolane risultava costituita per la maggior parte da trazzere non rotabili, piste in terra battuta che potevano essere percorse solo a piedi o a cavallo divenendo in inverno impraticabili, lungo di esse esisteva qualche ponte o un servizio di pontonaggio effettuato con barche. Le rotabili erano poche e si articolavano attorno Palermo nella Conca d’Oro e nelle Piana di Catania. I viaggi all’interno dell’isola venivano effettuati con il mulo o con la lettiga, che guidata da un lettighiere assistito da un compagno non poteva trasportare più di due passeggeri. È interessante a questo proposito leggere le memorie di viaggio dell’abate Balsamo diretto da Palermo a Modica per capire in quali condizioni di disagio si potesse effettuare un viaggio nell’interno dell’isola. Spesso lungo il loro percorso i viaggiatori trovavano la strada sbarrata da catene ed erano costretti a pagare un pedaggio al feudatario del luogo o al Comune, che si occupavano della relativa manutenzione. Subito dopo il raccolto, nei mesi di settembre lunghe carovane di muli (rèdine) guidate da “bordonari” trasportavano il grano dai luoghi di produzione ai caricatori situati nelle città costiere, e in seguito da queste ripartiva via mare sia per l’estero che per gli altri mercati dell’isola. I paesi che si trovavano lungo la costa preferivano utilizzare le comunicazioni marittime che risultavano essere tra tutte le più comode e sicure. Solo nel 1774 il Parlamento Siciliano si pose il problema della costruzione di una rete viaria, e nel 1778 i tre bracci del Parlamento ridiscussero il problema approvando una spesa di 24.000 scudi da ripartirsi tra baronaggio, clero, e le università baronali e demaniali; venne stabilita la realizzazione di otto grandi linee rotabili, in tutto 700 miglia, per facilitare le comunicazioni tra le principali città dell’isola. Si era compreso che le strade rappresentavano un mezzo per potenziare i commerci. Un tale cambiamento avrebbe significato per i baroni, proprietari dei feudi più interni della Sicilia, un grosso miglioramento dal punto di vista economico, perché il grano, da sempre prodotto nelle aree centrali dell’isola, più facilmente avrebbe potuto raggiungere i luoghi di commercializzazione; tuttavia costoro non furono mai disponibili a pagare il prezzo di questa modernizzazione riuscendo a farla gravare sempre esclusivamente sulle casse dello stato. Per il governo d’altronde l’asfittica economia isolana non consentiva solo attraverso l’imposizione di tasse un adeguato ritorno economico; da ciò la necessità di promuovere un’attivazione dei commerci e dei traffici, attraverso un miglioramento dei mezzi di comunicazione. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 119 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo viabilità Le strade rotabili vennero suddivise in tre classi: le vie consolari, che partendo dalla capitale attraversavano il regno da una parte all’altra, le vie traverse principali, che erano vie d’immissione nelle strade consolari, ed infine le traverse secondarie che si svolgevano all’interno di uno stesso comune. Tra le strade in progetto vi era la Palermo-Messina via montagne per il cui tracciato venne inviato in Sicilia il conte Persichelli; i lavori andarono parecchio a rilento, il tracciato rimesso in discussione varie volte e i costi del primo tratto risultarono al di sopra delle previsioni. Dopo sedici anni dal primo considerevole stanziamento di fondi destinati alla realizzazione della rete viaria, il Giarrizzo considerava esserne state realizzate solo 160 miglia che per mancanza di manutenzione spesso non risultavano neanche praticabili. Nel 1824 esistevano 252 miglia di rete stradale, i lavori erano stati concentrati nella zona nord-occidentale dell’isola mentre nel restante territorio la situazione era completamente bloccata. Esse presentavano non pochi difetti sia nel tracciato spesso tortuoso e scomodo che nelle opere di sottofondo poco resistenti. Per quanto riguarda la tecnica costruttiva probabilmente le carenze erano dovute alla scarsa esperienza; la scelta dei percorsi invece, risentiva delle pressioni che esercitavano i comuni o i singoli proprietari, anziché essere il frutto di una scelta funzionale, con un conseguente cattivo utilizzo dei carri che come Perez osservava, spesso per la ripida pendenza non potevano essere utilizzati a pieno carico. Sempre nel 1824 il governo seguendo un suggerimento proposto dal De Weltz, per reperire i fondi necessari alla continuazione dei lavori stradali, stipula un primo prestito con la casa di commercio Falconet alla quale erano interessati i Rothschild. Nel 1835 venne stipulato un nuovo mutuo, utilizzato solo tre anni dopo, a causa di una epidemia di colera. Uno dei motivi che provocava lentezza nei lavori era la difficoltà nel reperimento della mano d’opera, si cercava infatti di non distogliere i contadini dal lavoro dei campi per non provocare danni all’agricoltura, preferendo utilizzare nei lavori pubblici i galeotti ai quali veniva ridotta la pena di un terzo. È interessante osservare che la mancanza della figura dell’operaio, diffusa già nel resto d’Europa e d’Italia costituisce un’ulteriore conferma dell’arretratezza sociale siciliana, per sopperire a questa carenza è probabile che le società appaltatrici dei lavori stradali facessero ricorso a maestranze non locali. Il potenziamento della rete viaria consentì di strutturare meglio i servizi postali utilizzando alcune vetture anche per il trasporto di passeggeri, purtroppo non in tutte le stagioni a causa della mancanza di alcuni ponti. Con il regio decreto del 17 dicembre 1838 si previde la costruzione di 37 traverse e strade che mettevano in comunicazione quasi l’intera isola, dichiarando le opere di competenza della Provincia e dei rispettivi comuni; lo Stato, invece, sarebbe intervenuto per la costruzione dei tronchi stradali nelle provincie di Noto, Caltanissetta e Girgenti. Le strade che si realizzarono risultarono tecnicamente più perfette per merito degli Ingegneri napoletani che usufruirono di regolamenti più elastici e per l’adozione del sistema Mac Adam che, come dice G. Tesoriere, si basava su tre principi: valutazione dell’aridità del suolo destinato a ricevere i materiali, sistemazione della massicciata con ferri di grandezza uniforme, calcolo dello spessore impermeabile in proporzione alla quantità dei materiali; queste norme abbastanza semplici si rifacevano a quelle tradizionalmente seguite dai Romani. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 120 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo viabilità I lavori vennero concentrati nella provincia di Noto, pochissimo si fece nella provincia di Agrigento, di Caltanissetta e in quella che sarà poi quella di Castrogiovanni. I paesi delle Madonie, dei Nebrodi e dei Peloritani risultavano completamente isolati e lo resteranno ancora per parecchio tempo dopo l’Unità d’Italia. La realizzazione della rete viaria fu sempre estremamente problematica, il governo centrale non approntò mai i capitali necessari alla realizzazione delle opere perché probabilmente il ritorno nelle casse dell’erario sarebbe stato indiretto ed inadeguato, d’altronde il ricorso ai prestiti aggravava il costo delle opere e la lentezza degli stessi finì con il non essere vantaggiosa neanche per i gruppi finanziari, la stasi dei lavori obbligò lo Stato ad intervenire, ma una gli intervento furono sempre inadeguati rispetto le effettive esigenze. I dati raccolti da O. Cancila mostrano che la situazione delle comunicazioni in Sicilia al momento dell’unificazione d’Italia risulta estremamente carente: in provincia di Messina su 101 comuni 67 risultavano privi di collegamenti, ad Agrigento su 40 comuni 29 erano privi di strade, nella provincia di Palermo i 34 comuni privi di strade erano tutti concentrati nella zona orientale; in conclusione nel 1862 il 30% della popolazione siciliana risultava vivere in zone prive di collegamenti e le provincie maggiormente penalizzate risultavano quelle di Agrigento, Caltanissetta e Messina. La rete viaria realizzata contava 2169,671 km, mancavano parecchi ponti e molte strade risultavano in stato di grande abbandono; si era comunque raggiunto lo scopo di mettere in comunicazione tra loro i vari capoluoghi di provincia, i paesi dell’interno erano stati avvicinati alla costa, ed i luoghi di produzione ai luoghi di consumo ed esportazione. La prima linea ferrata italiana venne realizzata nel 1836 nel Regno delle due Sicilie e fu voluta da Ferdinando II per collegare la capitale, Napoli, con le varie residenze reali; in Sicilia la sua diffusione avvenne vent’anni dopo. Il governo borbonico stabilì la costruzione di tre grandi linee ferrate che partendo da Palermo dovevano collegare Messina, Catania, Agrigento e Terranova. Con la caduta del regno il progetto non poté concretizzarsi e nel giugno del 1860 fu Garibaldi a decretare la costruzione di una rete ferroviaria che collegava Palermo con Messina passando da Caltanissetta e Catania. Nel settembre dello stesso anno venne data in concessione ai banchieri Adami e Lemmi la costruzione di tutte rete ferroviaria dell’Italia meridionale ed insulare. Il piano generale della rete siciliana prevedeva la costruzione delle linee Messina-Catania-Siracusa, Catania-Castrogiovanni-Palermo e le trasversali da Palermo ad Agrigento e Marsala. Nel 1863 venne aperto il primo tronco ferroviario siciliano di km 13 che collegava Palermo a Bagheria, realizzato direttamente dallo Stato. Alla società titolare dei lavori subentrò la Vittorio Emanuele che doveva eseguire le linee Messina-Siracusa-Catania-Palermo con diramazioni per Agrigento e Licata, doveva continuare il tronco Bagheria-Trabia ed istituire un servizio di traghetti tra Messina e Reggio. Parecchi ingegneri della Società vennero distribuiti in tutto il territorio regionale per studiare i percorsi più adeguati, che risultarono tuttavia di grande complessità; nel 1866 tuttavia la Società dichiarò di non potere realizzare i lavori, suscitando parecchio malcontento nel capoluogo. Nel 1868 risultavano realizzati solo km. 330 di rete ferroviaria. A causa della lentezza dei lavori lo Stato unitario si decise a favorire con una legge, la formazione di grandi gruppi concessionari. Nel 1871 i lavori vengono assunti dalla LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 121 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo viabilità Società delle Ferrovie Meridionali che realizza tra il 1874 ed il 1884 km 300 di rete ferroviaria. Nel 1876 la Sicilia possedeva quindi due grandi linee: sul versante orientale la Messina-Catania-Siracusa con le diramazioni per S.Caterina Xirbi e per la parte centro-occidentale la Palermo-Trapani-Girgenti-Porto Empedocle. Un’inchiesta condotta dal Governo in quegli anni sulla situazione delle comunicazioni interne dell’isola concluse accertando che i percorsi scelti per la linea ferroviaria favorivano l’industria estrattiva, collegando le zone interne ricche di giacimenti con i principali porti delle coste, veniva invece trascurato il trasporto dei passeggeri, prevedendo spesso tracciati distanti dai centri abitati. Il risultato dell’inchiesta rilevò grosse carenze nel sistema delle comunicazioni interne, tali da costringere lo Stato ad assumere in proprio i lavori, ciò portò alla realizzazione del collegamento tra le due linee siciliane attraverso il tratto S.Caterina ed Aragona. La parte occidentale dell’isola era la meno servita nel 1868 venne realizzato un tracciato che collegava Palermo a Partinico e attraversando Calatafimi raggiungeva Trapani e poi Marsala e Mazara. Nel decennio 1885-1895 la Società Italiana delle strade Ferrate della Sicilia attivò km 439 di rete ferrata e nel 1895 il suo sviluppo complessivo risultava di km 1305. Nel 1886 si inaugurava a Palermo la stazione centrale e realizzato il collegamento tra il capoluogo e Corleone. L’anno successivo venne aperto il primo tratto della Palermo-Messina congiungendo Termini a Cefalù, con una contribuzione economica da parte di entrambe le province. All’inizio di questo secolo la rete ferroviaria siciliana nelle sue linee essenziali era stata tutta realizzata a scartamento ordinario ad eccezione della PalermoCorleone a scartamento ridotto. Restavano da collegare le zone interne della Sicilia orientale e parte di quella centrale; si poneva il problema se realizzare le linee a scartamento ordinario che avrebbero consentito unitarietà alla rete, o quelle a scartamento ridotto con la possibilità di realizzare percorsi più diretti ed economici. Le scelte si orientarono su questa seconda ipotesi portando alla realizzazione della Giampileri-Messina-Faro, della Messina-Barcellona, e della Circumetnea. L’arrivo della ferrovia significò per molti centri siciliani l’unica possibilità di collegamento con il resto del territorio; da parte del governo italiano post-unitario il progetto era ben più ampio perché nell’installazione della linea ferrata in Meridione, veniva vista la possibilità di creare in modo più concreto l’unificazione nazionale, politica ed economica nel paese. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Per la redazione della carta riguardante la rete infrastrutturale storica è stata utilizzata la cartografia I.G.M. 1:50000, realizzata a partire dal 1865 e riconosciuta per le strade rotabili nel 1885. Sono state prese in considerazione tre categorie viarie: le strade principali (vie consolari), le trazzere (vie traverse principali e secondarie), ed i sentieri; il sistema ferroviario ed i caricatori regi e baronali (aboliti nel 1812) distribuiti lungo la costa. Per quanto riguarda le trazzere ed i sentieri si è operato anche un continuo raffronto con la carta I.G.M. 1:250000 del 1975 al fine di determinare quali tra esse fossero, ancora oggi esistenti. La rete viaria storica, il tracciato ferroviario ed i caricatori sono stati digitalizzati e quindi georeferenziati; la stessa procedura è stata effettuata sui nuclei urbani perché costituiscono i nodi di irraggiamento della viabilità, necessari al fine di una lettura organica del sistema viario. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 122 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo viabilità Utilizzando i mezzi informatici disponibili si dovrà creare un G.I.S. (Geographic information system) nel quale i centri urbani relativi al XVIII e XIX sec. siano messi in collegamento con le relative schede C.S.U. (scheda di centro storico urbano) opportunamente predisposte, già informatizzate e dotate di un proprio codice di individuazione; per quanto riguarda la viabilità principale, potranno essere fornite informazioni più dettagliate sul periodo di realizzazione dei vari tronchi stradali; e per ciò che attiene i caricatori dovranno realizzarsi delle opportune schede che raccolgano i dati informativi essenziali. Con i dati costituenti i G.I.S. e dall’incrocio della carta della infrastrutturazione storica territoriale con i vari tematismi si potranno ottenere numerosi tipi di informazioni, utili alle categorie di tutela ed alla puntualizzazione dei gradi della stessa. Definizione delle componenti La viabilità storica siciliana ha origini molto antiche risalenti ai suoi primi abitatori, tuttavia è in età imperiale che i percorsi si consolidano con “itinerari” stabiliti di cui ci è pervenuta testimonianza scritta. Le molteplici vicissitudini politiche che la videro soggetta all’alternarsi di diversi regnanti contribuirono a condizionare pesantemente anche la situazione delle comunicazioni interne, che in un’isola dal territorio tanto vasto non furono mai facili e spesso subordinate a quelle marittime ritenute più agevoli. Di sistema viario, in senso moderno, si può cominciare a parlare solo a partire dal secolo scorso, certi tuttavia che le rotabili realizzate non andarono discostandosi di molto dai tracciati più antichi a loro volta fortemente condizionati dall’orografia dell’isola. La comparazione, poi, tra il sistema viario storico e le strade statali attuali, porta alla considerazione che molto spesso esse abbiano riutilizzato i tracciati esistenti nel secolo scorso. A I Sentieri. Si trovano spesso in luoghi con particolarità orografiche, dove o per la pendenza, o per le dimensioni minime cui era obbligato il tracciato, non era possibile realizzare altro tipo di collegamento. Da essi è possibile ottenere le migliori condizioni per la percezione dei caratteri del paesaggio, in quanto punti panoramici e principali canali di fruizione visiva. Il non avere ritenuto utile la loro trasformazione in carrabili ha consentito anche il mantenimento integrale dei luoghi circostanti; B I Percorsi Agricoli Interpoderali, ed i Percorsi Trazzerali. Costituiscono una trama viaria, defilata dalla grossa percorrenza, prevalentemente utilizzata a scopi agricoli ed utilissima per una autentica percezione del paesaggio agrario; C Le Trazzere Regie. Storicamente venivano utilizzate per il trasferimento degli armenti “la transumanza”; durante i periodi di siccità estivi le greggi venivano portate dai pascoli siti a bassa quota a quelli di alta quota, il fondo di questi tracciati pertanto doveva essere naturale al fine di consentire la “pastura” degli animali; D I Caricatori Regi e Baronali. Alcuni esistenti sin dalla seconda metà del XIV secolo, rivestirono fondamentale importanza nell’economia dell’isola fino agli inizi del secolo scorso (nel 1812 vennero aboliti). Subito dopo il raccolto, nei mesi di agosto e settembre, lunghe carovane di muli (rèdine) guidate da “bordonari” trasportavano il grano dai luoghi di produzione dell’entroterra ai caricatori situati nelle città costiere, in seguito da queste ripartiva via mare sia per l’estero che per gli altri mercati dell’isola; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 123 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo viabilità E I Rami della ferrovia a scartamento ridotto. Linee ferrate e manufatti edilizi (gallerie, caselli, stazioni, depositi, ponti, etc..) costruiti alla fine del secolo scorso, oggi in stato di abbandono. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 124 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo paesaggio percettivo SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.9 PAESAGGIO PERCETTIVO Generalità Il Piano Territoriale Paesistico della Regione Siciliana tutela il paesaggio dal punto di vista percettivo secondo modalità coerenti con la linea evolutiva tracciata dalla precedente legislazione nazionale e regionale ed opera in favore dell’affermarsi di una prassi pianificatoria nella quale, ad ogni livello di approfondimento, i problemi legati alla percezione siano pienamente integrati in una moderna considerazione delle tematiche paesaggistiche. Mediante la lettura percettiva è possibile evidenziare una parte consistente del tessuto di relazioni sensibili esistenti fra i segni del paesaggio naturale ed antropico siciliano. Tali segni sono considerati come componenti significative della visione e quindi immediatamente riconoscibili come struttura portante della stessa; su di essi si impernia la tutela e la valorizzazione delle aree afferenti. Per evidenziare i nessi e le dinamiche intercorrenti fra i diversi sistemi di segni l’ottica percettiva di analisi del paesaggio si arricchisce mediante le altre elaborazioni tematiche sviluppate all’interno del PTPR. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Carta delle componenti primarie del paesaggio percettivo L’individuazione cartografica di alcune caratteristiche geomorfologiche fondamentali del territorio siciliano genera una fitta maglia di segni che possono considerarsi i meno eludibili, se non i principali, riferimenti visivi del contesto isolano. Quelli cioè che creano orizzonti (p. es. i crinali) o che definiscono assialità talvolta di limitato “respiro” panoramico (p. es. i fondovalle). Attorno a tali segni vengono create delle aree di rispetto che di questi seguono il tracciato e la cui ampiezza, variabile a seconda dell’elemento geomorfologico considerato, sta in rapporto diretto con l’altitudine dei luoghi considerati, ed in rapporto inverso con la pendenza degli stessi. Le categorie di beni considerate sono n. 15, comprese n. 4 sottoclassi legate ai morfotipi costieri, e cioè: a) la costa per una distanza dalla linea di battigia dipendente dalla tipologia morfologica: – m 100 per la costa a falesie o rilievi montuosi che raggiungono il mare e per la costa a spiagge strette limitate da rilievi o scarpate; – m 200 per la costa a pianura di fiumara; – m 350 per la costa a pianura di dune; – m 500 per la costa a pianura di saline, per la costa a pianura di pantani e per la costa a pianura alluvionale; b) gli spartiacque e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 150; c) i crinali montani e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 150; d) i crinali collinari e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 250; e) le cime isolate fino a m 400 e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 200; f) le cime isolate comprese fra m 400 e m 600 e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 300; g) le cime isolate comprese fra m 600 e m 1200 e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 400; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 125 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo paesaggio percettivo h) le cime isolate superiori a m 1200 e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 500; i) le selle e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 250; l) le aste fluviali principali e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 250; m)i rami fluviali secondari di vario ordine ed i torrenti, comprese le aree limitrofe per un’ampiezza di m 150; n) i laghi e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 250. Per ogni componente evidenziata nella carta delle componenti primarie del paesaggio percettivo si provvede a rilevare le caratteristiche distintive secondo la seguente schematizzazione: 1. Ambito 2. Identificativo di categoria 3. Fascia di rispetto 4. Provincia 5. Comune 6. Toponimo di riferimento 7. Superficie in proiezione orizzontale 8. Altitudine media dell’area 9. Descrittore geomorfologico 10. Previsioni di piani esistenti 11. Detrattori principali – in studio Tali caratteristiche comprendono sia quelle fondamentali per l’identificazione certa della componente che quelle che ne forniscono una definizione di dettaglio. Queste ultime sono messe a fuoco mediante le letture multitematiche utilizzanti le ulteriori indagini settoriali del Piano. Il data-base connesso a tale carta, i cui campi sono costituiti dai descrittori anzidetti, permetterà interrogazioni aventi come chiave ognuno di questi, sol che si tenga in particolare conto, in sede di ulteriore futura implementazione dello stesso, la normalizzazione lessicale per i campi la cui compilazione è maggiormente discorsiva. Carta dell’intervisibilità costiera. Tale carta è il risultato delle elaborazioni informatiche eseguite simulando al computer il posizionamento lungo la costa siciliana di un notevolissimo numero di punti di osservazione, distanti 1 km l’uno dall’altro. Da tali punti si effettua in automatico l’individuazione delle porzioni di territorio costiero visibili. Il risultato di tali osservazioni è una mappatura di aree poligonali le cui caratteristiche non sono solo quelle di essere visibili dai suddetti “osservatori virtuali”, ma anche di esserlo più o meno, secondo una scala di valori riferita alla quantità di punti di osservazione che contemporaneamente “inquadrano” la medesima porzione di territorio costiero. A tale scala di valori viene associata una opportuna scala cromatica per la migliore resa grafica del lavoro. Le “areole” minime della carta dell’intervisibilità costiera hanno valori di intervisibilità compresi entro nove classi di appartenenza e cioè: 1. Nulla 2. Minima 3. Bassa 4. Medio-bassa LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 126 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo paesaggio percettivo 5. 6. 7. 8. 9. Media Medio-alta Alta Altissima Di area vasta L’elaborazione dell’intervisibilità costiera necessita di un affidabile modello tridimensionale del terreno, le cui caratteristiche geometriche sono “lette” ed interpretate dal computer, fissando previamente alcuni parametri operativi. Fra questi ci preme evidenziare in questa sede solo quelli inerenti alla “densità di informazione” del modello tridimensionale anzidetto e quelli relativi alla dimensione dell’unità minima di analisi del territorio osservato. Dai primi dipende la possibilità di effettuare analisi di intervisibilità a grande scala, dai secondi dipende l’accuratezza del risultato finale delle “osservazioni”. Le analisi automatizzate di visibilità consentono di associare alle areole poligonali in cui viene strumentalmente suddiviso il territorio, non solo una serie di informazioni geometriche (aree, perimetri relativi) e un valore numerico che indica il grado di afferenza visiva (intervisibilità, appunto) dell’elemento rispetto ad un dato gruppo di punti di osservazione, ma anche ulteriori tematizzazioni. Così facendo l’analisi percettiva si arricchisce delle valenze che il paesaggio esprime entro ottiche interpretative diverse, da queste traendo anche il senso delle dinamiche dei processi antropici e naturali in atto o storicizzati. La stessa visualizzazione tridimensionale di porzioni di territorio e delle relative letture tematiche rende possibili nuove sintesi e rende immediatamente evidenti i principali nessi territoriali dei suddetti processi. Carta dei percorsi stradali ed autostradali panoramici. La percezione del paesaggio dipende anche dall’insieme di mezzi e metodi che vengono usati per relazionarsi con esso. La rete stradale siciliana, alquanto fitta, veicola le opportunità di visione, dinamica o statica, che vengono offerte alla comunità insediata mediante la mobilità automobilistica, prevalente oggi nella maggior parte della regione. Chi si occupa di turismo sa che molte arterie isolane sono diventate l’occasione per il formarsi di nuovi stereotipi percettivi, come il percorrere strade e “trazzere” uguali, perché più pervie, aveva contribuito a generare una sorta di “idem sentire” fra i viaggiatori europei venuti in Sicilia fra Sette e Ottocento. È dunque fondamentale rivolgere l’interesse verso quei percorsi veicolari cui le guide turistiche più accreditate attribuiscono grande valore panoramico. La presente carta è costruita adottando come filtro metodologico per la individuazione dei percorsi a valenza percettiva, quello offerto dalla carta del Touring Club d’Italia della Sicilia, in scala 1:200000, e da quella omonima della Michelin in scala 1:400000. In esse l’evidenziazione grafica dei tracciati panoramici (bordatura in verde parallela alla strada considerata, posta in destra o sinistra rispetto all’asse della stessa a seconda dell’ampiezza della visuale) riguarda solo la rete viaria a maggiore percorrenza e quindi di maggiori dimensioni (strade “di interesse regionale a quattro corsie - larga - media - stretta - asfaltata” come da legenda dei segni convenzionali contenuta nell’Atlante Stradale d’Italia edito dal TCI). Non sono quindi presi in considerazione quei percorsi secondari che, benché desueti, possono presentare caratteri di spiccata panoramicità. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 127 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo paesaggio percettivo Ciò se da un lato costituisce un limite della ricerca, dall’altro la indirizza verso un’importante ipotesi di sviluppo, specie qualora lo studio ulteriore sui percorsi carrabili secondari ne accerti anche la storicità. Le categorie analitiche dei percorsi testé cartografati sono: 1. Ambito 2. Classificazione ANAS 3. Provincia 4. Comune 5. Anno tracciamento 6. Località collegate 7. Lunghezza 8. Altitudine media o prevalente 9. Pendenza media o prevalente 10. Larghezza media 11. Tipologia del fondo 12. Stato di conservazione 13. Itinerario prevalentemente turistico 14. Entro urbanizzato a sviluppo lineare 15. Opere in esecuzione da PRG o altri piani 16. Detrattori principali – in studio Tali categorie comprendono sia quelle fondamentali per l’identificazione certa del percorso panoramico che quelle che ne forniscono una definizione di dettaglio. Queste ultime sono messe a fuoco mediante le letture multitematiche utilizzanti le ulteriori indagini settoriali del Piano. Il data-base connesso alla presente carta, i cui campi sono costituiti dai descrittori anzidetti, permetterà interrogazioni aventi come chiave ognuno di questi, sol che si tenga in particolare conto, in sede di ulteriore futura implementazione dello stesso, la normalizzazione lessicale per i campi la cui compilazione è maggiormente discorsiva. Definizione delle componenti Componenti primarie (strutturanti) Il procedimento che consente di determinare la riconoscibilità percettiva delle “qualità coessenziali” del paesaggio siciliano prevede, innanzitutto, l’individuazione di un insieme di componenti primarie (strutturanti). La rappresentazione cartografica di tali componenti si fonda sull’estensione degli attributi qualitativi delle stesse, considerati nella loro consistenza geografica, ad un’area ad esse circostante. Quest’area si configura, quindi, come una zona percettivamente sensibile, ove si ha cioè la massima tendenza al costituirsi di una emergenza visiva in corrispondenza di uno dei grandi fatti morfologici dell’isola. L’ampiezza di tale area, misurata in proiezione planimetrica, dipende dalle caratteristiche morfologiche delle aree afferenti e dalla tipologia stessa delle componenti. Si definiscono componenti primarie (strutturanti) del paesaggio percettivo siciliano: a) la costa per una distanza dalla linea di battigia dipendente dalla tipologia morfologica: LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 128 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo paesaggio percettivo – m 100 per la costa a falesie o rilievi montuosi che raggiungono il mare e per la costa a spiagge strette limitate da rilievi o scarpate; – m 200 per la costa a pianura di fiumara; – m 350 per la costa a pianura di dune; – m 500 per la costa a pianura di saline, per la costa a pianura di pantani e per la costa a pianura alluvionale; b) gli spartiacque e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 150; c) i crinali montani e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 150; d) i crinali collinari e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 250; e) le cime isolate fino a m 400 e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 200; f) le cime isolate comprese fra m 400 e m 600 e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 300; g) le cime isolate comprese fra m 600 e m 1200 e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 400; h) le cime isolate superiori a m 1200 e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 500; i) le selle e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 250; l) le aste fluviali principali e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 250; m)i rami fluviali secondari di vario ordine ed i torrenti, comprese le aree limitrofe per un’ampiezza di m 150; n) i laghi e le aree limitrofe per un’ampiezza di m 250. L’individuazione delle componenti primarie (strutturanti) del paesaggio percettivo è prodotta dall’Amministrazione Regionale BB.CC.AA. Essa può essere corretta e specificata, per maggiore aderenza alle configurazioni reali, in esito agli approfondimenti di cui ai successivi punti. Componenti secondarie (caratterizzanti) Le zone che risultano esterne all’insieme degli aereali delle suddette componenti primarie devono essere sottoposte ad attenta valutazione di dettaglio al fine di acclararne la caratterizzazione percettiva. In esse vengono individuate le componenti secondarie (caratterizzanti) del paesaggio percettivo, secondo procedure di lettura integrata delle variabili geo-morfologiche locali che tendono ad individuare ordini tipologici ed aggregati di segni quali: a) maglie di elementi orientati: la trama orografica compone nel disegno generale una maglia ortogonale di elementi variamente orientati; b) pianure: aree caratterizzate da omogeneità altimetrica le cui caratteristiche spaziali discendono strettamente dai locali fattori geo-litologici e morfogenetici; c) associazioni tipiche di quote e pendenze: identificabili in aree limitate non pianeggianti in cui i fattori morfogenetici hanno impresso un’impronta caratteristica e, rispetto all’immediato intorno, originale; d) sistemi di simmetria assiale: coincidenti con le valli più o meno profondamente incise e le dorsali limitrofe; e) valori ritmici: individuabili nella ripetizione, in stretta adiacenza, di elementi affini come valli, crinali, anfiteatri costieri con o senza i relativi promontori di margine; f) geometrizzazioni: LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 129 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo paesaggio percettivo aree non omogenee dal punto di vista altimetrico ma che, per la spiccata caratterizzazione spaziale, anche in dipendenza da grandi segni morfologici, possono essere oggetto di precisa individuazione territoriale; g) convergenze e focalizzazioni: complessiva disposizione geometrica di particolari elementi orografici che determina il convergere più o meno accentuato della visione verso riferimenti o “fuochi” visivi concreti o immaginari, accentuando talvolta la naturale deformazione prospettica. Le anzidette procedure di lettura percettiva di dettaglio del paesaggio siciliano sono attivate in sede di pianificazione particolareggiata. Componenti terziarie (di qualificazione) Dalla lettura delle informazioni territoriali provenienti da alcune delle analisi tematiche (non percettive) eseguite dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale, nasce una caratterizzazione qualitativa supplementare del sistema delle componenti primarie e secondarie del paesaggio percettivo. Essa consente di individuare l’insieme delle componenti terziarie (di qualificazione) del paesaggio percettivo: a) emergenze naturalistiche; b) emergenze archeologiche; c) centri e nuclei storici di varia storicità (categorie A-H delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale); d) punti e percorsi panoramici. Connessioni tematiche qualificanti È possibile altresì considerare queste componenti terziarie nelle loro possibili combinazioni che formano connessioni tematiche qualificanti di crescente complessità: 0 (nessuna qualificazione di spicco) 1 Emergenze naturalistiche. 2 Aree archeologiche. 3 Centri e nuclei storici. 4 Percorsi e punti panoramici. 5 Emergenze naturalistiche + aree archeologiche. 6 Emergenze naturalistiche + centri e nuclei storici. 7 Emergenze naturalistiche + percorsi e punti panoramici. 8 Aree archeologiche + centri e nuclei storici. 9 Aree archeologiche + percorsi e punti panoramici. 10 Centri e nuclei storici + percorsi e punti panoramici. 11 Emergenze naturalistiche + aree archeologiche + centri e nuclei storici. 12 Emergenze naturalistiche + aree archeologiche + percorsi e punti panoramici. 13 Emergenze naturalistiche + centri e nuclei storici + percorsi e punti panoramici. 14 Aree archeologiche + centri e nuclei storici + percorsi e punti panoramici. 15 Emergenze naturalistiche + Aree archeologiche + centri e nuclei storici + percorsi e punti panoramici. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 130 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo paesaggio percettivo L’individuazione delle componenti terziarie (di qualificazione) del paesaggio percettivo e delle relative connessioni tematiche è prodotta dall’Amministrazione Regionale BB.CC.AA. Condizioni contestuali della percezione La comprensione di quelle che sono definibili come condizioni contestuali della percezione inserisce la fruizione visiva del paesaggio all’interno delle linee evolutive dell’azione antropica, in modo tale da rendere evidenti le tendenze principali di questa. È possibile individuare le seguenti condizioni contestuali: – Dinamica della urbanizzazione. – Dinamica delle strutture industriali. – Dinamica dell’agricoltura. – Dinamica degli insediamenti a matrice terziaria e turistici. – Dinamica delle reti infrastrutturali di servizio alle aree urbanizzate, all’industria, all’agricoltura e al turismo. – Densità della rete viaria. – Rete trazzerale (storica). L’individuazione delle condizioni contestuali della percezione del paesaggio percettivo è prodotta a scala regionale dall’Amministrazione Regionale dei BB.CC.AA., in collaborazione con gli Enti Locali. Valori percettivi La lettura incrociata delle componenti primarie e della peculiarità locale delle connessioni tematiche fra componenti terziarie, porta alla formazione di una scala di valori percettivi che consta di 5 gradi. La definizione paesaggistica di dettaglio di quelle aree indagate ai fini del riconoscimento delle componenti secondarie del paesaggio percettivo consente di dare alla suddetta gerarchia di valori la necessaria aderenza alle specificità morfologiche del sito. Allo stesso tempo, la lettura dell’articolazione delle componenti secondarie di cui sopra può risultare fondamentale anche per una progressiva puntualizzazione degli stessi caratteri morfologici e socio-culturali generali (componenti primarie e terziarie) e dei connessi valori percettivi. Ciò in ossequio ad una ciclicità del processo valutativo che deve divenire caratteristica costante delle operazioni pianificatorie più attente ed aggiornate e quindi premessa indispensabile di una strumentazione normativa opportunamente diversificata. – valore 1 – Aree caratterizzate da valori percettivi dovuti essenzialmente all’importanza della configurazione geo-morfologica dei luoghi; – valore 2 – Aree che devono la loro riconoscibilità oltre che alla forte connotazione geo-morfologica anche alla presenza di una sola delle componenti terziarie e ad una o più delle seguenti componenti secondarie; – valore 3 – Aree che devono la loro riconoscibilità oltre che alla forte connotazione geo-morfologica anche alla presenza di due fra le componenti terziarie; – valore 4 – Aree che devono la loro riconoscibilità oltre che alla forte connotazione geo-morfologica anche alla presenza di tre fra le componenti terziarie ed alla specificità delle connessioni fra queste; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 131 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo paesaggio percettivo – valore 5 – Aree che devono la loro riconoscibilità oltre che alla forte connotazione geo-morfologica anche alla presenza dell’intera gamma delle componenti terziarie di qualificazione ed alla specificità delle connessioni fra queste. Ciascuno dei suddetti valori e dei relativi sottovalori dovrà essere confrontato con le risultanze delle analisi delle condizioni contestuali della percezione al fine di rintracciare i principali processi di degrado percettivo o interferenza visiva, anche potenziali (rischio percettivo), delle aree considerate. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 132 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.10 ASSETTO URBANO-TERRITORIALE ED ISTITUZIONALE Generalità Sistema regionale e sistemi locali Il Piano Paesistico Territoriale Regionale si inserisce in una complessa esperienza di programmazione dello sviluppo della Sicilia che, se adeguatamente supportata in termini di risorse, potrà dare significativi risultati. Tra le risorse, di cui oggi la Regione Siciliana dispone, riteniamo che sia senz’altro da annoverare un patrimonio di strumenti analitici, che si tratta comunque di ulteriormente incrementare e sviluppare. In particolare, decisivi per orientare un efficace processo programmatorio, appaiono gli strumenti che consentano di procedere a una lettura fine e accurata del territorio in cui ci troviamo ad operare. Si impone, dunque, il compito di elaborare una strategia cognitiva articolata e flessibile, che non trascuri di impostare in modo coerente: – l’adozione di modelli analitici essenzialmente orientati a selezionare aggregati di elementi come i “sistemi locali”, colti nella loro globalità e a relazionarli, mediante il sistema delle interdipendenze, con l’ambiente esterno; – la costruzione di un sistema informativo regionale, inteso come insieme aperto di dati territoriali, che si ponga come comun denominatore di questi o di altri modelli che si vogliano applicare alla realtà regionale. SISTEMA REGIONALE Porte Connessioni Nodi Sistemi locali Aeroporti, porti rete autostradale rete ferroviaria rete stradale Sistemi locali (Istat-Irpet) Attributi Composizione (n. Comuni) Popolazione residente (1991) Occupati residenti Spostamenti interni Variazione demografica (1951-91) Specializzazione funzionale Configurazione spaziale Utilizzazione del suolo Crescita urbana Comuni Variazione demografica (1951-91) Specializzazione funzionale Strumenti urbanistici Sistemi urbani e processi territoriali Nell’analisi dei processi territoriali una netta preminenza va assegnata ai sistemi urbani per tre ordini di motivi: – in primo luogo, perché sul piano fisico essi costituiscono le strutture artificiali più complesse; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 133 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale – in secondo luogo, perché sul piano funzionale rappresentano i punti da cui traggono origine (e a cui sempre si riconducono) i più intensi processi di trasformazione delle strutture territoriali e le dinamiche di innovazione e diffusione; – infine, perché essi funzionano come sistemi di regolazione e di controllo dei processi di strutturazione del territorio regionale globalmente considerato. Il singolo sistema urbano può essere definito in due modi. Uno fa riferimento ad aspetti fisico-funzionali come lo spazio costruito e più in generale gli usi urbani extra-agricoli del suolo, compresi quindi usi estensivi come parchi urbani, spazi liberi di deposito e manovra, ecc. Una continuità di spazi con queste caratteristiche è detta un’agglomerazione e, se deriva dalla fusione di più centri un tempo fisicamente distinti, conurbazione. Si tratta di un complesso di spazi densi dal punto di vista delle costruzioni, della popolazione, delle attività e loro addetti. Un secondo tipo di definizione, più strettamente funzionale, considera la densità di certe interazioni spaziali come i movimenti pendolari giornalieri (daily urban system) per lavoro e per servizi; le interdipendenze funzionali tra imprese legate alla vicinanza (economie di agglomerazione e simili) ecc. In questi casi il sistema urbano è identificato con la regione funzionale urbana (fur: functional urban region). Le due dimensioni di analisi sono parimenti significative e per quanto riguarda la Sicilia possono essere adeguatamente prese in considerazione, perché disponiamo di due strumenti estremamente accurati e aggiornati: – la carta dell’uso del suolo realizzata dall’Assessorato al Territorio della Regione Siciliana nell’ambito della pianificazione territoriale-urbanistica regionale; – un documento sui Sistemi locali della Sicilia prodotto dall’Ires Toscana su commessa dell’Ente Siciliano Promozione Industriale. L’analisi combinata degli aspetti fisici (usi del suolo) e funzionali (sistemi locali) ci consente di non ridurre il processo storico che denominiamo “insediamento” alla forma topografica, che esso assume nella rappresentazione geografica. Se, con l’ausilio dei GIS, possiamo provare a ricostruire la dinamica delle forme insediative, dobbiamo ricordare che l’opera di ricostruzione non è conclusa se non quando siamo in grado di associare alle forme l’oggetto, l’oggetto all’habitat, l’habitat al processo storico che lo ha generato. In questa complessa operazione, di fondamentale importanza ci pare una riflessione sui contesti e sulla capacità della comunità insediata di intervenire su di essi. Per questo motivo abbiamo distinto nettamente la trama urbana dall’ordito territoriale. Questi due concetti rimandano a operazioni del tutto differenti, richiedono abilità e competenze diverse: l’ordito territoriale è composto da luoghi, relazioni, identità, che all’altro livello di organizzazione vengono espresse e rielaborate nella forma di scambi, mobilità, influenze e gravitazioni. Al primo corrispondono gli strumenti e le tecniche della cultura materiale, al secondo i modelli e i valori della cultura urbana. Trama urbana e ordito territoriale La Sicilia contemporanea manifesta un notevole grado di differenziazione interna derivante da vincoli storico-ambientali, la cui azione si sviluppa nel lungo periodo. Tale condizionamento di lunga durata non dà comunque luogo a componenti territoriali nettamente distinte, né tanto meno in sé concluse. Se si vuole sottoporre un complesso regionale così articolato e interdipendente a un LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 134 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale procedimento analitico, una volta individuati i quadri territoriali d’insieme si deve procedere all’individuazione al loro interno di specifiche situazioni territoriali, la cui articolazione venga ricostruita non a partire dai singoli elementi del sistema, quanto piuttosto dalle relazioni che essi intrattengono tra di loro e con il complesso regionale globalmente considerato1. Contesti insediativi e situazioni territoriali in Sicilia In Sicilia proporremmo di distinguere almeno tre tipi di situazioni territoriali, caratterizzati da gradi diversi di esposizione (o accessibilità) agli effetti urbani: – il perimetro urbano costiero (articolato in segmenti più o meno forti); – le regioni-cerniera; – i nodi urbani e i contesti insediativi dell’interno. Il perimetro urbano costiero rappresenta il più rilevante elemento ordinatore della realtà territoriale isolana. In particolare, si sviluppa un’interazione tra i due sistemi metropolitani costieri (occidentale e orientale), i cui effetti cumulativi appaiono tanto più rimarchevoli, quanto più sono stati alimentati da un sistema di collegamenti veloce ed efficiente. Rispetto al passato il perimetro di fatti urbani, che ne risulta, è senza dubbio più continuo, integrato e dinamico, e assume una marcata “centralità” in quanto comprende quasi tutti i centri di una qualche rilevanza, sia sotto il profilo demografico che funzionale. Le strutture territoriali dotate della maggiore complessità sono senza dubbio i sistemi metropolitani. Al loro interno, come sappiamo, essi possono includere diverse città e aree urbane. Poiché si tratta di sistemi economico-funzionali più che di unità insediative, i confini fisici appaiono più sfumati di quelli delle aree urbane. In particolare, per quanto riguarda la Sicilia, possiamo riconoscere due sistemi metropolitani: il sistema metropolitano della Sicilia occidentale, che interessa nella sua dinamica un’area vasta, che gravita attorno ai poli del capoluogo regionale e di Trapani e Marsala; e il sistema metropolitano della Sicilia orientale, esteso a tutto il versante ionico (la regione megarese-etnea con una significativa propaggine nel distretto turistico di Taormina). Se oltre agli aspetti funzionali, consideriamo la configurazione spaziale dei fenomeni, il perimetro urbano costiero ci apparirà articolato nelle seguenti componenti: aree urbane (Messina e Siracusa) e metropolitane (Palermo e Catania), conurbazioni (Raguso-modicana, di Agrigento e di Trapani) e aree di urbanizzazione diffusa (Marsalese), distretti industriali (Gela, Milazzo e Termini Imerese) o turistici (Taormina). Oltre ai quattro contesti urbani principali, l’aggregazione territoriale più significativa è forse costituita dalla conurbazione raguso-modicana, in quanto essa è policentrica, si articola cioè attorno a tre centri urbani come Vittoria, Ragusa e Modica, che presi isolatamente superano la soglia Nel delineare una tipologia di situazioni territoriali, le si considera come dei “sistemi aperti” e si pone l'accento sulle relazioni esterne e interne ai sistemi. Le situazioni territoriali consentono, infatti, di collocare ogni contesto insediativo all'intersezione di uno spazio relazionale e di individuarlo a partire da tre tipi di relazioni: le relazioni “verticali” con l'ambiente fisico e storico-sociale, le relazioni “orizzontali” tra luoghi a scale territoriali diverse e, infine, le relazioni “complesse”, ossia quelle che coinvolgono indissolubilmente le due relazioni precedenti (Dematteis, 1989). La novità fondamentale di un simile approccio sta nel fatto che, pur prevedendo una progressiva scomposizione del territorio nelle sue parti, le unità individuate in ogni fase del procedimento vengono trattate come terminali di fasci di relazioni con il contesto. La progettualità descrittiva, che ne deriva, implica, inoltre, un territorio pensato al plurale, il che vuol dire uno spazio, in cui i diversi livelli di organizzazione non possono essere ordinati gerarchicamente in modo tale che il livello inferiore possa essere meccanicamente “dedotto” dal livello superiore (Dematteis, 1985, 161-165; 1995, 36-40). 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 135 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale dei 50.000 abitanti e si dispongono a corona del complesso ibleo ad una certa distanza dal mare. Le altre configurazioni sono pure interessanti, ma non eccedono di norma i confini dei sistemi locali del lavoro (Istat-Irpet, 1989 e 1994). I sistemi locali dell’area costiera si affermano, con grande evidenza, come i più dinamici sotto il profilo demografico e soltanto in pochi casi manifestano una tendenza a un declino recente del nucleo principale in concomitanza con la crescita dei comuni della corona. Questo comportamento, che annuncia una tendenza alla “suburbanizzazione”, è tipico di quattro sistemi appartenenti a contesti metropolitani (Palermo nella Sicilia occidentale, Catania, Acireale e Giarre nella Sicilia orientale), di uno caratterizzato dallo sviluppo turistico (Taormina) e, infine, da un sistema industriale in crisi (Gela). Esse si manifestano, dunque come aree di particolare criticità per intensità di usi produttivi e/o residenziali. Il fenomeno è particolarmente avvertito soprattutto in quei contesti urbani che nel periodo compreso tra il 1951 e il 1991 hanno sperimentato una crescita intensa e continua. Se consideriamo la distribuzione territoriale delle variazioni demografiche, constatiamo infatti che il maggiore dinamismo si esprime nella fascia costiera (con significative propagazioni verso l’interno). L’area più ampia tra quelle in costante crescita è quella che si distende sulla costa ionica dal sistema locale di Taormina a quello di Siracusa. Molto estesa, ma meno continua nello spazio e nel tempo è anche la crescita urbana della costa meridionale (da Sciacca sino a Modica). Nella cuspide nord-occidentale due sono le aree di più intensa crescita ma con un’ampia ripercussione sulle aree interne (dalle Madonie alla Valle del Belice): il sistema metropolitano di Palermo e la fascia costiera da Marsala a Custonaci. Molto più episodico e puntuale lo sviluppo demografico dei sistemi costieri in corrispondenza della Catena Settentrionale, dove la crescita assume un certo spessore soltanto in corrispondenza della fascia costiera compresa tra Sant’Agata di Militello e Capo d’Orlando, tra Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo. Le regioni-cerniera rappresentano fondamentali cardini per la proiezione verso l’interno degli effetti urbani, promossi dal sistema costiero. Oltre a un centro di una certa dimensione e rango funzionale (come ad esempio Sciacca, Castelvetrano o Alcamo), esprimono in genere una corona di centri più piccoli in grado di attivare forme diverse di valorizzazione territoriale (l’esempio più evidente è costituito da Ribera). Una funzione analoga svolgono i cosiddetti “pettini pedemontani” (madonita, nebrodense e peloritano), cioè quei contesti insediativi che si generano dall’interazione tra montagna e ristretta fascia costiera, soprattutto là dove la catena montuosa settentrionale cala breve e ripida verso il Tirreno intagliata da una serie di valli: i centri allineati sulla costa concentrano in sé la quasi totalità delle funzioni urbane e si connettono con l’entroterra montano per il tramite delle valli stesse. I nodi urbani e i contesti insediativi dell’interno completano il quadro di situazioni territoriali, annoverando quei centri che comunque, per taglia demografica o rango funzionale, sembrano in grado di esercitare un’azione di promozione (Caltagirone o Canicattì) e di controllo (Enna e Caltanissetta), e quegli ambiti che siano caratterizzati da una persistente condizione di relativo isolamento (aree montane, altopiano interno e sistemi microinsulari). Rispetto ai sistemi urbani costieri, i sistemi insediativi dell’interno manifestano una ben diversa criticità: quella che si afferma per frammentazione socio- LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 136 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale produttiva, declino demografico e abbandono dei centri. Questo secondo tipo di criticità, particolarmente esteso nello spazio siciliano, riguarda quella parte del territorio che non ha raggiunto un livello di integrazione sul piano produttivo, né una soglia sul piano demografico, tali da assicurare le condizioni minime dello sviluppo: si tratta di ben 32 sistemi locali dell’interno che nel complesso non contano più del 9,3% dei posti di lavoro dell’Isola con una taglia demografica media inferiore ai 20.000 abitanti. La dinamica demografica dal 1951 al 1991 Per comprendere il significato reale delle dinamiche demografiche del periodo compreso tra il Censimento del 1951 e quello del 1991, bisogna tener conto del fatto che è il saldo migratorio a movimentare la curva, che corrisponde alla crescita complessiva della popolazione e, negli ultimi due decenni a spingerla decisamente verso l’alto. In Sicilia, come nelle altre regioni meridionali d’Italia, gli anni della crisi economica europea e della recessione, arrestando bruscamente il deflusso migratorio, hanno determinato le condizioni di una forte ripresa demografica. Anche nella Sicilia interna si è ridotta l’area di continuo e intenso spopolamento, per dar vita a fenomeni di ripresa più o meno estesi e consistenti. Il persistente declino diviene una caratteristica dei centri montani, che si dispongono lungo la catena settentrionale (Peloritani, Nebrodi e Madonie) o in corrispondenza dei Monti Sicani e Iblei. Grazie alla significativa ripresa demografica della fascia costiera dell’Agrigentino (da Sciacca a Licata) tende a scomparire, a partire dagli anni settanta, anche l’anomalia costituita da un’area costiera “più interna dell’interno” e viene ribadita la regola che vuole la capacità attrattiva delle diverse aree della Sicilia inversamente proporzionale alla distanza dal mare e all’altitudine. Il fenomeno della discesa verso la costa, dovuto in parte agli effettivi spostamenti della popolazione, ma soprattutto alla differente incidenza dell’emigrazione, fortissima nelle aree interne e modesta o quasi nulla in quelle costiere, si rafforzerà così anche in una fase di arresto della mobilità verso l’esterno2. Le variazioni demografiche intercensuarie nel periodo considerato sono state ottenute con la semplice formula: Va = (Pn - P1/P1)x 100 dove P1 è la popolazione del comune all'inizio di ciascun periodo e Pn quella alla fine. Trattandosi di periodi di uguale durata si è reso superfluo dividere la percentuale per il numero degli anni. Va1 = Va 1951-1961; Va2 = Va 1961-1971; Va3 = Va 1971-1981; Va4 = Va 1981-1991. Si è proceduto a classificare i comuni (e i sistemi locali) sulla base del confronto tra il segno delle variazioni demografiche in due periodi successivi, o, in caso di concordanza di segno, sulla base della differenza tra le variazioni stesse. Si sono così evidenziati per ciascuno dei confronti temporali i sei comportamenti seguenti: 1 2 3 4 5 6 da incremento a decremento spopolamento accelerato spopolamento attenuato da decremento a incremento crescita accelerata crescita attenuata + + + <>+ <+ >+ 2 Semplificando al massimo (le dinamiche di spopolamento e di crescita sono state accorpate insieme e designate rispettivamente con i numeri "2" e "5") e accoppiando a due a due le variazioni (Va1-Va2; Va2-Va3; Va3-Va4) si hanno così le seguenti possibili combinazioni di variazioni concatenate: 42 44 45 41 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 137 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale Qualcosa di nuovo nell’arco degli anni settanta si è certamente prodotto: in relazione al processo di assestamento della popolazione italiana, anche la Sicilia è entrata in una fase nuova, che si potrebbe definire di equilibrio dinamico. Il nuovo quadro territoriale di insieme presenta i seguenti caratteri: una distribuzione della popolazione tra aree interne e aree costiere più accentuatamente squilibrata rispetto al passato (le esigue aree pianeggianti della fascia costiera non sembrano comunque aver esaurito la propria capacità attrattiva rispetto alla popolazione delle aree montane e collinari dell’interno); le comunità siciliane costituitesi all’estero rappresentano realtà consistenti dal punto di vista demografico e ancor più per le relazioni economiche e culturali che intrattengono con la regione di origine; il rapporto attuale con il fenomeno migratorio è divenuto più complesso rispetto al passato perché, senza perdere del tutto i connotati di zona d’esodo, la Sicilia è divenuta meta di un flusso considerevole di immigrati extra-comunitari. La regione ospita, oggi, numerose e consistenti comunità di immigrati, destinate a rendere più ampia e complessa la sfera delle sue relazioni con il mondo esterno. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Tutte le informazioni che afferiscono allo studio condotto sull’assetto urbanoterritoriale ed istituzionale fanno parte del Sistema Informativo Territoriale. Ad ogni dato cartografico, digitalizzato e georeferenziato secondo il sistema di riferimento U.T.M., è associato un archivio che, secondo la natura dell’oggetto, ne specifica alcuni contenuti. Carta del sistema insediativo Alla redazione della carta del sistema insediativo si è pervenuti utilizzando diverse fonti cartografiche in scala 1:50000 e attraverso la lettura fotointerpretativa di alcune aerofotogrammetrie realizzate in epoche diverse e a diversa scala. Ciò ha permesso, attraverso uno studio graduale del territorio antropizzato, di cogliere i processi di urbanizzazione ed uso del suolo legati sia alla morfologia dello stesso, che alle potenzialità di correlazione attraverso l’avvenuta realizzazione di interventi infrastrutturali e di ricondurre la lettura di tali processi dinamici ad una carta di sintesi della crescita dell’insediamento. Valutando i diversi fenomeni di urbanizzazione che storicamente hanno determinato importanti sviluppi nella forma e nella crescita dell’insediamento, si è ritenuto di individuare quattro diverse epoche: 52 12 22 54 14 24 55 15 25 51 11 21 Ogni componente del sistema urbano viene individuato da una dinamica demografica, espressa da due soli valori, corrispondenti alle coppie Va1-Va2 e Va3-Va4. Il campo di osservazione può essere esteso, applicando la stessa metodologia, ad un arco temporale più vasto (la serie storica dei Censimenti della popolazione dal 1861). Ma soprattutto può essere sondato più in profondità, soprattutto in relazione ai Sistemi Locali Maggiori (che contengono cioè al loro interno almeno uno di 51 centri urbani siciliani di taglia demografica superiore ai 20.000 abitanti al 1991), al fine di constatare se e fino a qual punto in essi siano in atto fenomeni di deconcentrazione demografica (a favore di comuni di taglia inferiore ai 20.000 abitanti). L'analisi delle variazioni della popolazione dei comuni siciliani per classi di ampiezza ci induce, infatti, a pensare che i 20.000 abitanti costituiscano la soglia critica più significativa. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 138 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale – il periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia, di fondamentale interesse per la individuazione dei tessuti urbani storicizzati, nuclei che in Sicilia rimangono sostanzialmente compatti sino alla seconda metà del nostro secolo e attorno ai quali per lo più si sono andate costruendo le successive aggregazioni. Dalla lettura dei rilievi effettuati dall’I.G.M. intorno al 1876 in scala 1:50000 si è potuto effettuare un’analisi dell’insediamento su tutto il territorio siciliano; – dalla lettura dei fotogrammi in bianco e nero della ripresa aerofotogrammetrica realizzata dall’I.G.M. nel 1955, una delle prime effettuate a bassa quota (scala di lettura 1:33000), si è potuto invece rilevare la situazione insediativa dopo il periodo di ricostruzione postbellica; – dopo il 1971 assistiamo alla fase culminante dell’espansione, gli insediamenti urbani variano forma e spesso funzioni. La cartografia I.G.M. in scala 1:50000 risalente agli anni che vanno dal 1967 al 1975 hanno costituito la base di lettura di tali processi evolutivi; – infine l’individuazione dello stato attuale dell’insediamento ci è stata fornita dalla lettura dell’ultima ripresa aerofotogrammetrica realizzata nel luglio 1994 su tutto il territorio regionale per conto dell’Amministrazione dei BB.CC.AA. (fotogrammi in bianco e nero in scala 1:73000). A tale scopo ci si è avvalsi anche della Spaziocarta realizzata dall’I.G.M. nel 1991 in scala 1:50000. Carta delle infrastrutture La carta è il risultato di non semplici processi di digitalizzazione che hanno reso possibile la sistematizzazione e la razionalizzazione all’interno di un unico contesto informativo dei numerosissimi dati riguardanti la molteplicità dei sistemi infrastrutturali. La carta evidenzia il grado infrastrutturale del territorio e fornisce gli elementi generali, ma non per questo meno importanti, dei sistemi di connessione (trasporto e comunicazione), delle fonti e delle grandi reti di distribuzione dell’energia, degli impianti di maggiore impatto ecologico-ambientale e di quelli realizzati per lo smaltimento delle sostanze inquinanti. I dati contenuti nella carta sono stati tutti forniti da Enti, Istituti e Società a cui compete la gestione, e in taluni casi anche la realizzazione, di ogni singolo sistema infrastrutturale: Trasporto e comunicazione – A.N.A.S. – Provincie Regionali – Ispettorato Tecnico Regionale – Ferrovie dello Stato – Ufficio del Genio Civile Opere Marittime – Assessorato Regionale Turismo e Comunicazioni – Telecom Italia Produzione e distribuzione dell’energia – ENEL - Uffici tecnici di Roma e Palermo – SNAM Sistema della distribuzione dell’acqua – Ente Acquedotti Siciliani – Ente Sviluppo Agricolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 139 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale Impianti di depurazione e smaltimento – Assessorato Regionale Territorio e Ambiente Le informazioni contenute nella carta delle infrastrutture indicano in alcuni casi talune opere in progetto o in fase di costruzione e sono state comunque così distinte: Trasporto e comunicazioni – Strade – Autostrade – Strade Statali – Altre strade – Linee ferrate – Linee elettrificate a doppio binario – Linee elettrificate a unico binario – Linee non elettrificate a unico binario – Aeroporti – Porti – di interesse nazionale – di interesse regionale – Commerciali, pescherecci e turistici – per la sicurezza militare Produzione e distribuzione dell’energia – Rete elettrica – Linee da 70 Kv – Linee da 150 Kv – Linee da 220 Kv – Linee da 380 Kv – Centrali per la produzione di elettricità – Idroelettriche – Termoelettriche – Turbogas – Stazioni di smistamento dell’elettricità – Metanodotto – Linea di 1° specie – Linea di 2° specie – Linea di 3° specie Sistema della distribuzione dell’acqua – Acquedotti – Dissalatori – Potabilizzatori – Sollevatori Impianti di depurazione – Depuratori – in esercizio – non in esercizio – in progetto – in costruzione. Carte istituzionali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 140 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale Fondamentale ai fini della redazione del Piano Paesistico Regionale è l’individuazione delle aree tutelate attraverso l’applicazione di normative vigenti per effetto di leggi regionali e nazionali. A tal fine si è proceduto a distinguere la salvaguardia di tipo paesaggistico da quella discendente da norme di altra natura. Tale diversificazione si è ritenuta indispensabile nella considerazione che l’applicazione di quanto contenuto nelle Linee Guida trova la sua più immediata applicazione nei territori sottoposti ai regimi di tutela ai sensi delle leggi 1497/39 e 431/85. Il quadro istituzionale così descritto è stato quindi rappresentato attraverso la redazione delle seguenti due carte: 1) Carta dei vincoli paesaggistici Per quanto attiene ai vincoli paesaggistici la carta individua: a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla battigia; b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla battigia; c) i fiumi, i torrenti e i corsi d’acqua e le relative sponde per una fascia di 150 metri ciascuna; d) le montagne per la parte eccedente 1200 metri sul livello del mare; e) i parchi e le riserve regionali; f) i territori coperti da foreste e da boschi; g) i vulcani; h) le zone di interesse archeologico; i) le aree sottoposte alla L. 1497/39; l) le aree sottoposte alla L.R. 15/91. I perimetri di queste categorie di vincolo, se non successivamente e diversamente specificato, sono stati riportati su una base cartografica in scala 1:25000 utilizzando le perimetrazioni individuate dalle Soprintendenze tra il 1987 e 1989 in applicazione della legge 431/85. Si è nel contempo provveduto all’aggiornamento dei dati sulla base delle nuove disposizioni di legge e delle informazioni che gli uffici competenti hanno via via ufficialmente fornito. In particolare: – per quanto riguarda i fiumi, i torrenti ed i corsi d’acqua, l’Assessorato Beni Culturali con circolare n. 10 del 1.7.1994 ha ritenuto, in applicazione della L. 5.1.1994, n. 36 “disposizioni in materia di risorse idriche”, di estendere le previsioni di tutela di cui alla legge 431/85 a tutti corsi d’acqua del territori siciliano; – per quanto riguarda i parchi e le riserve sono stati effettuati gli aggiornamenti forniti dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente; – per quanto riguarda la individuazione degli usi civici, vista la difficoltà nel reperire e verificare i dati, si è ritenuto di rimandare alle successive fasi di lavoro la loro individuazione a livello locale; – per quanto riguarda i territori coperti da boschi e foreste rimane inalterata l’efficacia della legge Galasso sulle aree individuate ai sensi delle disposizioni normative vigenti in materia di forestazione. La carta, non essendo mai stata LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 141 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale – – – – – – – – – – realizzata dai soggetti competenti una cartografia a scala adeguata che illustri le precedenti disposizioni, si limita ad individuare le aree boscate così come perimetrate in scala 1:250000 dallo studio vegetazionale condotto sul territorio ai fini della redazione delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale; per quanto riguarda le zone di interesse archeologico ai sensi della L. 1089/39 e della L. 431/85, sono state utilizzate le perimetrazioni fornite dalle Sezioni dei Beni Archeologici delle Soprintendenze competenti per territorio; per quanto riguarda le aree sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi della legge 1497/39, ci si è avvalsi della cartografia allegata ai verbali redatti dalle Commissioni Provinciali per la tutela delle Bellezze Panoramiche e Naturali e delle relative descrizioni dei perimetri di vincolo contenuti negli stessi verbali; per quanto riguarda i vincoli di immodificabilità temporanea di cui alla legge regionale 15/91, sono state utilizzate le cartografie allegate ai decreti assessoriali di approvazione delle singole proposte delle Soprintendenze BB.CC.AA. per quanto riguarda i fiumi, i torrenti ed i corsi d’acqua, l’Assessorato Beni Culturali con circolare n. 10 del 1.7.1994 ha ritenuto, in applicazione della L. 5.1.1994, n. 36 “disposizioni in materia di risorse idriche”, di estendere le previsioni di tutela di cui alla legge 431/85 a tutti corsi d’acqua del territori siciliano; per quanto riguarda i parchi e le riserve sono stati effettuati gli aggiornamenti forniti dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente; per quanto riguarda la individuazione degli usi civici, vista la difficoltà nel reperire e verificare i dati, si è ritenuto di rimandare alle successive fasi di lavoro la loro individuazione a livello locale; per quanto riguarda i territori coperti da boschi e foreste rimane inalterata l’efficacia della legge Galasso sulle aree individuate ai sensi delle disposizioni normative vigenti in materia di forestazione. La carta, non essendo mai stata realizzata dai soggetti competenti una cartografia a scala adeguata che illustri le precedenti disposizioni, si limita ad individuare le aree boscate così come perimetrate in scala 1:250000 dallo studio vegetazionale condotto sul territorio ai fini della redazione delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale; per quanto riguarda le zone di interesse archeologico ai sensi della L. 1089/39 e della L. 431/85, sono state utilizzate le perimetrazioni fornite dalle Sezioni dei Beni Archeologici delle Soprintendenze competenti per territorio; per quanto riguarda le aree sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi della legge 1497/39, ci si è avvalsi della cartografia allegata ai verbali redatti dalle Commissioni Provinciali per la tutela delle Bellezze Panoramiche e Naturali e delle relative descrizioni dei perimetri di vincolo contenuti negli stessi verbali; per quanto riguarda i vincoli di immodificabilità temporanea di cui alla legge regionale 15/91, sono state utilizzate le cartografie allegate ai decreti assessoriali di approvazione delle singole proposte delle Soprintendenze BB.CC.AA. 2) Carta dei vincoli territoriali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 142 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale La carta contiene le aree di salvaguardia e di rispetto legate alle norme riguardanti: – gli ambiti di tutela naturali; – i vincoli idrogeologici; – le oasi per la protezione faunistica; – le fasce di rispetto previste dalla legge regionale 78/76. Con gli ambiti di tutela naturale si intendono i parchi e le riserve regionali. La carta riporta i tre parchi regionali istituiti ai sensi della legge regionale 98/81, le riserve previste dal Piano Regionale di cui al D.A. n. 970/91 e quelle istituite ai sensi della medesima legge regionale 98/81. I relativi dati, forniti dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, sono stati perimetrati in scala 1:25000. Le perimetrazioni dei vincoli idrogeologici, individuati ai sensi del R.D. n. 3267/23, sono state fornite dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, il quale le ha elaborate in scala 1:250000 sui dati in possesso dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali e dell’Ispettorato Ripartimentale Foreste di Palermo. Le oasi per la protezione faunistica sono state perimetrate in scala 1:50000 sui dati forniti a diversa scala dall’Azienda Regionale Foreste Demaniali. Le fasce di rispetto di cui all’art. 15 della L.R. 12.6.1976, n. 78 sono state elaborate in scala 1:250000 ed individuano le aree sottoposte ad inedificabilità con riferimento a: – la fascia costiera (m 150 dalla battigia) – la battigia dei laghi (m 100) – i limiti dei boschi (m 200) – i confini dei parchi archeologici (m 200). Dati urbanistici e socio economici Ai fini dello studio e delle analisi sull’assetto urbano-territoriale, si sono altresì condotte delle ricerche su alcuni settori che, pur non avendo un specifico spazio all’interno della rappresentazione cartografica delle Linee Guida, hanno permesso di dotare il Sistema Informativo Territoriale di numerosi dati su scala comunale: 1) i dati sulla pianificazione urbanistica in Sicilia, forniti dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, hanno consentito di effettuare una lettura storica sulla pianificazione locale ed in particolare di conoscere lo stato generale di attuazione. Lo studio si è soffermato ad analizzare i risultati della pianificazione conseguiti durante le seguenti epoche: – dal 1942 al 1969, quando con la legge n. 1150 si ha la prima normativa organica in materia urbanistica, dove il centro del sistema diventa il Piano Regolatore Generale ed i successivi piani particolareggiati di attuazione; – dal 1970 al 1978, periodo caratterizzato dalla legge 865/71 e dalle LL.RR. 38/73 (durata dei vincoli), 78/76, 10/77 (istituzione della concessione) e 71/78. Quest’ultima dota la Regione Siciliana di una propria legge urbanistica, la quale abolisce i Piani Urbanistici Comprensoriali e rafforza il concetto del P.R.G. come unico strumento di pianificazione; – dal 1979 al 1990, periodo in cui la Regione con particolari provvedimenti ribadisce l’importanza e la necessità della pianificazione locale, stabilendo nuovi contenuti (obbligatorietà degli studi geologici) e incentivando con particolari contributi la formazione di tali strumenti; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 143 articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale – dal 1991 ad oggi, con il significativo intervento della L.R. 15/91 e delle successive integrazioni, mediante le quali tra l’altro si prorogano gli effetti dei vincoli urbanistici, si obbligano i comuni a redigere i propri PP.RR.GG. e si impone l’obbligatorietà degli studi agro-forestali. 2) si è provveduto infine, attraverso la elaborazione di dati statistici, ad individuare a livello comunale alcuni significativi indicatori socio-economici che hanno permesso una maggiore comprensione dei fenomeni interni alle diverse realtà locali (comuni e sistemi locali) e della dinamica territoriale della regione: a) gli “indicatori demografici” che, utilizzando i dati ISTAT (censimenti ‘51-’61-’71’81-’91 della popolazione e delle abitazioni), concernono: – la dinamica demografica comprendente le variazioni demografiche nei periodi 1951/61, 1961/71, 1971/81, 1981/91; – la struttura della popolazione al 1991, evidenziandone le fasce di età ed il numero e la composizione delle famiglie residenti; – la distribuzione della popolazione residente nei centri, nei nuclei e nelle case sparse (dati 1991); b) gli “indici di specializzazione produttiva e funzionale” dei vari comuni, cioè l’incidenza delle attività in rapporto alla dimensione produttiva nel sistema locale e nella regione. Ciò è stato possibile analizzando i dati dell’ISTAT sugli occupati alle diverse attività (censimento ‘91 delle imprese, istituzioni e unità locali); c) la “dinamica del patrimonio edilizio e del consumo del suolo” elaborata sulla base delle: – variazione della superficie urbanizzata calcolata per i periodi 1955/72 e 1972/94 (su dati della crescita urbana elaborati dell’Assessorato Regionale BB.CC.AA.); – variazione della popolazione residente, delle famiglie residenti, dei vani e delle abitazioni occupate e non occupate calcolata per i periodi 1951/71 e 1971/91 (ISTAT - censimenti ‘51-’61-’71-’81-’91 della popolazione e delle abitazioni). LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 144 10 aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91 10 Aree vincolate ai sensi dell’art. 5 L.R. 15/91 La legge regionale del 30 Aprile 1991, n.15 all’art.5 ha apprestato nuovi strumenti alla pianificazione paesaggistica, ribadendo la sussistenza, nell’ordinamento regionale, della obbligatoria adozione del Piano Territoriale Paesistico, peraltro già in precedenza imposto dalla Legge 431/85. Il legislatore regionale, allo scopo di garantire migliori condizioni di tutela del patrimonio paesistico ed ambientale dell’isola, ha consentito alla Amministrazione dei beni culturali di individuare aree di particolare pregio paesistico nelle quali può essere temporaneamente inibita qualsiasi attività di trasformazione dello stato dei luoghi, fino alla approvazione dei piani territoriali paesistici. Risultano vietate, in dette aree vincolate, tutte le trasformazioni edilizie del territorio, salvo la manutenzione ordinaria e straordinaria che non alterino l’immagine del sito. Con innovazione sostanziale rispetto alla 431/85, il divieto de quo può essere imposto anche in altre zone rispetto a quelle previste dall’art.1 della suddetta legge, e quindi in zone, genericamente definite di “interesse paesistico”, la cui qualità paesaggistica, cioè, sia acclamata indipendentemente da una formale dichiarazione di pubblico interesse ai sensi della Legge 1497/39, prescindendo quindi dalla preesistenza di un vincolo paesaggistico imposto con le procedure dettate dalla stessa Legge 1497/39, ovvero mediante la norma contenuta dall’art. 1 della Legge 431/85. I vincoli di inedificabilità temporanea si traducono in provvedimenti amministrativi che vanno notificati secondo le procedure prescritte dagli art. 4 della legge n. 1497/39 e 12 del relativo regolamento La ratio della norma in questione risiede nella volontà di impedire che, nelle more dell’adozione della pianificazione paesistica, l’interesse pubblico alla conservazione dei luoghi sia compromesso da interventi indiscriminati che possano pregiudicare l’assetto del territorio tutelato, inibendo qualsiasi intervento, compresi quelli previsti o conformi ai vigenti strumenti urbanistici. Il vincolo di immodificabilità temporanea si configura, pertanto, come misura strumentale rispetto al piano paesistico, essendo inscindibile il rapporto tra vincolo e piano, come evidenziato dal collegamento tra la data di scadenza del divieto di alterazione dello stato dei luoghi e l’approvazione dei piani paesistici, piani la cui obbligatorietà è prevista dalla legge Galasso che li considera lo “strumento primario per una effettiva gestione del territorio informata alla salvaguardia dei valori paesistici”. Con l’entrata in vigore della legge regionale n. 15 del 1991, si ha quindi un’altra forma di tutela da utilizzare, oltre a quella prevista ai sensi della L. 1497/39. Gli anni successivi all’entrata in vigore di tale legge sono stati caratterizzati dall’emissione da parte dell’Assessorato Beni Culturali e Ambientali di numerosi provvedimenti attuativi della norma in argomento: in particolare sono state individuate 37 aree vincolate interessanti il territorio della Regione Siciliana e delle isole minori. Le aree prescelte, punti emergenti di sistemi territoriali, possiedono particolari caratteristiche naturalistico-ambientali, in linea con le nuove considerazioni dei valori naturalistici; di esse sono state studiate le componenti fondamentali, individuandone gli elementi fisici, biologici e antropici che le caratterizzano. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 145 10 aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91 Con ulteriori indagini, finalizzate alla redazione dei piani paesistici dei territori vincolati, e strettamente collegate agli studi condotti sull’intero territorio della Regione Siciliana, per la redazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale sono stati individuati diciassette ambiti di analisi attraverso un approfondito esame dei sistemi naturali e delle differenziazioni che li contraddistinguono. Sette dei provvedimenti di immodificabilità temporanea interessano le isole minori, ed in particolare i territori comunali, ad esclusione dei centri abitati, delle isole di Lampedusa in provincia di Agrigento, delle Eolie, in provincia di Messina, di Ustica in provincia di Palermo, di Pantelleria e dell’arcipelago delle Egadi, quest’ultimo decaduto in quanto in questi territori è operante il Piano Territoriale Paesistico. Gli altri provvedimenti emessi dall’Assessorato BB.CC.AA., su proposta delle competenti Soprintendenze, interessano sette delle nove provincie siciliane ad esclusione di quelle di Caltanissetta ed Enna. I vincoli di immodificabilità temporanea interessanti i territori costieri della provincia di Agrigento ricadono negli ambiti nn. 2 e 4 individuati dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Essi vanno da Porto Palo a Realmonte, dove l’area è connotata da singolarità geomorfologiche protette mercè i vincoli in questione, come il Serrone Cipollazzo, area caratterizzata dalla formazione di dune costiere, risultato di processi dinamici litoranei in interazione con fenomeni eolici, e la Gurra di Mare, che costituisce unico contesto ambientale con il territorio della limitrofa foce del fiume Belice. Il tratto della fascia costiera catanese vincolato, ricadente nell’ambito n. 13 individuato nelle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale, va da Fiumefreddo ad Aci Castello e comprende le suggestive aree della Gazzena, della Timpa e la zona umida della Gurna, area compresa tra la foce del Simeto e la città di Messina, ultimo lembo della antica area palustre retrodunale che fino al secolo scorso si estendeva sul litorale jonico dal torrente Macchia al fiume Freddo. Nella provincia Catanese sono state protette aree interne che possiedono particolari caratteristiche naturalistico-ambientali come le Salinelle di Paternò e Belpasso, caratterizzate da fenomeni geologici dovuti alla presenza di gas naturali in pressione nel sottosuolo che in terreni sedimentali danno origine ad una morfologia superficiale caratterizzata da vulcanetti di fango attraverso i quali fuoriescono i gas. Tutelato è anche il tratto di costa del Trapanese che interessa la zona umida in località Capo Feto e Margi Spanò, nei comuni di Mazara del Vallo e Petrosino, ricadente nell’ambito n. 2 individuato nelle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale; limitrofa alla zona di espansione della città di Mazara del Vallo, si estende per circa 5 chilometri su un tratto della costa Sud-Occidentale della Sicilia che va da Punta Biscione a Capo Feto; questa è costituita da un’ampia depressione paludosa separata dal mare da una fascia costiera caratterizzata dall’alternarsi di spiagge e dune sabbiose. Sono stati sottoposti alla misura temporanea di salvaguardia, in considerazione dei loro significativi valori storico-culturali, il territorio costiero di Capo Milazzo nella provincia di Messina, ricadente nell’ambito n. 9 individuato dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale, ed inoltre l’area adiacente al municipio di S. Stefano ricadente nell’ambito n. 8 individuato dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 146 10 aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91 Un’altra zona di rilevante pregio ambientale e culturale limitrofa ad aree di intensa urbanizzazione è quella interessante il territorio comunale di S. Flavia in provincia di Palermo, ricadente nell’ambito n. 4 individuato dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Nelle provincie di Siracusa e Ragusa, le norme di salvaguardia sono state poste: sulla fascia costiera della penisola della Maddalena; su un tratto di costa nel comune di Ragusa, dove nell’immediato retrospiaggia insiste un’imponente sistema dunale che caratterizza la morfologia della zona, altrove piatta e tabulare; nel territorio costiero dei Comuni di Modica e Scicli in prossimità di Sampieri, area caratterizzata da ambienti di vario tipo, tra cui un acquitrino salmastro, un ambiente dunale ed una fascia costiera rocciosa con una piccola falesia nei pressi della fornace Penna, ricadenti tutti nell’ambito n. 17 individuato dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Nella Sicilia orientale sono state inoltre vincolate aree caratterizzate da cave formate da corsi d’acqua, tuttora alimentati oppure scomparsi, che hanno disegnato un intricato reticolo di profonde cesure nella roccia costituendo, col favore dell’umidità residua del fondo, delle nicchie ecologiche naturalmente protette da intrusioni artificiali. Di particolare interesse, tra queste, l’area ricadente nel territorio comunale di Noto facente parte di quel complesso sistema di incisioni che scolpiscono le zone del territorio di Siracusa, a nord della Riserva Cava Grande del fiume Cassibile. Elenco delle Aree vincolate e loro distribuzione sul territorio Agrigento Realmonte – Fascia costiera D.A. n. 5111 del 28.02.92 – Pubbl. GURS n. 25 del 16.05.92; – Realmonte – Lido Rossello D.A. n. 7174 del 23.10.1993 – Pubbl. GURS n. 58 del 4.12.1993; – Sciacca – territorio costiero D.A. n. 6888 del 2.12.92 – Pubbl. GURS n. 3 del 16.1.93; – Menfi – Serrone Cipollazzo D.A. n. 5563 del 23.2.93 – Pubbl. GURS n. 18 del 3.4.93; – Menfi – dalla foce del torrente Cavarretto alla foce del fiume Carboy D.A. n. 5686 del 16.3.93 – Pubbl. GURS n. 20 del 17.4.93; – Menfi – Area compresa tra l’abitato di Porto Palo ed il Vallone “Gurra di Mare” D.A. n. 5994 del 22.4.1995 – Pubbl. GURS n. 28 del 27.5.1995; – Isola di Lampedusa D.A. n. 7212 del 10.8.1995. Catania – Mascali e Fiumefreddo – La Gurna D.A. n. 5207 del 16.03.92 – Pubbl. GURS n. 23 del 2.05.92; – Mascali – “La Gurna” (ampliamento) D.A. n. 7022 del 3.10.1993 Pubbl. GURS n. 56 del 20.11.1993; – S.Venerina – Loc. Dagala del Re e Bosco San Michele D.A. n. 5831 del 29.06.92 – Pubbl. GURS n. 33 del 11.07.92; – Paternò e Belpasso – Salinelle D.A. n. 6581 del 28.10.92 – Pubbl. GURS n. 1 del 2.1.93; – Biancavilla – Vallone San Filippo, Lahars LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 147 10 aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91 D.A. n. 7427 del 29.12.92 – Pubbl. GURS n. 8 del 20.2.93; – Palagonia – C.de Petrazza e Gulfo D.A. n. 5562 del 23.2.93 – Pubbl. GURS n. 18 del 3.4.93; – Mascalucia – Bosco di Monte Ciraulo D.A. n. 5685 del 16.3.93 – Pubbl. GURS n. 19 del 10.4.93; – Acireale – “La Gazzena” D.A. n.6611 del 14.8.93 – Pubbl. GURS n. 42 del 6.9.1993; – Acireale – “La Gazzena” (ampliamento, include la riserva naturale decaduta della “Timpa”) D.A. n. 5216 del 13.2.1995 – Pubbl. GURS n. 13 del 11.3.1995; – Acireale e Riposto D.A. n. 7294 del 3.11.1993 – Pubbl. GURS n. 58 del 4.12.1993; – Acicastello – Lave a pillows D.A. n. 5083 del 22.1.1994 – Pubbl. GURS n. 9 del 19.2.1994; – Vizzini – Quartiere delle “Concerie” D.A. n. 8134 del 9.12.1994; Pubbl. GURS n. 4 del 14.10.1995; – Aci S. Antonio e Zafferana Etnea – Bosco di Aci e Monterosso D.A. n. 5081 del 17.1.1995 – Pubbl. GURS n. 8 dell’11.2.1995; – S. Gregorio di Catania, Valverde, Acicastello e Acicatena – “Timpa di Guardiola”, Monte D’Oro, Casalrosato ed Eremo di S. Anna D.A. n. 5390 del 14.3.1995 – Pubbl. GURS n. 24 del 6.5.1995; – Castel di Judica – Monte Scalpello D.A. n. 7212 del 10.8.1995 – Pubbl. GURS n. 46 del 9.9.1995; Messina – Santo Stefano di Camastra – Area adiacente il Municipio D.A. n. 5804 del 4.5.93 – Pubbl. GURS n. 28 del 5.6.93; – Milazzo – Capo Milazzo D.A. n. 8297 del 19.12.1994; Pubbl. GURS n. 4 del 14.1.1995; – Lipari – Isola di Stromboli, Fraz. Ginostra D.A. n. 6815 del 25.11.92 – Pubbl. GURS n. 1 del 2.1.93; – Lipari – Istmo di Vulcano D.A. n. 8134 del 19.12.1994 – Pubbl. GURS n. 4 del 14 1.1995; – Lipari, Leni, Malfa e S. Marina Salina – Isole Eolie D.A. n. 7720 del 1995 – Pubbl. GURS n. 57 del 4.11.1995. Palermo - Santa Flavia – esclusi i centri abitati D.A. n. 5850 del 14.4.1995 – Pubbl. n. 27 del 20.5.1995; - Ustica D.A. n. 7665 del 3.10.1994 – Pubbl. GURS n. 51 del 15.10.1994. Ragusa – Ragusa – C.da Maulli D.A. n. 6204 del 16.6.93 – Pubbl. GURS n. 34 del 17.7.1993; – Scicli e Modica – Ambiti costieri D.A. n. 6205 del 16.6.93 – Pubbl. GURS n. 34 del 17.7.1993; – Modica e Scicli – Conca del Salto D.A.n. 8295 del 19.12.1994 – Pubbl. GURS n. 4 del 14.10.1995. Siracusa – Siracusa – Penisola della Maddalena LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 148 10 aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91 D.A. n. 7426 del 29.12.92 Pubbl. GURS n. 8 del 20.2.93; – Noto – Cave Sture D.A. n. 6689 del 7.9.1993 – Pubbl. GURS n. 53 del 6.11.1993; – Ferla e Carlentini – Alto Vulcanico D.A. n. 5475 del 24.3.1994 – Pubbl. GURS n. 22 del 7.5.1994. Ragusa e Siracusa – Rosolini, Noto, Modica e Ispica – Cava Scardina, Cava Grande, Cava Lazzaro, Cava Croce Santa, Cava Scarangio, Cava Candelaro D.A. n. 5029 del 12.1.1995 – Pubbl. GURS n. 13 del 1.3.1995; – Rosolini, Noto, Palazzolo, Modica e Ragusa D.A. n. 8296 del 19.12.1994; Pubbl. GURS n. 4 del 14.1.1995. Trapani – Mazara del Vallo e Petrosino – Località Capo Feto e Margi Spanò D.A. n. 5080 del 17.1.1995; Pubbl. GURS n. 8 dell’11.2.1995; – Pantelleria – esclusi i centri abitati D.A. n. 7979 del 18.11.1994 – Pubbl. GURS n. 61 del 10.12.1994; – Favignana – Arcipelago delle Egadi D.A. n. 25.5.1993 – Pubbl. GURS n. 31 del 26.6.1993. Riepilogo delle aree vincolate ex art.5 L.r.15/91 Province Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale aree vincolate aree vincolate 5 0 13 0 2 1 3 5* 1 30 isole vincolate 1 3 1 2 7 *due provvedimenti interessano anche la provincia di Ragusa LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 149 10 aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 150 TITOLO I indirizzi generali Titolo I Indirizzi Generali Art.1 Ruolo ed obiettivi del Piano Territoriale Paesistico Regionale Il paesaggio della Regione Siciliana, connotato da valori ambientali e culturali, è dichiarato dal Piano Territoriale Paesistico Regionale bene culturale e ambientale ed è tutelato come risorsa da fruire e valorizzare. L’Assessorato Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali, in attuazione dell’art. 3 della L.R. 1 agosto 1977, n. 80, e dell’art. 1 bis della legge 8 Agosto 1985, n. 431, al fine di assicurare specifica considerazione ai valori paesistici e ambientali del territorio regionale, analizza ed individua le risorse culturali e ambientali, e fornisce indirizzi per la tutela e il recupero delle stesse mediante il Piano Territoriale Paesistico Regionale. Il Piano Territoriale Paesistico Regionale persegue i seguenti obiettivi generali: a) stabilizzazione ecologica del contesto ambientale regionale, difesa del suolo e della bio-diversità, con particolare attenzione per le situazioni di rischio e di criticità; b) valorizzazione dell’identità e della peculiarità del paesaggio regionale, sia nel suo insieme unitario che nelle sue diverse specifiche configurazioni; c) miglioramento della fruibilità sociale del patrimonio ambientale regionale, sia per le attuali che per le future generazioni. Art.2 Principali strategie del Piano Territoriale Paesistico Regionale Per il perseguimento degli obiettivi assunti, la Regione promuove azioni coordinate di tutela e valorizzazione, estese all’intero territorio regionale e interessanti diversi settori di competenza amministrativa, volti ad attivare forme di sviluppo sostenibile specificamente riferite alle realtà regionali ed, in particolare, a: a) conservare e consolidare l’armatura storica del territorio come base di ogni ulteriore sviluppo insediativo e trama di connessioni del patrimonio culturale regionale; b) conservare e consolidare la rete ecologica, formata dal sistema idrografico interno, dalla fascia costiera e dalla copertura arborea ed arbustiva, come trama di connessione del patrimonio naturale regionale. A tal fine il Piano Territoriale Paesistico Regionale delinea quattro principali linee di strategia: 1) il consolidamento e la riqualificazione del patrimonio naturalistico, con l’estensione del sistema dei parchi e delle riserve ed il suo organico inserimento nella rete ecologica regionale, la protezione e valorizzazione degli ecosistemi, dei beni naturalistici e delle specie animali e vegetali minacciate d’estinzione non ancora adeguatamente protetti, il recupero ambientale delle aree degradate; 2) il consolidamento del patrimonio e delle attività agroforestali, con la qualificazione innovativa dell’agricoltura tradizionale, la gestione controllata delle attività pascolive, il controllo dei processi di abbandono, la gestione oculata delle risorse idriche; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 151 TITOLO I indirizzi generali 3) la conservazione e il restauro del patrimonio storico, archeologico, artistico, culturale e testimoniale, con interventi di recupero mirati sui centri storici, i percorsi storici, i circuiti culturali, la valorizzazione dei beni meno conosciuti, la promozione di forme appropriate di fruizione; 4) la riorganizzazione urbanistica e territoriale, ai fini della valorizzazione paesistico-ambientale, con politiche coordinate sui trasporti, i servizi e gli sviluppi insediativi, tali da ridurre la polarizzazione nei centri principali e da migliorare la fruibilità delle aree interne e dei centri minori, da contenere il degrado e la contaminazione paesistica e da ridurre gli effetti negativi dei processi di diffusione urbana. Art.3 Articolazione in sistemi e componenti Il Piano Territoriale Paesistico Regionale articola i propri indirizzi nei seguenti sistemi, sottosistemi e relative componenti: 1. sistema naturale 1.1. sottosistema abiotico: concerne i fattori geologici, idrologici e geomorfologici ed i relativi processi che concorrono a determinare la genesi e la conformazione fisica del territorio. È costituito dalle seguenti componenti: a) geologia – litologia – tettonica – strutture geologiche b) geomorfologia – crinali – versanti – fondivalle – pianure – morfologie carsiche – coste c) idrologia – corsi d’acqua – laghi – acquiferi – falde idriche – sorgenti termali e non – pozzi d) paleontologia – depositi fossiliferi di vertebrati – depositi fossiliferi di invertebrati – depositi fossiliferi di vegetali. 1.2. sottosistema biotico: interessa la vegetazione e le zoocenosi ad essa connesse e i biotopi di rilevante interesse floristico, vegetazionale e faunistico. È costituito dalle seguenti componenti: a) vegetazione vegetazione forestale LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 152 TITOLO I indirizzi generali – formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica – formazioni a prevalenza di Querce caducifoglie mesofile – formazioni a prevalenza di Pinus laricio – formazioni a prevalenza di Querce caducifoglie termofile – formazioni a prevalenza di Quercus ilex – formazioni a prevalenza di Quercus suber – formazioni a prevalenza di Pinus halepensis vegetazione di macchia e arbusteti – macchie di sclerofille sempreverdi – boscaglie degradate ed arbusteti – arbusteti spinosi alto-montani vegetazione di gariga e praterie – formazioni delle garighe e delle praterie termo-xerofile – formazioni delle praterie meso-xerofile – formazioni pioniere delle colate laviche dell’Etna vegetazione rupestre – formazioni casmofitiche mesofile – formazioni casmofitiche vegetazione dei corsi d’acqua – formazioni alveo-ripariali vegetazione lacustre e palustre – formazioni igro-idrofitiche dei laghi vegetazione delle lagune salmastre – formazioni sommerse ed emerse dal bordo vegetazione costiera – formazioni delle dune sabbiose – formazioni delle coste rocciose vegetazione infestante e sinantropica – coltivi con vegetazione infestante – aree edificate e urbanizzate formazioni forestali artificiali – popolamenti forestali artificiali a Conifere – popolamenti forestali artificiali a Latifoglie – formazioni forestali artificiali miste b) biotopi biotopi comprendenti habitat costieri, formazioni di vegetazione alofitica, dune marittime biotopi comprendenti habitat d’acqua dolce biotopi comprendenti habitat di lande e perticaie temperate e sclerofille biotopi comprendenti habitat delle formazioni erbose naturali e seminaturali biotopi comprendenti habitat di torbiera biotopi comprendenti habitat rocciosi e habitat di cavità naturali biotopi comprendenti habitat di foresta. 2. sistema antropico LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 153 TITOLO I indirizzi generali 2.1. sottosistema agricolo forestale: concerne i fattori di natura biotica e abiotica che si relazionano nel sostenere la produzione agraria, zootecnica e forestale. È costituito dalle seguenti componenti: paesaggio delle colture erbacee – seminativo semplice – seminativo irriguo – pascoli permanenti – pascoli avvicendati – foraggere – colture ortive paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree – oliveto – mandorleto – noccioleto – pistacchieto – frutteto – legnose agrarie miste – associazioni di olivo con altra legnosa – fichidindieto paesaggio del vigneto paesaggio dell’agrumeto paesaggio dei mosaici colturali – sistemi colturali e particellari complessi – seminativo associato a vigneto colture in serra. 2.2. sottosistema insediativo: comprende i sistemi urbano-territoriali, socioeconomici, istituzionali, culturali, le loro relazioni funzionali e gerarchiche e processi sociali di produzione e fruizione del paesaggio. È costituito dalle seguenti componenti: componenti archeologiche – aree complesse – aree complesse di entità minore – insediamenti – manufatti isolati – manufatti per l’acqua – aree di interesse storico-archeologico – viabilità – aree delle strutture marine, sottomarine e relitti – aree dei resti pleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche – aree delle grandi battaglie dell’antichità componenti storico culturali – centri storici – nuclei storici – centri storici abbandonati – beni isolati (architettura militare, religiosa, residenziale, produttiva, attrezzature e servizi) LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 154 TITOLO I indirizzi generali – viabilità storica – componenti primarie del paesaggio percettivo (costa, spartiacque, crinali montani, crinali collinari, cime isolate, selle, aste fluviali, laghi). Art.4 Articolazione in ambiti territoriali Il Piano Territoriale Paesistico Regionale suddivide il territorio regionale in ambiti sub-regionali, individuati sulla base delle caratteristiche geomorfologiche e culturali del paesaggio, e preordinati alla articolazione sub-regionale della pianificazione territoriale paesistica. Essi sono: 1 Area dei rilievi del trapanese 2 Area della pianura costiera occidentale 3 Area delle colline del trapanese 4 Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano 5 Area dei rilievi dei Monti Sicani 6 Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo 7 Area della catena settentrionale (Monti delle Madonie) 8 Area della catena settentrionale (Monti Nebrodi) 9 Area della catena settentrionale (Monti Peloritani) 10 Area delle colline della Sicilia centromeridionale 11 Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina 12 Area delle colline dell’ennese 13 Area del cono vulcanico etneo 14 Area della pianura alluvionale catanese 15 Area delle pianure costiere di Licata e Gela 16 Area delle colline di Caltagirone e Vittoria 17 Area dei rilievi e del tavolato ibleo 18 Area delle isole minori. Art.5 Efficacia delle Linee Guida. Nei territori dichiarati di interesse pubblico ai sensi e per gli effetti dell’art. 1 della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e dell’art. 1 della legge 8 agosto 1985, n. 431, nonché nelle aree sottoposte alle misure di salvaguardia previste dall’art. 5 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 15, l’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali e Ambientali e i suoi uffici centrali e periferici fondano l’azione di tutela paesistico-ambientale e i provvedimenti in cui essa si concreta, sulle Linee Guida dettate con riferimento ai sistemi e alle componenti di cui all’art. 3, tenendo conto dei caratteri specifici degli ambiti territoriali di cui all’art. 4. Per i suddetti territori gli stessi uffici provvedono a tradurre le Linee Guida in Piani Territoriali. In questi territori, i piani urbanistici redatti dalle Provincie Regionali e dai Comuni e i piani territoriali dei Parchi Regionali redatti ai sensi dell’art. 18 della L.R. 6 maggio 1981, n. 98 e i regolamenti delle riserve naturali di cui all’art. 6 della L.R. n. 98/81 avranno cura di recepire le indicazioni delle linee guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Nei territori non soggetti a tutela ai sensi delle leggi sopracitate, le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale valgono quale strumento propositivo, di orientamento e di conoscenza per la pianificazione territoriale provinciale e per la pianificazione urbanistica comunale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 155 TITOLO I indirizzi generali Art.6 Sistema informativo e valutativo Al fine di garantire la compatibilità e la coerenza di ogni azione trasformativa del territorio regionale con le esigenze di tutela del patrimonio culturale ed ambientale, è costituito presso l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali il Sistema Informativo per i Beni Culturali ed Ambientali. Tale sistema, nel quadro del Sistema Informativo Territoriale Regione, ha lo scopo di: – raccogliere, coordinare e rendere accessibili le informazioni utili alla gestione dei beni culturali ed ambientali, raccordandosi allo scopo con sistemi informativi di altri settori; – assicurare il continuo arricchimento e aggiornamento della conoscenza, anche in rapporto coi sistemi di monitoraggio attivati; – consentire l’omogeneizzazione e la confrontabilità delle informazioni elaborate dai soggetti operanti sul territorio; – favorire gli scambi informativi tra i diversi centri di raccolta ed elaborazione dati all’interno della Regione e con i centri di livello nazionale ed internazionale. Il Sistema Informativo per i Beni Culturali ed Ambientali è integrato da un Sistema Valutativo che mira a rendere il più possibile trasparenti e confrontabili le proposte di tutela e di intervento comunque incidenti sul patrimonio culturale ed ambientale. I piani paesistici urbanistici e territoriali, i piani e i programmi di settore nonché i progetti di intervento soggetti a valutazione preventiva di impatto ambientale, nella misura in cui incidono sui beni culturali e ambientali, debbono fare esplicito riferimento, per tali aspetti, anche al suddetto sistema informativo e valutativo. Per consentire il confronto e la sintesi delle valutazioni operate distintamente per i diversi sistemi e componenti di cui all’art. 3, le valutazioni stesse debbono porre in particolare evidenza il valore e la vulnerabilità di ciascuno dei beni individuati secondo i criteri valutativi specificati nel successivo Titolo II. Art.7 Elementi delle Linee Guida Le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale comprendono: a) la relazione sulla formazione del Piano b) gli indirizzi normativi c) gli elenchi dei beni culturali ed ambientali d) la cartografia in scala 1:250000 distinta in: 1 Carta dei complessi litologici 2 Carta geomorfologica 3 Carta della vegetazione reale 4 Carta della vegetazione potenziale 5 Carta dei biotopi 6 Carta del paesaggio agrario 7 Carta dei siti archeologici 8 Carta dei centri e dei nuclei storici 9 Carta dei beni isolati 10 Carta della viabilità storica 11 Carta delle componenti primarie morfologiche del paesaggio percettivo 12 Carta dei percorsi panoramici LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 156 TITOLO I indirizzi generali 13 14 15 16 17 Carta della intervisibilità costiera Carta della crescita urbana Carta delle infrastrutture Carta dei vincoli paesaggistici Carta istituzionale dei vincoli territoriali. Art.8 Approvazione delle Linee Guida L’Assessore Regionale ai Beni Culturali ed Ambientali, sentito il Comitato Tecnico Scientifico istituito con D.A. n. 862 del 5/10/1993, dispone la pubblicazione delle Linee Guida per un periodo di tre mesi consecutivi all’albo pretorio di tutti i Comuni e delle Provincie Regionali, con l’indicazione della sede presso cui chiunque può prendere visione dei relativi elaborati. Entro gli ulteriori tre mesi, decorrenti dall’avvenuto deposito, chiunque può presentare osservazioni indirizzate all’Assessore Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione. Trascorso tale termine, sentito in ordine alle osservazioni il Comitato Tecnico Scientifico, l’Assessore approva in via definitiva le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 157 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti Titolo II Indirizzi per sistemi e componenti Capo I SOTTOSISTEMA NATURALE ABIOTICO Art. 9 Geologia, geomorfologia, idrologia 1) Criteri di valutazione Devono basarsi sui seguenti elementi, ai quali dovrà associarsi la definizione di importanza a scala internazionale, nazionale, regionale e locale: – rarità e condizione – rappresentatività – valore storico, scientifico – accessibilità e fruibilità – valore scenico – vulnerabilità. 2) Indirizzi La conoscenza dei caratteri litostrutturali, geomorfologici ed idrogeologici costituisce la base della pianificazione paesistica in quanto essi hanno condizionato e tuttora condizionano l’evoluzione del paesaggio. La salvaguardia di tali caratteri concorre alla tutela e conservazione del paesaggio, oltre che alla difesa del suolo e delle sue risorse. L’analisi fisica del territorio deve essere finalizzata non solo ad identificare la geomorfologia del paesaggio attuale e i caratteri di rarità e/o pregio, ma anche a comprendere i processi che li hanno determinati e soprattutto il livello di labilità dell’attuale configurazione, evidenziando i fenomeni di dissesto presenti e/o potenziali. Essa deve prevedere: a) analisi del territorio in esame finalizzato alla puntuale ricerca delle emergenze abiotiche; b) individuazione delle emergenze geologiche e geomorfologiche; c) valutazione scientifica del loro significato e ruolo sia dal punto di vista naturalistico che didattico e scientifico; d) valutazione rispetto all’ambiente antropizzato; e) valutazione dei costi-benefici della salvaguardia. Gli obiettivi di salvaguardia si raggiungono attraverso un regime di conservazione, difesa, prevenzione e restauro delle singolarità geologiche, delle formazioni paleontologiche, dei valori scenici e panoramici propri degli elementi fisici del paesaggio, dei processi naturali, degli equilibri idraulici, idrogeologici ed ecologici. Sono soggetti a conservazione gli elementi emergenti sotto il profilo della valenza geologica, naturalistica e dell’interesse scientifico-didattico, con espresso divieto di ogni intervento che possa alterarne i caratteri. Per l’ambiente antropizzato va attuata la difesa da fenomeni di “rischio” geologico, così come l’ambiente fisico va difeso da interventi antropici; ciò comporta la riduzione, attraverso opportuni interventi, dei rischi geologici che interessano l’ambiente costruito, mentre per i nuovi insediamenti e le trasformazioni del territorio vanno privilegiate zone in cui sono assenti le vulnerabilità geologiche e sia stato attentamente valutato l’interesse geologico e la sua valenza o preminenza rispetto agli interessi coinvolti, al fine di ripristinare le condizioni naturali e, ove possibile, le condizioni ambientali conformi agli LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 158 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti interessi fondamentali della collettività va promosso il recupero ambientale e la rinaturalizzazione di aree “degradate”. In particolare, con riferimento alle componenti prima individuate, si formulano i seguenti indirizzi: a) Componente geologica: litologia, tettonica, strutture geologiche. Sono soggette a conservazione, anche ai fini della fruibilità didattica e culturale: – le aree di affioramento di serie stratigrafiche delle formazioni geologiche di interesse presenti; – le aree ove sono presenti sezioni con particolari strutture sedimentarie; – cave e miniere dismesse con rilevanti caratteri di rarità geologica, valore scientifico, fruibilità didattica e bellezza paesaggistica; – strutture tettoniche e metamorfiche particolarmente significative; – depositi minerali che rivestono interesse scientifico; – litotipi di particolare interesse scientifico. La difesa e prevenzione vanno attuate relativamente al rischio sismico e/o vulcanico sugli ambienti antropizzati; per esse si rimanda alla pianificazione di settore ed alla pianificazione territoriale di livello comunale o sovracomunale. b) Componente geomorfologica: crinali, versanti, fondivalle, pianure, morfologie carsiche, coste, etc. Sono soggetti a conservazione: – forme che segnano la storia morfoevolutiva del territorio; – località interessate da morfologie tipiche generatesi dall’interazione fra litologia, tettonica e geodinamica esogena (fondivalle di pregio ambientale, forre, gole, cascate, alvei meandriformi, catture fluviali, foci fluviali, grotte carsiche e marine, inghiottitoi, doline, dune litorali, falesie e scogliere di interesse naturalistico particolare); – forme che rivestono particolare importanza paesaggistica (monumenti geologici e/o geomorfologici); – elementi “negativi” come i fenomeni calanchivi più significativi, quale espressione di un fenomeno erosivo naturale e frane bene individuabili e distinguibili nelle loro parti, quando essi non rappresentano elementi di criticità per aree antropizzate; – i tratti di costa che presentano valori geologici, naturalistici ed ambientali di interesse paesaggistico e quelli ove prevedere interventi di salvaguardia dello stato attuale o di ricostituzione nelle aree di accentuata erodibilità. Per essi deve essere previsto apposito monitoraggio al fine di controllare la loro dinamica ed evoluzione, legate alle azioni naturali, agli apporti detritici dell’entroterra ed alle “pressioni” derivanti dall’ambiente antropizzato. Le opere a mare che influenzano la dinamica costiera, qualunque esse siano, devono essere compatibili con il bene naturale che si vuole proteggere, nella considerazione che le opere realizzate al fine di conservare o proteggere, operando contro natura, accelerano talora la distruzione o modificano i caratteri strutturali del bene protetto. La difesa e la prevenzione vanno attuate su quegli ambienti geomorfologici dove si osserva una tendenza evolutiva naturale o artificiale tale da creare situazioni di criticità: – vanno difesi i versanti dall’erosione e dai dissesti, i fondivalle dalle esondazioni, i litorali dall’erosione marina, laddove tali fenomeni naturali possono costituire LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 159 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti elementi di rischio geomorfologico per le aree antropizzate o di futura antropizzazione; – la prevenzione va attuata invece per quelle aree le cui tendenze evolutive geomorfologiche naturali creano situazione di vulnerabilità ambientale e conseguentemente situazioni di rischio geologico per effetto della pressione antropica. Le azioni di recupero ambientale devono riguardare aree degradate per effetto di attività estrattiva di cava, attività di stoccaggio incontrollato di R.S.U. ed inerti, cementificazione dei corsi d’acqua, etc. Nell’ambito del progetto di recupero ambientale di cave esistenti dismesse devono essere salvaguardate quelle inserite tra le “componenti geologiche”. c) Componente idrologica: corsi d’acqua, laghi, acquiferi, falde idriche, sorgenti termali e non, pozzi. Sono soggette a conservazione: – le acque superficiali (pantani costieri e bivieri, corsi d’acqua ed invasi superficiali); per esse si deve garantire la qualità delle acque; inoltre, per i corsi d’acqua nei quali vengono effettuati prelievi idrici, si deve assicurarne il deflusso minimo vitale. In sede di pianificazione locale a livello provinciale e/o comunale si provvede all’analisi della rete idrografica per la definizione fisionomica del sistema fluviale con le trasformazioni antropiche sul medesimo intervenute, al fine di comprendere l’entità delle trasformazioni stesse e la pressione d’uso, ivi compresa quella esercitata dalla pianificazione urbanistica. Su questa base saranno ridefiniti i limiti delle fasce di tutela dei corsi d’acqua (comprensive delle aree inondabili, di quelle interessate dalle dinamiche evolutive e dalle aree latistanti strettamente connesse agli ecosistemi fluviali), in funzione delle specifiche caratteristiche ambientali, con adeguate azioni di tutela e specifiche normative di gestione; – le acque sotterranee, per garantirne la qualità e la sostenibilità della risorsa, soprattutto per gli acquiferi vulnerabili; – i punti di emergenza idrica, quali pozzi e sorgenti utilizzati per scopi idropotabili; la tutela deve essere inoltre estesa, fissando dei parametri idrogeologici attraverso i quali individuare delle aree di rispetto sufficienti a proteggere l’acquifero cui sorgenti e pozzi fanno capo. Nelle more di adeguamento della pianificazione territoriale, urbanistica, paesistica e di settore ai presenti indirizzi, nelle aree di cui all’art. 1 della legge 8 agosto 1985, n. 431, lett. c), fatte salve le competenze di cui all’art. 7 della L. 1497/39, è vietato: – realizzare discariche o altri impianti di smaltimento di rifiuti, abbandonare o scaricare qualsiasi materiale solido o liquido, ad eccezione di quelli provenienti da impianti di depurazione autorizzati; – eseguire movimenti di terra, eccetto che per motivi legati ad attività di recupero ambientale o manutenzione delle fasce spondali; – attuare interventi che modifichino il regime, il corso o la composizione delle acque, ad eccezione di quelli da effettuare nell’ambito di progetti finalizzati alla riduzione di rischi per aree urbanizzate, per opere pubbliche o per la pubblica incolumità, redatti sulla base di studi integrati idrologici ed ecologici. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 160 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti Vanno attuate la difesa e la prevenzione dall’inquinamento dei corsi d’acqua e di acquiferi vulnerabili. Il recupero ed il risanamento ambientale vanno attuati per i corpi idrici degradati e le falde idriche inquinate, insalinate o depauperate per eccessivo sfruttamento; per il recupero e il risanamento di falde idriche degradate deve prevedersi anche la loro ricarica con il riuso del refluo depurato. d) Componente paleontologica. Sono soggetti a conservazione: – i depositi fossiliferi di vertebrati; – i depositi fossiliferi di invertebrati di particolare rarità e interesse; – i depositi fossiliferi di vegetali di particolare rarità e interesse. Capo II SOTTOSISTEMA NATURALE BIOTICO Art.10 Vegetazione Le componenti del paesaggio vegetale, naturale e di origine antropica, concorrono in maniera altamente significativa alla definizione dei caratteri paesaggistici, ambientali, culturali della Regione e, come tali, devono essere rispettate e valorizzate sia per quanto concerne i valori più propriamente naturalistici, che per quelli che si esprimono attraverso gli aspetti del verde agricolo tradizionale e ornamentale, che caratterizzano il paesaggio in rilevanti porzioni del territorio regionale. Tenuto conto degli aspetti dinamici ed evolutivi della copertura vegetale, la pianificazione paesistica ne promuove la tutela attiva e la valorizzazione, sia nei suoi aspetti naturali che antropogeni. L’individuazione in scala adeguata delle formazioni vegetali soggette alle normative vigenti nel settore forestale è demandata alla redazione dell’inventario forestale regionale e dei piani paesistici ed urbanistici, sulla base dei seguenti criteri di valutazione ed indirizzi normativi riferiti alle componenti del sottosistema di cui al precedente art. 3. 1) Criteri di valutazione a) per la vegetazione forestale, le formazioni arbustive, la vegetazione di gariga e praterie: interesse scientifico ed ecologico, valutati in base alla esclusività, rarità, importanza testimoniale e didattica, criticità degli elementi della flora e delle formazioni vegetali; interesse ai fini della conservazione del suolo e degli equilibri ecologici, in base alla stabilità, livello di maturità e complessità delle fitocenosi, distanza dalle condizioni climaciche, dinamica evolutiva; interesse paesaggistico e percettivo, sia sulla base della caratterizzazione del paesaggio naturale ed antropico, sia in relazione alla fruibilità ed uso sociale delle aree boscate; interesse legato alla rilevanza delle formazioni per i caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale. b) per la vegetazione rupestre, la vegetazione lacustre e palustre, la vegetazione delle lagune salmastre, la vegetazione costiera: LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 161 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti interesse scientifico ed ecologico, valutati in base alla esclusività, rarità, importanza testimoniale e didattica, criticità degli elementi della flora e delle formazioni vegetali; interesse legato alla rilevanza della formazione per i caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale. c) per la vegetazione dei corsi d’acqua: interesse scientifico ed ecologico, valutati in base alla esclusività, rarità, importanza testimoniale e didattica, criticità degli elementi della flora e delle formazioni vegetali; interesse paesaggistico e percettivo, sia sulla base della caratterizzazione del paesaggio naturale e antropico, sia in relazione alla fruibilità e uso sociale delle aree boscate e delle formazioni vegetali anche non forestali di interesse naturalistico; interesse legato alla rilevanza della formazione per i caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale. d) per la vegetazione sinantropica: interesse paesaggistico e percettivo, sia sulla base della caratterizzazione del paesaggio naturale e antropico, sia in relazione alla fruibilità e uso sociale delle aree boscate, che alla prossimità/contiguità alle aree urbane; interesse ai fini della conservazione del suolo; interesse legato alla rilevanza della formazione per i caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale. 2) Indirizzi a) per la vegetazione forestale: l’indirizzo è quello della conservazione orientata e del miglioramento dei complessi boscati interpretati nella loro composizione, strutturazione e stratificazione caratteristiche: i boschi naturali devono essere mantenuti nel migliore stato di conservazione colturale; gli interventi devono tendere alla conservazione ed alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali e, ove possibile, la conversione dei cedui in cedui composti ed in boschi d’alto fusto. Fatti salvi singoli casi di opere di interesse pubblico da sottoporre a specifica valutazione caso per caso e comportanti comunque misure di compensazione degli impatti sulla vegetazione (ad esempio: realizzazione di infrastrutture, reti idriche, elettriche, interventi strettamente connessi con l’uso sociale del bosco per la fruizione pubblica, ecc.), non sono compatibili con gli indirizzi della pianificazione paesistica interventi edificatori all’interno delle aree boscate. Sono compatibili: i tagli colturali, qualora autorizzati dagli organi competenti e su fondi regolarmente soggetti ad utilizzazione; nei boschi cedui che abbiano superato i normali turni produttivi sono ammessi esclusivamente tagli di conversione all’alto fusto. Si dovrà evitare in ogni caso la pratica del taglio raso; la forestazione con specie autoctone coerenti con i caratteri fitogeografici del territorio interessato; la rinaturazione con specie pioniere di aree denudate o degradate prossime o interne ai complessi boscati; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 162 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti le opere finalizzate ai servizi antincendio e quelle finalizzate alla forestazione ed alla rinaturazione, inclusa la realizzazione di vivai forestali e relative infrastrutture in aree aperte o denudate; le opere di conservazione e restauro ambientale, inclusi gli interventi dendrochirurgici per gli esemplari di maggiore pregio ed età e gli esemplari isolati con carattere di monumentalità, le bonifiche dai parassiti animali e vegetali, ecc.; le attività silvo-pastorali tradizionali e regolarmente praticate che non alterino permanentemente lo stato dei luoghi e l’assetto idrogeologico, qualora non diversamente stabilito da piani, regolamenti e determinazioni di Parchi e Riserve, Amministrazione forestale, Piani agricolo-forestali adottati in sede comunale, e da norme e indirizzi formulati in sede di pianificazione paesistica e urbanistica a livello locale e di area vasta, allo scopo di preservare la dinamica e i processi di rinnovazione delle comunità forestali. b) per la vegetazione di macchia (formazioni ad arbusti sclerofilli termofili): l’indirizzo è quello della conservazione, dell’incremento ed evoluzione dei complessi di “macchia” primaria e secondaria, interpretati nella loro composizione, strutturazione e stratificazione caratteristiche; per i fini suddetti, negli indirizzi della pianificazione le macchie si assimilano alle formazioni forestali naturali; gli interventi devono tendere alla conservazione e alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali e la creazione di consorzi stabili. Fatti salvi singoli casi di opere di interesse pubblico da sottoporre a specifica valutazione caso per caso e comportanti comunque misure di compensazione degli impatti sulla vegetazione (ad esempio realizzazione di infrastrutture: reti idriche, elettriche, ecc.), non sono di norma compatibili con gli indirizzi della pianificazione paesistica interventi edificatori all’interno delle aree di macchia. Sono compatibili: la forestazione con specie autoctone in coerenza con i caratteri fitogeografici del territorio interessato, la rinaturazione con specie pioniere di aree denudate o degradate prossime o interne alle aree di macchia, le opere finalizzate ai servizi antincendio e quelle finalizzate alla forestazione e alla rinaturazione, le opere di conservazione e restauro ambientale. c) per la vegetazione di gariga, praterie e arbusteti: l’indirizzo è quello della conservazione orientata, del consolidamento, della gestione degli usi produttivi con criteri di compatibilità ambientale, in relazione sia ai contenuti vegetazionali del territorio che alle caratteristiche dei siti. In particolare, per i territori non vocati alle attività agricolo-zootecniche coperti da formazioni evolute o stabilizzate, insistenti su emergenze geomorfologiche di interesse paesaggistico, territori soggetti a vincoli paesaggistici, territori costieri, aree all’interno di Parchi, Riserve e aree archeologiche, l’indirizzo prevalente è quello della conservazione orientata e del restauro ambientale. Sono compatibili con tale indirizzo: la forestazione con specie autoctone in coerenza con i caratteri fitogeografici del territorio interessato e la rinaturazione con specie pioniere di aree denudate o degradate, particolarmente quando prossime o interne alle aree protette, alle aree di macchia e alle aree boscate e tali da essere rilevanti ai fini della costituzione di una rete ecologica regionale, le opere e le infrastrutture finalizzate ai servizi antincendio e quelle finalizzate LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 163 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti alla forestazione e alla rinaturazione, le opere di conservazione e restauro ambientale. Per i territori appartenenti ad incolti, boscaglie degradate, pascoli, pascoli arbustati, coltivi recentemente abbandonati, l’indirizzo prevalente è quello del controllo della dinamica degli usi agricolo e zootecnico, della trasformazione e dell’insediamento. Sono compatibili con tali indirizzi, oltre agli interventi sopra citati, anche le attività agro-silvo-pastorali tradizionali e le pratiche di miglioramento fondiario, inclusi i programmi di miglioramento dei pascoli, qualora non diversamente stabilito da piani, previsioni e regolamenti di Parchi e Riserve, Amministrazione forestale, Piani agricolo-forestali adottati in sede comunale, e da norme e indirizzi formulati in sede di pianificazione paesistica ed urbanistica a livello locale e di area vasta. d) per la vegetazione rupestre: l’indirizzo è quello della conservazione, trattandosi in generale di formazioni che, oltre a rivestire un grande interesse dal punto di vista della caratterizzazione paesaggistica di importanti emergenze geomorfologiche, come varie “rocche” della Sicilia interna (la più nota delle quali è Rocca Busambra) e le rupi costiere ed i promontori rocciosi, ospitano una varietà di elementi endemici, rari e caratteristici che testimoniano la varietà e la nobiltà della flora rupestre mediterranea. In relazione alle particolari condizioni ambientali, di pendenza, di morfologia dei rilievi e di conseguente vulnerabilità per quanto riguarda gli aspetti percettivi, non sono compatibili con tale indirizzo interventi che alterino comunque l’equilibrio dinamico delle formazioni. e) per la vegetazione dei corsi d’acqua l’indirizzo è quello della conservazione volta alla persistenza dell’equilibrio dinamico delle comunità vegetali e del restauro ambientale, con ricostituzione delle formazioni ripariali degradate, nel rispetto delle caratteristiche vegetazionali locali; non sono compatibili con tale indirizzo interventi che alterino comunque in maniera irreversibile l’equilibrio dinamico delle formazioni. f) per la vegetazione lacustre e palustre l’indirizzo è quello della salvaguardia della persistenza dell’equilibrio dinamico delle comunità vegetali, con l’incremento delle caratteristiche qualitative e quantitative delle formazioni; non sono compatibili con tale indirizzo interventi che alterino comunque in maniera irreversibile l’equilibrio dinamico delle formazioni. g) per la vegetazione delle lagune salmastre l’indirizzo è quello della conservazione e del restauro ambientale. In relazione alle particolari condizioni ambientali, alla stretta associazione con la presenza di zone umide di elevato interesse per la presenza di avifauna stanziale e migratoria, nonché per l’essere intimamente connesse con ambienti costieri di grande interesse anche paesaggistico; non sono compatibili con tale indirizzo interventi che alterino comunque in maniera irreversibile l’equilibrio dinamico delle formazioni. h) per la vegetazione costiera l’indirizzo è quello della conservazione e del restauro ambientale delle formazioni degradate. In particolare, per quanto riguarda le formazioni dunali, maggiormente vulnerabili sia per la mobilità del substrato e la sua dinamica, sia per la facilità con cui le formazioni dunali sono state in passato alterate ed assoggettate alle pratiche agricole, particolarmente le colture in serra, indirizzo specifico è quello del restauro ambientale delle formazioni e della valorizzazione di quelle tuttora esistenti; sono compatibili con LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 164 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti tale indirizzo le attività connesse con la fruizione diretta del mare che non alterino permanentemente la dinamica delle popolazioni vegetali. i) per la vegetazione sinantropica l’indirizzo è quello del mantenimento dei popolamenti e delle formazioni forestali artificiali in migliori condizioni vegetative e di maggiore contenuto paesaggistico e del miglioramento dei complessi boscati costituiti da specie alloctone con interventi di restauro ambientale e di ricostituzione delle formazioni climaciche, dove reso possibile dalle condizioni geopedologiche del territorio; gli interventi devono tendere alla conservazione ed alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali. Fatti salvi singoli casi di opere di interesse pubblico da sottoporre a specifica valutazione caso per caso e comportanti comunque misure di compensazione degli impatti sulla vegetazione (ad esempio realizzazione di infrastrutture: reti idriche, elettriche, interventi strettamente connessi con l’uso sociale del bosco per la fruizione pubblica, ecc.), non sono compatibili con gli indirizzi della pianificazione paesistica interventi edificatori all’interno delle aree boscate. Sono compatibili con gli indirizzi delle linee guida: la forestazione con specie autoctone coerenti con i caratteri fitogeografici del territorio interessato; la rinaturazione con specie pioniere di aree denudate o degradate prossime o interne ai complessi boscati; le opere finalizzate ai servizi antincendio e quelle finalizzate alla forestazione e alla rinaturazione, inclusa la realizzazione di vivai forestali e relative infrastrutture in aree aperte o denudate; le opere di conservazione e restauro ambientale, inclusi gli interventi dendrochirurgici per gli esemplari di maggiore pregio ed età e gli esemplari isolati con carattere di monumentalità, le bonifiche dai parassiti animali e vegetali, ecc., nonché la progressiva rinaturazione delle formazioni costituite da elementi esotici con l’impianto di specie autoctone; relativamente agli impianti destinati alla forestazione produttiva, le attività silvopastorali che non alterino permanentemente lo stato dei luoghi e l’assetto idrogeologico, qualora non diversamente stabilito da piani, regolamenti e determinazioni di Parchi e Riserve, Amministrazione forestale, Piani agricoloforestali adottati in sede comunale, e da norme e indirizzi formulati in sede di pianificazione paesistica e urbanistica a livello locale e di area vasta. Art.11 Biotopi I biotopi, interpretati come siti complessi e di varia estensione, in cui coesistono rilevanti aspetti integrati di carattere abiotico e biotico, relativi alla geomorfologia, alla presenza di fauna, flora e vegetazione di rilievo, sono oggetto di attenzione e di misure specifiche dirette a conservare la loro peculiarità, la loro rappresentatività, la loro dinamica evolutiva. Con riferimento alle componenti del sottosistema di cui al precedente art. 3, si individuano i seguenti criteri di valutazione e indirizzi normativi: 1) Criteri di valutazione a) per il valore: –integrità –rarità, unicità, peculiarità, rappresentatività (locale, regionale, generale) LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 165 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti –importanza scientifica ed ecologica –importanza conservativa o stabilizzante –leggibilità dell’insieme –rilevanza per uso sociale, produttività, valore economico b) per la vulnerabilità endogena: –fragilità d’insieme –fragilità dei singoli elementi, relazioni o processi –fragilità del supporto abiotico –fragilità biologica –degrado in atto –presenza di condizioni che accelerano il degrado c) per la vulnerabilità esogena: –precarietà ambientale generale e specifica –presenza di fattori esterni che accelerano il degrado –degrado potenziale da attività umane probabili (anche da fattori a distanza) –visibilità elevata (vulnerabilità per gli aspetti percettivi). 2) Indirizzi In generale, per i biotopi non ricadenti in aree soggette a specifica tutela, in sede di pianificazione paesistica e urbanistica occorre procedere a: – verifica delle condizioni di conservazione dei biotopi in relazione ai dati forniti; – analisi critica delle motivazioni e delle prospettive della tutela o del recupero delle caratteristiche di pregio ambientale soggette a fenomeni di degrado endogeno o esogeno, anche esterni al sito, anche in relazione agli eventi modificativi recenti di origine antropica rispetto alla situazione di partenza; – perimetrazione, in scala adeguata alla superficie del biotopo o all’area complessa, che garantisca la evoluzione dinamica degli habitat insediati e, nel caso di biotopi complessi e articolati, zonizzazione degli ambiti e degli habitat con caratteri distintivi; – predisposizione di piani di gestione, di recupero, di valorizzazione delle risorse ambientali locali nel rispetto degli indirizzi specifici, con individuazione delle relative responsabilità e titolarità a livello comunale o sovracomunale. In particolare: a) biotopi comprendenti habitat costieri, formazioni di vegetazione alofitica, dune marittime: l’indirizzo è quello della conservazione, del controllo della fruizione pubblica e del restauro ambientale. In relazione alle particolari condizioni ambientali, alla stretta associazione con la presenza di zone umide di elevato interesse per la presenza di avifauna stanziale e migratoria, nonché per l’essere intimamente connesse con ambienti costieri di grande interesse anche paesaggistico e con gli habitat sommersi, non sono compatibili con tali indirizzi interventi che alterino comunque l’equilibrio dinamico dei biotopi e dei siti complessi, ed in particolare: la realizzazione di porti e approdi; la realizzazione di scarichi civili e industriali; la realizzazione di nuova viabilità carrabile e la trasformazione in rotabile di trazzere o strade sterrate esistenti; la realizzazione di opere a mare che alterino l’andamento delle correnti e le caratteristiche dei fondali; LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 166 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti le captazioni idriche, relativamente alle zone umide costiere e agli invasi naturali non ampliati a scopo irriguo; i drenaggi e le bonifiche; la realizzazione di opere permanenti per la fruizione diretta del mare, compresi stabilimenti per talassoterapia e acquacoltura, di impianti per serricoltura e inoltre di piattaforme e scivoli in calcestruzzo e simili; il prelievo di materiali e l’alterazione della dinamica delle formazioni di duna. b) biotopi comprendenti habitat d’acqua dolce: l’indirizzo è quello della conservazione, del controllo dei fattori di degrado e degli apporti inquinanti, del restauro ambientale. In relazione alle particolari condizioni ambientali, alla stretta associazione con la presenza di zone umide di elevato interesse per la presenza di avifauna stanziale e migratoria, alla presenza di formazioni relitte di ripisilva e di vegetazione dei greti e delle aree golenali e spondali, di grande interesse anche paesaggistico, non sono compatibili con tali indirizzi interventi che alterino comunque l’equilibrio dinamico dei biotopi e dei siti complessi, e in particolare: la realizzazione di scarichi civili e industriali; la realizzazione di nuova viabilità carrabile e la trasformazione in rotabile di trazzere o strade sterrate esistenti; le captazioni idriche e la modifica del regime idraulico che comportino prevedibili effetti anche a distanza sulla struttura, composizione, stato dei popolamenti e configurazione formale dei biotopi; il prelievo di materiali e l’alterazione della configurazione delle sponde e degli alvei, l’alterazione delle formazioni vegetali insediate. c) biotopi comprendenti habitat di lande e perticaie temperate e sclerofille: l’indirizzo è quello della conservazione orientata, dell’incremento ed evoluzione dei complessi di vegetazione primaria e secondaria, interpretati nella loro composizione, strutturazione e stratificazione caratteristiche; gli interventi devono tendere alla conservazione e alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali e la creazione di consorzi stabili. Non sono compatibili con tali indirizzi: la realizzazione di nuova viabilità carrabile e la trasformazione in rotabile di trazzere o strade sterrate esistenti; la realizzazione di infrastrutture e reti (elettriche, idriche, ecc.); il prelievo di materiali e l’apertura di cave; gli interventi edificatori; la forestazione; l’introduzione di specie vegetali estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato e al patrimonio genetico delle popolazioni locali. d) biotopi comprendenti habitat delle formazioni erbose naturali e seminaturali: l’indirizzo è quello della conservazione orientata, del consolidamento, della gestione degli usi produttivi con criteri di compatibilità ambientale, in relazione sia ai contenuti vegetazionali del territorio che alle caratteristiche dei siti. In particolare, per i biotopi comprendenti habitat di formazioni erbose secche seminaturali ricadenti all’interno di: emergenze geomorfologiche di interesse paesaggistico, territori soggetti a vincoli paesaggistici, pendii e rilievi dei territori LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 167 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti costieri, l’indirizzo prevalente è quello della conservazione orientata e del restauro ambientale. Non sono compatibili con tali indirizzi: la realizzazione di nuova viabilità carrabile; la realizzazione di infrastrutture e reti (elettriche, idriche, ecc.); il prelievo di materiali e l’apertura di cave; gli interventi edificatori; la forestazione; l’introduzione di specie vegetali estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato e al patrimonio genetico delle popolazioni locali; l’agricoltura intensiva e le pratiche irrigue. Per i biotopi comprendenti habitat di prati oromediterranei e praterie umide seminaturali con piante erbacee alte, in territori appartenenti a pascoli degradati o coltivi abbandonati, l’indirizzo prevalente è quello del mantenimento, con controllo della dinamica degli usi agricoli e zootecnici. e) biotopi comprendenti habitat di torbiera: l’indirizzo è quello della conservazione, del controllo dei fattori di degrado e degli apporti inquinanti, del restauro ambientale. In relazione alle particolari condizioni ambientali, alla stretta associazione con la presenza di zone umide di elevato interesse biogeografico, alla presenza di formazioni vegetali rare e vulnerabili, caratteristiche dell’Europa settentrionale, non sono compatibili con tali indirizzi interventi che alterino comunque l’equilibrio dinamico dei biotopi, e in particolare: la realizzazione di scarichi civili e industriali; la realizzazione di nuova viabilità carrabile; i drenaggi e le bonifiche; le captazioni idriche e la modifica del regime idraulico che comportino prevedibili effetti anche a distanza sulla struttura, composizione, stato dei popolamenti e configurazione formale dei biotopi; il prelievo di materiali e l’alterazione delle formazioni vegetali insediate. f) biotopi comprendenti habitat rocciosi o cavità naturali: l’indirizzo generale relativo agli habitat rocciosi è quello della conservazione, trattandosi in generale di formazioni che, oltre a rivestire un grande interesse dal punto di vista della caratterizzazione paesaggistica di importanti emergenze geomorfologiche, ospitano una varietà di elementi endemici, rari e caratteristici che testimoniano la varietà e la nobiltà della flora rupestre mediterranea. In relazione alle particolari condizioni ambientali, di pendenza, di morfologia dei rilievi e di conseguente vulnerabilità anche per quanto riguarda gli aspetti percettivi, non sono compatibili con tali indirizzi interventi che alterino comunque l’equilibrio dinamico delle formazioni; in particolare, trattandosi in prevalenza di territori naturalmente difesi nei confronti degli effetti delle attività agricole e insediative, non sono compatibili: la realizzazione di viabilità stradale a mezza costa; i prelievi di materiali e le attività estrattive; l’alterazione della configurazione morfologica di pareti e versanti; l’introduzione di specie vegetali estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato ed al patrimonio genetico delle popolazioni locali. Delle cavità naturali viene fornito un censimento di emergenze costituito dalle schede prodotte nel corso della campagna di censimento dei beni naturali e LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 168 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti naturalistici effettuata su incarico dell’Assessorato Beni Culturali e Ambientali dall’Università di Palermo, 1985-86. Le schede sono relative a cavità di interesse naturalistico sia per caratteri paleontologici e in generale biotici (frequente presenza di fauna trogloditica), che abiotici. L’indirizzo relativo alle cavità naturali è quello della conservazione. Non sono compatibili con gli indirizzi delle linee guida: la realizzazione di discariche; l’immissione di rifiuti e materiali; i prelievi di materiale; le attività estrattive che interessino, anche con effetti indiretti, le cavità nel loro sviluppo e configurazione. g) biotopi comprendenti habitat di foresta: l’indirizzo è quello della conservazione orientata e del miglioramento dei complessi boscati interpretati nella loro composizione, strutturazione e stratificazione caratteristiche. I biotopi comprendenti habitat di foresta devono essere mantenuti nel migliore stato di conservazione colturale; gli interventi devono tendere alla conservazione e alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali e la conversione dei cedui in cedui composti ed in boschi d’alto fusto. Non sono compatibili con tali indirizzi: la realizzazione di nuova viabilità carrabile e la trasformazione in rotabile di trazzere o strade sterrate esistenti; la realizzazione di infrastrutture e reti (elettriche, idriche, ecc.); il prelievo di materiali e l’apertura di cave; gli interventi edificatori; l’introduzione di specie vegetali estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato e al patrimonio genetico delle popolazioni locali; i tagli non configurabili come interventi di conversione all’alto fusto, di conservazione e restauro ambientale, dendrochirurgici, finalizzati alla bonifica dai parassiti animali e vegetali, ecc.; la forestazione con specie estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato; le attività silvo-pastorali che alterino permanentemente lo stato dei luoghi, l’assetto idrogeologico, la composizione strutturazione e dinamica caratteristiche delle formazioni vegetali. Capo III SISTEMA ANTROPICO Art.12 Paesaggio agrario Con riferimento alle componenti del sottosistema di cui al precedente art. 3, si individuano i seguenti criteri di valutazione ed indirizzi normativi: 1) Criteri di valutazione a) paesaggio delle colture erbacee: – presenza di vincoli paesaggistici – interesse paesaggistico- percettivo – elevato livello di antropizzazione; basso livello di biodiversità vegetale; fenomeni di erosione superficiale in presenza di pendenze accentuate; inserimento di elementi detrattori della qualità del paesaggio agrario, ecc. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 169 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti b) paesaggi dei seminativi arborati, delle colture arboree, del vigneto, dell’agrumeto, dei mosaici colturali: – presenza di vincoli paesaggistici – interesse storico-testimoniale, sia sulla base della capacità di caratterizzare il paesaggio agrario, che della rarità o della rarefazione delle colture storiche e tradizionali – interesse paesaggistico e percettivo – elevato livello di antropizzazione; basso livello di biodiversità vegetale; fenomeni di erosione superficiale in presenza di pendenze accentuate; inserimento di elementi detrattori della qualità del paesaggio agrario, ecc. c) colture in serra: – presenza di vincoli paesaggistici – elevato livello di antropizzazione; basso livello di biodiversità vegetale; fenomeni di erosione superficiale in presenza di pendenze accentuate; inserimento di elementi detrattori della qualità del paesaggio agrario, ecc. – livello di rischio ambientale collegato all’impiego di sostanze inquinanti ed alla accentuata artificialità degli impianti. 2) Indirizzi a) paesaggio delle colture erbacee: l’indirizzo è quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale. In particolare, nelle aree soggette a vincolo paesaggistico, occorre l’attivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure di: – parziale conversione in pascolo permanente o avvicendato e/o miglioramento della copertura del pascolo esistente. – ritiro dei seminativi dalla produzione e creazione di aree di rinaturazione. – parziale riforestazione con criteri naturalistici. – introduzione di fasce e zone arbustate o alberate per l’incremento della biodiversità. La creazione di reti ecologiche di connessione, rappresentata dalle aree di rinaturazione e dalla costituzione di fasce e zone arbustate o alberate, andrà, nell’ambito del paesaggio a campi aperti tipico del seminativo semplice, effettuata in corrispondenza dei seguenti territori: aree di interesse naturalistico e in prossimità di aree protette e zone umide; ambiti ripariali dei fiumi e corsi d’acqua minori oggi privi di fasce di vegetazione ripariale, comprese forre e valloni minori; viabilità poderale e interpoderale; invasi naturali e artificiali; emergenze rocciose isolate. La realizzazione delle fasce arbustate o alberate andrà effettuata nel rispetto dei caratteri fitogeografici del territorio. b) paesaggio dei seminativi arborati: l’indirizzo è quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre l’attivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure: LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 170 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti – per le produzioni tradizionali tipiche a carattere estensivo e specifica localizzazione, mantenimento della destinazione colturale per impianti a specifica tipologia e localizzazione, nelle aree di applicabilità della misura; – per gli impianti posti su terrazze, impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dell’ambiente e la cura del paesaggio: in particolare, per i fini della conservazione del paesaggio, mantenimento della funzionalità degli impianti, manutenzione ed eventuale ripristino dei terrazzamenti. c) paesaggio delle colture arboree: l’indirizzo è quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale con la conservazione di espressioni locali da individuare e perimetrare specificamente aventi particolare valore storico e paesaggistico, o rilevanti per i fini della conservazione, didattico-ricreativi, ecologici, testimoniali della qualità e la varietà del germoplasma, particolarmente quando prossime o interne ai perimetri urbani o legate alla presenza di ville storiche, rappresentandone pertinenze o cornici ambientali. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre l’attivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure: – per le produzioni tradizionali tipiche a carattere estensivo e specifica localizzazione, a ordinamento asciutto, mantenimento della destinazione colturale; – per gli impianti posti su terrazze, impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dell’ambiente e la cura del paesaggio: in particolare, per i fini della conservazione del paesaggio, mantenimento della funzionalità degli impianti, manutenzione ed eventuale ripristino dei terrazzamenti. d) paesaggio del vigneto: l’indirizzo è quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre l’attivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure: – per i vigneti ad alberello e controspalliera in asciutto per le produzioni tradizionali tipiche a carattere estensivo e specifica localizzazione, mantenimento della destinazione colturale per impianti a specifica tipologia e localizzazione, nelle aree di applicabilità della misura; – per gli impianti posti su terrazze, impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dell’ambiente e la cura del paesaggio: in particolare, per i fini della conservazione del paesaggio, mantenimento della funzionalità degli impianti, manutenzione ed eventuale ripristino dei terrazzamenti. e) paesaggio dell’agrumeto: l’indirizzo è quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale, con la conservazione di espressioni locali da individuare e perimetrare specificamente aventi particolare valore storico e paesaggistico, o rilevanti per i fini della conservazione, didattico-ricreativi, ecologici, testimoniali della qualità e la varietà del germoplasma, particolarmente quando prossime o interne ai perimetri urbani o legate alla presenza di ville storiche, rappresentandone pertinenze o cornici ambientali. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre l’attivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure: LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 171 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti – per gli impianti di agrumi posti su terrazze, mantenimento della destinazione colturale e impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dell’ambiente e la cura del paesaggio; in particolare: mantenimento della funzionalità degli impianti, manutenzione ed eventuale ripristino dei terrazzamenti. f) paesaggio dei mosaici colturali: l’indirizzo è quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale, con la conservazione di espressioni locali da individuare e perimetrare specificamente aventi particolare valore storico e paesaggistico, o rilevanti per i fini della conservazione, didattico-ricreativi, ecologici, testimoniali della qualità e la varietà del germoplasma, particolarmente quando prossime o interne ai perimetri urbani o legate alla presenza di ville storiche, rappresentandone pertinenze o cornici ambientali. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre l’attivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure previste per le seguenti classi di uso del suolo: agrumeto, vigneto, mandorleto, noccioleto, oliveto. Art.13 Archeologia La pianificazione paesistica, oltre alla tutela delle aree accertate e vincolate ai sensi delle leggi nazionali, promuove la tutela attiva delle aree archeologiche individuate e da individuare in un contesto tale da consentire la giusta valorizzazione e la conservazione delle potenzialità’ didattiche, scientifiche e/o turistiche delle stesse. Con riferimento alle componenti del sottosistema di cui all’art. 3, si indicano i seguenti criteri di valutazione e indirizzi normativi: 1) Criteri di valutazione Premesso che il valore dei siti archeologici va considerato sempre elevato, la vulnerabilità endogena ed esogena sarà valutata tenendo conto dei seguenti elementi: Vulnerabilità endogena: – fragilità strutturale d’insieme – fragilità funzionale d’insieme (es. quando il sito è scarsamente fruibile) – fragilità dei singoli elementi, relazioni o processi – fragilità del supporto abiotico (es. terreno franoso, etc.) – fragilità biologica generale – fragilità biologica specifica (es. degrado vegetazionale del sito) – propensione spontanea al degrado (es. deperimento della risorsa) – degrado in atto – presenza di condizioni che accelerano il degrado Vulnerabilità esogena: – precarietà ambientale generale (es. abbandono, nessun uso del contesto) – precarietà ambientale specifica relativa a fattori determinabili (es. frane, etc.) – presenza di fattori esterni che accelerano il degrado (es. discariche, etc.) – degrado potenziale da attività umane probabili (es. cave, etc.) – visibilità elevata (es. posizione panoramica adatta all’insediamento, etc.) – facilità di occultamento LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 172 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti – vulnerabilità delle configurazioni formali (es. vandalismo, mancata tutela, scavi clandestini) 2) Indirizzi – Per le aree complesse (città), aree complesse di entità minore e gli insediamenti, manufatti isolati e manufatti per l’acqua (A, A1, A2, A3, A4), le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali competenti per territorio procederanno alla emanazione dei vincoli ai sensi degli art. 1 e 21 della L. 1089/39. Tali aree potranno essere incluse in parchi ed aree archeologiche provinciali, intercomunali o comunali, e gestite sotto l’alta sorveglianza e responsabilità della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali. I beni inclusi in tali categorie andranno sottoposti a conservazione e valorizzazione tendendo soprattutto alla salvaguardia del loro sistema di relazioni interne e alla riqualificazione del rapporto con il paesaggio circostante. Particolare attenzione andrà posta per quei centri abitati dell’antichità individuati nella tavola dei siti di interesse archeologico, sottostanti anche solo parzialmente ai centri abitati contemporanei e pertanto modificati a volte profondamente. Nella redazione degli strumenti di pianificazione locale, i Comuni, raccordandosi con le Soprintendenze per i Beni Culturali ed Ambientali, dovranno effettuare gli studi propedeutici alla perimetrazione delle aree di interesse archeologico, al fine di: 1) prevedere la sistematica messa in luce delle testimonianze archeologiche, per il loro inserimento nel circuito di fruizione culturale e/o turistico del centro, quale fonte ulteriore per la messa in evidenza delle origini culturali dei centri urbani, nel rispetto dei loro caratteri storici e tipologici; 2) prevedere la bonifica dei luoghi qualora essi siano sottoposti a pressione antropica, oggetto di discariche abusive o di altre attività incompatibili con le finalità di salvaguardia, tutela e valorizzazione didattico-scientifica; 3) garantire l’inserimento delle parti archeologiche nel tessuto della città moderna; 4) sottoporre a parere preventivo della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali competente per territorio tutti i progetti di trasformazione e/o nuova costruzione che interessano gli strati sottostanti le pavimentazioni dei piani terra, di modo che l’Amministrazione possa provvedere preventivamente con propri mezzi o con l’alta sorveglianza alla verifica della consistenza archeologica, della qualità e valore dei ritrovamenti eventuali. – Le aree di insediamenti in grotta e dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche dovranno essere sottoposte a conservazione orientata che preveda, in attesa di definizione di parchi archeologici che li comprendano, un’area di rispetto circostante dove non può essere autorizzata alcuna opera che arrechi nocumento alla godibilità del bene, specie per ciò che riguarda il suo contesto paesistico, né potranno essere ammesse opere di trasformazione agricolo-forestale senza il preventivo parere vincolante della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali; né essere eseguiti scavi di alcun genere con mezzi pesanti all’interno o all’esterno del sito, con esclusione degli scavi archeologici scientifico-didattici realizzati od autorizzati dalla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali territorialmente competente. – Le aree di manufatti isolati dovranno essere soggette a conservazione con il loro contesto. Per tali aree sono compatibili solo attività culturali e di ricerca. Qualora i manufatti non siano già sottoposti a tutela ai sensi degli art. 1, 2 e 3 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 173 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti ed art. 21 della L. 1089/39, le Soprintendenze provvederanno ad attuare le relative procedure. La perimetrazione delle aree dovrà individuare l’esatta consistenza del bene e di un congruo intorno, al fine di assicurarne la godibilità, salvaguardare il contesto naturale, il decoro e l’integrità dei luoghi. Particolare attenzione andrà posta verso quei fattori o elementi che esaltino la prospettiva, gli sfondi visuali, la godibilità dei manufatti dalla grande alla breve distanza, dei coni ottici e delle essenze naturali circostanti e, dove possibile, prevedendo anche eventuali schermature verdi per presenze edilizie estranee ed incombenti sul bene da tutelare. – Nelle aree di interesse archeologico (aree di frammenti, frequentazioni, presenze, testimonianze e segnalazioni) i progetti di interventi trasformativi dovranno essere sottoposti al preventivo controllo delle sezioni Beni Paesaggistici, Architettonici ed Urbanistici e Beni Archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali, per la verifica delle condizioni atte ad evitare la perdita dei beni presenti. Tale verifica, da effettuarsi anche con sondaggi e scavi scientifici, potrà portare anche alla conservazione assoluta del sito, qualora esso, una volta indagato, mostri un interesse peculiare archeologico e/o paesistico. – Le aree interessate da reperti puntuali o lineari di viabilità saranno sottoposte a conservazione. Esse devono essere oggetto di indagini e studi sistematici a cura della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali. – Infine nelle strutture marine, sottomarine e nei relitti, connessi all’antico uso del mare, dovrà essere sottoposta ad autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali competente per territorio ogni opera di trasformazione sia sulla terraferma che sott’acqua. In particolare, eventuali nuove sistemazioni portuali in prossimità delle insenature naturali, già servite in antico come punto di attracco delle navi, dovranno essere sottoposte a sondaggi preventivi della Soprintendenza che, in caso di scoperta di strutture di notevole interesse, potrà inibire ogni trasformazione dei luoghi o stabilire particolari condizioni per la trasformazione delle aree individuate. Nelle aree indiziate per la presenza di relitti sommersi dovrà essere inibita la pesca con reti a strascico e l’immersione con l’uso di respiratori e bombole non autorizzata dalla Capitaneria di porto e/o Guardia di Finanza, con esclusione delle ricognizioni a carattere scientifico preventivamente autorizzate anche dalla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali. Le strutture portuali sommerse dell’antichità ed i relitti navali potranno altresì motivare l’istituzione di speciali riserve e/o parchi sottomarini per la fruizione culturale e scientifica. Art.14 Centri e nuclei storici Il Piano individua quali centri e nuclei storici le strutture insediative aggregate storicamente consolidate delle quali occorre preservare e valorizzare le specificità storico-urbanistico-architettoniche in stretto e inscindibile rapporto con quelle paesaggistico-ambientali. Le indicazioni e le individuazioni cartografiche e i relativi elenchi, che fanno parte integrante dei presenti indirizzi, andranno sottoposti a controllo, verifica, completamento, dettaglio e specificazione in sede locale, al fine dell’individuazione di tutti i centri e nuclei storici esistenti nonché della perimetrazione delle zone A, di cui al D.M. 2 aprile 1968 n. 1444. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 174 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti L’Amministrazione centrale e periferica dei Beni Culturali e Ambientali, di concerto con gli Enti Locali, provvederà a tali adempimenti sulla scorta degli indirizzi delle presenti Linee Guida. Alla base delle perimetrazioni dei centri e nuclei storici andranno poste, in prima istanza, le cartografie storiche dell’I.G.M. in scala 1:25000 risalenti al periodo tra l’inizio del secolo e la seconda guerra mondiale (1906-1943 circa). Per i necessari approfondimenti saranno utilizzate tutte le ulteriori fonti cartografiche reperibili, ed in particolare i fogli I.G.M. 1:50000, serie storiche (1865-85 circa) e le mappe catastali di primo impianto; documentazione di riferimento saranno anche le indicazioni contenute nelle schede Centro Storico Urbano già redatte dalle Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali. Dovranno inoltre essere tenuti in considerazione tutti gli elementi (storici, fisici, naturali, ambientali) la cui alterazione o trasformazione possa compromettere la leggibilità e significatività del centro o nucleo storico in ragione delle relazioni visive, formali, funzionali intercorrenti fra esso ed i predetti elementi. Le analisi prima indicate dovranno condurre, attraverso metodologie unificate, all’individuazione di valore e vulnerabilità endogena ed esogena secondo i criteri che seguono, nonché alla specificazione degli indirizzi sottoindicati. 1) Criteri di valutazione Per il valore: – integrità – rarità, unicità – peculiarità – rappresentatività – importanza culturale – importanza testimoniale – importanza storica – leggibilità dell’insieme – importanza visuale d’assieme – importanza formale, estetica Per la vulnerabilità endogena: – fragilità strutturale d’insieme – fragilità funzionale d’insieme – fragilità dei singoli elementi, relazioni o processi – propensione spontanea al degrado – degrado in atto – presenza di condizioni che accelerano il degrado Per la vulnerabilità esogena: – precarietà ambientale generale – precarietà ambientale specifica – presenza di fattori esterni che accelerano il degrado – vulnerabilità delle configurazioni formali 2) Indirizzi La pianificazione territoriale deve tendere a consolidare e rivalutare i ruoli storici dei centri e dei nuclei, perseguendo anche a questa scala il mantenimento e la salvaguardia degli equilibri storicizzati nel quadro dell’intero sistema storicoinsediativo della Sicilia. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 175 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti In generale la disciplina urbanistica deve assicurare la conservazione e il recupero degli equilibri storicizzati, sia all’interno dei centri e nuclei che nel rapporto con l’ambiente circostante. In tal senso, le presenti Linee Guida indirizzano verso l’attenta valutazione dei caratteri geografici e paesaggistici che concorrono alla definizione della identità e dei caratteri dei centri e dei nuclei storici. La disciplina urbanistica dovrà in linea di principio consentire solo quelle trasformazioni che, mantenendo inalterati i rapporti spaziali, tipologici e planovolumetrici esistenti, interessino ambiti ed elementi privi di intrinseca rilevanza storico-artistica, ambientale o testimoniale e tendano alla salvaguardia ed al miglioramento della qualità della vita, favorendo la riappropriazione dei valori da parte della comunità locale. La definizione e l’articolazione degli interventi dovranno tenere conto delle valenze e delle peculiarità intrinseche dei centri e dei nuclei storici così come emergenti da indagini e ricognizioni dirette, analisi e ricerche riguardanti, fra l’altro: a) particolarità della localizzazione geografica, delle funzioni e del ruolo nel sistema insediativo e territoriale; b) giacitura orografica, rapporto con gli elementi naturali (coste, fiumi, torrenti, rocche, etc.), caratteristiche geologiche e geomorfologiche; c) originalità, complessità e rappresentatività del tessuto storico-urbanistico, architettonico ed edilizio; d) caratteri dell’edificato in termini di struttura e tipologia edilizia; e) rapporti ed eventuali gerarchie spaziali e volumetriche, presenza di nodi, “fuochi”, polarità funzionali o rappresentative; f) presenza di complessi, edifici e manufatti di carattere storico monumentale e storico-ambientale, di “verde” storico (giardini, orti, etc.) anche privato; g) significatività, rappresentatività, fruibilità degli spazi pubblici (piazze, strade, giardini, etc.); h) carattere e qualità dell’arredo urbano; i) stato di conservazione del patrimonio storico-urbanistico e architettonicoedilizio; l) criticità in atto nei nuclei o nel contesto. Valgono inoltre i seguenti indirizzi più specifici con riferimento alla classificazione operata nelle presenti Linee Guida del Piano: 2.1.) Per i centri storici di origine antica (A) o medievale (B) si sottolinea la necessità del riequilibrio, o del mantenimento dell’equilibrio eventualmente esistente, nel rapporto centro storico/espansioni recenti, tramite l’adozione di tutte le misure atte a salvaguardare l’identità e la riconoscibilità del centro medesimo, e nell’attenta considerazione di una equilibrata distribuzione delle funzioni. Ogni intervento nel centro storico deve inoltre tendere: alla conservazione della stratificazione storica, da mantenere leggibile e riconoscibile in ogni sua fase; alla conservazione e valorizzazione dei resti e delle tracce che testimoniano l’origine antica del centro; alla valorizzazione delle cinte murarie e dei perimetri (fossati, bastioni, orti, etc.), degli episodi urbani e monumentali, dell’architettura storico-ambientale; alla riqualificazione dell’immagine spesso compromessa da superfetazioni; al recupero per fini ed usi integrati tra i quali sia favorito quello residenziale ed abitativo tramite la riqualificazione diffusa del tessuto edilizio. Andranno LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 176 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti 2.2.) 2.3.) 2.4.) 2.5.) 2.6.) preservati e valorizzati, soprattutto per i centri di origine medievale, i rapporti e le condizioni ambientali al contorno, tenendo in debita considerazione le condizioni orografiche e geomorfologiche, ponendo altresì particolare attenzione al mantenimento dei caratteri dei margini ancora integri. Per i centri storici “di nuova fondazione” (C) e per quelli della ricostruzione del Val di Noto (D) si raccomanda particolare attenzione al rapporto con il contesto territoriale agricolo e naturale, alla conservazione dei caratteri percettivi nell’avvicinamento dal territorio al centro e del carattere dei margini. Ove esistente, andrà conservato il verde storico che media il rapporto cittàcampagna, oggi fortemente compromesso da edificazioni ed espansioni ignare della realtà storica in cui si innestano. Si sottolinea la necessità del miglioramento delle condizioni abitative, spesso precarie in relazione alle tipologie adottate, senza però compromettere la leggibilità del tessuto urbanistico-edilizio e nel rispetto planimetrico e volumetrico della maglia e dei comparti urbani; si raccomanda altresì la conservazione dei rapporti e delle eventuali gerarchie spazio-volumetriche e la valorizzazione delle emergenze monumentali. In particolare, per i centri della ricostruzione del Val di Noto, andranno in ogni modo conservate e valorizzate le qualità monumentali, spaziali ed urbanistiche prevedendo anche interventi di riqualificazione e restauro ambientale nelle zone di margine e delle espansioni recenti e contemporanee nel senso di un loro ordinamento coerente rispetto alla forma dell’impianto urbano. Per i nuclei storici (E) si considera essenziale la conservazione della loro identità e leggibilità, evitando le saldature fra nuclei vicini, e sottolineandone le peculiarità storico-funzionali tramite interventi di restauro e valorizzazione delle emergenze, di recupero delle tipologie edilizie e di promozione della conoscenza. Nei casi in cui in tali nuclei risulti oggi compromessa la specifica individualità e identità, o per una già avvenuta fusione di più nuclei, o per un’aggressione da parte di espansioni urbane recenti, andrà comunque riconosciuto il carattere e il valore storico del nucleo medesimo, prevedendo gli interventi idonei alla sua salvaguardia e valorizzazione. Per i nuclei storici generatori di centri complessi (F), pur ritenendo essenziale il mantenimento della loro identità e leggibilità, andrà considerato come tali nuclei costituiscano oggi parti di un tutto che ai fini della pianificazione urbanistica deve essere globalmente e complessivamente salvaguardato. In tal senso, oltre agli interventi necessari in ogni nucleo in dipendenza della specifica caratterizzazione di origine e formazione, andranno previsti, ove necessario, interventi di restauro ambientale nelle zone o fasce di saldatura dei nuclei medesimi col contesto urbano. Per i nuclei storici a funzionalità specifica (G) – borghi rurali dell’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano, case dei ferrovieri e villaggi minerari – vengono evidenziati i rischi derivanti dall’abbandono e la necessità di un recupero volto alla conservazione e alla valorizzazione delle peculiarità strutturali storiche di nucleo a crescita conclusa fortemente integrato nel territorio e nel paesaggio. Per i centri storici abbandonati (H) si propone lo svolgimento di indagini appropriate, da condurre, a seconda delle necessità dei casi, anche secondo i metodi dell’indagine archeologica; dovranno quindi essere previsti idonei LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 177 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti interventi, anche tramite la “ruderizzazione guidata”, che preservino tali centri dalla definitiva scomparsa reinserendoli nel paesaggio di cui documentano storia e costituzione. Art.15 Beni isolati I Comuni, di concerto con le Province Regionali e con le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali, provvederanno al controllo e al completamento degli elenchi di beni isolati allegati alle Linee Guida ricadenti nei territori di pertinenza e alla redazione di elaborati cartografici atti alla loro rappresentazione. Gli elenchi elaborati dalle Linee Guida, unitamente alle cartografie, fanno parte integrante dei presenti indirizzi. Copia degli elenchi definitivi dei beni e della relativa documentazione verrà trasmessa all’Assessorato regionale dei Beni Culturali e Ambientali e ai suoi uffici periferici. I beni isolati individuati dalle Linee Guida del Piano sono raggruppati nelle seguenti classi e tipologie: A ARCHITETTURA MILITARE A1 Torri A2 Bastioni, castelli, fortificazioni, rivellini A3 Capitanerie, carceri, caserme, depositi di polveri, fortini, polveriere, stazioni dei carabinieri B ARCHITETTURA RELIGIOSA B1 Abbazie, badie, collegi, conventi, eremi, monasteri, santuari B2 Cappelle, chiese B3 Cimiteri, ossari C ARCHITETTURA RESIDENZIALE C1 Casine, casini, palazzelli, palazzetti, palazzine, palazzi, ville, villette, villini D ARCHITETTURA PRODUTTIVA D1 Aziende, bagli, casali, case, cortili, fattorie, fondi, gasene, masserie D2 Case coloniche, dammusi, depositi, frumentari, magazzini, stalle D3 Cantine, oleifici, palmenti, stabilimenti enologici, trappeti D4 Mulini D5 Abbeveratoi, acque, cisterne, fontane, fonti, gebbie, macchine idriche, norie, pozzi, senie, serbatoi, vasche D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere, solfare D9 Calcare, fornaci, forni, stazzoni D10Acciaierie, cantieri navali, cartiere, centrali (elettriche, elettrotermiche), concerie, distillerie, fabbriche, manifatture tabacchi, officine, pastifici, polverifici, segherie, sugherifici, vetrerie E ATTREZZATURE E SERVIZI E1 Caricatori, porti, scali portuali E2 Aeroporti E3 Bagni e stabilimenti termali, terme E4 Alberghi, colonie marine, fondaci, locande, osterie, rifugi, ristoranti, taverne E5 Asili dei poveri, case di convalescenza, gasometri, istituti (agrari, zootecnici), lazzaretti, macelli, manicomi, orfanotrofi, ospedali, ospizi, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 178 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti osservatori, radio-telegrafi, ricoveri, sanatori, scuole, telegrafi, stazioni ippiche E6 Fanali, fari, fari-lanterne, lanterne, lanternini, semafori L’elenco delle tipologie sopra riportato potrà essere ulteriormente incrementato con l’inclusione di tipi nuovi e/o diversi in relazione alle situazioni specifiche. Per ciascuno dei beni costituenti l’inventario aggiornato dovranno essere effettuate analisi e indagini volte ad accertare le caratteristiche specifiche e le intrinseche qualità monumentali, storico-testimoniali o ambientali, le compatibilità degli usi attuali, lo stato di conservazione, le condizioni di fruibilità e pubblico godimento, il rapporto con il contesto territoriale e paesaggistico, individuando, attraverso metodologie unificate in base ai criteri sotto riportati, il valore di ciascun elemento, la sua vulnerabilità endogena ed esogena e specificando gli indirizzi sotto esposti. 1) Criteri di valutazione Per il valore: – integrità – rarità, unicità – peculiarità – rappresentatività – importanza culturale generale – importanza testimoniale – importanza storica – importanza sociale, di costume – leggibilità dell’insieme – produttività, valore economico-funzionale – importanza visuale d’assieme – importanza formale, estetica Per la vulnerabilità endogena: – fragilità strutturale d’insieme – fragilità funzionale d’insieme – fragilità dei singoli elementi, relazioni o processi – propensione spontanea al degrado – degrado in atto – presenza di condizioni che accelerano il degrado Per la vulnerabilità esogena: – precarietà ambientale generale – precarietà ambientale specifica (relativa a fattori determinabili) – presenza di fattori esterni che accelerano il degrado – degrado potenziale da attività umane probabili – vulnerabilità delle configurazioni formali. 2) Indirizzi Nella elaborazione o nella revisione degli strumenti di pianificazione locale dovranno essere previsti interventi idonei alla conservazione e alla valorizzazione dei suddetti beni, secondo gli indirizzi delle presenti Linee Guida. Gli interventi consentiti sui singoli manufatti dovranno far riferimento al valore e alla vulnerabilità rilevati a seguito delle indagini, prevedendo la conservazione e il restauro degli elementi di maggiore rilevanza e un regime di salvaguardia di cogenza via via inferiore per gli elementi che presentino minore rilievo. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 179 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti Si fornisce qui di seguito una prima classificazione sulla quale orientare gli interventi consentiti, fermo restando che gli indirizzi specifici andranno definiti in funzione dei caratteri propri di ciascun bene e delle valutazioni effettuate: – Sono sottoposti a regime di conservazione e pertanto soggetti a soli interventi di restauro filologicamente guidato e manutenzione ordinaria i manufatti di rilevanza elevata od eccezionale, per i quali qualsiasi trasformazione potrebbe avere come ricaduta un danno grave per il paesaggio oltre che per il bene. Rientrano in questa casistica: le architetture territoriali a carattere difensivo di rilevanza monumentale quali i castelli, il sistema delle torri costiere, le opere forti; i maggiori episodi a carattere religioso come santuari, conventi, monasteri, abbazie, eremi e le grandi chiese; l’edilizia residenziale di grande rilievo isolata nel territorio e pertanto le ville e i palazzi padronali; i più importanti manufatti dell’architettura produttiva, da quelli contraddistinti da carattere di rarità, come le tonnare e le saline, ai grandi edifici legati alle attività agricole e zootecniche (bagli, masserie, stabilimenti enologici), ai complessi di archeologia industriale di rilievo; le attrezzature ed i servizi a carattere monumentale. – I beni di interesse prevalentemente storico-testimoniale o meramente paesaggistico sono sottoposti a regime di tutela. Vengono qui compresi i manufatti con un grado di rilevanza media e pertanto le architetture militari, produttive, religiose, residenziali etc. che non presentino caratteristiche tali da essere comprese tra le precedenti, ma che costituiscono nondimeno elementi caratterizzanti del paesaggio e spesso tessuto connettivo tra i grandi episodi. Oltre agli interventi di cui al punto precedente sono consentiti anche interventi di recupero che tendano a salvaguardare i caratteri tipologici ed architettonici del bene, con particolare riferimento agli aspetti dominanti che connotano il rapporto con l’ambiente, garantendo in ogni caso la conservazione dei corpi originari e utilizzando materiali compatibili con l’architettura storica; eventuali ampliamenti dovranno essere coerenti con la tipologia del manufatto. – Per beni di minore rilevanza sarà consentita, oltre agli interventi di cui sopra, la trasformazione condizionata sotto prescrizioni da specificare meglio negli strumenti urbanistici, compatibilmente con le tipologie interessate e sempre nell’ottica di una integrazione o reintegrazione nel paesaggio. – Cave, miniere e solfare di interesse storico andranno indirizzate verso interventi di valorizzazione e di rafforzamento delle opportunità di fruizione, mentre saranno indicati opportuni interventi di recupero ambientale, in presenza di elementi di detrazione o dequalificazione. Art.16 Viabilità La pianificazione paesistica riconosce nell’infrastrutturazione storica del territorio valori culturali ed ambientali in quanto testimonianza delle trame di relazioni antropiche tessutesi nel corso dei secoli. La tutela si orienta in particolare sulla fitta rete di viabilità secondaria, che costituisce parte integrante della trama viaria storica, come pure sui rami dismessi della ferrovia. È considerata viabilità storica quella desumibile dalla cartografia I.G.M. di primo impianto in scala 1: 50000, realizzata a partire dal 1852 e riconosciuta per le strade rotabili nel 1885. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 180 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti Le individuazioni cartografiche operate per le Linee Guida andranno sottoposte a verifica e specificazione di dettaglio. Pertanto i Comuni di concerto con le Province Regionali e con le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali competenti per territorio, dovranno provvedere in via prioritaria a tali adempimenti, raccordandosi al sistema informativo impiantato presso l’Amministrazione Centrale dei Beni Culturali ed Ambientali. In sede di pianificazione paesistica, territoriale e urbanistica, si procederà alla valutazione dei singoli elementi (seguendo i criteri sotto esposti) e alla specificazione degli indirizzi normativi. 1) Criteri di valutazione Per il valore: – importanza culturale generale – importanza testimoniale – importanza storica – importanza sociale, di costume – importanza panoramica. Per la vulnerabilità endogena: – fragilità strutturale d’insieme – fragilità funzionale d’insieme – degrado in atto – presenza di condizioni che accelerano il degrado. Per la vulnerabilità esogena: – precarietà ambientale generale – degrado potenziale da attività umane probabili – pressioni d’uso o flussi di traffico. 2) Indirizzi 2.1) Viabilità esistente: sentieri, percorsi agricoli interpoderali e trazzerali e trazzere regie. La pianificazione territoriale e i piani di settore devono tendere a valorizzare la rete della viabilità esistente evitando il più possibile di sconvolgerla con aggiunte o tagli o ristrutturazioni devastanti. Insieme con la pianificazione urbanistica essa dovrebbe assicurare: a) la conservazione dei tracciati, rilevabili dalla cartografia storica, senza alterazioni traumatiche dei manufatti; b) la manutenzione dei manufatti con il consolidamento del fondo naturale e dei caratteri tipologici originali; c) la conservazione dei ponti storici e delle altre opere d’arte; d) la conservazione ove possibile degli elementi complementari quali: i muretti laterali, le cunette, i cippi paracarri, i miliari ed il selciato; Vanno evitate le palificazioni per servizi a rete (quelle esistenti dovranno essere progressivamente rimosse e sostituite con cavidotti interrati) e i cartelli pubblicitari di qualunque natura e scopo, esclusa la segnaletica stradale e quella turistica di modeste dimensioni. 2.2) I rami della ferrovia a scartamento ridotto: la pianificazione territoriale, urbanistica e di settore dovranno tendere alla loro valorizzazione, assicurando nel contempo: LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 181 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti a) la conservazione degli elementi strutturali quali: il tracciato, le stazioni, i caselli, i ponti, le gallerie e le case cantoniere, comprendendo anche tutti i complementi estetico formali originali quali le scarpate con i muri di contenimento in pietra, le pensiline, le strutture in ferro o ghisa, le torri dell’acqua, le fontane, i piccoli giardini e le recinzioni; b) il recupero e il riutilizzo dei tracciati ferroviari di servizio alle zone minerarie ed ai porti; c) l’utilizzo alternativo nei circuiti di fruibilità del paesaggio. Art.17 Paesaggio percettivo Il Piano Territoriale Paesistico Regionale tutela i valori percettivi e panoramici del paesaggio assicurandone una appropriata considerazione ai diversi livelli di pianificazione e gestione del territorio. A tal fine si riconoscono le seguenti componenti: 1) componenti strutturanti o primarie (quali le coste, i crinali, le cime, e i corsi d’acqua) individuate, in prima approssimazione, nella cartografia delle Linee Guida; 2) componenti caratterizzanti o secondarie (quali le trame orografiche, i sistemi di simmetrie, le geometrizzazioni, le focalità visive ecc.) da individuarsi in sede di pianificazione paesistica o urbanistica di maggior dettaglio; 3) componenti qualificanti o terziarie (quali le emergenze naturalistiche, archeologiche, storiche, panoramiche) individuate, nei rispettivi sistemi o sottosistemi, dalle cartografie delle Linee Guida e variamente associate in connessioni tematiche più o meno complesse. In base alla presenza di componenti primarie e terziarie, le Linee Guida definiscono, in tutto il territorio, 5 livelli di attenzione crescente : – Livello 1: aree caratterizzate da valori percettivi dovuti essenzialmente all’importanza della configurazione geomorfologica. Per tali aree gli Enti Locali provvedono ad inserire nei propri strumenti di pianificazione territoriale il quadro delle emergenze percettive (componenti primarie) che risulta dalle analisi e dalle elaborazioni del Piano Territoriale Paesistico Regionale; essi provvedono inoltre ad una prima individuazione delle componenti secondarie del paesaggio percettivo: sulla base dell’individuazione delle componenti primarie e delle suddette componenti secondarie gli Enti Locali, in collaborazione con le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali interessate, rintracciano le visuali privilegiate ed i bacini di intervisibilità (o afferenza visiva) relativi e danno luogo ad attività di valorizzazione delle valenze percettive delle aree considerate. Gli Enti Locali controllano le eventuali incidenze dei processi di antropizzazione sulle caratteristiche percettive delle aree limitrofe. Le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali, di concerto con gli Enti Locali, mettono in atto le opportune procedure di vincolo per le aree non sottoposte ad alcuna tutela specifica delle visuali e sottopongono le opere pubbliche e private in progetto sulle aree vincolate a verifica dell’impatto percettivo, raccordandosi in ciò con l’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali e Ambientali. – Livello 2: aree che devono la loro riconoscibilità oltre che alla forte connotazione geomorfologica anche alla presenza di una sola delle componenti terziarie. Oltre a quanto previsto per il livello 1, gli Enti Locali provvedono a definire i rapporti specifici da salvaguardare e valorizzare tra le componenti secondarie e quelle terziarie. Le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 182 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti promuovono altresì la mitigazione degli impatti dei detrattori visivi individuati alla scala comunale e si raccordano con le Provincie per i detrattori di maggiore interferenza visiva. – Livello 3: aree che devono la loro riconoscibilità oltre che alla forte connotazione geomorfologica anche alla presenza di due diverse componenti terziarie. Oltre a quanto previsto per il livello 2, spetta agli Enti Locali definire i rapporti specifici tra le componenti secondarie e quelle terziarie individuate. – Livello 4: aree che devono la loro riconoscibilità oltre che alla forte connotazione geomorfologica anche alla presenza di tre fra le componenti. Oltre a quanto previsto per il livello 3, spetta agli Enti Locali definire i rapporti specifici tra le componenti secondarie e quelle terziarie individuate e devono inoltre essere attivate le indispensabili sinergie amministrative, col coinvolgimento delle istituzioni provinciali e regionali di diversa competenza e dei relativi strumenti di pianificazione per adeguare la qualità della tutela al pregio paesistico-percettivo dell’area considerata. – Livello 5: aree che devono la loro riconoscibilità oltre che alla forte connotazione geomorfologica anche alla presenza dell’intera gamma delle componenti terziarie di qualificazione. Oltre a quanto previsto per il livello 4, devono essere attivate le indispensabili sinergie amministrative, col coinvolgimento delle istituzioni provinciali e regionali di diversa competenza e dei relativi strumenti di pianificazione, per adeguare con procedura di urgenza la qualità della tutela al pregio paesistico-percettivo dell’area considerata, avviando all’occorrenza la pianificazione paesistico-percettiva di dettaglio. In sede di pianificazione urbanistica e paesistica di maggiore dettaglio, i livelli d’attenzione di cui sopra dovranno essere verificati tenendo conto altresì delle condizioni contestuali influenti nella percezione al fine di rintracciare i principali processi di degrado percettivo o interferenza visiva, anche potenziali (rischio percettivo), delle aree considerate. Oltre all’individuazione dei suddetti livelli di attenzione, le Linee Guida sottopongono a tutela tutti quei punti o percorsi stradali ed autostradali che consentono visuali particolarmente ampie e significative del paesaggio siciliano, poiché offrono alla pubblica fruizione immagini rappresentative delle molteplici valenze ambientali e culturali dell’isola. La valenza percettiva di tali punti e percorsi trova ulteriore arricchimento nella accertata storicità di alcuni di essi e nella frequentazione degli stessi da parte di quei viaggiatori che nei secoli scorsi hanno contribuito alla formazione di alcune coerenti rappresentazioni, non solo grafico-pittoriche, del paesaggio siciliano ed al diffondersi di queste nel mondo. I principali fra gli anzidetti punti e percorsi panoramici risultano indicati nella cartografia allegata agli elaborati del Piano Territoriale Paesistico Regionale, che ne esplicita il ruolo di componenti terziarie (qualificanti) del paesaggio. Le opportunità di visione che gli stessi punti e percorsi offrono dovranno essere definite in dettaglio mediante le analisi percettive messe in atto a cura delle Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali. che, anche con l’aiuto di indagini di visibilità automatizzate, individueranno le situazioni critiche ed in particolare i fattori di degrado e detrazione visiva e, di concerto con gli Enti Locali, organizzeranno il complesso delle azioni di mitigazione degli effetti negativi degli stessi. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 183 TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti Più specificamente, nella valutazione della panoramicità di un percorso dovranno essere prese in considerazione essenzialmente l’altitudine e la pendenza caratteristiche dei luoghi nonché la densità viaria rilevata nell’area. A seguito dell’elaborazione delle analisi di dettaglio di cui sopra la tutela dei suddetti punti e percorsi panoramici, esercitata dalle Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali, si esplicherà prevedendo: a) il divieto di apposizione di cartelloni pubblicitari di qualsiasi forma e dimensione che possano interferire con la panoramicità dei punti o percorsi considerati; b) il divieto dell’edificazione sulle aree adiacenti di manufatti di qualsivoglia genere, che perciò possono direttamente interferire con la panoramicità delle aree individuate; per le aree più discoste si prevederà l’accurato inserimento visivo dei manufatti da edificare in quanto solo indirettamente interferenti con le visuali relative agli anzidetti punti o percorsi; c) una progettazione ed esecuzione di interventi migliorativi delle caratteristiche tecniche dei percorsi viari panoramici che non leda in alcun modo le opportunità di fruizione del paesaggio circostante da questi offerte e che favorisca l’inserimento dello stesso percorso nel locale contesto naturale ed ambientale; d) il divieto di piantumare il ciglio stradale con essenze arboree di qualsivoglia sviluppo, escludendo da tale divieto le operazioni di ripristino di eventuali preesistenti alberature di pregio dimensionale, storico o paesaggistico; e) una illuminazione stradale, ove strettamente necessaria, che utilizzi pali apposti sul lato a monte di strade di mezza costa e dovrà essere particolarmente diradata in quelle di crinale; dovranno essere esclusi in ogni caso cavi aerei di qualsiasi tipo; f) una progettazione ed installazione di qualsivoglia struttura funzionale alla circolazione veicolare che risulti compatibile con le acclarate valenze paesaggistiche del percorso considerato o dei punti panoramici in esso presenti. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 184 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 Titolo III Descrizione degli ambiti territoriali: loro caratteri peculiari Art. 18 Descrizioni 1 AREA DEI RILIEVI DEL TRAPANESE L’ambito è caratterizzato dalla penisola montuosa di San Vito, estrema propaggine del Golfo di Castellammare, da strette e piccole valli, da rilievi calcarei rigidi e compatti, irregolarmente distribuiti, emergenti bruscamente dal mare e da distese ondulazioni argillose che degradano dolcemente verso l’entroterra con altitudini comprese tra i 600 e 1100 metri s.l.m. I rilievi si orientano secondo due crinali principali: quello del Monte Inici e quello dei monti Scardina e Monaco. Il paesaggio offre numerosi e mutevoli quadri naturali esaltati dalla notevole visibilità complessiva del massiccio montuoso che costituisce il fondale scenografico del Golfo di Castellammare. I rilievi di Monte Cofano e di Monte S. Giuliano insieme alla città di Erice costituiscono punto di riferimento ed elementi di relazioni percettive e storico-culturali del paesaggio delle isole Egadi, della costa del trapanese con le saline, delle isole dello Stagnone, delle piane di Bonagia e del Cofano, delle morbide colline interne. Il Monte Cofano avanza nel mare formando il Golfo del Cofano, conca naturale sulla quale si affaccia la piana di Castelluzzo ed il Golfo di Bonagia che si apre sull’omonima ampia pianura calcarea chiusa ad ovest dal rilievo di Monte S. Giuliano. La morfologia della costa è articolata dalla presenza di numerose insenature, punte e promontori, falesie, scarpate rocciose, pianori calcarei e spiagge strette limitate da scarpate di terrazzo. Di notevole importanza è il complesso coralligeno sui versanti orientali particolarmente in corrispondenza della costa di Scopello che è bordata dalla caratteristica formazione del “Marciapiede di Vermeti”. Il complesso dei rilievi calcarei, spesso destinati o coperti da praterie e garighe mediterranee, ospita formazioni di macchia a palma nana, anche di grande rilevanza paesaggistica, e numerose entità floristiche di grande interesse (biotopi di Monte Cofano e dello Zingaro); le formazioni forestali sono ridotte a frammenti di bosco climacico (Monte Scorace e Monte S. Giuliano) e stenti popolamenti forestali artificiali a conifere e latifoglie esotiche (Monti Inici e Scorace), che si sovrappongono alle originarie formazioni autoctone. Le condizioni di scarsa produttività dei terreni, che hanno nel tempo orientato le attività in prevalenza verso il pascolo, l’arboricoltura e localmente verso un’agricoltura a carattere familiare, recentemente hanno lasciato ampie superfici incolte ed esposte sempre più al pascolo e alle aspettative di carattere essenzialmente edificatorio. I terrazzi abbandonati e le tracce di colture legnose ancora presenti caratterizzano questo paesaggio che va progressivamente perdendo identità. Il paesaggio agrario delle colline argillose e delle zone sub-pianeggianti è connotato da coltivazioni arboree, vigneto da vino, seminativi associati a vigneto e da rari frammenti di coltivazioni legnose (oliveti sporadicamente associati al mandorleto). La presenza dell’uomo è testimoniata sin dall’età preistorica (paleoliticoneolitico) ed è stata influenzata dalla complessa situazione orografica. Le caratteristiche carsiche degli anfratti, ripari, grotte presenti nelle pendici dell’Erice, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 185 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 del Cofano e di Capo S. Vito, hanno favorito l’insediamento sin dal paleolitico superiore come testimoniano graffiti di notevole importanza. In epoca storica l’area si trova al centro delle principali correnti di civilizzazione del mediterraneo: gli Elimi che fondano Erice, i fenicio-punici, i romani che costruiscono insediamenti produttivi e abitativi. I processi di modernizzazione che si manifestano a valle alla fine dell’800 e nel 900 determinano la decadenza della città di Erice e la nascita di una serie di borghi (Paparella, S. Marco, Custonaci, S. Vito, Buseto Palizzolo) che nel secondo dopoguerra acquistano la loro autonomia amministrativa. I recenti processi di urbanizzazione legati all’espansione della città di Trapani ed alla diffusione della seconda casa lungo la costa e nelle aree pianeggianti e l’intensa attività costruttiva hanno cambiato profondamente il paesaggio costiero agricolo. Il centro di Castellammare diviene punto di riferimento per l’entroterra alcamese e per l’insediamento turistico costiero che si sviluppa linearmente lungo il Golfo omonimo. L’ambito è caratterizzato dall’alto valore del paesaggio vegetale di tipo naturale che è presente nella parte settentrionale e sui maggiori rilievi isolati, da elementi di grande interesse storico, archeologico ed artistico, nonché da manufatti legati alle attività produttive ed alla difesa della costa che testimoniano una qualità diffusa nei caratteri dell’architettura tradizionale (tonnare, torri costiere, bagli, etc...). La qualità del paesaggio si mantiene elevata ed interessa ambienti emersi e sommersi, gli uni in prevalenza caratterizzati dagli aspetti naturali e seminaturali della copertura vegetale - sia pure spesso danneggiati dal disboscamento, dal pascolo e dagli incendi - gli altri in generale non eccessivamente compromessi dall’azione antropica che si manifesta con azioni localizzate di inquinamento derivanti dagli scarichi urbani, dalle lavorazioni del marmo e dalle trasformazioni dei prodotti agricoli. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 186 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Trapani • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Buseto Palizzolo, Castellammare del Golfo, Custonaci, Erice, San Vito Lo Capo, Valderice • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 427,75 abitanti residenti 64.896 densità 152 sparsa 1.401 (2%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 62.240 (96%) 1.261 (2%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 – – 100% – – 100% – 14% 86% – – – 18% 74% 8% – 1% 59% 23% 17% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 187 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) 10% < 1% 9% 35% – – 40% – – 33% – 3% 39% – 5% – – – – 28 – 38 – – – – – 5% 5% – 10 20 14 – 16 2 4 – 6 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 188 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 11 17% 3 11 – 1 – SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) 60% 32% 8% – – – – – – – – – – – – – – – – 4% 2% – 26% – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 189 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: – – – – – xxx 61% 3% 4% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli - Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo Terra – – 24% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo 3% – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 3% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 190 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli bruni bruni calcarei Suoli Litosuoli vertici – 10% – 5% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – 1% 11% – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto – – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo – 2% 1% 6% – discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. – 14% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 20% da mediocre a buona seminativo – bassa seminativo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 1% 16% 14% – 6% 15% – 48% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 191 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 Comarche 1583-1812 Distretti 1812-1861 Intendenze 1818-1861 Circondari Diocesi al 1850 • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici Erice, Salemi, Trapani Alcamo, Trapani Trapani Castellammare del Golfo, Erice Mazara del Vallo, Trapani Castellammare del Golfo, San Vito Lo Capo Buseto Palizzolo Custonaci, Erice, Valderice – – 4% – 8% – 7% – 1% 26% 2 – – 5% 2% – – 47% * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) 7 37 467 – – – – – 1 2 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 192 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 porti militari e per la sicurezza (n°) – Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) – linee elettriche 220Kv (pres.) – ricevitrici (n°) – stazioni di smistamento (n°) – centrali idroelettriche (n°) – centrali termoelettriche (n°) – centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) – Rete idrica acquedotti (pres.) bassa potabilizzatori (n°) – dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) – Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 16 depuratori in esercizio (n°) 3 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O – – – – – – – 1 – 1 20 11 1.336 Alcamo Custonaci Trapani in ripr. debole in crescita in crescita 5,96% 11,37% 3,69% 13,92% 11,95% 11,39% • • • • • • • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 193 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 C D E F G H I J K L M N O – Estrazione di minerali – Attività manifatturiere – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas – Costruzioni – Commercio all’ingrosso e al dettaglio – Alberghi e ristoranti – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni – Intermediazione monetaria e finanziaria – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale – Istruzione – Sanità e altri servizi sociali – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine 1 1 24 – – 1 1 – 1 – – – – – 4 – – – 1 2 – 2 12 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 194 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1 F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 2 – – 10 4 – 95 68 167 – 8 3 1 3 10 3 10 69 – 1 5 10 5 – 4 – – – – – 1 – 3 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 195 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 2 AREA DELLA PIANURA COSTIERA OCCIDENTALE Il territorio costiero che dalle pendici occidentali di Monte S. Giuliano si estende fino a comprendere i litorali della Sicilia sud-occidentale, è costituito da una bassa piattaforma calcareo-arenacea con debole inclinazione verso la costa bordata dalle caratteristiche saline, da spiagge strette limitate da terrazzi e, sulla costa meridionale, da ampi sistemi dunali. Le placche calcarenitiche delle Isole Egadi e dello Stagnone costituiscono un paesaggio unico compreso in un grande sistema paesaggistico che abbraccia Monte S. Giuliano, la falce di Trapani e l’arcipelago delle Egadi. Le parti terminali di diversi corsi d’acqua di portata incostante o nulla durante le stagioni asciutte, anche se fortemente alterate da interventi sulle sponde e sulle foci, segnano il paesaggio. Sistema di grande interesse naturalistico-ambientale è la foce del Belice. Il paesaggio vegetale antropico modellato dall’agricoltura è largamente prevalente ed è caratterizzato dalle colture legnose (vigneto nell’area settentrionale, oliveto nel territorio compreso fra Castelvetrano e la costa) dai mosaici colturali di piantagioni legnose in prossimità dei centri abitati. L’agrumeto compare raramente, concentrato soprattutto nei “giardini” ottenuti dalla frantumazione dello strato di roccia superficiale delle “sciare”. Le terre rosse ed i terreni più fertili ed intensamente coltivati cedono il posto, nel territorio di Marsala, alle “sciare”, costituite da un caratteristico crostone calcarenitico, un tempo interamente coperto da una macchia bassa a palma nana ed oggi progressivamente aggredito da cave a fossa e dalle colture insediate sui substrati più fertili affioranti dopo le successive frantumazioni dello strato roccioso superficiale. Il paesaggio vegetale naturale in assenza di formazioni forestali è costituito da sparse formazioni di macchia sui substrati più sfavorevoli per l’agricoltura, (macchia a palma nana delle “sciare” di Marsala e di Capo Granitola) dalle formazioni legate alla presenza delle lagune costiere e degli specchi d’acqua naturali di Preola e dei Gorghi Tondi, da quelle insediate sulle formazioni dunali e rocciose costiere. Numerosi biotopi di interesse faunistico e vegetazionale si rinvengono nelle Riserve Naturali Orientate delle Isole dello Stagnone, delle Saline di Trapani e Paceco e della Foce del fiume Belice e dune limitrofe, nelle zone umide costiere dei Margi Spanò, Nespolilli e di Capo Feto (Mazara del Vallo), alle foci dei fiumi Delia e Modione, quest’ultimo incluso all’interno del Parco Archeologico di Selinunte. Il rapporto con le civiltà esterne ha condizionato la formazione storica e lo sviluppo delle città costiere, luoghi di religione e di incontro con le culture materiali e politiche nel bacino del Mediterraneo e più segnatamente con quelle dell’Africa nord-occidentale e della penisola iberica. L’area infatti è stata costante riferimento per popoli e culture diverse: Mozia, Lilibeo, Selinunte, Trapani, Mazara, Castelvetrano sono i segni più evidenti di questa storia successivamente integrati dai centri di nuova fondazione di Paceco, Campobello di Mazara, Menfi, legati alla colonizzazione agraria. Questi fattori storici hanno condizionato nel tempo le forme spaziali ed i modelli economico-sociali che hanno originato ambienti urbani e rurali i cui segni persistono negli assetti insediativi attuali. Questo patrimonio culturale ha caratteri di eccezionalità e va salvaguardato. Gli intensi processi di LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 196 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 urbanizzazione estesi a tutta la fascia costiera hanno comportato profonde trasformazioni della struttura insediativa anche se condizionati da una situazione generale di marginalità e di arretratezza. Tutto il sistema urbano tende ad integrarsi e relazionarsi costituendo un’area urbana costiera i cui nodi sono le città di Trapani, Marsala e Mazara che si differenziano per le loro funzioni urbane dai grossi borghi rurali dell’entroterra. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Agrigento, Trapani • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Menfi, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Petrosino, Trapani • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 859,00 abitanti residenti 272.194 densità 317 sparsa 4.443 • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 265.782 (97%) 1.969 (1%) (2%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 – – 100% – 34% 66% 1% 91% 8% – – – 75% 25% – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 197 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 85% 14% 1% < 1% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) 17% – 66% 13% 1% – 3% – – 43% – 3% – – 32% – – – – – – 69 – 10 23 21 – 7% 32% 1 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 198 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 1 – – – – – – 4 8 1% 14 164 3,18 – – SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) 100% < 1% – – – – – – – – – – – – – – – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 199 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: < 1% – 9% – – – < 1% 2% 2% xx x 85% 1% < 1% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici – bassa seminativo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 1% 13% nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 200 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 1% 1% – – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali 1% 2% nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – 15% 25% 11% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 3% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 1% 9% 1% 3% – discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. – 4% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 7% da mediocre a buona seminativo 1% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – 1% bassa molto bassa bosco e pascolo bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto 1% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 201 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 40% 15% – 6% 24% – 14% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Corleone, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Palermo, Salemi, Sciacca, Trapani Distretti 1812-1861 Alcamo, Corleone, Mazara del Vallo, Palermo, Sciacca, Trapani Intendenze 1818-1861 Agrigento, Palermo, Trapani Circondari Alcamo, Bisacquino, Calatafimi, Corleone, Gibellina, Marsala, Mazara del Vallo, Monreale, Paceco, Partanna, Partinico, Piana degli Albanesi, Salemi, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice, Sciacca, Trapani Diocesi al 1850 Agrigento, Mazara del Vallo, Monreale, Trapani • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali Alcamo, Calatafimi, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Ninfa, Vita, Balestrate, Borgetto, Partinico, Trappeto, Montevago, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice – Camporeale, Roccamena, San Cipirello, San Giuseppe Jato Gibellina – P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve < 1% 1% 13% – 2% – 1% 1% 8 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 202 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione – < 1% < 1% < 1% – 30% • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade (km) 127 strade statali (km) 256 altre strade (km) 1.508 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) – linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) – linee ferroviarie non elettr. (km) 61 aeroporti (n°) – porti comm. interesse nazionale (n°) – porti comm. interesse regionale (n°) – porti turistici e pescherecci (n°) 2 porti militari e per la sicurezza (n°) – Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) – linee elettriche 220Kv (pres.) alta ricevitrici (n°) 1 stazioni di smistamento (n°) – centrali idroelettriche (n°) 1 centrali termoelettriche (n°) – centrali turbogas (n°) 1 metanodotto (pres.) bassa Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n°) 1 dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) 2 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 31 depuratori in esercizio (n°) 14 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento – 10 2 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 203 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M – 1 3 1 6 – – 4 7 258 N O Alcamo Castelvetrano Partanna Salemi Corleone Partinico San Giuseppe S. Margh. Bel. Sciacca in ripr. debole in ripr. debole in ripr. debole in declino in declino in crescita in accent. in declino in crescita 5,96% 6,95% 2,72% 1,23% 2,79% 8,34% 13,92% 11,47% 10,92% 11,95% 7,50% 11,93% 6,03% 22,06% 11,34% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • ripr. 7,35% 3,11% 5,69% • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua 1 18 55 3 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 204 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 B C D E F Aree di interesse storico–archeologico Viabilità Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dell’antichità 4 1 – • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa 1 – – 5 – – 10 – – 4 – 18 – 2 6 – 2 – 7 1 – 475 286 635 61 25 7 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 205 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2 C D E B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 4 18 24 19 193 6 2 49 85 1 – 3 5 3 – – – – 2 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 206 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 3 AREA DELLE COLLINE DEL TRAPANESE Le basse e ondulate colline argillose, rotte qua e là da rilievi montuosi calcarei o da formazioni gessose nella parte meridionale, si affacciano sul mare Tirreno e scendono verso la laguna dello Stagnone e il mare d’Africa formando differenti paesaggi: il golfo di Castellammare, i rilievi di Segesta e Salemi, la valle del Belice. Il Golfo di Castellammare si estende ad anfiteatro tra i monti calcarei di Palermo ad oriente e il monte Sparagio e il promontorio di S. Vito ad occidente. Le valli dello Jato e del Freddo segnano questa conca di ondulate colline dominate dal monte Bonifato, il cui profilo visibile da tutto l’ambito costituisce un punto di riferimento. La struttura insediativa è incentrata sui poli collinari di Partinico e Alcamo, mentre la fascia costiera oggetto di un intenso sviluppo edilizio è caratterizzata da un continuo urbanizzato di residenze stagionali che trova in Castellammare il terminale e il centro principale distributore di servizi. Il territorio di Segesta e di Salemi è quello più interno e più montuoso, prolungamento dei rilievi calcarei della penisola di S. Vito, domina le colline argillose circostanti, che degradano verso il mare. Da questi rilievi si diramano radialmente i principali corsi d’acqua (Birgi, Mazaro, Delia) che hanno lunghezza e bacini di dimensioni modeste e i cui valori di naturalità sono fortemente alterati da opere di ingegneria idraulica tesa a captare le scarse risorse idriche. Salemi domina un vasto territorio agricolo completamente disabitato, ma coltivato, che si pone tra l’arco dei centri urbani costieri e la corona dei centri collinari (Calatafimi, Vita, Salemi). Il grande solco del Belice, che si snoda verso sud con una deviazione progressiva da est a ovest, incide strutturalmente la morfologia del territorio determinando una serie intensa di corrugamenti nella parte alta, segnata da profonde incisioni superficiali, mentre si svolge tra dolci pendii nell’area mediana e bassa, specie al di sotto della quota 200. Il paesaggio di tutto l’ambito è fortemente antropizzato. I caratteri naturali in senso stretto sono rarefatti. La vegetazione è costituita per lo più da formazioni di macchia sui substrati meno favorevoli all’agricoltura, confinate sui rilievi calcarei. La monocultura della vite incentivata anche dalla estensione delle zone irrigue tende ad uniformare questo paesaggio. Differenti culture hanno dominato e colonizzato questo territorio che ha visto il confronto fra Elimi e Greci. Le civiltà preelleniche e l’influenza di Selinunte e Segesta, la gerarchica distribuzione dei casali arabi e l’ubicazione dei castelli medievali (Salaparuta e Gibellina), la fondazione degli insediamenti agricoli seicenteschi (Santa Ninfa e Poggioreale) hanno contribuito alla formazione della struttura insediativa che presenta ancora il disegno generale definito e determinato nei secoli XVII e XVIII e che si basava su un rapporto tra organizzazione urbana, uso del suolo e regime proprietario dei suoli. Il paesaggio agrario prevalentemente caratterizzato dal latifondo, inteso come dimensione dell’unità agraria e come tipologia colturale con la sua netta prevalenza di colture erbacee su quelle arboricole, era profondamente connaturato a questa struttura insediativa. Anche oggi la principale caratteristica dell’insediamento è quella di essere funzionale alla produzione agricola e di conseguenza mantiene la sua forma, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 207 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 fortemente accentrata, costituita da nuclei rurali collinari al centro di campagne non abitate. Il terremoto del 1968 ha reso unica la storia di questo territorio e ha posto all’attenzione la sua arretratezza economica e sociale. La ricostruzione post-terremoto ha profondamente variato la struttura insediativa della media valle del Belice ed ha attenuato l’isolamento delle aree interne creando una nuova centralità definita dal tracciato dell’autostrada Palermo-Mazara e dall’asse Palermo-Sciacca. I principali elementi di criticità sono connessi alle dinamiche di tipo edilizio nelle aree più appetibili per fini turistico-insediativi e alle caratteristiche strutturali delle formazioni vegetali, generalmente avviate verso lenti processi di rinaturazione il cui esito può essere fortemente condizionato dalla persistenza di fattori di limitazione, quali il pascolo, l’incendio e l’urbanizzazione ulteriore. Altri elementi di criticità si rinvengono sulle colline argillose interne dove il mantenimento dell’identità del paesaggio agrario è legato ai processi economici che governano la redditività dei terreni agricoli rispetto ai processi produttivi. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Agrigento, Trapani • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Alcamo, Balestrate, Borgetto, Calatafimi, Camporeale, Castelvetrano, Corleone, Gibellina, Marsala, Mazara del Vallo, Monreale, Montevago, Paceco, Partanna, Partinico, Poggioreale, Roccamena, Salaparuta, Salemi, Sambuca di Sicilia, San Cipirello, San Giuseppe Jato, Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa, Trapani, Trappeto, Vita • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.906,43 abitanti residenti 170.734 densità 90 sparsa 5.642 (3%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 164.570 (96%) 702 (1%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) – 7% 93% – 24% 76% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 208 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 400mm 400mm 600mm 800mm 1000mm > 1200mm < – – – – 600mm 800mm 1000mm 1200mm – 20% 72% 8% – – • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 14% 85% 1% – 38% 51% 10% 1% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi 24% – 14% 46% 3% 11% 2% – – 70% – 3% – – 7% – – – – 2 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 209 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 11 – – – 4 – 21% 7% 31 59 92 18 – 40 1 5 – 9 10 5% 127 774 7% 1 3 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris 77% 22% 1% – – – – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 210 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: – – – – – – < 1% – – – 1% – 2% – – < 1% < 1% – – xxx x 95% 1% 1% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 211 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – 9% – – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi 3% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 7% 4% 8% 21% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 7% 6% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 17% da mediocre a buona seminativo 4% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – – – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo 1% 1% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 1% 1% nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 212 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – 6% 1% 2% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 2% 21% 2% – 28% 11% – 36% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Salemi, Sciacca, Trapani Distretti 1812-1861 Mazara del Vallo, Sciacca, Trapani Intendenze 1818-1861 Trapani Circondari Castelvetrano, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Sciacca Diocesi al 1850 Agrigento, Mazara del Vallo, Trapani • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 Campobello di Mazara, Castelvetrano, Marsala, Mazara del Vallo, Menfi Petrosino Paceco, Trapani – – 5% 1% 7% – 1% – 2% 5% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 213 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione 8 1% – 4% 2% < 1% – 9% • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade (km) – strade statali (km) 83 altre strade (km) 795 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) – linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) – linee ferroviarie non elettr. (km) 82 aeroporti (n°) 1 porti comm. interesse nazionale (n°) 1 porti comm. interesse regionale (n°) 2 porti turistici e pescherecci (n°) 3 porti militari e per la sicurezza (n°) 1 Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) – linee elettriche 220Kv (pres.) – ricevitrici (n°) – stazioni di smistamento (n°) 2 centrali idroelettriche (n°) – centrali termoelettriche (n°) – centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) media Rete idrica acquedotti (pres.) bassa potabilizzatori (n°) 1 dissalatori (n°) 1 impianti di sollevamento (n°) – Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 15 depuratori in esercizio (n°) 4 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 214 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L 1 25 – 1 – 1 2 8 12 1 21 5 2.311 M N O Castelvetrano Marsala Trapani Sciacca in ripr. debole in crescita in crescita in crescita 6,95% 4,82% 3,69% 5,69% 11,47% 23,37% 11,39% 11,34% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità 3 10 45 – – 4 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 215 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 D E F Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dell’antichità – • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle 3 – – 1 – – 3 – – – – 2 2 3 23 – – – 2 17 4 332 109 276 82 32 1 2 – 18 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 216 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3 C D E B3 Cimiteri, catacombe, ossari Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 7 34 114 4 12 79 41 2 30 12 1 – 1 – – – 6 3 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 217 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 4 AREA DEI RILIEVI E DELLE PIANURE COSTIERE DEL PALERMITANO L’ambito è prevalentemente collinare e montano ed è caratterizzato da paesaggi fortemente differenziati: le aree costiere costituite da strette strisce di terra, racchiuse fra il mare e le ultime propaggini collinari, che talvolta si allargano formando ampie pianure (Piana di Cinisi, Palermo e Bagheria); i rilievi calcarei, derivanti dalle deformazioni della piattaforma carbonatica panormide e che emergono dalle argille eoceniche e mioceniche; le strette e brevi valli dei corsi d’acqua a prevalente carattere torrentizio. Questi paesaggi hanno caratteri naturali ed agricoli diversificati: il paesaggio della pianura, è legato all’immagine tradizionale e piuttosto stereotipa della “Conca d’oro”, ricca di acque, fertile e dal clima mite, coltivata ad agrumi e a vigneti, che nel dopoguerra ha rapidamente e profondamente cambiato connotazione per effetto dell’espansione incontrollata e indiscriminata di Palermo e per il diffondersi della residenza stagionale; il paesaggio collinare ha invece caratteri più tormentati ed aspri, che il feudo di origine normanna e la coltura estensiva hanno certamente accentuato. Il paesaggio della pianura e della collina costiera è articolato in “micro-ambiti”, anfiteatri naturali - piana di Cinisi, piana di Carini, piana di Palermo e Bagheria definiti e conclusi dai rilievi carbonatici che separano una realtà dall’altra e ne determinano l’identità fisico-geografica. Il paesaggio agrario è caratterizzato dai “giardini”, in prevalenza limoni e mandarini, che, soprattutto nel ‘700, si sono estesi per la ricchezza di acque e per la fertilità del suolo in tutta la fascia litoranea risalendo sui versanti terrazzati delle colline e lungo i corridoi delle valli verso l’interno. Nel secondo dopoguerra l’intenso processo di urbanizzazione che da Palermo si è esteso nei territori circostanti tende a formare un tessuto urbano ed edilizio uniforme e a cancellare le specificità storico ambientali. L’urbanizzazione a seconda della situazione geografica si è ristretta e dilatata invadendo con un tessuto fitto e diffuso, in cui prevalgono le seconde case, tutta la zona pianeggiante e dopo avere inglobato i centri costieri tende a saldarsi con quelli collinari. Tuttavia essa non presenta ancora condizioni di densità tali da costituire un continuum indifferenziato. Alcuni centri mantengono una identità urbana riconoscibile all’interno di un’area territoriale di pertinenza (Termini Imerese, Bagheria, Monreale, Carini) altri invece più vicini a Palermo inglobati dalla crescita urbana, si differenziano solo per i caratteri delle strutture insediative originali (Villabate, Ficarazzi, Isola delle Femmine, Capaci). Il sistema urbano è dominato da Palermo, capitale regionale, per la sua importanza economico-funzionale e per la qualità del patrimonio storico-culturale. La concentrazione di popolazione e di costruito, di attività e di funzioni all’interno della pianura costiera e delle medie e basse valli fluviali (Oreto, Eleuterio, Milicia, San Leonardo) è fonte di degrado ambientale e paesaggistico e tende a depauperare i valori culturali e ambientali specifici dei centri urbani e dell’agro circostante. Le colline costiere si configurano come elementi isolati o disposti a corona intorno alle pianure o come contrafforti inclinati rispetto alla fascia costiera. I versanti con pendenze spesso accentuate sono incolti o privi di vegetazione o LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 218 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 coperti da recenti popolamenti artificiali e presentano a volte profondi squarci determinati da attività estrattive. La vegetazione di tipo naturale interessa ambienti particolari e limitati, in parte non alterati dall’azione antropica. Il paesaggio aspro e contrastato dei rilievi interni è completamente diverso da quello costiero. Il paesaggio agrario un tempo caratterizzato dal seminativo e dal latifondo è sostituito oggi da una proprietà frammentata e dal diffondersi delle colture arborate (vigneto e uliveto). L’insediamento è costituito da centri agricoli di piccola dimensione, di cui però si sono in parte alterati i caratteri tradizionali a causa dei forti processi di abbandono e di esodo della popolazione. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Palermo • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Altavilla Milicia, Altofonte, Bagheria, Baucina, Belmonte Mezzagno, Bolognetta, Borgetto, Caccamo, Capaci, Carini, Casteldaccia, Cefalà Diana, Cinisi, Ficarazzi, Giardinello, Isola delle Femmine, Marineo, Misilmeri, Monreale, Montelepre, Palermo, Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato, Santa Cristina Gela, Santa Flavia, Sciara, Termini Imerese, Terrasini, Torretta, Trabia, Ventimiglia di Sicilia, Villabate, Villafrati • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.122,03 abitanti residenti 989.491 densità 882 sparsa 11.252 • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 971.769 (98%) 6.470 (-%) (2%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) – 24% 76% – 39% 61% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 219 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 400mm 400mm 600mm 800mm 1000mm > 1200mm < – – – – 600mm 800mm 1000mm 1200mm – 10% 44% 30% 11% 5% 20% 51% 29% < 1% 18% 38% 25% 18% • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi 7% – 19% 20% 1% 1% 52% < 1% – 25% – 2% 50% – 16% – – – – 26 6 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 220 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 69 13 – – – – 4% 16% – 7 24 122 6 46 37 17 12 11 34 4% 56 314 4,38 3 9 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) 47% 28% 24% < 1% 1% – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 221 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: – – – < 1% – – – – – – 1% 7% – 20% – – – < 1% – – – xx 66% 4% 2% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 222 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 4% 8% – – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante 2% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 1% 2% – – 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 7% – da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 9% da mediocre a buona seminativo 1% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – 2% 28% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo 1% 4% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 10% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 223 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – 2% 12% 6% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 9% < 1% 7% – 21% 14% – 49% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Palermo, Termini Imerese Distretti 1812-1861 Palermo, Termini Imerese Intendenze 1818-1861 Palermo Circondari Bagheria, Caccamo, Carini, Ciminna, Marineo, Mezzojuso, Misilmeri, Monreale, Palermo, Partinico, Piana degli Albanesi, Termini Imerese Diocesi al 1850 Mazara del Vallo, Monreale, Palermo • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Giardinello, Montelepre Altavilla Milicia, Bagheria, Bolognetta, Caccamo, Carini, Cefalà Diana, Isola delle Femmine, Marineo, Monreale, Palermo, Piana degli Albanesi, Termini Imerese, Trabia, Villabate Altofonte, Baucina, Belmonte Mezzagno, Capaci, Casteldaccia, Cinisi, Misilmeri, Santa Cristina, Gela, Terrasini, Torretta, Ventimiglia di Sicilia, Villafrati – Ficarazzi, Santa Flavia Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri 3% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 224 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione < 1% 10% < 1% 6% – 1% 17% 23 1% – 9% 1% < 1% – 59% • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche centrali termoelettriche centrali turbogas metanodotto Rete idrica acquedotti potabilizzatori dissalatori impianti di sollevamento (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) (n°) (n°) 104 190 554 41 6 88 1 1 1 12 – bassa alta 2 – 1 2 – bassa alta 2 – 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 225 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 35 depuratori in esercizio (n°) 16 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O 3 38 4 1 2 5 9 18 54 12 60 41 12.811 Bagheria Lercara Friddi Palermo Partinico Piana Alb. Termini Im. Terrasini in crescita in declino in crescita in crescita degli in ripr. debole in accent. in crescita 8,68% 2,73% 7,66% 8,34% 5,11% 15,09% 7,35% 7,38% 11,93% 13,06% 9,12% 16,43% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • ripr. 4,01% 7,36% • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 226 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) 3 13 48 1 – 1 – – 2 – – 4 – – 24 – – – 2 15 9 4 38 – 1 – 7 22 10 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 227 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4 Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 450 221 213 88 49 10 9 14 44 32 165 81 2 3 53 179 7 – 13 7 13 – – 3 3 24 4 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 228 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 5 AREA DEI RILIEVI DEI MONTI SICANI L’ambito è caratterizzato dalla dorsale collinare che divide l’alta valle del Belice Sinistro ad ovest e l’alta valle del S. Leonardo ad est, e nella parte centromeridionale dai Monti Sicani, con le cime emergenti del M. Cammarata (m 1578) e del M. delle Rose (m 1436) e dall’alta valle del Sosio. La compenetrazione di due tipi di rilievo fortemente contrastanti caratterizza il paesaggio: una successione confusa di dolci colline argillose o marnose plioceniche; masse calcaree dolomitiche di età mesozoica, distribuite in modo irregolare, isolate e lontane oppure aggregate ma senza formare sistema. Queste masse calcaree assumono l’aspetto di castelli imponenti (rocche) e possono formare rilievi collinari (300-400 metri) o montagne corpose e robuste (1000-1500 metri) che emergono dalle argille distinguendosi per forma e colori e che si impongono da lontano con i loro profili decisi e aspri come l’imponente Rocca Busambra (m 1613) o i monti Barracù (m 1330) e Cardella (m 1266) o il massiccio montuoso di Caltabellotta che domina le colline costiere. La presenza pregnante del versante meridionale della Rocca Busambra caratterizza il paesaggio del Corleonese e definisce un luogo di eccezionale bellezza. L’ambito ha rilevanti qualità paesistiche che gli derivano dalla particolarità delle rocche, dalla morfologia ondulata delle colline argillose, dalla permanenza delle colture tradizionali dei campi aperti e dai pascoli di altura, dai boschi, dalla discreta diffusione di manufatti rurali e antiche masserie, dai numerosi siti archeologici. Il paesaggio agricolo dell’alta valle del Belice è molto coltivato e ben conservato, e privo di fenomeni di erosione e di abbandono. Nei rilievi meridionali prevalgono le colture estensive e soprattutto il pascolo. Qui gli appoderamenti si fanno più ampi ed è rarefatta la presenza di masserie. Il vasto orizzonte del pascolo, unito alle più accentuate elevazioni, conferisce qualità panoramiche ad ampie zone. Il paesaggio vegetale naturale è limitato alle quote superiori dei rilievi più alti dei Sicani (M. Rose, M. Cammarata, M. Troina, Serra Leone) e al bosco ceduo della Ficuzza che ricopre il versante settentrionale della rocca Busambra. I ritrovamenti archeologici tendono a evidenziare la presenza di popolazioni sicane e sicule, respinte sempre più verso l’interno dalla progressiva ellenizzazione dell’isola. Quest’area geografica abbondante di acque, fertile e ricca di boschi, è stata certamente abitata nei diversi periodi storici. Tuttavia le tracce più consistenti di antropizzazione del territorio risalgono al periodo dell’occupazione musulmana. La ristrutturazione del territorio in seguito all’affermarsi del sistema feudale provoca profonde trasformazioni e lo spopolamento delle campagne. A partire dal sec. XV il fenomeno delle nuove fondazioni, legato allo sviluppo dell’economia agricola, modifica l’aspetto del paesaggio urbano e rurale e contribuisce a definire l’attuale struttura insediativa costituita da borghi rurali isolati, allineati sulla direttrice che mette in comunicazione l’alta valle del Belice con l’alta valle del Sosio. Corleone è il centro più importante in posizione baricentrica tra i monti di Palermo e i monti Sicani, all’incrocio delle antiche vie di comunicazione tra LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 229 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 Palermo, Sciacca e Agrigento. Il paesaggio agricolo tradizionale, i beni culturali e l’ambiente naturale poco compromesso da processi di urbanizzazione sono risorse da tutelare e salvaguardare. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Agrigento, Palermo • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Bisacquino, Bivona, Burgio, Caltabellotta, Cammarata, Campofelice di Fitalia, Campofiorito, Castronuovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Corleone, Giuliana, Godrano, Lucca Sicula, Mezzojuso, Monreale, Palazzo Adriano, Prizzi, Roccamena, San Giovanni Gemini, Santo Stefano Quisquina, Villafranca Sicula • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.288,06 abitanti residenti 66.768 densità 77 sparsa 1.722 • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 64.608 (96%) 456 (1%) (3%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 – 36% 64% – 15% 85% – 1% 37% 62% – – < 1% 49% 49% 2% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 230 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 7% 54% 30% 9% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) 7% – 1% 35% 3% 8% 39% 7% – 72% – 8% 13% 4% 4% – – – – – – – – – – – – 10% 4% – 7 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 231 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 18 82 17 28 54 25 2 21 15 9% 115.690 468.773 3 – 8 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) 19% 36% 42% 2% 1% – – – – – – – 9,58% < 1% – – – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 232 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: 7% – 7% 5% – – < 1% – 2% – – 65% 4% 1% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici – bassa seminativo – 6% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 4% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 233 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – – 10% 3% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – – – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto – 10% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 2% 1% 1% 10% 16% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 13% 5% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 16% da mediocre a buona seminativo 3% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 8% – bassa molto bassa bosco e pascolo bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto 1% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 234 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 1% 35% – 20% 4% – 39% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Castronovo di Sicilia, Corleone, Palermo, Salemi, Sciacca, Termini Imerese Distretti 1812-1861 Alcamo, Bivona, Corleone, Palermo, Sciacca, Termini Imerese Intendenze 1818-1861 Agrigento, Palermo, Trapani Circondari Bisacquino, Bivona, Burgio, Caltabellotta, Cammarata, Castronovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Corleone, Gibellina, Lercara Friddi, Mezzojuso, Monreale, Palazzo Adriano, Prizzi, Sambuca di Sicilia Diocesi al 1850 Agrigento, Mazara del Vallo, Monreale, Palermo • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Giuliana, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Lucca Sicula, Villafranca Sicula Chiusa Sclafani, Mezzojuso Bisacquino, Campofelice di Fitalia, Campofiorito, Castronovo di Sicilia, Contessa Entellina, Corleone, Godrano, Palazzo Adriano, Cammarata, San Giovanni Gemini – – Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali – < 1% 15% 1,52% 15% – 1% < 1% 6 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 235 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione 15% – < 1% – 74% • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade (km) – strade statali (km) 154 altre strade (km) 583 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) – linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) 11 linee ferroviarie non elettr. (km) 8 aeroporti (n°) – porti comm. interesse nazionale (n°) – porti comm. interesse regionale (n°) – porti turistici e pescherecci (n°) – porti militari e per la sicurezza (n°) – Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) – linee elettriche 220Kv (pres.) – ricevitrici (n°) – stazioni di smistamento (n°) – centrali idroelettriche (n°) 1 centrali termoelettriche (n°) – centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) bassa Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n°) 1 dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) 3 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 20 depuratori in esercizio (n°) 6 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 236 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M – – – – 1 – 4 1 109 N O Castronovo Corleone Lercara Friddi Prizzi Cammarata Ribera Sciacca in declino in declino in declino in declino in crescita in accent. in crescita 3,03% 3,54% 2,73% 3,55% 6,51% 7,93% 5,33% 7,35% 6,28% 11,54% 8,25% 11,34% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • ripr. 4,94% 5,69% – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti 1 16 25 1 – 6 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 237 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 E F Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dell’antichità 1 – – 7 – – 10 – – – 11 7 – – 3 – – 1 2 – – 164 325 260 8 • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari 3 3 – 10 16 16 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 238 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5 C D E Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 3 59 1 – 33 187 – – 2 – – – – – 3 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 239 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 6 AREA DEI RILIEVI DI LERCARA, CERDA E CALTAVUTURO L’ambito è caratterizzato dalla sua condizione di area di transizione fra paesaggi naturali e culturali diversi (le Madonie, l’altopiano interno, i monti Sicani); al tempo stesso è stato considerato zona di confine fra la Sicilia occidentale e orientale, fra il Val di Mazara e il Val Demone. L’ambito, diviso in due dallo spartiacque regionale, è caratterizzato nel versante settentrionale dalle valli del S. Leonardo, del Torto e dell’Imera settentrionale e nel versante meridionale dall’alta valle del Platani, dal Gallo d’oro e dal Salito. Il paesaggio è in prevalenza quello delle colline argillose mioceniche, arricchito dalla presenza di isolati affioramenti di calcari (rocche) ed estese formazioni della serie gessoso-solfifera. Il paesaggio della fascia litoranea varia gradualmente e si modifica addentrandosi verso l’altopiano interno. Al paesaggio agrario ricco di agrumi e oliveti dell’area costiera e delle valli si contrappone il seminativo asciutto delle colline interne che richiama in certe zone il paesaggio desolato dei terreni gessosi. L’insediamento, costituito da borghi rurali, risale alla fase di ripopolamento della Sicilia interna (fine del XV secolo-metà del XVIII secolo), con esclusione di Ciminna, Vicari e Sclafani Bagni che hanno origine medievale. L’insediamento si organizza secondo due direttrici principali: la prima collega la valle del Torto con quella del Gallo d’oro, dove i centri abitati (Roccapalumba, Alia, Vallelunga P., Villalba) sono disposti a pettine lungo la strada statale su dolci pendii collinari; la seconda lungo la valle dell’Imera che costituisce ancora oggi una delle principali vie di penetrazione verso l’interno dell’isola. I centri sorgono arroccati sui versanti in un paesaggio aspro e arido e sono presenti i segni delle fortificazioni arabe e normanne poste in posizione strategica per la difesa della valle. La fascia costiera costituita dalla piana di Termini, alla confluenza delle valli del Torto e dell’Imera settentrionale, è segnata dalle colture intensive e irrigue. Le notevoli e numerose tracce di insediamenti umani della preistoria e della colonizzazione greca arricchiscono questo paesaggio dai forti caratteri naturali. La costruzione dell’agglomerato industriale di Termini, la modernizzazione degli impianti e dei sistemi di irrigazione, la disordinata proliferazione di villette stagionali, la vistosa presenza dell’autostrada Palermo-Catania hanno operato gravi e rilevanti trasformazioni del paesaggio e dell’ambiente. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Agrigento, Caltanissetta, Palermo • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Alia, Aliminusa, Caccamo, Caltavuturo, Cammarata, Campofelice di Fitalia, Castellana Sicula, Castronuovo di Sicilia, Cerda, Ciminna, Corleone, Lercara Friddi, Montemaggiore Belsito, Palazzo Adriano, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Prizzi, Roccapalumba, Resuttano, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 240 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 Sciara, Sclafani Bagni, Termini Imerese, Pratameno, Villalba • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.354,91 abitanti residenti 62.421 Valledolmo, Vallelunga densità 46 sparsa 1.617 • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 60.536 (97%) 268 (-%) (2%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 – 96% 4% – 89% 11% – 8% 83% 9% – – 2% 59% 39% – 8% 61% 28% 3% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico 5% – 9% 54% 2% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 241 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) 13% 3% 14% – 80% – 14% 1% < 1% – – – – – – – – 6 – – – – 10% – – 5 8 88 – 30 37 26 1 29 2 26% 95 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 242 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 606 <1 2 – SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre 12% 51% 37% – – – – – – – – – 1% < 1% – – – – – – 5% – 3% < 1% – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 243 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: < 1% – – – – 90% 1% < 1% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici 36% da discreta a buona seminativo 19% da mediocre a buona seminativo 2% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – 1% – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – 1% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 2% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 244 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – 4% – – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – – – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 3% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 19% 4% 4% 1% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 3% da discreta a buona seminativo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli < 1% – 64% – 17% 4% – 15% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Castronovo di Sicilia, Cefalà, Corleone, Palermo, Polizzi Generosa, Sutera, Termini Imerese LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 245 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 Distretti 1812-1861 Intendenze 1818-1861 Circondari Diocesi al 1850 • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Bivona, Caltanissetta, Cefalù, Corleone, Termini Imerese Agrigento, Caltanissetta, Palermo Alia, Caccamo, Cammarata, Castronovo di Sicilia, Ciminna, Corleone, Lercara Friddi, Mezzojuso, Montemaggiore Belsito, Mussomeli, Palazzo Adriano, Petralia Soprana, Polizzi Generosa, Prizzi, Santa Caterina Villarmosa, Termini Imerese, Vicari, Villalba Agrigento, Caltanissetta, Cefalù, Monreale, Palermo – Alia, Lercara Friddi, Montemaggiore Belsito, Roccapalumba, Sciara, Valledolmo, Vicari, Resuttano, Vallelunga Pratameno Aliminusa, Caltavuturo, Cerda, Ciminna, Prizzi, Sclafani Bagni, Villalba – – Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici < 1% < 1% 14% – 2% – 1% 15% 15 – 2% 3% < 1% < 1% – 71% * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade (km) 37 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 246 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 strade statali (km) 173 altre strade (km) 612 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) 2 linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) 44 linee ferroviarie non elettr. (km) 81 aeroporti (n°) – porti comm. interesse nazionale (n°) – porti comm. interesse regionale (n°) – porti turistici e pescherecci (n°) – porti militari e per la sicurezza (n°) – Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) media linee elettriche 220Kv (pres.) bassa ricevitrici (n°) – stazioni di smistamento (n°) – centrali idroelettriche (n°) – centrali termoelettriche (n°) – centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) alta Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n°) 3 dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) 2 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 19 depuratori in esercizio (n°) 8 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto – – – – – – – – – – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 247 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O Caltavuturo Castronovo Lercara F. Petralia Sott. Prizzi Termini I. Mussomeli in declino in declino in declino in declino in declino in accent. in declino 2,46% 3,03% 2,73% 2,27% 3,55% ripr. 4,01% 3,87% 5,64% 7,93% 7,35% 10,75% 6,28% 9,12% 9,65% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale 2 15 18 1 – 2 – – – – – 4 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 248 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline – 12 – – – 9 7 – – 3 – 1 1 3 – – 199 138 255 82 4 3 – 1 6 16 1 74 5 – 20 106 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 249 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6 E D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 1 – 1 – – – 1 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 250 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 7 AREA DELLA CATENA SETTENTRIONALE (MONTI DELLE MADONIE) Il paesaggio delle Madonie si caratterizza per i forti contrasti tra la fascia costiera e medio-collinare tirrenica, il massiccio calcareo centrale e i rilievi argillosi meridionali. Le diverse situazioni geomorfologiche e le vicende storiche hanno prodotto ambienti differenziati che nel passato si sono rivelati complementari nella costruzione del paesaggio antropico conferendo a tutta l’area un carattere culturale unitario. La ridotta fascia costiera che si estende dal fiume Imera settentrionale fino alla fiumara di Pollina, costituisce l’area più dinamica di tutta la zona. Essa polarizza attività economiche legate all’agricoltura intensiva e al turismo stagionale contrapponendosi al ristagno di quelle collinari e di montagna. Cefalù è il polo di riferimento dell’insediamento residenziale stagionale sparso lungo la costa e dei centri dell’entroterra. L’intensa pressione antropica su questa costa e la scarsa attenzione ha fortemente determinato il degrado e la dequalificazione dei valori del paesaggio. Le rocce carbonatiche originano il paesaggio delle alte Madonie che dominano la costa tirrenica elevandosi quasi dal mare fino ai 2000 metri con versanti evoluti e spesso regolarizzati che sono noti per i depositi di fossili (spugne, alghe, coralli, idrozoi, ecc.) e per gli acquiferi che rendono le Madonie una delle principali fonti di approvvigionamento dell’Isola. L’ambiente è dominato dalla morfologia carsica che ha la massima estensione sulla sommità del massiccio del Carbonara. Sui versanti costieri al di sotto degli 800-900 metri il paesaggio agrario è caratterizzato dalle coltivazioni dell’olivo e di altri fruttiferi. Alle quote più elevate si trovano i pascoli permanenti di altura, il bosco, i rimboschimenti recenti. Il paesaggio vegetale di tipo naturale si presenta molto vario e ancora ben conservato con la presenza di estese formazioni boschive, come faggete, querceti sempreverdi (leccete e sugherete) e caducifogli a roverella e a rovere, pascoli e cespuglieti, cenosi rupicole e glareicole, nonché ripali e igrofile. Qui si rinviene il più ricco contingente endemico di tutta l’Isola, che conferisce a questo paesaggio un rilevante interesse naturalistico. Le Madonie costituiscono un patrimonio naturale da difendere, anche come area di equilibrio di un sistema geoantropico degradato. Ai margini del massiccio i centri abitati si dispongono a corona sulla sommità dei principali contrafforti: sono borghi di origine medievale legati all’esistenza di castelli dei quali rimangono notevoli tracce e che si caratterizzano per l’impianto medievale ben conservato e per le pregevoli opere d’arte. Il rilievo meridionale assume la forma rotonda e ondulata dei depositi argillosi e degrada verso l’interno sino ai margini dell’altopiano gessoso-solfifero. Il paesaggio appare arido e brullo, privo del manto boschivo e presenta vistosi processi erosivi e fenomeni franosi. Le colture si riducono sensibilmente e il paesaggio frumenticolo asciutto alto-collinare finisce col confondersi con le vaste estensioni dell’altopiano centrale. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 251 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 • Province Caltanissetta, Palermo • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Alimena, Blufi, Bompietro, Campofelice di Roccella, Castelbuono, Castellana Sicula, Cefalù, Collesano, Ganci, Geraci Siculo, Gratteri, Isnello, Lascari, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Pollina, Resuttano, Scillato • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 959,20 abitanti residenti 77.758 densità 81 sparsa 2.458 • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 73.538 (95%) 1.762 (2%) (3%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 – 77% 23% – 82% 18% – – 49% 36% 15% – 5% 34% 49% 12% 5% 43% 39% 13% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 252 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) 5% – < 1% 46% 1% 6% 14% 28% – 52% – 28% 14% < 1% – – – – – – 4 23 11 – – – – 8% – – 3 4 41 42 20 24 12 4 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 253 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 32 7 30% 81 341 – 1 7 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave 19% 23% 42% 7% 9% – 2% 1% – 1% – – 2% < 1% 3% 1% 4% – – – 12% – 3% 7% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 254 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: – < 1% – – – – xx 63% < 1% 1% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – 15% 1% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – 3% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 4% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 255 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – – – – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – – – 1% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 32% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 1% 4% – – – discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 29% – da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 9% da mediocre a buona seminativo 1% bassa seminativo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 2% – 29% – 30% 1% – 38% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 256 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Cefalù, Mistretta, Nicosia, Polizzi Generosa, Termini Imerese Distretti 1812-1861 Cefalù, Termini Imerese Intendenze 1818-1861 Palermo Circondari Castelbuono, Cefalù, Collesano, Ganci, Petralia Soprana, Polizzi Generosa, Santa Caterina Villarrmosa, Termini Imerese Diocesi al 1850 Caltanissetta, Cefalù, Palermo • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Castelbuono, Geraci Siculo Alimena, Cefalù, Isnello, Polizzi Generosa, Pollina Bompietro, Campofelice di Roccella,Castellana Sicula, Collesano, Ganci, Gratteri, Lascari, Petralia Soprana,Petralia Sottana, Scillato, Blufi – – Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici 1% – 11% 12% 14% – < 1% 74% 3 – 39% – < 1% – – 68% * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali (km) (km) 38 151 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 257 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 altre strade (km) 445 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) – linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) 25 linee ferroviarie non elettr. (km) 20 aeroporti (n°) – porti comm. interesse nazionale (n°) – porti comm. interesse regionale (n°) – porti turistici e pescherecci (n°) 2 porti militari e per la sicurezza (n°) – Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) bassa linee elettriche 220Kv (pres.) media ricevitrici (n°) – stazioni di smistamento (n°) – centrali idroelettriche (n°) – centrali termoelettriche (n°) – centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) bassa Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n°) 1 dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) 3 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 27 depuratori in esercizio (n°) 5 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 – 2 1 – – – – 2 – – 31 6 4214 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 258 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O Cefalù Collesano Ganci Petralia Sott. Polizzi Gen. in ripr. debole in declino in declino in declino in declino 4,58% 2,79% 3,50% 2,27% 2,02% 24,47% 7,50% 16,70% 10,75% 11,89% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” – 6 10 3 – – – 1 1 – – 10 – – 6 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 259 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi – – – 10 4 2 1 17 – – 15 – 1 1 173 223 194 19 7 3 – 4 25 21 16 22 3 1 35 56 1 – – 3 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 260 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7 E1 E2 E3 E4 E5 E6 Porti, caricatori, scali portuali Scali aeronautici Stabilimenti balneari o termali Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. – – – 1 1 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 261 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 8 AREA DELLA CATENA SETTENTRIONALE (MONTI NEBRODI) Il paesaggio dei Nebrodi evidenzia la caratteristica diversità della geologia e del modellamento dei rilievi che, con cime comprese tra i 1400 e 1800 m. circa (Serra Trearie, M. Soro, Pizzo Fau, M. Castelli, M. Sambughetti), sono distribuiti lungo una dorsale che degrada a Nord verso la costa tirrenica. Le dorsali e i pendii si presentano dolci ed ondulati disegnando morbidi profili cupoliformi. Il paesaggio si arricchisce di forme più vivaci dove gli affioramenti di calcari mesozoici costruiscono picchi aspri ed arditi e dove le argille sono segnate da calanchi e sconvolte da frane e smottamenti. Il paesaggio vegetale ripropone questa diversità: sulle arenarie si è conservato il bosco (faggeti, cerreti, sughereti, più rari i lecceti e i querceti a roverella); mentre sulle argille, spoglie di alberi, si sono diffuse le formazioni erbacee rappresentate da pascoli montani molto particolari o da colture estensive cerealicole specialmente sui versanti meridionali. Di notevole interesse paesaggistico e naturalistico sono le numerose aree umide, rappresentate da piccoli bacini lacustri e paludi, in cui si localizza una interessante e rara flora igrofila. I corsi d’acqua, sul versante settentrionale, hanno i caratteri delle fiumare, brevi e precipiti nel tratto alto e mediano con letto largo e ghiaioso verso la foce. Sul versante meridionale quasi spopolato trovano invece origine due fra i principali fiumi dell’Isola, il Simeto e l’Alcantara. Appare inoltre evidente una diversità nella distribuzione degli insediamenti tra le Caronie poco abitate, ricche di boschi e i Nebrodi orientali molto coltivati e ricchi di insediamenti. Nelle Caronie i centri abitati conservano importanti resti archeologici di insediamenti siculi, greci, romani: Halaesa (Tusa), Amestratum (Mistretta), Kalè-Akté (Caronia), Apollonia (San Fratello), Aluntium (San Marco d’Alunzio). Con l’eccezione di Mistretta, tutte le città sono allineate in alto a ridosso della costa lungo la romana via consolare Valeria. Qui si localizzano le “marine” (tra S. Agata e il porto di Patti) corrispondenti ai centri collinari. Nei Nebrodi orientali la geografia degli abitati fa supporre una diversa dinamica insediativa. Il paesaggio agrario dei noccioleti e degli uliveti caratterizza i versanti collinari e montani mentre l’agrumeto si estende lungo la costa e nei fondovalle. Una fitta rete di percorsi di antico tracciato collega la densa trama dei paesi e dei nuclei abitati sparsi nella campagna, nati al seguito di antichi casali bizantini, di complessi monastici basiliani, o di castelli, o in “terre” feudali. Gli abitati sorgono spesso vicino o sopra una rocca o occupano la testata delle valli o le dorsali. Lo spopolamento è intenso ormai da diversi decenni, nondimeno, questa “Sicilia di montagna” racchiude tesori di grande valore ambientale e paesistico. La fascia costiera presenta un paesaggio vario caratterizzato da strette e brevi pianure alluvionali che si sollevano verso le falde montane da speroni collinari e versanti scoscesi spesso terrazzati e coltivati, da monti incombenti sul mare e promontori, da spiagge che si alternano a ripe di scoglio. L’intenso processo insediativo ha modificato il paesaggio agrario costiero, che è stato frammentato e trasformato dalla espansione dei centri urbani e da un fitto tessuto di case stagionali che ora invadono anche i versanti collinari più prossimi al mare. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 262 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Catania, Enna, Messina • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Acquedolci, Alcara li Fusi, Bronte, Capizzi, Capo D’Orlando, Capri Leone, Caronia, Castel di Lucio, Castell’Umberto, Castiglione di Sicilia, Cerami, Cesarò, Floresta, Francavilla di Sicilia, Frazzanò, Galati Mamertino, Longi, Malvagna, Maniace, Militello Rosmarino, Mirto, Mistretta, Mojo Alcantara, Montalbano Elicona, Motta D’Affermo, Naso, Nicosia, Pettineo, Raccuja, Randazzo, Reitano, Roccella Valdemone, San Fratello, San Marco D’Alunzio, San Piero Patti, San Salvatore di Fitalia, San Teodoro, Sant’Agata di Militello, Santa Domenica Vittoria, Santo Stefano di Camastra, Sinagra, Sperlinga,Torrenova, Tortorici, Tripi, Tusa, Ucria • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 2.099,74 abitanti residenti 149.212 densità 71 sparsa 8.238 (6%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 135.697 (91%) 5.277 (3%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 18% 56% 26% 15% 84% 1% – – 20% 32% 37% 11% 3% 23% 57% 17% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 263 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 4% 36% 47% 13% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) 4% – 1% 22% – – 4% 65% 4% 17% – 67% 4% – – – < 1% 4% – – 45 23 – – – – 19 8% 4% 1 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 264 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 5 78 89 26 51 34 – 16 6 17% 38 953 1,26 – 1 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) 11% 17% 45% 17% 10% – 4% 2% 6% 9% – – 2% < 1% – – 4% 1% – 1% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 265 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: 6% – 4% 26% – < 1% < 1% – – – – 34% < 1% 1% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici – bassa seminativo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 2% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 266 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – 3% – – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 15% – – – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 32% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo – 3% 1% – – discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. 7% discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 23% – da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 2% da mediocre a buona seminativo – bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo 2% 8% bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 2% – bassa molto bassa bosco e pascolo bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto 2% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 267 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli – 11% – 19% 1% – 67% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Cefalù, Linguaglossa, Mistretta, Nicosia, Patti, Polizzi Generosa, Randazzo, Tortorici, Troina Distretti 1812-1861 Acireale, Castroreale, Catania Cefalù, Mistretta, Nicosia Patti Intendenze 1818-1861 Catania, Messina, Palermo Circondari Bronte, Capizzi, Castelbuono, Castiglione di Sicilia, Cesarò, Francavilla di Sicilia, Ganci, Militello Rosmarino, Mistretta, Naso, Nicosia, Novara di Sicilia, Raccuja, Randazzo, San Fratello, Sant’Agata di Militello, Sant’Angelo di Brolo, Santo Stefano di Camastra, Tortorici, Troina Diocesi al 1850 Catania, Cefalù, Messina, Nicosia, Patti • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali San Mauro Castelverde, Capizzi, Caronia, Castel di Lucio, Mistretta, Motta D’Affermo, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Tusa Alcara Li Fusi, Capo D’Orlando,Castell’Umberto, Frazzanò, Pettineo, Roccella Valdemone, San Marco D’Alunzio, San Salvatore di Fitalia, Santa Domenica Vittoria, Sant’Agata di Militello, Sinagra, Tortorici, Acquedolci, Maniace Capri Leone, Cesarò, Floresta, Galati Mamertino, Longi, Malvagna, Militello Rosmarino, Mirto, Mojo Alcantara, Montalbano Elicona, Naso, Raccuja, San Fratello, San Teodoro, Ucria,Terranova, Cerami, Nicosia – Sperlinga P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m 1% < 1% 14% 17% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 268 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione 29% – < 1% 6% 5 – 40% 3% < 1% < 1% – 80% • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche centrali termoelettriche centrali turbogas metanodotto Rete idrica acquedotti potabilizzatori dissalatori impianti di sollevamento Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. depuratori in esercizio (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) 20 264 795 – 55 – – – – 3 – bassa media – – – – – bassa bassa – – – 62 21 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 269 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O – 5 3 1 – 1 1 2 3 – 24 15 1541 Cefalù Alcara li Fusi Brolo Capizzi Capo D’Orl. Francavilla Mistretta Montalbano E. San Fratello S. Mil. S. Stefano Tortorici Nicosia Bronte Agata in ripr. debole in declino in declino in declino in acc. in declino in declino in declino in declino di in crescita in declino in declino in declino in crescita 4,58% 3,22% 3,07% 2,97% 24,47% 8,49% 12,61% 5,10% 8,21% 2,70% 4,49% 3,18% 4,74% 6,98% 8,68% 12,55% 9,09% 7,66% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • ripresa 5,19% 1,58% 1,81% 3,23% 1,11% 9,882% 2,55% 3,10% 3,11% 1,64% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 270 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 J K L M N O – Intermediazione monetaria e finanziaria – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale – Istruzione – Sanità e altri servizi sociali – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna 5 7 61 8 4 7 – – 3 – – 27 – – 8 – – 2 21 16 – 3 14 – 1 5 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 271 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8 di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 2 2 6 274 656 363 – 3 6 12 9 33 41 10 25 3 4 48 71 – – 2 5 1 – – – 4 2 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 272 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 9 AREA DELLA CATENA SETTENTRIONALE (MONTI PELORITANI) L’ambito comprende l’estremo lembo del massiccio calabro-peloritano. Questa unità morfologica e strutturale, interrotta dallo stretto di Messina, assume connotati particolari, assimilabili al paesaggio dell’appennino calabrese. Il paesaggio è caratterizzato da una stretta fascia litoranea, da versanti più o meno scoscesi con creste strette e cime alte e sottili con vette comprese fra i 1000 e i 1300 metri, disposte lungo un crinale ondulato. Le numerose e profonde fiumare che incidono il rilievo formando ampie vallate alluvionali hanno caratteri diversi sui due versanti: sullo Ionio sono regolarmente perpendicolari al profilo della cresta, brevi e ripide si aprono in prossimità della stretta fascia litoranea; sul Tirreno invece mostrano maggiore complessità e sviluppo e danno origine alla vasta pianura alluvionale di Milazzo. La costa è prevalentemente rettilinea lungo il versante ionico, mentre si articola, su quello tirrenico, in due grandi golfi separati dalla penisola di Milazzo con spiagge caratteristiche. Geologicamente il paesaggio è caratterizzato dalla prevalenza di rocce metamorfiche e intrusive, non mancano però affioramenti di rocce sedimentarie quali calcari, arenarie e depositi sabbiosi. Il paesaggio vegetale di tipo naturale caratterizza le quote superiori del rilievo con vaste praterie secondarie, insediate intorno alla quota di 1000 metri s.l.m. ed alle quote superiori, spesso soggette ad interventi di riforestazione con impiego di conifere e latifoglie esotiche, che dominano la dorsale della cresta fino al limite delle colture. Il paesaggio agrario dei versanti collinari è fortemente caratterizzato da vaste coltivazioni legnose tradizionali, prevalentemente dall’oliveto, e in maniera significativamente estesa dalla coltura specializzata del noccioleto mentre le coltivazioni legnose asciutte occupano prevalentemente i fianchi dei rilievi meridionali. La piana di Milazzo ha un paesaggio fortemente umanizzato e presenta usi concorrenziali: colture ortive, seminativo, attività produttive industriali, attività residenziali. Le colture legnose irrigue, in prevalenza agrumeti, interessano la stretta cimosa costiera e si addentrano spesso per lunghi tratti, lungo le aree di divagazione delle fiumare. Il paesaggio agrario “storico” persiste ancora in ampie aree in cui gli elementi costitutivi (dalla rete viaria rurale, alla chiusura dei poderi, al sistema colturale, alle sedi umane) testimoniano in un insieme coordinato una sopravvissuta armonia di forme, di tecniche e di funzioni. L’insediamento umano è fortemente connotato da numerosi e piccoli nuclei e centri di origine medievale che privilegiano sul versante tirrenico le alture e i crinali e sul versante ionico il segno delle fiumare. L’insediamento interessa i versanti collinari al di sotto dei quattrocento metri; i versanti montani appaiono fortemente spopolati e poco accessibili. Un carattere fondamentale dell’insediamento è l’alternanza storica dell’abitare, che in età classica privilegia le zone costiere costruendo città (Naxos, Messina , Milazzo) nodali per i traffici marittimi, mentre in età medievale e moderna privilegia i versanti collinari costruendo centri strategici con ampie possibilità di difesa (Savoca sullo Ionio, Rometta sul Tirreno) caratterizzati dalla presenza di castelli e di mura. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 273 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 Alla fine del’800 le colture irrigue e il potenziamento delle vie di comunicazione litoranea favoriscono il trasferimento della popolazione verso la costa e la formazione di nuovo centri, “le marine”. Ne deriva una struttura territoriale a pettine formata dai centri costieri e dai centri montani di origine, struttura che oggi tende a diventare una conurbazione lineare, un asse insediativo litoraneo che, quasi senza soluzione di continuità, copre tutto l’arco perimetrale ionico-tirrenico e che a sud mantiene essenzialmente il carattere residenziale-turistico, mentre a nord, per la presenza di concentrazioni produttive e di nuclei urbani più consistenti, si articola in una trama insediativa più complessa e articolata. La città di Messina costituisce il polo territoriale di riferimento e di saldatura dell’area peloritana e di quella aspromontana oltre lo stretto. L’influenza di Messina viene attenuata sul versante ionico da Catania e dalla sua area metropolitana, mentre sul versante tirrenico va acquistando importanza l’asse urbano bipolare Milazzo-Barcellona. Lo sviluppo insediativo e il cambiamento della gerarchia e delle strutture urbane hanno determinato nella fascia costiera una forte pressione antropica con profonde e notevoli trasformazioni del paesaggio, mentre nelle aree collinari, hanno provocato l’abbandono e il conseguente degrado del sistema insediativo e del paesaggio agrario tradizionale. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Messina • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Alì Superiore, Alì Terme, Antillo, Barcellona Pozzo di Gotto, Basicò, Brolo, Casalvecchio Siculo, Castelmola, Castroreale, Condrò, Falcone, Ficarra, Fiumedinisi, Fondachelli Fantina, Forza D’Agrò, Francavilla di Sicilia, Furci Siculo, Furnari, Gaggi, Gallodoro, Giardini Naxos, Graniti, Gualtieri Sicaminò, Itala, Letojanni, Librizzi, Mandanici, Mazzarrà Sant’Andrea, Merì, Messina, Milazzo, Monforte San Giorgio, Mongiuffi Melia, Montalbano Elicona, Motta Camastra, Naso, Nizza di Sicilia, Novara di Sicilia, Oliveri, Pace del Mela, Pagliara, Roccafiorita, Roccalumera, Roccavaldina, Rodì Milici, Rometta, San Filippo del Mela, San Pier Niceto, San Piero Patti, Sant’Alessio Siculo, Sant’Angelo di Brolo, Santa Lucia del Mela, Santa Teresa di Riva, Saponara, Savoca, Scaletta Zanclea, Spadafora, Taormina, Terme Vigliatore, Torregrotta, Tripi, Valdina, Venetico, Villafranca Tirrena • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.546,29 abitanti residenti 509.736 densità 330 sparsa 14.794 (3%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 484.847 (95%) 10.095 (2%) LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 274 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 – 15% 85% – 44% 56% – – 16% 35% 31% 18% 18% 54% 27% 1% 11% 22% 34% 33% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi 11% < 1% 5% 6% 1% 7% 5% 13% 52% – – 13% 5% – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 275 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 6% < 1% 52% – – 22 11 7 – – – – 141 7% 6% 4 31 33 103 26 66 46 52 – 20 13 17% 17 794 0,5 3 5 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. 41% 31% 27% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 276 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) – 1% – – – – < 1% – – 4% 5% – – 1% 1% – < 1% 4% – 11% 16% – 1% < 1% – – xx LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 277 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: x 48% 3% 6% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli – 13% 1% – – discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. 2% discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 3% – da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo – da mediocre a buona seminativo – bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo 2% – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – 1% – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 3% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 278 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – 2% – – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 33% – – – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 19% 21% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 5% – 2% 1% 19% 8% – 65% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Castroreale, Linguaglossa, Messina, Milazzo, Patti, Pozzo di Gotto, Rometta, Santa Lucia del Mela, Taormina, Tortorici Distretti 1812-1861 Castroreale, Messina, Patti Intendenze 1818-1861 Messina Circondari Alì Superiore, Barcellona Pozzo di Gotto, Castroreale, Francavilla di Sicilia, Messina, Milazzo, Naso, Novara di Sicilia, Patti, Raccuja, Rometta, Sant’Angelo di Brolo, Santa Lucia del Mela, Savoca, Taormina Diocesi al 1850 Archimandrita, Messina, Patti, S. Lucia del Mela • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 279 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici Alì Superiore, Barcellona Pozzo di Gotto, Castroreale, Francavilla di Sicilia, Furci Siculo, Giardini, Naxos, Gualtieri Sicaminò, Mazzarrà Sant'Andrea, Messina, Milazzo, Montagnareale, Oliveri, Pace del Mela, Patti, Piraino, Roccafiorita, San Pier Niceto, San Piero Patti, Santa Lucia del Mela, Saponara, Taormina, Villafranca Tirrena Alì Terme, Antillo, Basicò, Brolo, Casalvecchio Siculo, Castelmola, Condrò, Falcone, Ficarra, Fiumedinisi, Forza D’Agrò, Furnari, Gaggi, Gallodoro, Gioiosa Marea, Graniti, Itala, Letojanni, Librizzi, Liminna, Mandanici, Merì, Monforte San Giorgio, Mongiuffi Melia, Motta Camastra, Nizza di Sicilia, Novara di Sicilia, Pagliara, Roccalumera, Roccavaldina, Rodì Milici, Rometta, San Filippo del Mela, Sant’Alessio Siculo, Sant’Angelo di Brolo, Santa Teresa di Riva, Savoca, Scaletta Zanclea, Spadafora, Torregrotta, Tripi, Valdina, Venetico, Terme Vigliatore – Fondachelli Fantina 3% – 15% < 1% 19% – 2% 5% 29 < 1% – 3% 2% – – 75% * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione • Infrastrutture LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 280 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 Rete trasporti e comunicazione autostrade (km) 97 strade statali (km) 109 altre strade (km) 646 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) 35 linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) 79 linee ferroviarie non elettr. (km) 49 aeroporti (n°) – porti comm. interesse nazionale (n°) 1 porti comm. interesse regionale (n°) 1 porti turistici e pescherecci (n°) 1 porti militari e per la sicurezza (n°) 1 Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) alta linee elettriche 220Kv (pres.) alta ricevitrici (n°) 1 stazioni di smistamento (n°) 1 centrali idroelettriche (n°) – centrali termoelettriche (n°) 3 centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) alta Rete idrica acquedotti (pres.) media potabilizzatori (n°) – dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) – Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 95 depuratori in esercizio (n°) 40 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria 6 16 4 1 2 4 1 15 19 23 132 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 281 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L 77 17.537 M N O Barcellona P/G Brolo Francavilla Messina Milazzo Montalbano E. Patti San Patti in crescita in declino in declino dall’and. inst. in crescita in declino in accent. 5,06% 3,07% 1,58% 4,26% 4,88% 3,23% 3,14% 12,61% 2,70% 2,12% 3,12% 3,18% 6,91% 7,49% 1,78% 5,17% 1,91% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • ripr. 4,87% 1,65% 3,29% 6,75% • • • • • • • Piero in declino S. Teresa di in declino R. Taormina Francavilla T. in crescita in accent. ripr. 4,42% • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti 6 10 92 7 1 27 2 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 282 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 E F Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dell’antichità 8 – – 32 – – 12 – – 1 3 38 3 9 206 7 1 70 102 10 35 374 208 320 49 • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari 18 12 – 9 97 85 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 283 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9 C D E Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 71 3 1 5 100 36 2 – 2 10 5 – – – 5 7 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 284 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 10 AREA DELLE COLLINE DELLA SICILIA CENTRO - MERIDIONALE L’ambito è caratterizzato dal paesaggio dell’altopiano interno, con rilievi che degradano dolcemente al Mar d’Africa, solcati da fiumi e torrenti che tracciano ampi solchi profondi e sinuosi (valli del Platani e del Salso). Il paesaggio dell’altopiano è costituito da una successione di colline e basse montagne comprese fra 400 e 600 metri. I rilievi solo raramente si avvicinano ai 1000 metri di altezza nella parte settentrionale, dove sono presenti masse piuttosto ampie e ondulate, versanti con medie e dolci pendenze, dorsali e cime arrotondate. Il modellamento poco accentuato è tipico dei substrati argillosi e marnosi pliocenici e soprattutto miocenici, biancastri o azzurrognoli ed è rotto qua e là da spuntoni sassosi che conferiscono particolari forme al paesaggio. Le stagioni definiscono aspetti diversi del paesaggio con il mutare della vegetazione e dei suoi colori. Nel dopoguerra il paesaggio agrario ha cambiato fortemente la propria identità economica legata alle colture estensive del latifondo e alle attività estrattive (zolfo, salgemma), sviluppando nuove colture (vigneto e agrumeto, o potenziando colture tradizionali (oliveto mandorleto). Il fattore di maggiore caratterizzazione è la natura del suolo prevalentemente gessoso o argilloso che limita le possibilità agrarie, favorendo la sopravvivenza della vecchia economia latifondista cerealicola-pastorale. I campi privi di alberi e di abitazioni denunciano ancora il prevalere, in generale, dei caratteri del latifondo cerealicolo. L’organizzazione del territorio conserva ancora la struttura insediativa delle città rurali arroccate sulle alture create con la colonizzazione baronale del 500 e 700. Questi centri, in generale poveri di funzioni urbane terziarie nonostante la notevole espansione periferica degli abitati, mantengono il carattere di città contadine anche se l’elemento principale, il bracciantato, costituisce una minoranza sociale. L’avvento di nuove colture ha determinato un diverso carattere del paesaggio agrario meno omogeneo e più frammentato rispetto al passato. Vasti terreni di scarsa fertilità per la natura argillosa e arenacea del suolo sono destinati al seminativo asciutto o al pascolo. Gli estesi campi di grano testimoniano il ruolo storico di questa coltura, ricordando il latifondo sopravvissuto nelle zone più montane, spoglie di alberi e di case. Molti sono i vigneti, che rappresentano una delle maggiori risorse economiche del territorio; oliveti e mandorleti occupano buona parte dell’altopiano risalendo anche nelle zone più collinari. I centri storici, in prevalenza città di fondazione, presentano un disegno dell’impianto urbano che è strettamente connesso a particolari elementi morfologici (la rocca, la sella, il versante, la cresta....) ed è costituito fondamentalmente dall’aggregazione della casa contadina. Caltanissetta è la maggiore città della Sicilia interna, anche se il suo ruolo ha subito una involuzione rispetto al secolo scorso, quando concentrava il capitale dell’industria zolfifera e della cerealicoltura dell’altopiano centrale. Le trasformazioni colturali hanno posto Canicattì al centro di una vasta area agricola che, trasformatasi nell’ultimo ventennio con vigneti di pregio, costituisce un elemento emergente e di differenziazione del paesaggio agrario. Il popolamento della costa, tutt’altro che scarso nei tempi antichi come testimoniano i famosi resti archeologici di città, di santuari e di ville, diviene successivamente limitato e riflette il difficile rapporto intrattenuto nei secoli con le coste del Nord Africa. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 285 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 I centri urbani sorgono interni, sulle pendici collinari e lungo le valli, soltanto Sciacca e Porto Empedocle sono centri marinari ed hanno carattere commerciale e industriale. Il resto dell’insediamento recente, concentrato per nuclei più o meno diffusi, ha carattere esclusivamente turistico-stagionale. L’area urbana di Agrigento-Porto Empedocle rappresenta la maggiore concentrazione insediativa costiera. Il paesaggio costiero, aperto verso il Mare d’Africa, è caratterizzato da numerose piccole spiagge delimitate dalle colline che giungono a mare con inclinazioni diverse formando brevi balze e declivi. L’alternarsi di coste a pianure di dune e spiagge strette limitate da scarpate di terrazzi, interrotte a volte dal corso dei fiumi e torrenti (Verdura Magazzolo, Platani) connota il paesaggio di questo ambito. La costa lievemente sinuosa non ha insenature significative sino al Golfo di Gela; in particolari zone il paesaggio è di eccezionale bellezza (Capo Bianco, Scala dei Turchi) ancora non alterato e poco compromesso da urbanizzazioni e da case di villeggiatura, ma soggetto a forti rischi e a pressioni insediative. La notevole pressione antropica negli ultimi decenni ha arrecato gravi alterazioni al paesaggio naturale e al paesaggio antropico tradizionale e ha messo anche in pericolo beni unici di eccezionale valore quali la Valle dei Templi di Agrigento. La siccità aggravata dalla ventosità, dalla forte evaporazione e dalla natura spesso impermeabile dei terreni, è causa di un forte degrado dell’ambiente, riscontrabile maggiormente nei corsi d’acqua che, nonostante la lunghezza, risultano compromessi dal loro carattere torrenziale. L’impoverimento del paesaggio è accresciuto dalle opere di difesa idraulica che incautamente hanno innalzato alte sponde di cemento sopprimendo ogni forma di vita vegetale sulle rive. Il paesaggio è segnato dalle valli del Belice, del Salito, del Gallo d’oro, del Platani e dell’Imera Meridionale (Salso). I fiumi creano nel loro articolato percorso paesaggi e ambienti unici e suggestivi, caratterizzati da larghi letti fluviali isteriliti nel periodo estivo e dalla natura solitaria delle valli coltivate e non abitate. Il Platani scorre in una aperta valle a fondo sabbioso, piano e terrazzato, serpeggiando in un ricco disegno di meandri. La varietà di scorci paesaggistici offerti dai diversi aspetti che il fiume assume, dilatandosi nella valle per la ramificazione degli alvei o contraendosi per il paesaggio tra strette gole scavate nelle rocce, è certamente una delle componenti della sua bellezza. Le colture sono per lo più vigneti, qualche mandorleto o frutteto, verdeggianti distese che contrastano con le colline marnose, rotte qua e là da calanchi e da spuntoni rocciosi, o con le stratificazioni mioceniche di argille gessose e sabbiose. I rivestimenti boschivi sono rarissimi e spesso ad eucalipti. L’ambiente steppico, le pareti rocciose, i calanchi e l’acqua sono le componenti naturali più importanti della valle dell’Imera. Il fiume nasce dalle Madonie e attraversa tutto l’altopiano centrale con un corso tortuoso, incassato in profonde gole; percorre la regione delle zolfare tra Caltanissetta ed Enna e il bacino minerario di Sommatino e disegnando lunghi meandri nella piana di Licata si versa in mare ad est della città. Le colture del mandorlo, dell’olivo, del pistacchio e del seminativo ricoprono i versanti della valle mentre la vegetazione steppica si è sviluppata nelle zone a LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 286 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 forte pendenza. Ampie superfici di ripopolamenti forestali ad eucalipti e pini hanno alterato il paesaggio degradando la vegetazione naturale. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Agrigento, Caltanissetta, Palermo • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Acquaviva Platani, Agrigento, Alessandria della Rocca, Alimena, Aragona, Bivona, Bompensiere, Calamonaci, Caltabellotta, Caltanissetta, Camastra, Cammarata, Campobello di Licata, Campofranco, Canicattì, Castellana Sicula, Casteltermini, Castrofilippo,Cattolica Eraclea, Cianciana, Comitini, Favara, Grotte, Joppolo Giancaxio, Licata, Lucca Sicula, Marianopoli, Mazzarino, Milena, Montallegro, Montedoro, Mussomeli, Naro, Palazzo Adriano, Palma di Montechiaro, Petralia Sottana, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, Ravanusa, Realmonte, Ribera, Riesi, San Biagio Platani, San Cataldo, San Giovanni Gemini, Sant’Angelo Muxaro, Santa Caterina Villarmosa, Santa Elisabetta, Santo Stefano Quisquina, Sciacca, Serradifalco, Siculiana, Sommatino, Sutera, Villafranca Sicula, Villalba • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 3.249,89 abitanti residenti 508.060 densità 156 sparsa 17.037 (3%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 489.281 (96%) 1.742 (1%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) – 20% 80% – 12% 88% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 287 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 400mm 400mm 600mm 800mm 1000mm > 1200mm < – – – – 600mm 800mm 1000mm 1200mm – 28% 60% 12% – – 10% 83% 7% – 19% 58% 21% 2% • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi 10% – 6% 59% 23% 1% 1% < 1% – 40% – < 1% 1% 59% – – – < 1% – – 37 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 288 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 41 8 – – 12 – 11% – 9 74 114 95 – 143 12 28 2 33 42 19% 211 1.309 4 1 – SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris 65% 29% 6% – – – – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 289 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: – – < 1% – – – – – – < 1% 3% – 6% < 1% – – < 1% – – xxx x 87% 3% 1% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 290 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – 15% 1% – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi 4% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 2% 4% 4% 3% 3% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 26% 2% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 10% da mediocre a buona seminativo 22% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – 1% – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 3% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 291 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – – – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli < 1% 8% 38% – 16% 16% – 22% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Agrigento, Calascibetta, Castronovo di Sicilia, Corleone, Enna, Licata, Naro, Piazza Armerina, Polizzi Generosa, Sciacca, Sutera Distretti 1812-1861 Agrigento, Bivona, Caltanissetta, Cefalù, Corleone, Gela, Piazza Armerina, Sciacca Intendenze 1818-1861 Agrigento, Caltanissetta, Palermo Circondari Agrigento, Bivona, Calascibetta, Caltabellotta, Caltanissetta, Cammarata, Campobello di Licata, Canicattì, Cattolica Eraclea, Enna, Favara, Grotte, Licata, Mussomeli, Naro, Palazzo Adriano, Palma di Montechiaro, Petralia Soprana, Pietraperzia, Raffadali, Ravanusa, Riesi, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Sciacca, Serradifalco, Siculiana, Sommatino Diocesi al 1850 Agrigento, Caltanissetta, Cefalù, Monreale, Piazza Armerina Archimandrita, Messina, Patti, S. Lucia del Mela • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Cattolica Eraclea, Montallegro, Ribera, Sciacca Agrigento, Alessandria della Rocca, Bivona, Camastra, Canicattì, Castrofilippo, Comitini, Favara, Joppolo Giancaxio, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, Santo Stefano Quisquina, Siculiana, Acquaviva Platani, Caltanissetta, Campofranco, Delia, Milena, Montedoro, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 292 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici Mussomeli, San Cataldo, Sommatino Aragona, Campobello di Licata, Casteltermini, Cianciana, Grotte, Naro, Palma di Montechiaro, Ravanusa, Realmonte, San Biagio Platani, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Bompensiere, Marianopoli, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sutera – – 1% < 1% 14% – 3% – 3% 9% 46 < 1% – 1% < 1% < 1% < 1% 50% * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) 14 579 1.272 – 112 168 – 1 1 3 1 bassa LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 293 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 linee elettriche 220Kv (pres.) alta ricevitrici (n°) – stazioni di smistamento (n°) – centrali idroelettriche (n°) – centrali termoelettriche (n°) 1 centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) alta Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n°) 3 dissalatori (n°) 1 impianti di sollevamento (n°) 3 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 67 depuratori in esercizio (n°) 16 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O 6 8 2 5 2 3 5 15 8 7 35 2 4.941 Agrigento Bivona Campob. di L. Casteltermini Naro Racalmuto Ribera in crescita in declino in accent. in declino in declino in ripr. debole in 9,61% 4,08% 20,57% 9,09% 12,25% 9,83% 19,76% 13,92% 8,25% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • ripr. 7,00% 5,17% 3,09% 5,50% • • • • • • • • • • • • • • • ripr. 4,94% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 294 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 accent. Sciacca Caltanissetta Mussomeli in crescita in ripr. debole in declino 5,69% 5,75% 3,87% 11,34% 18,54% 9,65% • • • • • • • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea 8 54 159 14 5 111 2 5 4 – – 6 – – 34 – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 295 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali 5 36 1 2 14 – 4 – 15 3 – 612 406 727 167 15 7 1 6 25 49 29 15 3 1 50 321 – – 54 – 2 – – 2 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 296 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10 E4 E5 E6 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 6 10 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 297 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 11 AREA DELLE COLLINE DI MAZZARINO E PIAZZA ARMERINA L’ambito è caratterizzato dalle colline argillose mioceniche, comprese fra il Salso e il Maroglio, e che giungono fino al mare separando la piana di Gela da quella di Licata. Un ampio mantello di sabbie plioceniche tipiche dei territori di Piazza Armerina, Mazzarino, Butera e Niscemi ricopre gli strati miocenici. Dove il pliocene è costituito nella parte più alta da tufi calcarei e da conglomerati il paesaggio assume caratteri più aspri con una morfologia a rilievi tabulari a “mesas” o una morfologia a gradini di tipo “cuestas”. Su questi ripiani sommitali sorgono alcuni centri urbani (Mazzarino, Butera, Niscemi). Determinante nel modellamento del paesaggio è stata l’azione dei fiumi Salso, Disueri e Maroglio che ha frequenti e talora violente piene ed esondazioni. Il paesaggio agrario aperto e ondulato prevalente è quello del seminativo. Solo alcune zone sono caratterizzate dall’oliveto e dai frutteti (mandorleti, noccioleti, ficodindieti) che conferiscono un aspetto particolare. Lo sfruttamento agrario e il pascolo hanno innescato fenomeni di degrado quali l’erosione, il dissesto idrogeologico e l’impoverimento del suolo. Il paesaggio vegetale naturale ridotto a poche aree è stato profondamente alterato dai rimboschimenti che hanno introdotto essenze non autoctone (Eucalyptus). Il territorio è stato abitato fin da tempi remoti, come testimoniano i numerosi insediamenti (necropoli del Disueri, insediamenti di M. Saraceno, di M. Bubbonia) soprattutto a partire dal periodo greco ha subito un graduale processo d’ellenizzazione ad opera delle colonie della costa. Le nuove fondazioni (Niscemi, Riesi, Barrafranca, Pietraperzia, Mirabella, S. Cono e S. Michele di Ganzaria) si aggiungono alle roccaforti di Butera e Mazzarino e alla città medievale di Piazza Armerina definendo la struttura insediativa attuale costituita da grossi borghi rurali isolati. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Barrafranca, Butera, Caltagirone, Enna, Gela, Licata, Mazzarino, Mirabella Imbaccari, Niscemi, Piazza Armerina, Pietraperzia, Ravanusa, Riesi, San Cono, San Michele di Ganzaria • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.332,74 abitanti residenti 120.567 densità 90 sparsa 3.315 (3%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 116.875 (97%) 377 (-%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 298 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 – 46% 54% – 27% 73% – 71% 21% 8% – – 3% 90% 7% – 22% 59% 17% 2% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico 13% – 34% 43% 10% – – – – 38% 27% – < 1% 21% – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 299 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale – 1% 7% – – – – – – – – 11% 1% – 38 73 59 – 25 1 2 – 1 9 29% 120 628 2 – – SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum 63% 33% 4% – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 300 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica – – – – – – – < 1% – – – < 1% < 1% – – 1% – 9% – – < 1% < 1% – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 301 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: 81% 6% 3% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli bruni calcarei Litosuoli – discreta o buona vign.arbor.agru.semin. Regosuoli 15% 4% 6% 7% 4% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 12% 6% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 3% da mediocre a buona seminativo 8% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – – – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 4% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 302 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 Suoli Suoli bruni bruni Suoli Suoli bruni bruni vertici 8% 4% –% buona discreta buona vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – 1% – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 18% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli – 1% 39% – 24% 17% – 19% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Calascibetta, Caltagirone, Enna, Licata, Mineo, Piazza Armerina Distretti 1812-1861 Agrigento, Caltagirone, Caltanissetta, Gela, Piazza Armerina Intendenze 1818-1861 Agrigento, Caltanissetta, Catania Circondari Barrafranca, Caltagirone, Caltanissetta Diocesi al 1850 Agrigento, Caltagirone, Caltanissetta, Piazza Armerina, Siracusa • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento – Butera, Mazzarino, Niscemi, Piazza Armerina, Mirabella Imbaccari, San Michele di Ganzaria Riesi, Barrafranca, Pietraperzia, San Cono – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 303 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione – < 1% 14% – 9% – 1% 8% 11 – – 3% – < 1% – 47% • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche centrali termoelettriche centrali turbogas metanodotto Rete idrica acquedotti (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) – 175 510 – – – – – – – – alta media – – – – – alta alta LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 304 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 potabilizzatori (n°) 1 dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) 1 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 16 depuratori in esercizio (n°) 5 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O – – – – – – – 1 1 – 11 – 649 Gela Mazzarino Enna Piazza Armer. Caltagirone in crescita in declino in declino in ripr. debole dall’andam.in s 9,51% 5,65% 4,30% 6,00% 3,83% 24,53% 12,83% 12,84% 14,48% 14,12% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 305 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) – 28 79 14 1 19 1 – 1 – – 2 – – 7 – – – 1 9 – – – – 1 – 1 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 306 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11 Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 192 303 321 – 4 3 1 2 8 12 8 37 2 – 31 75 – – 15 3 – – – – 2 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 307 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 12 AREA DELLE COLLINE DELL’ENNESE L’ambito è caratterizzato dal paesaggio del medio-alto bacino del Simeto. Le valli del Simeto, del Troina, del Salso, del Dittaino e del Gornalunga formano un ampio ventaglio delimitato dai versanti montuosi dei Nebrodi meridionali e dei rilievi degli Erei, che degradano verso la piana di Catania e che definiscono lo spartiacque fra il mare Ionio e il mare d’Africa. Il paesaggio ampio e ondulato tipico dei rilievi argillosi e marnoso-arenaci è chiuso verso oriente dall’Etna che offre particolari vedute. La vegetazione naturale ha modesta estenzione ed è limitata a poche aree che interessano la sommità dei rilievi più elevati (complesso di monte Altesina, colline di Aidone e Piazza Armerina) o le parti meno accessibili delle valli fluviali (Salso). Il disboscamento nel passato e l’abbandono delle colture oggi, hanno causato gravi problemi alla stabilità dei versanti, l’impoverimento del suolo, e fenomeni diffusi di erosione. La monocoltura estensiva dà al paesaggio agrario un carattere di uniformità che varia di colore con le stagioni e che è interrotta dalla presenza di emergenze geomorfologiche (creste calcaree, cime emergenti) e dal modellamento del rilievo. La centralità dell’area come nodo delle comunicazioni e della produzione agricola è testimoniata dai ritrovamenti archeologici di insediamenti sicani, greci e romani. In età medievale prevale il ruolo strategico-militare con una ridistribuzione degli insediamenti ancora oggi leggibile. Gli attuali modelli di organizzazione territoriale penalizzano gli insediamenti di questa area interna rendendoli periferici rispetto alle aree costiere. Il rischio è l’abbandono e la perdita di identità dei centri urbani. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Catania, Enna, Palermo • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Agira, Aidone, Alimena, Assoro, Bompietro, Bronte, Calascibetta, Caltagirone, Castel di Judica, Catenanuova, Centuripe, Cerami, Enna, Gagliano Castelferrato, Ganci, Leonforte, Mineo, Mirabella Imbaccari, Nicosia, Nissoria, Petralia Sottana, Piazza Armerina, Raddusa, Ramacca, Randazzo, Regalbuto, Santa Caterina Villarmosa, Sperlinga, Troina, Valguarnera Caropepe, Villarosa • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 2459,66 abitanti residenti 142.744 densità 58 sparsa 4.815 (3%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 136.393 (96%) 1.536 (1%) LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 308 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 1% 63% 36% 1% 40% 59% – 25% 59% 16% – – 1% 70% 29% < 1% 16% 57% 24% 3% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi 9% – 11% 72% 6% < 1% 1% 1% – 82% 7% 1% 1% 6% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 309 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale – < 1% – 1% – – – – – – – – – 8% 1% – 20 44 205 3 57 33 20 – 16 10 17% 153 963 16 – 3 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. 43% 29% 28% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 310 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) < 1% – – – – – – – – < 1% 1% – – – – – – 3% – 13% 1% – < 1% 1% – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 311 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: – 77% 1% 3% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli 6% 8% 4% 3% – discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 30% 8% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 14% da mediocre a buona seminativo 9% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – 1% – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 2% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 312 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – 4% – – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – – – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 11% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 2% < 1% 64% < 1% 3% 4% – 27% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Agira, Calascibetta, Caltagirone, Catania, Enna, Mineo, Nicosia, Piazza Armerina, Polizzi Generosa, Randazzo, Troina Distretti 1812-1861 Caltagirone, Caltanissetta, Catania, Cefalù, Nicosia, Piazza Armerina Intendenze 1818-1861 Caltanissetta, Catania, Palermo Circondari Adrano, Agira, Aidone, Bronte, Caltanissetta,Centuripe, Cesarò, Enna, Ganci, Leonforte, Mineo, Mirabella Imbaccari, Nicosia, Paternò, Petralia Soprana, Ramacca, Regalbuto, Santa Caterina Villarmosa, Troina Diocesi al 1850 Caltagirone, Caltanissetta, Catania, Cefalù, Del R. Cappellano, Nicosia, Patti, Piazza Armerina LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 313 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici – Agira, Enna, Leonforte, Nissoria, Troina, Castel di Judica Aidone, Assoro, Calascibetta, Catenanuova, Centuripe, Gagliano, Castelferrato, Regalbuto, Valguarnera Caropepe, Villarosa, Raddusa – Ramacca – 1% 13% < 1% 6% – 1% 1% 18 < 1% – 1% – < 1% – 48% * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) 55 312 919 – 60 69 – – – – – bassa LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 314 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 linee elettriche 220Kv (pres.) – ricevitrici (n°) – stazioni di smistamento (n°) – centrali idroelettriche (n°) 2 centrali termoelettriche (n°) – centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) media Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n°) 2 dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) 2 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 29 depuratori in esercizio (n°) 6 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O 1 1 4 – – – 3 3 1 – 10 2 622 Enna P.zza Armerina Regalbuto Troina Palagonia in declino in ripr. debole in ripr. debole in declino in crescita 4,30% 6,00% 3,52% 3,17% 5,19% 12,84% 14,48% 4,08% 4,95% 4,33% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 315 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici 3 27 89 13 1 62 1 – 4 – – 4 – – 7 – – – 10 5 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 316 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12 E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 8 – 3 2 9 – 314 483 584 69 8 5 – 8 7 21 13 268 14 – 29 129 – – 20 7 1 – – – 5 1 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 317 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 13 AREA DEL CONO VULCANICO ETNEO L’edificio vulcanico dell’Etna posto su un banco argilloso sottomarino ricoperto dalle effusioni di basalto lavico si innalza tra il mare, le valli dell’Alcantara e del Simeto e la piana di Catania, dominando con il suo caratteristico profilo tutta la Sicilia orientale. Elementi naturali ed evoluzione storica si completano nel costruire questo paesaggio. La varietà di ambienti, la ricchezza della vegetazione di tipo naturale e delle colture agricole, e la particolarità del contesto fisico e degli elementi morfologici (valloni, radiali, terrazze, crateri avventizi, caldere collassate) costituiscono un paesaggio unico da proteggere e salvaguardare. Il paesaggio vegetale è riconducibile a tipologie articolate in fasce altimetriche. La macchia mediterranea e i giardini di agrumi coprono gran parte delle falde orientali del vulcano fino a 500 m. L’agricoltura intensiva del vigneto, dei frutteti e del pistacchio si inserisce contrastando il desolato paesaggio delle colate laviche e si estende sino ai 1500 metri. Le colture sono frazionate da fitte recinzioni, strade e stradine interpoderali e terrazzamenti. Oltre i 1500 metri la morfologia dei versanti si fa più rigida e accidentata e sino ai 2000 metri si alternano i boschi di castagno, faggio e betulla e al di sopra ancora l’ambiente risulta particolarmente arido, vero e proprio deserto di altitudine unico in Sicilia. La fascia costiera offre un altro paesaggio particolare con promontori e piccole insenature, imponenti scogliere, terrazze, falesie, strette spiagge limitate da scarpate e caratterizzate dal contrasto tra il nero intenso della roccia e il verde della lussureggiante vegetazione. L’insediamento risale al periodo della colonizzazione greca che ha interessato principalmente le aree più fertili della costa. Nell’attuale organizzazione a corona dei centri è ancora leggibile il sistema insediativo normanno con la cintura di fortezza intorno al vulcano a guardia della principali direttrici di penetrazione verso la Sicilia settentrionale e interna. La struttura dell’insediamento è stata fortemente influenzata dai diversi tipi di economia agraria e dalle distinte colture locali legate alla pianura e alla montagna. Il mare, via di comunicazione privilegiata nel passato, ha determinato il sorgere di insediamenti con un’economia dinamica e di scambio che gravita attorno ai centri costieri di Giarre, Riposto e Acireale. In questo paesaggio vario ed esuberante si inseriscono splendide ville dallo stile barocco all’eclettico e al liberty. Acireale, posta sul terrazzo lavico della Timpa che degrada con forte pendenze verso il mare ha una buona autonomia rispetto a Catania e svolge una funzione ordinatrice dell’insediamento dei paesi vicini montani e costieri che si susseguono intercalati da fitte macchie di agrumi e da poveri insediamenti di pescatori e contadini e da ville. L’urbanizzazione della fascia costiera, determinata dalla crescita della città di Catania oltre i confini comunali, costituisce un continuum urbanizzato con le preesistenze e con i centri minori. Ben diversa è la fisionomia nel versante occidentale dove più consistenti sono le tracce di sopravvivenza del bosco e di tratti culturali montani. L’insediamento è concentrato in alcuni grossi centri storicamente di riferimento. Randazzo per le zone più a nord, e Paternò per quelle a sud sono centri di confine tra la montagna e il mare. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 318 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 Paternò denota oggi una sua identità economico-territoriale, una certa autonomia rispetto a Catania per beni e servizi di livello intermedio ed esercita funzioni attrattive per i centri contigui e per i comuni limitrofi del pedemonte etneo. La città di Catania posta sulle basse pendici del versante meridionale dell’Etna, si colloca al centro delle vie di comunicazione che provengono dallo Stretto e dalla Sicilia interna, una posizione che ne ha fatto il principale polo di attrazione della Sicilia orientale. L’intenso processo insediativo ha portato alla formazione di una vasta area metropolitana che comprende la zona costiera e collinare più densamente popolata e urbanizzata da Paternò ad ovest ad Acireale a nord. I comuni etnei, immediatamente a ridosso di Catania, già nel secolo scorso luoghi di villeggiatura delle élites catanesi, costituiscono dei quartieri dormitorio della città. La crescita demografica ed edilizia, infatti, non si è accompagnata ad una trasformazione delle economie agricole locali preesistenti. I nuovi residenti continuano a svolgere la propria attività nel capoluogo generando forti fenomeni di pendolarismo. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Catania • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Acireale, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Calatabiano, Camporotondo Etneo, Castiglione di Sicilia, Catania, Fiumefreddo di Sicilia, Giarre, Gravina di Catania, Linguaglossa, Maletto, Mascali, Mascalucia, Milo, Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Nicolosi, Paternò, Pedara, Piedimonte Etneo, Ragalna, Randazzo, Riposto, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Sant’Agata Li Battiati, Sant’Alfio, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande, Zafferana Etnea • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.369,08 abitanti residenti 880.593 densità 643 sparsa 9.215 (1%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 868.182 (99%) 3.196 (-%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° 35% 32% 33% 36% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 319 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 da da 22° 26° a a 25° 29° 35% 29% – 13% 16% 17% 24% 30% 7% 38% 33% 22% 20% 62% 14% 4% • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici 9% 82% < 1% 5% – – – 4% < 1% 4% – 4% – – – 84% < 1% 3% – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 320 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 7 – 26 3 – – – 12 2% 3% – 3 1 20 13 1 1 – 3 3 23 1% 46 105 – 1 17 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) 37% 14% 24% 6% 15% 4% 1% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 321 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) < 1% < 1% < 1% 1% 1% 1% 2% < 1% 2% – – – – 1% 7% 4% – 22% – – – – – xx 56% – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 322 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: 2% xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – 1% – 3% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali – 2% 5% 1% – discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. 40% discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 3% 2% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo – da mediocre a buona seminativo – bassa seminativo 11% da buona a mediocre bosco e pascolo 2% – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 3% – 1% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 26% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 323 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – – – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto – – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 18% 2% 3% < 1% 16% < 1% – 61% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Acireale, Agira, Catania, Linguaglossa, Randazzo, Taormina, Troina Distretti 1812-1861 Acireale, Castroreale, Catania, Mistretta,Nicosia Intendenze 1818-1861 Catania, Messina Circondari Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Acireale, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Castiglione di Sicilia, Catania, Centuripe, Cesarò, Giarre, Linguaglossa, Mascalucia, Misterbianco, Paternò, Randazzo, Trecastagni Diocesi al 1850 Catania, Messina, Nicosia, Patti • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. – Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Catania, Linguaglossa, Mascalucia, Milo, Motta Sant’Anastasia, Paternò, Piedimonte Etneo, Randazzo, Riposto, Sant’Alfio, Trecastagni, Zafferana Etnea, Ragalna Bronte, Camporotondo Etneo, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicilia, Giarre, Gravina Programmi di fabbricazione LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 324 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici di Catania, Maletto, Mascali, Misterbianco, Nicolosi, Pedara, San Giovanni la Punta, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Sant’Agata Li Battiati, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande – Acireale, Calatabiano 1% – 3% 21% 9% 76% 2% 64% 9 1% 42% 1% < 1% – – 39% * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) 56 123 652 32 13 46 – 1 1 10 – alta alta LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 325 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 ricevitrici (n°) – stazioni di smistamento (n°) – centrali idroelettriche (n°) – centrali termoelettriche (n°) – centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) media Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n°) 1 dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) 1 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 23 depuratori in esercizio (n°) 17 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O 2 28 2 8 1 13 13 28 62 8 48 17 7.102 Francav. Sic. Taormina Acireale Adrano Bronte Catania Giarre Randazzo di in declino in crescita in crescita in crescita in crescita in crescita in crescita in declino 1,58% 6,75% 7,22% 6,15% 4,64% 7,99% 4,63% 2,38% 2,70% 5,17% 7,82% 5,48% 7,66% 7,88% 6,43% 3,78% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 326 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 Scordia in crescita 4,90% 4,78% • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina 3 11 51 19 8 41 3 1 4 – 1 11 – 3 22 1 – 1 – 29 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 327 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13 di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 4 3 73 – – 2 46 11 10 387 175 499 46 5 4 5 5 48 41 73 70 2 15 13 7 – – 5 3 – – 1 – 10 4 – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 328 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 14 AREA DELLA PIANURA ALLUVIONALE CATANESE L’ambito è caratterizzato dal paesaggio della piana di Catania che occupa la parte più bassa del bacino del Simeto e trova continuazione nella piana di Lentini. Formata dalle alluvioni del Simeto e dai suoi affluenti che scorrono con irregolari meandri un po’ incassati, la piana è una vasta conca, per secoli paludosa e desertica, delimitata dagli ultimi contrafforti degli Erei e degli Iblei e dagli estremi versanti dell’Etna, che degrada dolcemente verso lo Ionio formando una costa diritta e dunosa. La piana nota nell’antichità come Campi Lestrigoni decade in epoca medievale con la formazione di vaste aree paludose che hanno limitato l’insediamento. È in collina che vivono le popolazioni in età medioevale (Palagonia, Militello in Val di Catania, Francofonte) mentre nel XVII secolo vengono fondate Scordia, Ramacca e Carlentini. L’assenza di insediamento e la presenza di vaste zone paludose ha favorito le colture estensive basate sulla cerealicoltura e il pascolo transumante. Il paesaggio agrario della piana in netto contrasto con le floride colture legnose (viti, agrumi, alberi da frutta) diffuse alle falde dell’Etna e dei Monti Iblei è stato radicalmente modificato dalle opere di bonifica e di sistemazione agraria che hanno esteso gli agrumeti e le colture ortive. Vicino Catania e lungo la fascia costiera si sono invece insediate rilevanti attività industriali, grandi infrastrutture e case di villeggiatura vicino alla foce del Simeto. La continuità delle colture agrumicole ha attenuato anche il forte contrasto tra la pianura e gli alti Iblei che vi incombono, unendola visivamente alla fascia di piani e colli che dal torrente Caltagirone si estendono fino a Lentini e Carlentini. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Catania, Enna, Siracusa • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Augusta, Belpasso, Biancavilla, Buccheri, Carlentini, Castel di Judica, Catania, Centuripe, Francofonte, Lentini, Militello in Val di Catania, Mineo, Misterbianco, Militello in Val di Catania, Motta Sant’Anastasia, Palagonia, Paternò, Ramacca, Scordia • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.029,54 abitanti residenti 102.032 densità 99 sparsa 1.323 (1%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 99.728 (98%) 981 (1%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 329 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 – 6% 94% – 1% 99% – 68% 27% 5% – – 69% 31% < 1% – 75% 21% 3% 1% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico 66% 13% 9% 12% < 1% – – – – 12% – – – < 1% – < 1% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 330 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale – 71% 9% 2 – – 16 – – – – 21% 71% 4 6 – 2 – – – – – – 7 1% 243 532 10 – 2 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum 97% 3% – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 331 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica – – – – – – – – – – – – – – – < 1% – 6% – – – 1% – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 332 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: 93% – – – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli bruni calcarei Litosuoli 1% discreta o buona vign.arbor.agru.semin. Regosuoli – 46% 12% 6% – discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. 1% discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 4% 1% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo – da mediocre a buona seminativo – bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 4% 2% – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 1% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 333 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 Suoli Suoli bruni bruni Suoli Suoli bruni bruni vertici 3% 6% 3% buona discreta buona vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – 8% – – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 3% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 50% – 38% < 1% 1% 3% – 8% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Agira, Augusta, Caltagirone, Carlentini, Catania, Lentini, Mineo, Noto, Randazzo, Vizzini Distretti 1812-1861 Caltagirone, Catania, Nicosia, Noto, Siracusa Intendenze 1818-1861 Catania, Noto Circondari Adrano, Augusta, Belpasso, Biancavilla, Buccheri, Catania, Centuripe, Francofonte, Grammichele, Lentini, Militello in Val di Catania, Mineo, Misterbianco, Paternò,Ramacca, Scordia Diocesi al 1850 Caltagirone, Catania, Nicosia, Noto, Siracusa • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento – Carlentini, Francofonte, Lentini Militello in Val di Catania, Palagonia, Scordia – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 334 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione < 1% – 21% – – – 7% 3% 18 < 1% – – < 1% – – 3% • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche centrali termoelettriche centrali turbogas metanodotto Rete idrica acquedotti (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) 50 201 533 5 66 69 1 – – – – alta alta 1 – 2 1 – alta alta LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 335 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 potabilizzatori (n°) dissalatori (n°) impianti di sollevamento (n°) Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) depuratori in esercizio (n°) La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M – – – 8 – – 1 – – – – 1 – – – 1 – 50 N O Palagonia Scordia Lentini in crescita in crescita in crescita 5,19% 4,90% 6,23% 4,33% 4,78% 5,81% • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) 2 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 336 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 A.1 A.2 A.3 A.4 B C D E F Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) Manufatti per l’acqua Aree di interesse storico–archeologico Viabilità Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dell’antichità 13 61 13 – 20 3 – • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie – – 1 – – 3 2 – – – – 5 1 – 1 – – – 1 – – 219 174 396 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 337 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14 Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 69 3 1 1 1 7 6 16 400 2 2 22 23 – – 3 – – – – – 8 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 338 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 15 AREA DELLE PIANURE COSTIERE DI LICATA E GELA La piana si innalza verso l’interno lungo la bassa valle del Gela-Maroglio e dell’Acate, trapassando dai materiali alluvionali a quelli pliocenici di formazione marina conformati a ripiano o terrazza, estreme propaggini dell’altopiano centrale che ne costituiscono il limite visivo. E’ la più estesa piana alluvionale della Sicilia meridionale e ne costituisce anche la più ampia zona irrigua grazie allo sbarramento del Disueri, che ha permesso lo sviluppo dell’agricoltura intensiva. Le colline argillose mioceniche, che chiudono lo scenario a conchiglia della piana, giungono fino al mare (monte Sole) e separano la piana di Gela da quella di Licata, solcata dal Salso che vi traccia lunghi meandri prima di sboccare a mare ad est della città. Il paesaggio dei seminativi irrigui della pianura è in evidente contrasto con il paesaggio tipicamente cerealicolo delle colline immediatamente sovrastanti di Butera e Mazzarino. Il paesaggio costiero, caratterizzato dalle famose dune (macconi), assai rilevate, disposte in fasce larghe e compatte, che da Scoglitti si spingono fino oltre Gela, è stato fortemente modificato dall’erosione marina e dagli impianti di serra, estesi quasi fino alla battigia, che hanno distrutto la vegetazione originaria. L’importante contributo di questa produzione all’economia locale si accompagna ad un pesante impatto sull’ambiente costiero. Oggi le aree integre si riscontrano in poche e circoscritte zone dove è ancora possibile ritrovare la flora tipica delle dune mediterranee e nel Biviere, una delle più importanti zone umide della Sicilia meridionale. Anche qui la forte pressione antropica determinata dalle colture e dalle serre rischia di alterare i caratteri del cordone dunale e della stessa zona umida, oggi protetta da una riserva orientata. L’insediamento lungo la costa risale al periodo greco. Gela e Licata costituiscono gli unici centri abitati e ancora oggi importanti punti di riferimento e di scambio tra costa ed entroterra. L’economia petrolifera ha però rapidamente e profondamente modificato le strutture rurali e urbane tradizionali. L’insediamento è quasi tutto accentrato ed è caratterizzato da una estesa urbanizzazione di case sparse lungo la costa che insieme alle infrastrutture, agli impianti industriali e alle serre hanno determinato alterazioni e forte degrado. Si avverte un’accentuata perdita di naturalità del paesaggio che richiede interventi di recupero ambientale e di salvaguardia delle aree ancora libere e degli ambienti naturali. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Agrigento, Caltanissetta, Catania, Ragusa • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Acate, Butera, Caltagirone, Comiso, Gela, Licata, Niscemi, Santa Croce Camerina, Vittoria • Inquadramento territoriale LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 339 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 superficie (Kmq) (ab/kmq) 470,86 abitanti residenti 113.835 densità 242 sparsa 2.112 (2%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 111.711 (98%) 12 (–%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 – – 100% – 80% 20% – 95% 5% – – – 99% 1% – – 80% 18% 2% < 1% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino 56% – 26% 16% 2% – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 340 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 34% – – – 1% – – – 52% 7% – – 46 – – – 32% – 24% 52% 6 – – – – 3 – – – – – 4% 54 276 1 – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 341 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo 100% – – – – – – – – – – – – – – – – – < 1% – 1% – 3% – – – < 1% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 342 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: – – xxx – 96% – < 1% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 1% – da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 2% da mediocre a buona seminativo 2% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – 4% – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 1% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 343 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici – 16% – – discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – 10% nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – 11% – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 2% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 5% 20% 23% 2% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli < 1% 1% 49% 1% 1% 22% 2% 14% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Caltagirone, Licata, Noto, Piazza Armerina Distretti 1812-1861 Agrigento, Gela, Modica Intendenze 1818-1861 Agrigento, Caltanissetta, Noto Circondari Comiso, Gela, Licata, Mazzarino, Niscemi, Ragusa, Riesi, Vittoria Diocesi al 1850 Agrigento, Piazza Armerina, Siracusa • Strumentazione urbanistica LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 344 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici – Gela Licata – – 6% – 24% – < 1% – 4% 8% 22 – – 4% 3% – – 8% * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) (n°) – 84 236 – 6 39 – – 2 1 1 bassa bassa – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 345 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 centrali idroelettriche (n°) – centrali termoelettriche (n°) 1 centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) bassa Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n°) 2 dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) – Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 6 depuratori in esercizio (n°) 3 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O 1 2 – – 2 4 – – 5 – 7 2 472 Gela in crescita 9,51% 24,53% • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 346 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa 4 15 53 11 2 18 – 3 1 1 – – – – – – – – – – – 2 1 – – – – – 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 347 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15 • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 76 97 180 – 9 5 1 – 1 2 5 4 1 2 2 9 – – 3 – – 1 – – – 2 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 348 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 16 AREA DELLE COLLINE DI CALTAGIRONE E VITTORIA Il paesaggio dell’ambito è caratterizzato dai sabbiosi plateaux collinari degradanti verso il litorale e dai margini meridionali degli Erei che qui vengono a contatto con gli altopiani calcarei, mentre verso oriente è caratterizzato dalla grande linea di rottura che da Chiaramonte a Comiso arriva a Santa Croce Camerina e che separa nettamente le formazioni delle sabbie plioceniche e il calcare miocenico dell’altopiano ibleo. Le valli dell’Ippari e dell’Acate segnano profondamente il paesaggio definendo la vasta e fertile pianura di Vittoria. Il paesaggio agrario è ricco e vario per la presenza di ulivi e agrumeti ed estese aree di vigneto che si protendono sui versanti collinari dell’interno. L’ambito intensamente abitato dalla preistoria fino al periodo bizantino (come testimoniano i numerosi ritrovamenti) è andato progressivamente spopolandosi nelle zone costiere dopo l’occupazione araba a causa della malaria alimentata dalle zone acquitrinose del fondovalle oggi recuperate all’agricoltura. Le città di nuova fondazione (Vittoria, Acate) e le città di antica fondazione (Comiso e Caltagirone) costituiscono una struttura urbana per poli isolati tipica della Sicilia interna. L’intensificazione delle colture ha portato ad un estensione dell’insediamento sparso, testimoniato in passato dalle numerose masserie, oggi spesso abbandonate, nella zona di Acate e dei nuclei di Pedalino e Mazzarrone. La città di Caltagirone situata in posizione strategica è posta a dominare un vasto territorio cerniera fra differenti zone geografiche: piana di Catania, altopiani Iblei, piana di Gela e altopiano interno. L’ampia vallata del fiume Caltagirone dà la netta percezione del confine e della contrapposizione fra il versante ereo brullo, pascolativo e a seminati estensivi e il versante ibleo caratterizzato dall’ordinata articolazione degli spazi colturali e dal terrazzamento. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Caltanissetta, Catania, Ragusa • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Acate, Caltagirone, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Gela, Licodia Eubea, Mineo, Niscemi, Vittoria • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 775,69 abitanti residenti 140.690 densità 181 sparsa 6.180 (4%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 133.318 (95%) 1.192 (1%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 349 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° da 22° a 25° da 26° a 29° • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 – – 100% – 13% 87% – 25% 68% 7% – – 4% 94% 2% – 53% 36% 10% 1% SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico 10% < 1% 65% 15% 3% – 7% – – 49% < 1% – – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 350 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale – – 48% – – – – – – – – 13% – – 3 8 8 – 3 1 3 – 2 7 4% 49 253 0,5 – – SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum 66% 4% – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 351 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica – – – – – – – – – – – 1% < 1% < 1% – 4% – 2% – – – < 1% – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 352 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: 88% 4% 1% – xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli bruni calcarei Litosuoli – discreta o buona vign.arbor.agru.semin. Regosuoli 3% 4% 1% 2% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 2% 1% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 1% da mediocre a buona seminativo 3% bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo – 5% – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – – modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo – – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 353 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 Suoli Suoli bruni bruni Suoli Suoli bruni bruni vertici 19% 4% 4% buona discreta buona vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali – – nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – – 26% – – discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 24% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 5% 6% 22% 1% 12% 36% 1% 17% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Caltagirone, Mineo, Noto, Piazza Armerina, Vizzini Distretti 1812-1861 Caltagirone, Gela, Modica Intendenze 1818-1861 Caltanissetta, Catania, Noto Circondari Caltagirone, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Mirabella Imbaccari, Ragusa, Vittoria, Vizzini Diocesi al 1850 Caltagirone, Siracusa • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) – Caltagirone, Vittoria Mazzarrone, Acate, Chiaramonte Gulfi, Comiso – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 354 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione – – 10% – 6% – 5% 34% 10 – – 10% – – – 45% • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche centrali termoelettriche centrali turbogas metanodotto Rete idrica acquedotti potabilizzatori (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) – 66 436 – – – – – – – – media media – – – – – bassa bassa – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 355 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) – Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 12 depuratori in esercizio (n°) 7 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O 1 1 – – 1 2 3 5 3 – 14 – 634 Caltagirone Vizzini Ragusa Vittoria dall’andam.in s in ripr. debole in crescita in crescita 3,83% 2,52% 8,48% 7,80% 14,12% 3,71% 15,30% 6,39% • • • • • • • • • • • • • • • • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali D – Attività manifatturiere E – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F – Costruzioni G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio H – Alberghi e ristoranti I – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J – Intermediazione monetaria e finanziaria K – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M – Istruzione N – Sanità e altri servizi sociali O – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 356 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 A.1 A.2 A.3 A.4 B C D E F fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) Manufatti per l’acqua Aree di interesse storico–archeologico Viabilità Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dell’antichità – 26 87 5 – 16 1 – • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri – – 2 – – 1 – 2 – – 1 4 – – 2 – – – 2 – – 225 132 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 357 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 16 Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 228 – 7 – 1 1 4 7 21 22 – 3 35 42 – – 2 1 2 – – – – 1 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 358 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 17 AREA DEI RILIEVI E DEL TAVOLATO IBLEO L’ambito individua un paesaggio ben definito nei suoi caratteri naturali ed antropici, di notevole interesse anche se ha subito alterazioni e fenomeni di degrado, particolarmente lungo la fascia costiera, per la forte pressione insediativa. Il tavolato ibleo, isola del Mediterraneo pliocenico, formato da insediamenti calcarei ed effusioni vulcaniche sui fondali marini cenozoici, mantiene l’unità morfologica e una struttura autonoma rispetto al resto della Sicilia. Il Monte Lauro (850 metri s.l.m.), antico vulcano spento, è il perno di tutta la “regione”. Essa ha una struttura tabulare, articolata all’interno in forme smussate e in terrazze degradanti dai 600 m ai 200 m. dei gradini estremi, che si affacciano sul piano litorale costituito da slarghi ampi e frequenti: le piane di Lentini, Augusta, Siracusa, Pachino, Vittoria. Verso nord i limiti sono più incerti : il passaggio tra i versanti collinari e la Piana di Catania appare brusco e segnato da alcune fratture, specie tra Scordia, Francoforte e Lentini, dove le alluvioni quaternarie si insinuano fin sotto la massa montuosa formando una specie di conca. L’ambito è caratterizzato da un patrimonio storico ed ambientale di elevato valore: le aree costiere che ancora conservano tracce del sistema dunale; gli habitat delle foci e degli ambienti fluviali (Irminio, Ippari); le caratteristiche “cave” di estremo interesse storico-paesistico ed ambientale; gli ampi spazi degli altopiani che costituiscono un paesaggio agrario unico e di notevole valore storico; le numerose ed importanti emergenze archeologiche che, presenti in tutto il territorio, testimoniano un abitare costante nel tempo. Due elementi sono facilmente leggibili nei rapporti fra l’ambiente e la storia: uno è l’alternarsi della civiltà tra l’altopiano e la fascia costiera. La cultura rurale medievale succede a quella prevalentemente costiera e più urbana che è dell’antichità classica, a sua volta preceduta da civiltà collinari sicule e preistoriche. La ricostruzione del Val di Noto conferisce nuovi tratti comuni ai paesaggi urbani e una unità a una cultura collinare che accusa sintomi di crisi, mentre l’attuale intenso sviluppo urbano costiero determina rischi di congestione e degrado. L’altro elemento costante nel paesaggio, il continuo e multiforme rapporto fra l’uomo e la pietra: le tracce delle civiltà passate sono affidate alla roccia calcarea, che gli uomini hanno scavato, intagliato, scolpito, abitato, custodendo i morti e gli dei, ricavando cave e templi, edificando umili dimore e palazzi nobiliari e chiese. Si possono individuare aree morfologiche e paesaggi particolari che mettono in evidenza i caratteri dell’ambito interessati da problematiche specifiche di tutela: la fascia costiera più o meno larga, gli altopiani mio-pliocenici e la parte sommitale dei rilievi. In esse sono presenti una ricca varietà di paesaggi urbani ed economico-agrari chiaramente distinti. – Il paesaggio degli alti Iblei, dominato dalla sommità larga e piatta del Monte Lauro, si differenzia in modo netto dai ripiani circostanti per il prevalere dei tufi e dei basalti intercalati e sovrapposti ai calcari, che conferiscono al rilievo lineamenti bruschi ed accidentati, per le incisioni dell’alto corso dei fiumi che a raggiera scendono a valle e per il paesaggio cerealicolo-pastorale caratterizzato dalla mandra. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 359 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 I centri urbani, con caratteri tipicamente montani, sono numerosi ma di dimensioni minute; situati ai bordi tra l’altopiano e le parti più elevate conservano ancora abbastanza integre le caratteristiche ambientali legate alla loro origine. La vegetazione naturale è presente in maggiore quantità che nel resto dell’ambito ed è costituita da boschi di latifoglie e conifere – L’estesa pianeggiante piattaforma degli altopiani calcarei, che forma attorno agli alti Iblei una corona pressoché continua, degrada verso l’esterno con ampie balconate, limitate da gradini più o meno evidenti. L’alto gradino, posto a 100 - 200 metri s.l.m., morfologicamente li delimita dalla fascia costiera e dai piani di Vittoria e di Pachino, e distingue nettamente paesaggi agrari profondamente diversi: i seminativi asciutti o arborati con olivi e carrubi degli altopiani e le colture intensive (vigneti, serre) della costa. Di notevole valore e particolarità è il paesaggio agrario a campi chiusi caratterizzato da: un fitto reticolo di muretti a secco che identificano il territorio; seminativi e colture legnose, raramente specializzate spesso consociate, costituite da olivo, mandorlo (Netino) e carrubo che connota fortemente gli altipiani di Ragusa e Modica; il sistema delle masserie, che ha qui un’espressione tipica, modello di razionalità basato sulla cerealicoltura e l’allevamento oltre che pregevole struttura architettonica. La presenza umana è documentata a partire dalla preistoria da necropoli di diversa consistenza situate spesso ai margini degli attuali abitati. La ricostruzione posteriore al terremoto del 1693 interessa interamente quest’area e conferisce ai centri abitati evidenti caratteri di omogeneità espresse nelle architetture barocche. La popolazione vive ai margini dei terrazzi verso la costa per lo più accentrata in paesi di discrete dimensioni: Ispica domina dalla sua terrazza la pianura e il mare. I centri storici sono caratterizzati dai valori dell’urbanistica e dell’architettura barocca. (Noto, Scicli, Rosolini, Modica, Ragusa, Ispica) e dal Liberty minore (Ispica, Canicattini Bagni) – Il paesaggio costiero ha subito negli ultimi anni una forte e incontrollata pressione insediativa ad eccezione delle residue zone umide sfuggite alle bonifiche della prima metà del secolo e oggi tutelate come riserve naturali. I pantani di Ispica e il pantano di Vendicari costituiscono ambienti e paesaggi particolari, sedi stanziali e di transito di importanti specie dell’avifauna e di specie botaniche endemiche rare. Estesi impianti di serre, che si trovano prevalentemente in provincia di Ragusa, hanno modificato il paesaggio agrario tradizionale contraddistinto da colture arboree tradizionali - il mandorlo, l’olivo, la vite (pianura sabbiosa di Pachino) e gli agrumi - che si mescolano al seminativo arborato, all’incolto specie dove affiora la roccia calcarea e al di là dell’Anapo. Analogamente gli impianti industriali di Augusta e Siracusa hanno profondamente modificato il paesaggio e l’ambiente. Sul versante ionico a Sud di Siracusa fino a Capo Passero si susseguono paesaggi costieri di notevole fascino: larghe spiagge sabbiose si alternano a speroni calcarei fortemente erosi. LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 360 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 Sul versante africano il litorale è in prevalenza sabbioso e in brevi tratti roccioso e si possono ancora ritrovare residui del sistema dunale (macconi) e di vegetazione mediterranea. I corsi d’acqua traggono origine dagli alti Iblei : l’Acate o Dirillo, l’Irminio, il Tellaro, l’Anapo hanno formato valli anguste e strette fra le rocce calcaree degli altipiani con una rada vegetazione spontanea e versanti coltivati e terrazzati; dove la valle si amplia compaiono aree agricole intensamente coltivate ad orti e ad agrumi. Le profonde incisioni delle “cave” sono una delle principali peculiarità del paesaggio degli altipiani. Le “cave” sono caratterizzate da pareti rocciose ripide e quasi prive di vegetazione e da fondivalle ricchi di vegetazione lungo i corsi d’acqua dove si trovano aree coltivate disposte su terrazzi artificiali. Storicamente sono state sempre aree privilegiate dagli insediamenti umani sin da tempi remoti. Necropoli ed abitazioni si susseguono lungo le cave o vi si localizzano grossi centri urbani come Ragusa Ibla e Modica. Cava d’Ispica costituisce certamente uno dei luoghi più importanti per la concentrazione di valori storici e ambientali. In essa sono leggibili le tracce di diverse civiltà. Scheda dell’area INQUADRAMENTO GENERALE • Province Catania, Ragusa, Siracusa • Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Augusta, Avola, Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Carlentini, Cassaro, Ferla, Floridia, Francofonte, Giarratana, Grammichele, Ispica, Licodia Eubea, Melilli, Mineo, Modica, Monterosso Almo, Noto, Pachino, Palagonia, Palazzolo Acreide, Porto Palo di Capo Passero, Pozzallo, Priolo Gargallo, Ragusa, Rosolini, Santa Croce Camerina, Scicli, Siracusa, Solarino, Sortino, Vizzini • Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 3189,81 abitanti residenti 563.223 densità 176 sparsa 33.547 (6%) • Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 526.153 (93%) 3.523 (1%) • Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese più freddo da 1° a 4° da 5° a 8° da 9° a 12° medie giornaliere del mese più caldo da 18° a 21° – – 100% – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 361 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 da da 22° 26° a a 25° 29° – 100% 3% 21% 49% 24% 3% – 26% 64% 10% – 43% 42% 12% 3% • Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm – 600mm 600mm – 800mm 800mm – 1000mm 1000mm – 1200mm > 1200mm • Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 • Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40 SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO • Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino • Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico • Elementi morfologici 6% 13% 12% 16% – < 1% 53% – – 1% < 1% – 1% – 2% – – < 1% 83% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 362 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: – rilievi – scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali – con pantani e lagune – con saline – con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n°) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n°) collinari montani selle (n°) grotte (n°) frane opere pubbl. (n°) cave principali (n°) aree dissestate (sup.%) • Idrologia corsi d’acqua principali (km) corsi d’acqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale 84 43 81 3 6 – 13 – 11% < 1% 9 5 43 72 – 32 8 2 1 4 26 1% 157 1.501 10,21 – 23 SOTTOSISTEMA BIOTICO • Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis “cerretosum” Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi • Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) 62% 37% 1% – – – – LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 363 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi d’acqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) – – – – – 1% 1% – – – – – < 1% 1% – 13% – – 1% < 1% < 1% – xx xx 80% 1% 1% LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 364 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 Aree con vegetazione ridotta o assente * presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dell’ambito secondo le classi: xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima – SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO • Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialità agr. Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 8% 1% 9% 1% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali – 5% – 1% 33% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. – discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 1% 1% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 3% da mediocre a buona seminativo – bassa seminativo – da buona a mediocre bosco e pascolo – – bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 5% 10% – bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo – 8% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 2% – nulla o quasi nulla quasi nulla uso prevalente sterile - bosco e pascolo pascolo LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 365 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali 1% 1% nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. – 7% – – 1% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 2% – buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo • Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dell’agrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli 4% < 1% 23% 7% 23% 11% 1% 31% SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO • Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Augusta, Caltagirone, Carlentini, Lentini, Mineo, Noto, Siracusa, Vizzini Distretti 1812-1861 Caltagirone, Modica, Noto, Siracusa Intendenze 1818-1861 Catania, Noto Circondari Augusta, Avola, Buccheri, Caltagirone, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Ferla, Floridia, Francofonte, Grammichele, Ispica, Lentini, Melilli, Militello in Val di Catania, Mineo,Modica, Monterosso Almo, Noto, Pachino, Palazzolo Acreide, Ragusa, Rosolini, Scicli, Siracusa, Sortino, Vizzini Diocesi al 1850 Caltagirone, Noto Siracusa • Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. – Mineo, Vizzini, Ispica, Modica, Pozzallo, Ragusa, Scicli, Augusta, Avola, Ferla, Floridia, Noto, Pachino, Palazzolo Acreide, Siracusa, Sortino, Priolo Gargallo Grammichele, Licodia Eubea, Giarratana, Monterosso Almo, Santa Croce Camerina, Programmi di fabbricazione LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 366 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 Piani di trasferimento nessuno strumento • Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi d’acqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Cassaro, Melilli, Rosolini, Solarino, Porto Palo di Capo Passero – – 2% < 1% 16% – 4% – 2% 7% 109 4% – 3% 1% < 1% – 36% * limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione • Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche (km) (km) (km) (km) (km) (km) (n°) (n°) (n°) (n°) (n°) (pres.) (pres.) (n°) (n°) (n°) 32 306 1.738 – 39 72 – 1 2 7 2 media alta 2 – 1 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 367 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 centrali termoelettriche (n°) 4 centrali turbogas (n°) – metanodotto (pres.) bassa Rete idrica acquedotti (pres.) bassa potabilizzatori (n°) – dissalatori (n°) – impianti di sollevamento (n°) – Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n°) 42 depuratori in esercizio (n°) 20 La presenza è indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto all’estensione dell’ambito • Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto • Sistemi locali del lavoro Istat – Irpet – 1994 denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O 8 16 1 1 2 12 5 19 43 4 52 16 7.517 Grammichele Vizzini Modica Ragusa Noto Pachino Palazzolo Ac. Siracusa in ripr. debole in ripr. debole in crescita in crescita dall’and. inst. in accent. in declino in crescita 3,18% 2,52% 6,42% 8,48% 3,64% 4,53% 3,71% 9,84% 15,30% 9,04% 3,71% 3,56% 15,89% • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • ripr. 5,92% 2,84% 9,69% • • • – dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 – dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 – specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attività economiche ISTAT C – Estrazione di minerali LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 368 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 D E F G H I J K L M N O – Attività manifatturiere – Produzione e distrib. di energia elettr.e gas – Costruzioni – Commercio all’ingrosso e al dettaglio – Alberghi e ristoranti – Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni – Intermediazione monetaria e finanziaria – Attività immobiliari, noleggio, informatica, ecc. – Pubblica amministrazione, assicurazione sociale – Istruzione – Sanità e altri servizi sociali – Altri servizi pubblici, sociali e professionali • Beni archeologici A Aree complesse (città antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entità minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per l’acqua B Aree di interesse storico–archeologico C Viabilità D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dell’antichità • Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in età medievale A/D di origine antica, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C “di nuova fondazione”, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto C “di nuova fondazione” C/D “di nuova fondazione”, ricostruiti “in situ” dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi 10 66 422 71 5 23 5 4 – – 4 – 1 12 7 1 4 2 4 18 5 4 19 2 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 369 TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 17 G di impianto contemporaneo a funzionalità specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa • Viabilità storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie • Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc. 1 – 13 2 7 954 764 814 72 35 11 8 11 15 35 116 315 8 8 71 103 3 12 8 3 2 1 1 – 6 18 7 LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE 370 AMBITO 1 - Area dei rilievi del trapanese San Vito Lo Capo # # Custonaci Erice # # Valderice Castellammare del Golfo # Buseto Palizzolo # Sottosistema abiotico - geologia, geomorfologia e idrologia tratti di costa di rilevante interesse geomorfologico ed ambientale promontorio Monte Cofano (Custonaci) dalla Punta di Sòlanto a Castellammare del Golfo (S.Vito Lo Capo-Castellammare del Golfo) _ emergenze geomorfologiche Monte S.Giuliano Monti di Trapani-S.Vito _ morfotipi Spiaggia sabbiosa di S.Vito Lo Capo Spiaggia sabbiosa di Castellammare del Golfo Rilievi carbonatici dei Monti di Trapani corsi d'acqua F. Freddo _ _ Sottosistema biotico - biotopi comune Buseto Palizzolo n. 39 denomin. Sughereta di Monte Scorace Costa di Cala Bianca comp. (1) G A tipo Biotopi complessi o disomogenei Biotopi complessi o disomogenei caratteristiche formazione forestale con dominanza di Quercus suber e ricco strato arbustivo, rimboschita con pini, cipressi ed eucalyptus "tratto di costa con singolarita' geomorfologiche, archi naturali, falesie, ecc., serie geologiche di interesse scientifico; aspetti di gariga a palma nana, lentisco e carrubo e praterie ad ampelodesma ed orchidacee; presenza di trottoir a vermeti" interessante ambiente deltizio con residue formazioni ripariali non forestali habitat presenti (2) 6, 8 1, 5, 6 regime di tutela L. 431/85 L. 1497/39 Castellammare del 229 Golfo Castellammare del 27 Golfo Foce del Fiume Freddo B Biotopi complessi o disomogenei 2, 3 L. 431/85 comune n. denomin. Monte Inici Castellammare del 31 Golfo comp. (1) D tipo Biotopi complessi o disomogenei caratteristiche "complesso di calcari mesozoici di grande interesse faunistico per la presenza di rare specie di falconiformi; parziale rimboschimento a conifere e latifoglie esotiche; aspetti di prateria e lembi di macchia di sclerofille sempreverdi" "percorsi substeppici di graminacee (TheroBrachypodietea) siti importanti per le orchidee; aspetti di macchia di sclerofille sempreverdi; formazioni di Euphorbia dendroides" "sulle pareti occidentali a strapiombo presenza di importanti stazioni di endemiti della flora casmofitica; fondali marini con coralligeno di acqua fredda; abbondante fauna ittica e biocenosi composite per l'affioramento di sorgenti" "complesso di calcari mesozoici con aspetti di lecceto (Quercion ilicis) nella porzione sommitale; rimboschimento a pino (Pinus halepensis) di antico impianto; notevole coleotterofauna lapidicola" "singolarita' geomorfologiche rappresentate da faraglioni ricoperti da arbusti xerofitici; biocenosi sommerse caratterizzate da fondali marini con facies sciafile e a poriferi, con colonie di idrozoi e briozoi" "costa rocciosa di calcari mesozoici a strapiombo sul mare; fondali coralligeni di rilevante interesse biologico; aspetti di vegetazione delle coste rocciose (CrithmoLimonietalia)" "area di grande interesse floristico e vegetazionale; formazioni di macchia dell'Oleo-Ceratonion a Chamaerops humilis e Ceratonia siliqua; numerosi elementi floristici rari ed endemici; aspetti di prateria con siti importanti per la presenza di orchidee" habitat presenti (2) 6, 9 regime di tutela L. 431/85 parz. Custonaci 230 Monte Sparagio D Biotopi complessi o disomogenei Biotopi complessi o disomogenei 6, 9 L. 1497/39 Custonaci 14 Monte Cofano F 1, 5, 6, 8 Piano reg. R.N. Erice 22 Monte S. Giuliano D Biotopi complessi o disomogenei Biotopi puntuali o omogeni Biotopi complessi o disomogenei Biotopi complessi o disomogenei 5, 6, 8, 9 L. 1497/39 S. Vito Lo Capo 18 Faraglioni di Scopello A 1 L. 1497/39 San Vito Lo Capo 6 S. Vito lo Capo A 1, 5, 6, 8 L. 1497/39 San Vito Lo Capo 15 Zingaro D 1, 5, 6, 8 Riserva naturale Sottosistema insediativo - siti archeologici comune altro comune localita' Baglio Casale Pietra Colle Case Galanti Case Sciacca Case Sciacca Centro Urbano Pizzo Monaco C.da Tuono Grotta del Crocifisso Grotte degli Scurati Grotte degli Scurati - Mangiapane Portella del Cerriolo Punta della Croce Tonnara di Cofano Ripari di Rocca Rumena C.da Grotta Perciata Centro Urbano Grotta di Pizzolungo n. 2 1 5 3 4 6 12 7 13 8 9 10 14 11 18 19 15 descrizione Riparo con materiali epigravettiano Insediamento dell'eta' del ferro. Deposito paleolitico. Centro abitato dal VI a.C. ad eta' romana Insediamento tardo-romano. Insediamento tardo-romano. Portus Segestanus elimo, roccaforte araba e centro medievale (sec. XIV) Insediamento medievale. Necropoli eneolitica. Necropoli tardo-romana. Deposito epipaleolitico. Deposito epipaleolitico Deposito epipaleolitico e bronzo medio Linea di battente Tirreniana Tonnara di Cofano. Insediamento Punico. Deposito epipaleolitico Deposito epipaleolitico Citta' Elimo-Punica Deposito epipaleolitico tipo (1) A2.1 A2.5 A1 A2.5 A2.5 A1 A2.5 A2.2 A2.1 A2.1 A2.1 E A2.5 A2.1 A2.1 A A2.1 X X vincolo l.1089/39 Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Custonaci Castellamare del Golfo Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Erice Erice Erice elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 2 - AREA DEI RILIEVI DEL TRAPANESE comune Erice Erice San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo Valderice Valderice altro comune localita' Grotta Emiliana Ripari Bonagia Castelluzzo - Grotta dei Coralli Castelluzzo - Grotta dell'insolidda Centro Urbano Grotta dell'Uzzo Grotta di Cala Grottazza Grotta di Cala Mancina Grotta Perciata Tonnara del Secco Grotta dei Porci Ripari di Grotta Giglio n. 17 16 23 24 21 27 25 20 26 22 28 29 descrizione Deposito epipaleolitico Deposito epipaleolitico Ripari e Grotte di interesse paletnologico (paleolitico) Ripari e Grotte di interesse paletnologico (paleolitico) Catacomba o cripta? Deposito neolitico Deposito epipaleolitico Incisioni rupestri del paleolitico in grotta Deposito Epipaleolitico. Insediamento di eta' Romana Mesolitico arte rupestre. Deposito epipaleolitico tipo (1) A2.1 A2.1 A2.1 A2.1 A2.2 A2.1 A2.1 A2.1 A2.1 A2.5 A2.1 A2.1 vincolo l.1089/39 Sottosistema insediativo - centri e nuclei storici comune Buseto Palizzolo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Custonaci Custonaci Custonaci Erice Erice Erice San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice n. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 denominazione (1) classe (2) Buseto Palizzolo C Castellammare del C Golfo Balata d'Inici E Balata di Baida Scopello Custonaci Assieni Purgatorio Erice (Monte San Giuliano) Ballata Napola San Vito lo Capo Castelluzzo Chiesa Nuova Crocevie Fico Sant'Andrea Bonagia Paparella (oggi nucleo del centro di Valderice) San Marco (oggi nucleo del centro di Valderice) E E C E E A E E C E E E E E F F localizzazione geografica collina costa collina collina pianura collina collina collina montagna collina pianura costa pianura collina collina collina pianura collina collina Erice Trapani 819 Erice Trapani 402 comune 1881 Erice Castellammare del Golfo circondario 1881 Trapani Alcamo popol. 1881 48 14800 comune 1936 Erice Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice popol. 1936 304 16430 34 156 135 996 394 215 1770 291 799 2481 776 282 398 574 542 1707 1105 Monte San Giuliano Erice Erice Trapani Trapani Trapani 3085 194 1967 Erice Trapani 86 Sottosistema insediativo - beni isolati comune Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo comune n. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 n. tipo oggetto abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio tipo oggetto qualificazione del tipo denominazione oggetto Colli (di) Menta classe (1) D5 D5 D5 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 classe (1) coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 297688 4211340 296815 4210120 303995 4207454 304106 4205372 299532 4212083 301957 4210016 301430 4209114 297287 4207991 305945 4204365 302370 4205368 298045 4211799 299960 4209935 297586 4206718 coordinate geografiche U.T.M. (2) qualificazione del tipo Ancona Anello Beatrice Bombolone Bruca Nuova Casale Fontana Fontana Gianni denominazione oggetto Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Buseto Palizzolo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo comune 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 n. baglio baglio baglio baglio chiesa villa abbeveratoio abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio castello castello castello chiesa cimitero fontana fontana fonte lanterna mulino mulino mulino mulino mulino tipo oggetto costiera ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua qualificazione del tipo costiero Murfi Piano di Neve Racabbe Ragoleo Bruca (di) Coppola Abbeveratura Signora (della) Balata Inici Basile Borruso Borruso Balata Bulgarella Carcie (le) Costamanti Ferrandini Fodera' Fontana Fontana Fontana Lisciandrini Lo Cascio Messina Mortilli Muti Stabile Castellammare del Golfo (di) Baida (di) Inici (di) Madonna del Cuoco Castellammare del Golfo (di) Fontana Fredda Pioppo Acqualavite Lanterna Vecchia Marcione S. Giuseppe Vorla D1 D1 D1 D1 B2 C1 D5 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 A2 A2 A2 B2 B3 D5 D5 D5 E6 D4 D4 D4 D4 D4 X 299188 299305 302360 299949 307079 298915 303380 314078 310532 314719 314170 311669 308605 302253 309687 305034 308922 306779 306153 312690 307090 308246 303959 315705 308555 307461 314155 306715 310026 314508 314787 307617 315681 310472 313662 317462 314560 316554 314333 314423 Y 4207063 4207709 4210391 4205754 4204938 4211462 4209029 4204725 4204755 4205493 4204863 4204751 4206040 4212009 4210092 4210335 4210164 4208863 4208087 4204124 4206551 4212237 4209440 4207514 4210358 4212447 4211515 4212349 4207598 4210404 4210835 4215408 4206638 4212629 4211861 4206273 4210025 4205685 4210485 4210401 denominazione oggetto classe (1) coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Castellammare del Golfo Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Custonaci Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo San Vito Lo Capo Valderice Valderice comune Valderice 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 n. porto tonnara torre torre trappeto villa villa villa baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio cappella cava cava stazione tonnara torre villa villa baglio baglio baglio baglio baglio baglio cappella castello cimitero convento convento fondaco semaforo torre villa baglio baglio baglio baglio baglio baglio cappella cava cava chiesa cimitero faro fontana santuario semaforo tonnara tonnara torre torre torre torre torre baglio baglio tipo oggetto costiera Castellammare del Golfo (di) Scopello (di) Scopello (di) Bennisti E1 D6 A1 A1 D3 314000 309017 309000 308363 309537 315780 315089 309424 296148 295697 296544 298445 300078 295066 301030 301990 294728 299070 300435 299443 296389 296689 294814 298022 297069 295071 295497 296376 291654 289181 296024 286110 297453 288310 288226 285456 294724 286945 285242 286392 305012 304746 302346 302719 305273 301971 301800 303894 300089 301699 301259 301550 304406 301565 300949 304560 4211500 4216209 4216396 4215930 4212077 4206693 4207512 4211174 4216790 4216783 4219833 4217005 4216633 4217387 4219459 4218465 4217501 4217373 4215719 4217105 4213244 4220897 4220658 4213158 4212969 4206698 4206324 4204494 4208508 4209315 4205402 4211533 4205950 4212401 4212485 4212886 4205330 4214878 4212811 4210972 4216422 4221274 4219148 4219542 4223378 4220008 4225442 4224803 4221018 4226594 4228661 4229247 4216712 4227891 4228394 4226929 Impastato Lombardo Mione Cantarre Castelluzzo Cofano Messina Mocata Moglibelle Poma Poma Vultaggio Purgatorio Cava di Cocuccio (la) Cave di Purgatorio (le) Lentina Cofano (di) Cofano (del) Buffotta Curtosa Peralta Regalbesi Rizzo Stabile Stella Torretta S. Anna (di) Castel Maurigi Erice (di) C1 C1 C1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 B2 D8 D8 D5 D6 A1 C1 C1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 B2 A2 B3 B1 B1 E4 E6 A1 C1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 B2 D8 D8 B2 B3 E6 D5 B1 E6 D6 D6 A1 A1 A1 A1 A1 D1 D1 classe (1) D1 ippica costiera dei Cappuccini Montese Quattro Venti (dei) Torretta Azzaretti Cosenza Loria Mazzara Porta (la) Torre (la) S. Crescenzia di pietre di tufo S. Giuseppe (di) San Vito Lo Capo (di) costiero Colomba costiera costiera costiera costiera costiera qualificazione del tipo Secco (del) o S. Vito Lo Capo (di) Tonnarella dell'Uzzo Impiso (del) Isolidda Torrazzo Usciere (dell') Uzzo (dell'Uzzo) Bello Verde Bernano' denominazione oggetto Cassatella 118 baglio 306163 4221623 306269 4223314 301650 4224732 301291 4228511 304817 4227676 306259 4220640 293498 4208388 295702 4212425 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 290601 4211315 Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice Valderice 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio cappella chiesa chiesa chiesa tonnara torre villa villa villa Crocci Croce Mafi Magaddino Messina Monaci Popoli Pupazze Racarrumi Rizzo Rosariello Salemi Sciare Tangi Cavaliere Lenzi Misericordia (della) S. Barnaba Bonagia (di) Sciare (le) Ali' Battiata Pilati D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 B2 B2 B2 B2 D6 A1 C1 C1 C1 292212 294816 294009 295078 295828 296620 294875 290044 295309 296288 292906 290156 292587 296225 292739 291483 292008 290376 289107 292013 290719 292612 290926 4210903 4209143 4213689 4212726 4212952 4207820 4207930 4214134 4208603 4212641 4208633 4211926 4214991 4207681 4214001 4209363 4213997 4213303 4216244 4216038 4213400 4213722 4214005 Sottosistema insediativo - beni isolati - saline comune Erice n. 1 tipo oggetto salina denominazione oggetto S. Cusumano classe (1) D7 Sottosistema insediativo - paesaggio percettivo - tratti panoramici comune descrizione sintetica dei percorsi e delle frazioni degli stessi (da .... > a .....) Castellammare del Balestrate-Castellammare-Balata di Baida Golfo Castellammare del Bivio S 187 - Guidaloca Golfo Castellammare del Palermo - Dir. per Trapani Golfo Castellammare del Scopello Golfo Castellammare del Terme segestane - Gàggera Golfo Custonaci Baglio Messina Custonaci Custonaci Custonaci Purgatorio Custonaci Trapani - Pizzolungo - Custonaci Erice Dattilo - Calatafimi Erice Milo Erice Trapani - Pizzolungo - Custonaci Erice Trapani - Valderice Erice Trapani - Valderice - Erice San Vito Lo Capo Castelluzzo - Torre dell'Impiso San Vito Lo Capo Scopello Valderice Trapani - Pizzolungo - Custonaci Valderice Trapani - Valderice Valderice Trapani - Valderice - Erice frazioni di percorso per comune, in km 14,74 1,3 0,52 5,97 0,97 1,3 1,51 2,26 3,07 0,83 2,69 4,45 2,14 9,93 18,93 3,74 5,9 1,45 0,67 classificazione anas del percorso S 187 Com/Prov A 29 Com/Prov S 113 S 187 Com/Prov Com/Prov Com/Prov S 113 S 113 Com/Prov S 187 Com/Prov Com/Prov Com/Prov Com/Prov S 187 Com/Prov AMBITO 2 - Area della pianura costiera occidentale Trapani # # Paceco # Marsala Petrosino # # # Castelvetrano Mazara del Vallo # Campobello di Mazara Menfi # Sottosistema abiotico - geologia, geomorfologia e idrologia tratti di costa di rilevante interesse geomorfologico ed ambientale da P.Parrino a loc. Torre Tunna (MarsalaPetrosino) da P.Granitola alla foce del F.Modione (Petrosino-Mazara del Vallo) da C. Feto a Loc. Torre Scibiliana (Mazara del Vallo-Petrosino) emergenze geomorfologiche Piana di Marsala Piana di Mazara _ morfotipi Spiagge sabbiose e dune costiere di Selinunte-TriscinaTre Fontane Saline di Trapani Piana di Mazara del Vallo, Marsala, Trapani corsi d'acqua F. Belice _ _ Sottosistema biotico - biotopi comune Menfi Campobello di Mazara n. 142 145 denomin. Costa di Porto Palo Capo Granitola comp. (1) A A tipo Biotopi complessi o disomogenei Biotopi puntuali o omogeni caratteristiche habitat presenti (2) 1, 6 regime di tutela L. 431/85 L. 431/85 Castelvetrano 139 Foce del Fiume Modione B Biotopi complessi o disomogenei tratto di costa presenza di interessanti formazioni dunali con aspetti di vegetazione psammofila (Ammophiletalia, Malcomietalia) "scogliera con vegetazione delle coste 1 rocciose a Limonium endemici (specie di riilievo: Limonium furnarii, L. mazarae) e delle dune (Malcomietalia, Ammophiletalia); formazione di macchia a Chamaerops humilis" "alti cordoni di dune costiere con macchia 2, 3 litorale (Malcomietalia, Ammophiletalia); presenza di interessante entomofauna psammo-luto-alobia" L. 431/85 comune Castelvetrano n. 141 denomin. Foce del Fiume Belice Sciare di Marsala e Mazara comp. (1) B tipo Biotopi complessi o disomogenei Biotopi complessi o disomogenei caratteristiche "importante ambiente deltizio con rilevanti aspetti di vegetazione di duna (Malcomietalia, Ammophiletalia) e presenza di interessante fauna psammofila; sito di sosta importante per l'avifauna migratoria" area di substrati calcarenitici affioranti, spesso frantumati per consentire le pratiche agricole, caratterizzati da interessanti formazioni di macchia a Chamaerops humilis e percorsi substeppici di graminacee (Thero-Brachypodietea) "ambienti umidi costieri con aspetti di flora alofila lungo i bordi e fauna psammoluto.alobia; siti importanti per l'avifauna migratoria" "isola dello Stagnone con presenza di associazioni vegetali di gariga, prateria e alofite; biocenosi acquatiche marine di grande interesse; importante luogo di sosta per l'avifauna migratoria" "isola dello Stagnone con presenza di associazioni vegetali di gariga, prateria e alofite; fondali con biocenosi acquatiche marine di grande interesse; importante luogo di sosta per l'avifauna migratoria" "isola dello Stagnone con presenza di associazioni vegetali di gariga, prateria e alofite; fondali biocenosi acquatiche marine di grande interesse; importante luogo di sosta per l'avifauna migratoria" "ambienti umidi costieri con aspetti di flora alofila lungo i bordi e fauna psammoluto.alobia; siti importanti per la migrazione dell'avifauna" "ambienti umidi costieri con aspetti di flora alofila lungo i bordi e fauna psammoluto.alobia; siti di sosta importanti per l'avifauna migratoria" "interessante ambiente deltizio; luogo nevralgico per l'avifauna migratoria" "lago di probabile origine carsica; interessante aviauna nidificante; importante luogo di sosta di avifauna migratoria" "laghetti di probabile origine carsica; interessante aviauna nididicante; importante luogo di sosta di avifauna migratoria; interessante vegetazione igrofila ed aspetti di macchia a Quercus calliprinos" "area caratterizzata dalla presenza di rilevanti aspetti di macchia dell'OleoCeratonion a prevalenza di palma nana; presenza di fringillidi, silvidi nidificanti, nonpasseriformi (Streptopelia turtur)" "ambienti umidi costieri con aspetti di flora alofila lungo i bordi e fauna psammoluto.alobia; siti di sosta importanti per l'avifauna migratoria" "zone umide costiere di grande valore biologico; interessante fauna alofila e idrofila; presenza di Emys orbicularis; formazioni di duna ben conservate; biocenosi sommerse con interessanti banchi di Posidonia oceanica" "ambienti umidi costieri con aspetti di flora alofila lungo i bordi e fauna psammoluto.alobia; siti di sosta importanti per l'avifauna migratoria" "ambienti umidi costieri con aspetti di flora alofila lungo i bordi e fauna psammoluto.alobia; siti di sosta importanti per l'avifauna migratoria" habitat presenti (2) 2, 3 regime di tutela Riserva naturale Marsala 106 D 5, 6 Piano reg. R.N. Marsala 63 Saline A Biotopi puntuali o omogeni Biotopi complessi o disomogenei Biotopi complessi o disomogenei Biotopi complessi o disomogenei Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni 1 Riserva naturale Marsala 68 Isola S. Maria A 1, 6 Riserva naturale Marsala 70 Isola Grande A 1, 6 Riserva naturale Marsala 74 Isola S. Pantaleo (Mozia) Saline A 1, 6 Riserva naturale Marsala 75 A 1 Riserva naturale Oasi faunistica Riserva naturale Oasi faunistica L. 431/85 Piano reg. R.N. Piano reg. R.N. Marsala 90 Saline A 1 Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo 128 132 134 Foce del Fiume Delia Lago di Preola Gorghi tondi B B B 3 3 3 Mazara del Vallo 110 Poggioalle gro C 5 Paceco 40 Saline A 1 Riserva naturale Oasi faunistica Art 5 L.R. 15/91 Oasi faunistica Petrosino 121 Margi Spano' B 3 Trapani 53 Saline A Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni 1 L. 1497/39 Trapani 33 Saline B 3 Riserva naturale Oasi faunistica elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 2 - AREA DELLA PIANURA COSTIERA OCCIDENTALE comune Trapani n. 50 denomin. Saline comp. (1) A tipo Biotopi puntuali o omogeni caratteristiche "ambienti umidi costieri con aspetti di flora alofila lungo i bordi e fauna psammoluto.alobia; siti di sosta importanti per l'avifauna migratoria" habitat presenti (2) 1 regime di tutela Riserva naturale Oasi faunistica Sottosistema insediativo - siti archeologici comune Menfi altro comune localita' C.da Bonera n. 2 descrizione "Frammenti ceramici di eta' compresa tra il IV sec. a.C. e l' eta' medievale ( Ceramica acroma, a v.n.; fram. di pythos; terra sigillata africana delle produzioni A e D; cer. invetriata, decorata a pettine, a cannel" Area di frammenti ceramici di eta' preistorica, probabilmente della media eta' del bronzo (schegge e oggetti di selce), "Area di frammenti ceramici databili tra il III sec. a.C. e il I sec. d.C.; pietrame. Frammenti di invetriata di eta' tardoantica." "Area di frammenti ceramici di eta' tardo-romana (probabile necropoli?) (Ceramica acroma; frammenti di anfore; terra sigillata africana D; ceramica da fuoco di produzione africana; polita a bande; Pantellerian Ware;" "Area di frammenti ceramici di eta' ellenistica; area di frammenti relativi ad un insediamento di eta' ellenistico romana con frequentazione in eta' tardoromana." Torre costiera cinquecentesca. Insediamento tardo - romano Cave di eta' classica Abitato medio bronzo e necropoli greca (classica V secolo) Necropoli del bronzo antico. insediamento romano. Insediamento eneolitico. Necropoli del bronzo antico e necropoli greca. Necropoli di eta' classica. Necropoli di eta' classica. Necropoli di eta' classica. Necropoli del medio bronzo. Insediamento e necropoli dell'eta' del bronzo Insediamento Greco e Romano. Insediamento e necropoli dell'eta' del bronzo Insediamento e necropoli dell'eta' del bronzo. Necropoli dell' Eta' del Bronzo. Colonia Greca, centro punico, fortezza bizantina e torre medievale Necropoli di eta' arcaica e classica. Abitato di eta' arcaica e classica. Villaggio del bronzo antico e alto medioevo. Necropoli Selinuntina e necropoli dell' Eta' del Bronzo. Fattoria romana Insediamento e necropoli ellenistica. Insediamento ellenistico Insediamento di eta' romana Insediamento di eta' romana. Necropoli Punica e insediamento Resti di una villa romana Insediamento pluristratificato (romano) Insediamento di eta' romana. tipo (1) B vincolo l.1089/39 Menfi Menfi Menfi C.da Bonera Foce del Carboj Foce del Varvaro 3 1 6 A2.6 A2.5 B Menfi Menfi Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Malopurtetto Porto Palo C.da Cusa Cave di Cusa Erbe Bianche Santo Monte Torre Cusa Burgio C.da dimina C.da Inchiusa Case Saporito Muretta Case Saporito Muretta Case Saporito Muretta Cozzo della Guardia. - Case Pietra Marcita Marinella Montagna di Castelvetrano Parche di Bilello Santa Teresa Selinunte Selinunte C.da Buffa Selinunte C.da Manuzza Serralonga Timpone Nero Trentasalme Trentasalme insediamento Baglio Cozzogrande Baglio Granatello propaggine Nord Baglio Perronello Birgi Bufalata C.da Musciuleo C.da Sinubio 4 5 8 10 9 7 14 13 16 17 18 11 28 25 27 15 12 26 21 20 19 24 22 23 42 33 40 29 36 34 41 B A2.5 A2.6 A1 A2.2 A2.5 A2.2 A2.2 A2.2 A2.2 A2.2 A1 A2.5 A1 A1 A2.2 A A2.2 A1 A1 A2.2 A2.4 A2.5 A2.5 A2.5 A2.5 A2.5 A2.4 A2.5 A2.5 X X X elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 2 - AREA DELLA PIANURA COSTIERA OCCIDENTALE comune Marsala Marsala Marsala altro comune localita' Centro Urbano Centro Urbano : Via Amendola, Via Alagna Centro Urbano : Via del Fante, Via De Gasperi, Chiesa Santa Maria della Grotta Mozia Mozia Punta Palermo Saline Ettore e Infersa Baglio Catalano Baglio S. Giovanni C.da Castedduzzo C.da Grieni C.da Malopasso C.da Mirabile C.da Paterno' C.da S. Agata C.da S. Nicola Casa Cantoniera (Chelbi) Casale Nuovo Casale Vecchio Centro Urbano Gattolo Gorghi Tondi Localita' Archi Torre Granatelli Torre Granatelli Centro Urbano Ponte Quasarano n. 37 39 38 descrizione Antica Lilibeo dal IV sec. a. C. ad eta' altomedievale. Fossato punico dell' antica Lilibeo Necropoli punico - ellenistico - romana e paleocristiana tipo (1) A A3 A2.2 vincolo l.1089/39 X X X Marsala Marsala Marsala Marsala Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Trapani Trapani 30 31 35 32 44 54 48 56 52 45 55 53 58 43 46 57 47 59 50 49 51 60 61 Citta' Fenicio Punica Strada sommersa punico romana Insediamento Punico Romanizzato. Insediamento Punico romanizzato. Villa Romana. Insediamento di eta' romana Villaggio e necropoli di eta' neolitica - tombe paleocristiane Tomba e grotticella medio bronzo Necropoli dell'antica eta' del bronzo. Villa romana ( I - V ) su preesistenze ellenistiche. Insediamento greco di eta' arcaica e classica Insediamento romano. Necropoli Greca e cave Insediamento medioevale. Insediamento e necropoli di eta' arabo normanna. Scalo fenicio , presidio fortificato punico e poi romano ancora in vita in eta' arabo normanna Necropoli Preistorica antico bronzo Insediamento e necropoli preistorica - mesolitico e medio bronzo-insediamento romano. Necropoli dell' Eta' del bronzo Villaggio neolitico con successivo insediamento di eta' romano imperiale Villaggio neolitico con successivo insediamento di eta' romano imperiale Citta' punico- romana, bizantiva e medioevale (arabo normanno) Abitato dell'eta' del ferro A C A2.5 A2.5 A2.4 A2.5 A1 A2.2 A2.2 A2.4 A2.5 A2.5 A2.6 A2.5 A2.5 A1 A2.2 A2.5 A2.2 A1 A1 A A1 X Sottosistema insediativo - centri e nuclei storici comune Menfi Menfi Campobello di Mazara Campobello di Mazara Castelvetrano Castelvetrano Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala n. 1 2 3 denominazione (1) classe (2) Menfi C Porto Palo E Campobello di C Mazara (Campobello di Mazzara) Torretta-Granitola E Castelvetrano Marinella (Selinunte) Marsala Addolorata Bambina Birgi Novo Ciavolo Digerbato Paolini San Leonardo Santi Filippo e Giacomo Santo Padre della Pirrera Strasatti Terrenove B E A E E E E E E E E E E E localizzazione geografica collina costa pianura comune 1881 Menfi Menfi Campobello di Mazzara circondario 1881 Sciacca Sciacca Mazzara del Vallo popol. 1881 9944 59 6454 comune 1936 Menfi Menfi Campobello di Mazara Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Marsala Alcamo Mazzara del Vallo Trapani 19569 142 19732 Castelvetrano Castelvetrano Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala popol. 1936 10655 152 10206 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 costa collina costa costa pianura pianura pianura collina pianura collina pianura pianura pianura pianura pianura 166 25010 186 24650 880 396 921 808 553 145 214 307 428 976 1163 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 2 - AREA DELLA PIANURA COSTIERA OCCIDENTALE comune Mazara del Vallo Paceco Paceco Petrosino Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani n. 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 denominazione (1) classe (2) Mazara del Vallo A (Mazzara del Vallo) Paceco C Nubia E Petrosino E Trapani A Fontanasalsa E Guarrato E Locogrande E Madonna E Marausa E Rilievo E Xitta E localizzazione geografica costa pianura costa pianura costa pianura pianura pianura pianura pianura pianura pianura comune 1881 Mazzara del Vallo Paceco circondario 1881 Mazzara del Vallo Trapani popol. 1881 13074 4724 comune 1936 Mazara del Vallo Paceco Paceco Marsala Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani popol. 1936 24276 6759 228 488 52661 78 303 210 429 318 981 Trapani Trapani 32020 Trapani Trapani 729 Trapani Trapani 765 Sottosistema insediativo - beni isolati comune Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Menfi Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Campobello di Mazara Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano n. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 tipo oggetto abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio cimitero stalla torre baglio baglio baglio cappella cimitero faro magazzino torre torre torre abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio cappella case casino cava costiera costiera costiero qualificazione del tipo denominazione oggetto Acqua Salata (dell') Agareni classe (1) D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 B3 D2 A1 D1 D1 D1 B2 B3 E6 D2 A1 A1 A1 D5 D5 D5 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 B2 D1 C1 D8 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 320107 4161088 320591 4165179 322165 4168479 317765 4167870 327359 4164692 326381 4164410 325032 4162245 324945 4161553 321359 4160990 322407 4159395 323123 4159036 321198 4158535 321492 4157998 321432 4163280 320152 4161339 315017 4160899 299483 4165882 300536 299755 302330 301399 293617 294864 292982 299137 295941 313991 313775 304617 309920 307564 305851 313499 313597 308680 308053 303671 305346 313580 303434 308708 315026 304353 4163939 4165783 4168628 4168440 4160320 4162642 4161629 4160499 4166113 4164568 4162582 4174361 4161701 4166913 4165353 4168688 4170036 4166099 4167389 4165846 4168221 4170573 4166692 4171419 4166230 4170956 costiera Menfi (di) Stallone (lo) Torre (la) Florio Guardiola Ingham S. Vito Campobello di Mazara (di) Granitola Sciacca (di) Torretta Tre Fontane Campana Bagarella Funnacazzo Giammariazzo Cusa D'Inferno Inchiusa Nuovo S. Agostino S. Teresa Saporito Sparacia Vecchio Madonnina di Trapani Tortorici elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 2 - AREA DELLA PIANURA COSTIERA OCCIDENTALE comune Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Erice Erice Erice Erice Erice Erice Erice Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala comune n. 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 n. tipo oggetto chiesa chiesa chiesa chiesa chiesa cimitero fontana fontana fontana fontana fontana fontana fontana magazzino magazzino masseria mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino polveriera torre cava mulino mulino ospedale tonnara villa villa abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio tipo oggetto qualificazione del tipo denominazione oggetto Pace (della) Salute (la) Staglio (dello) Tagliata (della) Trinita' (della) Castelvetrano (di) 13 Pile (le) 7 Pile (le) Carabiddicchia Pagano (di) classe (1) B2 B2 B2 B2 B2 B3 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D2 D2 D1 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 A3 A1 D8 D4 D4 E5 D6 C1 C1 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 classe (1) ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua Forche (le) Galasi Di Besi Errante Guirbi Nuovo Paratore Parisi S. Giovanni S. Nicola Mendolia a vento a vento psichiatrico S. Cusumano Moxnarta Roccaforte Alcamisi (dell') Anastasi Anselmi Arini Barone Berbaro Bufalata Catalano Chiusanova Ciavolo Cipponeri Colombaio Cozzogrande Crivaro Ferrero Giacone Granatello Grande Gravano Inferno Lipari Luna Mandriglie Manzo Marchese D'Anna Marsalese Nivaloro Oliva Oneto Perino Perino Spano' Peronello Piacentini Porco Spino Sala Sansone Scacciaiazzo denominazione oggetto qualificazione del tipo coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 304280 4173832 305037 4173307 308109 4173189 306684 4174662 302082 4173515 305074 4171809 305439 4178406 306566 4178734 307240 4179676 304266 4175147 301766 4163230 307199 4162558 306380 4162014 301389 4175367 300710 4176646 303704 4179532 307069 4168910 308634 4172500 307705 4169654 307669 4169259 307446 4168191 308804 4171799 307788 4170171 308647 4172985 308647 4172553 307307 4170562 311321 4171312 284651 4212335 284331 4213597 284148 4213080 284873 4212440 284638 4213756 286389 4210570 286993 4210575 283332 4191987 278573 4184519 280435 4193658 273549 4187093 279403 4189312 280688 4193356 277375 4181907 282516 4191047 283964 4191588 281464 4189853 284122 4183079 284169 4192124 278039 4187801 283471 4181573 282370 4187637 276114 4185876 276349 4184300 282695 4195283 283688 4184501 283088 4188286 284722 4189441 280856 4193208 279215 4196368 284165 4191126 282018 4192930 280102 4186082 277930 4186715 279636 4195463 279083 4187734 282503 4192421 283868 4189837 284585 4190311 285843 4183559 278814 4196226 280213 4196966 276613 4182623 279991 4194303 282215 4183480 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala comune Marsala Marsala 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 n. baglio baglio baglio baglio casa casa cava cava cava cava cava cava cava cava cava chiesa chiesa chiesa chiesa chiesa chiesa chiesa chiesa cimitero faro fontana fontana fontana fontana macello mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino porto scuola stabilimento stabilimento stabilimento stabilimento stabilimento stabilimento stabilimento stabilimento stabilimento stazzone torre torre torre tipo oggetto Scecco D'Oro Spano' Villapetrosa Woodhouse Picchetto Sparta di tufo di tufo di tufo di tufo di tufo di tufo di tufo di tufo Madonna della Cava S. Giovanni S. Giuseppe S. Giuseppe S. Maria del Rosario S. Maria Sappusi S. Padre delle Perriere SS. Filippo e Giacomo Marsala (di) portuale Badia Granatello (del) a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento ad acqua ad acqua agraria enologico enologico enologico enologico enologico enologico enologico enologico enologico costiera costiera costiera qualificazione del tipo costiera Fra' Giovanni Caltagirone Licari Marsala (di) Regia Scuola Agraria Curatolo Curatolo Arini Florio Giacalone Ingham Mineo Pellegrino Rallo Spano' Stazzone (lo) Polizzi S. Teodoro Sances (di) denominazione oggetto Tuma Bertolini D1 D1 D1 D1 D1 D1 D8 D8 D8 D8 D8 D8 D8 D8 D8 B2 B2 B2 B2 B2 B2 B2 B2 B3 E6 D5 D5 D5 D5 E5 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 E1 E5 D3 D3 D3 D3 D3 D3 D3 D3 D3 D9 A1 A1 A1 classe (1) A1 A1 188 torre 189 torre 283703 4192629 277293 4191237 279900 4182930 283586 4192936 283445 4187702 283726 4187589 277634 4187390 278887 4187047 276248 4186584 278707 4186558 277711 4185378 282202 4184111 283620 4183555 284673 4182689 282288 4177614 284688 4184051 275488 4187983 279667 4192350 279151 4188388 278529 4192028 273678 4187025 281972 4180358 281412 4191344 275129 4186645 274409 4185543 276509 4187758 282212 4195121 282029 4191908 281713 4191359 274196 4187711 275445 4193398 276866 4198627 277221 4198485 276101 4198096 276296 4197839 275374 4197588 275265 4197241 275327 4197159 274294 4196997 275036 4196980 275526 4196698 274897 4196608 274788 4195774 275873 4195294 275110 4194892 275567 4194797 278587 4194376 275089 4194016 275286 4194015 278551 4193988 275432 4193950 278263 4193388 275223 4192926 275657 4192784 275704 4192542 280456 4179059 277687 4188567 274424 4185810 275499 4187362 274095 4187607 275112 4188153 275243 4185413 273429 4187184 275398 4185041 274430 4187591 274688 4187728 275084 4185608 275268 4185760 282914 4187169 276455 4188512 276630 4198825 278190 4196382 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 276777 4182247 280363 4183603 Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo comune Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 n. 260 261 262 263 torre torre torre torre torre torre torre torre villa villa villa villa villa villa villa villino abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio casa casa casa casa casale casale case case caserma casina cava chiesa chiesa cimitero lanterna masseria masseria masseria masseria tipo oggetto masseria masseria noria porto Bosco (del) Cardillo Culetta Dara Favara Marcubbo Titone Torrelunga Alagna Araba Damiani Genna Grimi Ingham Ingham De Sarzana Pozzo Comune Alagna Catalano Chelbi Maggiore Chelbi Minore Elefante Fondacazzo Fontana Salsa Gazzera Gazzera di Sotto Giacosia Granatelli Messer Andrea Murano Palazzo Pietrantonio Poggiallegro Racasale Riolo S. Elia S. Teresa Samaritana San Giovanni Saporito Spano' Vaccaro Maiale S. Agata S. Elia S. Miceli Nuovo Vecchio Maiale Spadaro Casotto finanza (di) Casino (il) di tufo Cappuccini (dei) Madonna dell'Alto Mazara del Vallo (di) Lanternino Antalbo Piano (del) Saporito Vecchia denominazione oggetto Vecchia portuale qualificazione del tipo A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 A3 C1 D8 B2 B2 B3 E6 D1 D1 D1 D1 classe (1) D1 D1 D5 E1 canale Mazara del Vallo (di) 280136 4192061 279445 4186747 278651 4189935 281922 4193467 279546 4183687 281201 4181327 283622 4192017 280344 4187460 280435 4188288 276037 4184867 279345 4188133 277315 4190133 277666 4188339 277545 4194221 280828 4189607 276214 4187934 290141 4174491 289535 4177722 296572 4175293 296723 4175152 288612 4175061 296780 4174909 292168 4172784 292709 4172368 297096 4172044 295812 4170360 284112 4174821 288647 4182163 286377 4183648 286697 4182862 291496 4173568 292368 4175945 292750 4175150 294174 4176175 295424 4173608 299814 4171924 291051 4175205 297125 4171938 291655 4167261 292754 4171100 293263 4165850 293186 4176087 300259 4170867 285572 4172837 291835 4172844 292533 4176101 291265 4173364 299549 4170439 294727 4165891 292149 4172099 291200 4170662 283192 4173481 296295 4171432 292416 4172399 288068 4174350 290375 4181198 290109 4181363 284786 4175255 290459 4174849 285061 4171229 291769 4175004 286197 4182067 288108 4170115 289490 4169959 288736 4171232 286951 4169794 295812 4170181 295037 4170100 295255 4168444 288672 4182805 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 294930 4171914 293745 4172363 293771 4167513 287125 4170125 Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Petrosino Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani comune Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 n. 332 333 334 335 336 337 stabilimento stabilimento stabilimento torre torre torre torre torre torre torre villa villa villa villa baglio cimitero cimitero mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino tonnara torre villa villa villa villa baglio baglio baglio baglio baglio baglio chiesa lanterna mulino semaforo torre torre torre torre villa abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio castello tipo oggetto faro lanterna lazzaretto macello mulino mulino enologico enologico enologico Bonacasa Hopps Saporito Balsamo (di) Busala Finocchio Gesuiti (dei) Gilletto Granatelli Inchiappara Ida Rosina S. Giorgio Secolonovo Piacentino Paceco (di) Trapani (di) a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento costiera S. Giuliano Nubia Fardella Platamone Platamone Torrearsa Alagna Barbera Basile Don Federico Salinara Spano' S. Giuseppe Lanternino Pipitone Scibiliana Ciancianina (la) Galvaga Triglia Sannuzza Adragna Benevegna Cusenza Farale Lamia Luogo Grande Messina Moschitto Rera Rina Rizzo Colombaia denominazione oggetto costiera ad acqua costiero costiera costiero qualificazione del tipo portuale costiera D3 D3 D3 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 C1 C1 C1 C1 D1 B3 B3 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D6 A1 C1 C1 C1 C1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 B2 E6 D4 E6 A1 A1 A1 A1 C1 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 A2 classe (1) E6 E6 E5 E5 D4 D4 a vento a vento 287779 4171604 288137 4169509 295216 4167643 287262 4175386 290611 4179602 286963 4176417 291762 4164824 290728 4166398 291077 4175221 286675 4180433 293684 4176706 291734 4171963 292775 4175170 292281 4174697 281561 4205864 284851 4205499 283655 4211875 281072 4208074 281918 4208038 281638 4207909 281559 4207882 281031 4207738 282339 4207588 281727 4207545 282233 4207535 281163 4207504 281813 4207315 280693 4207247 280203 4207159 280205 4206200 280338 4205516 280934 4205215 280791 4205079 280572 4205066 283024 4212549 280000 4206930 285760 4204789 285023 4206404 281048 4206078 286170 4204663 283889 4178019 283125 4176709 282708 4176492 281044 4175593 281236 4175501 280045 4173912 278999 4175555 281315 4171160 278929 4177021 276815 4177859 277101 4178674 287541 4178481 282309 4174990 282278 4173665 282256 4176892 282970 4198220 283172 4197529 282566 4203217 283223 4202698 281141 4203392 279454 4202346 288461 4207735 285334 4201761 288058 4208364 288796 4208071 280493 4202693 283547 4199010 280256 4210241 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 281058 4210175 279583 4210375 280303 4210566 283049 4211775 282557 4210628 282816 4210431 Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino ospizio porto torre torre torre torre villa villa villa villa villa villa villa villa villa villa villa villa villino a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento a vento ad acqua Mariano Pepoli Trapani (di) di Mezzo Ligni (di) Chinisia Marausa Ali' Angelina Belvedere Burgarella Calvino Curatolo Laura Maria Pampalone Porticalazzo Rosina Solina Nasi costiera costiera D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 E5 E1 A1 A1 A1 A1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 282982 282735 282532 281543 282193 282258 283190 282634 283382 283299 283326 283089 282737 282664 283666 283487 282225 283735 280489 280737 280059 279770 278836 278722 283624 281365 281398 279458 280357 281025 280844 283301 286469 288305 285928 286062 284439 285298 287004 286457 287605 285425 283366 279914 4210333 4209789 4209683 4209634 4209577 4209537 4209386 4209341 4208819 4208778 4208630 4208535 4208528 4208495 4208479 4208428 4208332 4207936 4205014 4204996 4203835 4203609 4201848 4201601 4210200 4209223 4210277 4203058 4211137 4197742 4201557 4204382 4210221 4207487 4210290 4209122 4204379 4210070 4210158 4209896 4207399 4209481 4204321 4210817 Sottosistema insediativo - beni isolati - saline comune Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Paceco Paceco Paceco Paceco - Trapani comune Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani n. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 n. 16 17 18 19 20 tipo oggetto salina salina salina salina salina salina salina salina salina salina salina salina salina salina salina tipo oggetto salina salina salina salina salina denominazione oggetto Tramontana, Altavilla (di) Scossone classe (1) D7 D7 D7 D7 D7 D7 D7 D7 D7 D7 D7 D7 D7 D7 D7 classe (1) D7 D7 D7 D7 D7 Carco Salinella denominazione oggetto Collegio, Ronciglio, Brignano, Reda, Sanova, Giacomazzo, Galia, Bella Sottosistema insediativo - paesaggio percettivo - tratti panoramici comune Menfi Sciacca Castelvetrano Castelvetrano Castelvetrano Erice Erice Erice Marsala Marsala Mazara del Vallo Paceco Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani descrizione sintetica dei percorsi e delle frazioni degli stessi (da .... > a .....) Innesto 115 d. - Menfi - Sciacca Innesto 115 d. - Menfi - Sciacca Innesto 115 d. - Menfi - Sciacca Salemi - Partanna - Castelvetrano Selinunte - Marinella di Selinunte Trapani - Pizzolungo - Custonaci Trapani - Valderice Trapani - Valderice - Erice Rilievo - Marsala St. di Ragattisi - Marsala Attraversamento F.Delia Saline - Trapani Fontana salsa Marausa Rilievo - Marsala Saline - Trapani Trapani - Pizzolungo - Custonaci Trapani - Valderice Trapani - Valderice - Erice frazioni di percorso per comune, in km 13,8 0,21 6,31 2,34 2,24 1,91 4,65 0,79 10 9,6 4,08 1,02 1,17 3,68 4,94 4,32 2,18 2,48 0,13 classificazione anas del percorso Com/Prov Com/Prov Com/Prov S 188-Com/Prov S 115 d Com/Prov S 187 Com/Prov S 115 Com/Prov A 29 Com/Prov A 29 dir A 29 dir S 115 Com/Prov Com/Prov S 187 Com/Prov AMBITO 3 - Colline del trapanese Trappeto # Balestrate Partinico # # # Borgetto San Giuseppe Jato # Alcamo # # San Cipirello # Calatafimi # Camporeale Roccamena # # Vita Salemi # Santa Ninfa # Gibellina Poggioreale # # Salaparuta Santa Margherita di Belice # Partanna # Montevago # # # Sambuca di Sicilia Sottosistema abiotico - geologia, geomorfologia e idrologia tratti di costa di rilevante interesse geomorfologico ed ambientale da Balestrate alla foce del T. Finocchio (Balestrate) emergenze geomorfologiche Fondovalle F. Delia Fondovalle F. Grande Fondovalle F.Belice Fondovalle Fiume Freddo morfotipi Fondovalle del fiume Belice Spiagge sabbiose di Alcamo e Balestrate Piana di Partinico Colline della Valle del Belice corsi d'acqua F. Belice F. Belice destro F. Carboj F. Freddo F. Jato Sottosistema biotico - biotopi comune Sambuca di Sicilia Balestrate n. 131 26 denomin. Lago Arancio Foce del T. Calatubo comp. (1) B B tipo Biotopi puntuali o omogeni Biotopi complessi o disomogenei Biotopi complessi o disomogenei caratteristiche habitat presenti (2) 3 regime di tutela L. 431/85 L. 1497/39 Balestrate 20 Foce del Fiume Iato B "invaso artificiale; importante luogo di sosta per l'avifauna in migrazione; presenza di grossi contingenti di ardeidi e anatidi" "notevole entomofauna di coleotteri idro2, 3 cantaridi e di specie ripicole; ittiofauna anadroma; sistema di dune con presenza di Ammophila arenaria e Juniperus phoenicea; rilevante entomofauna psammofila" interssante ambiente di arenile con 2, 3 entomofauna psammo-luto-alobia e frammentari aspetti di vegetazione delle coste sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia) L. 431/85 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE comune Monreale Partinico n. 43 32 denomin. comp. (1) Lago Poma B C tipo Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni caratteristiche "invaso artificiale; luogo di sosta di grossi contingenti ornitici migratori" "rupe calcarea isolata di interesse storicoarcheologico (periodo medievale); emergenza naturalistica nel contesto di territori intensamente coltivati; presenza di aspetti di macchia (Oleo-Ceratonion) con rarissimi esemplari relitti di Juniperus phoenicea" "formazione forestale originariamente con dominanza di Quercus suber (EricoQuercion ilicis) e ricco strato arbustivo; presenza di un vasto rimboschimento con pini, cipressi ed eucalyptus che si sovrappone alla precedente formazione" "invaso artificiale; luogo importante per la migrazione dell'avifauna" habitat presenti (2) 3 5 regime di tutela L. 431/85 L. 431/85 Collina Calatubo Alcamo 52 Bosco di Alcamo G Biotopi complessi o disomogenei 6, 9 Riserva naturale Trapani 66 Lago Rubino B Biotopi puntuali o omogeni 3 L. 431/85 Sottosistema insediativo - siti archeologici comune Menfi Montevago Montevago Montevago altro comune localita' Montagnoli C.da Mastroagostino C.da Sairotto C.da San Nicola C.da Calliata C.da Montagnola n. 1 3 4 2 descrizione "Villaggio capannicolo indigeno (Elimo VIII-VII sec. a.C.) ellenizzato, distrutto dopo la meta' del VII a. C.; fortificazione del IV sec. a.C." Villa romano-imperiale del I sec. d. C. Area di frammenti ceramici di eta' arabo-normanna. "Tombe a grotticella artificiale (alcune con corridoio di accesso o con taglio per il portello; una con bancale ed una preceduta da pozzetto); necropoli di rito musulmano di eta' compresa tra XI e XIII secolo." Area di frammenti di eta' tardo-antica ed altomedievale ( ceramica acroma, anfore decorate a pettine, ceramica a cannelures, invetriata e schegge di selce). Tracce di frequentazione dall' eta' presistorica a quella medievale. Resti di tombe a grotticella. "Deposito stratificato di industria litica; tombe a grotticelle di varie dimens. (preistoriche) ed insediamento rupestre di eta' bizantina con tombe a fossa sul pianoro." Resti di tombe a grotticella e cave. Tracce di ceramica preistorica e medievale. Abitato greco Abitato greco Insediamento greco Insediamento preistorico e protostorico Insediamento romano e medioevale Insediamento preistorico e protostorico greco e romano Ponte ad una luce di eta' arabo- normanna Necropoli di eta' tardo romana e bizantina Centro indigeno, successivamente ellenizzato. Ruderi castello arabo - normanno di Calatrasi. Insediamento preistorico e protostorico greco e medioevale Centro indigeno successivamente ellenizzato Centro indigeno ellenizzato e insediamento arabo normanno Insediamento indigeno. Insediamento romano -villa Castello e resti di centro abitato bizantino e medioevale Calathamet: Centro abitato e castello di eta' medievale Citta' Elima Insediamento medioevale Centro indigeno Abitato e probabili necropoli di epoca protostorica - IX / VIII secolo - eta' del ferro (proto elimo) Abitato e probabile necropoli di epoca protostorica - IX / tipo (1) A1 A2.4 B A2.2 vincolo l.1089/39 X X Sambuca di Sicilia Santa Margherita di Belice Santa Margherita di Belice Santa Margherita di Belice Santa Margherita di Belice Camporeale Corleone Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Roccamena Roccamena San Cipirello San Giuseppe Jato Alcamo Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Gibellina Gibellina Gibellina Gibellina San Cipirello Monreale Salemi 5 B B A2.2 A1 A2.6 A1 A1 A2.5 A2.5 A2.5 A2.5 C A2.2 A1 A2.5 A A1 A2.5 A2.4 A1 A1 A A2.5 A1 A1 A1 C.da Calcara - C.da 6 Isabella C.da Giacheria 7 C.da Senia Casa Giambalvo Monte Pietroso Monte Poira Cozzo Balletto La Montagnola Masseria Montaperto Monte Arcivocalotto Ponte di Calatrasi C.da Sticca Monte Maranfusa Monte Raitano Monte Iato Calatubo Poggio Roccione C.da Rosignolo Castello Eufemio Ponte Bagni Segesta Case della Magione Monte Finestrelle Monte Finestrelle Nord Monte Finestrelle 9 8 10 11 13 15 12 14 16 18 17 19 20 21 24 24 22 25 23 26 29 28 27 X X X X elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE Gibellina Marsala Mazara del Vallo Nord 1 Rocca delle Penne C.da Nasco 30 35 VIII secolo - eta' del ferro (proto elimo) Insediamento frequentato dalla protostoria (eta' del ferro) all'eta' romana. Insediamento archeologico pluristratificato (romano) A2.5 A2.5 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE comune Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Poggioreale Salaparuta Salaparuta Salaparuta Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Santa Ninfa Santa Ninfa Trapani Trapani altro comune Mazara del Vallo localita' Capo Feto Baglio Granatello insediamento Baglio Grande Baglio Logonuovo C.da Mola C.da Perrone C.da Rassallemi Feudo Mamuna Roccazzello Grimesi Localita' Granozzi Montagna della Meta Roccazzello Roccazzo San Cusumano Pizzo Don Pietro C.da Lo Stretto e Torre Donzelli Ciafaglione Cisternazza Vallesecco Corvo Montagna di Partanna Perollo Rocche Girifittino Timpone Castellazzo Torrebigini Vallone Don Antonio. Vallone S. Martino Villa Ruggero Monte Castellazzo Montagna Pergola Monte Porcello Timpone della Sinapa Portella Agghiara C.da Mokarta C.da Petrazzi C.da San Miceli Centro Urbano Mokarta - Cresta di Gallo Monte Polizo Castellaccio di Santa Ninfa Montagna della Magione Borragine La Falconera n. 36 31 38 37 39 40 33 34 32 46 41 43 44 42 45 47 51 52 56 50 49 58 59 48 54 53 55 57 60 63 62 61 64 70 66 68 67 69 65 72 71 74 73 descrizione Insediamento archeologico pluristratificato.(romano) Insediamento imperiale romano su precedente stanziamento ellenistico. Villa romana di eta' imperiale. Resti di una Villa Romana Tombe eneolitico medio e insediamento di eta' classica (indigeno ellenizzato) Villa romana II - V sec. d. C. Insediamento dal II sec. a. C. (romano) ad eta' medioevale. Insediamento Preistorico. Insediamento Greco. Necropoli dell'antica-media eta' del bronzo Insediamento Preistorico. Insediamento abitativo dell'antica eta' del bronzo. Abitato e necropoli dell'eneolitico Villaggio e necropoli neolitici. Necropoli dell' eta' del rame Insediamento della tarda eta' del rame e riparo epigravettiano (Paleolitico) Insediamento e necropoli dal neolitico all'eta' paleocristiana. Necropoli dell'eta' del bronzo Deposito epigravettiano (paleolitico) e necropoli del bronzo antico. Necropoli dell'eta' del bronzo Necropoli del bronzo antico e insediamento greco Necropoli greca (corinzia) Necropoli del bronzo antico Necropoli del Bronzo antico. Necropoli dell'eta' del bronzo Necropoli dell'eta' del bronzo Necropoli dell'Eta' del Bronzo Necropoli del bronzo antico Centro indigeno, ellenizzato Necropoli dell'antica eta' del bronzo. Insediamento dell'eta' del rame Insediamento frequentato dalla protostoria (eta' del ferro) all'epoca classica. Insediamenti neolitici. Insediamento Romano Necropoli dell' Eta del Bronzo Basilica paleocristiana (III - IV sec. d. C.) Citta' indigena (elima) e romana , documentata in eta' paleocristiana e araba Insediamento e necropoli dell' Eta' del Bronzo Centro indigeno , ellenizzato. Localita' preistorica eta' del ferro -indigena X/VI secolo (arcaico) elima (sito indefinito) Insediamento tardo-romano e medievale Tombe di eta' medioevale. Insediamento Protostorico e arcaico e relativo ampliamento. tipo (1) A2.5 A2.5 A2.4 A2.4 A2.5 A2.4 A2.4 A2.5 A2.5 A2.2 A2.5 A1 A1 A1 A2.2 A1 A2.5 A2.2 A2.1 A2.2 A2.5 A2.2 A2.2 A2.2 A2.2 A2.2 A2.2 A2.2 A1 A2.2 A2.5 A2.5 A2.5 A2.5 A2.2 A3 A A1 A1 A1 A2.5 A2.2 A1 vincolo l.1089/39 Castelvetrano X X Trapani X Marsala Marsala Sottosistema insediativo - centri e nuclei storici comune Montevago Sambuca di Sicilia Santa Margherita di Belice Balestrate Borgetto n. 1 2 3 4 5 denominazione (1) classe (2) Montevago Hc Sambuca di Sicilia B (Sambuca Zabut) Santa Margherita di C Belice Balestrate Borgetto C C localizzazione geografica collina collina collina costa collina circondario 1881 Montevago Sciacca Sambuca Zabut Sciacca Santa Margherita di Belice Balestrate Borgetto Sciacca Palermo Palermo comune 1881 popol. 1881 3216 9354 7485 2602 6829 comune 1936 Montevago Sambuca di Sicilia Santa Margherita di Belice Balestrate Borgetto popol. 1936 2821 7731 7568 4691 6178 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE Camporeale Monreale comune Monreale Partinico Partinico Partinico Roccamena San Cipirello San Giuseppe Jato Trappeto Alcamo Calatafimi Gibellina Mazara del Vallo Paceco Partanna Poggioreale Salaparuta Salemi Santa Ninfa Trapani Trapani Vita 6 7 n. 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 Camporeale C Grisi' E denominazione (1) classe (2) Borgo Schiro' G Partinico B Parrini (Piarrini) E Valguarnera Ragali E (Valguarnera) Roccamena C San Cipirello C San Giuseppe Iato C (San Giuseppe Jato) Trappeto C Alcamo B Calatafimi B Gibellina Hb Costiera E Dattilo Partanna Poggioreale Salaparuta Salemi Santa Ninfa Fulgatore Borgo Fazio Vita E B Hc Hb A C E G C collina collina localizzazione geografica collina collina collina collina collina collina collina costa collina collina collina collina pianura collina collina collina collina collina collina collina collina Camporeale comune 1881 Partinico Partinico Partinico Roccamena San Cipirello San Giuseppe Jato Balestrate Alcamo Calatafimi Gibellina Alcamo circondario 1881 Palermo Palermo Palermo Corleone Palermo Palermo Palermo Alcamo Alcamo Alcamo 4835 popol. 1881 21000 54 207 1844 3560 6530 784 37697 9785 6350 Camporeale Monreale comune 1936 Partinico 6075 907 popol. 1936 22282 Roccamena San Cipirello San Giuseppe Iato Balestrate Alcamo Calatafimi Gibellina Mazara del Vallo Paceco Partanna Poggioreale Salaparuta Salemi Santa Ninfa Trapani 2379 4503 8790 1853 38129 11125 6664 367 1000 2308 3025 3036 12348 6494 515 5148 Partanna Poggioreale Salaparuta Salemi Santa Ninfa Mazzara del Vallo Alcamo Alcamo Mazzara del Vallo Mazzara del Vallo 13144 3451 4061 11512 7270 Vita Alcamo 5151 Vita Sottosistema insediativo - beni isolati comune Montevago Montevago Montevago Montevago Montevago Sambuca di Sicilia Sambuca di Sicilia Sambuca di Sicilia Sambuca di Sicilia Sambuca di Sicilia Sambuca di Sicilia Sambuca di Sicilia Santa Margherita di Belice Santa Margherita di Belice Santa Margherita di Belice Santa Margherita di Belice Santa Margherita di Belice Balestrate Balestrate Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Camporeale Camporeale Camporeale Camporeale Camporeale n. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 tipo oggetto abbeveratoio cimitero convento mulino mulino abbeveratoio abbeveratoio cimitero fontana mulino mulino torre abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio castello cimitero cimitero mulino cimitero monastero mulino mulino mulino mulino mulino villa abbeveratoio abbeveratoio cimitero masseria masseria ad acqua Venaria S. Margherita di Belice (di) Balestrate (di) Nucci (dei) Borgetto (di) Monastero (il) Mirto Mirto Sardo Molini (i) Molini (i) Nocella Gallina Serpi Camporeale (di) Giardinello Rapitala' elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE qualificazione del tipo denominazione oggetto Quasarano Montevago (di) ad acqua ad acqua di Mezzo di Sopra classe (1) D5 B3 B1 D4 D4 D5 D5 B3 D5 D4 D4 A1 D5 D5 D5 A2 B3 B3 D4 B3 B1 D4 D4 D4 D4 D4 C1 D5 D5 B3 D1 D1 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 318781 4170791 322633 4175241 322597 4175152 319769 4175799 320129 4175689 326655 4167920 328533 4166621 332915 4169351 327639 4167131 334875 4170142 329157 4166734 331292 4172220 327305 4172110 323426 324403 322646 326399 324442 326685 337880 337287 335390 336167 338344 338475 338102 338052 334216 334332 333302 328271 329711 4176873 4172642 4176684 4172904 4213012 4213931 4214466 4213209 4210714 4210807 4214834 4214767 4215103 4214552 4196089 4195087 4196719 4197563 4197503 ad acqua ad acqua Sambuca (di) Colobria Dragna Guaricciola Pandolfina Laura ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua Corleone Corleone Corleone comune Corleone Corleone Corleone Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale 33 34 35 n. 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 masseria masseria masseria tipo oggetto mulino mulino mulino abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio baglio baglio baglio cappella casa casa casa casa casa case cimitero masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria masseria qualificazione del tipo ad acqua ad acqua ad acqua Magione Strasatto della Cubba Trentasalme denominazione oggetto Chiatto Collegini Drago D1 D1 D1 classe (1) D4 D4 D4 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D1 D1 D1 B2 D1 D1 D1 D1 D1 D2 B3 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 coloniche Fraccia Morana Orsino Madonna di Templi Cartafalsa D'Incrastone Pietra (della) Virzi' Virzi' Iella Manica Grisi' (di) Arcivocale Arcivocalotto Castellana Celso Celso Nuova Dammusi Desisa di Lorenzo Frisella Galiello Galiello Guastella Kaggiotto Macellarotto Malvello Malvello Malvellotto Manali Marcansotta Marone Marraccia Mondello Montagnola Monteaperto Olivieri Palastanga Patria Perciana Perciata Pernice Pietra Agnello Pietralunga Pietralunga Nuova Ponte Calatrasi Ravanusa Ravanusa Renelli Roano Signora Sirignano Strasato 348554 4192570 342992 4189492 346613 4191846 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 349094 4191065 349671 4191122 350518 4191482 342595 4203029 344927 4202682 348097 4202060 347982 4200040 348481 4199880 348915 4199512 348037 4198488 345264 4198039 337767 4196449 328434 4195029 336587 4194692 335644 4193359 337511 4193356 334602 4192643 333484 4192065 333496 4191069 331452 4190441 330321 4199561 328993 4199708 319547 4190376 343805 4200388 323439 4192817 327686 4193017 321359 4189130 326902 4196217 326465 4195960 335487 4204258 331789 4202943 346550 4197612 344993 4197986 339951 4193213 347363 4193585 348045 4193753 340926 4207591 333641 4202248 348306 4196654 340916 4192340 339729 4191829 336039 4206966 348326 4201972 335759 4194756 343925 4193064 342343 4192896 342876 4191225 347604 4199882 325456 4192704 347931 4198648 347779 4195274 327257 4190378 333990 4191096 346295 4201298 330207 4201430 346949 4196354 346772 4193106 342619 4203114 337973 4195366 337754 4196343 329507 4188366 343068 4197091 342157 4196464 334407 4189403 328336 4189516 328533 4189363 333654 4185055 333156 4200259 338952 4206966 320539 4195865 331801 4202285 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE Monreale comune Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Monreale Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Partinico Roccamena Roccamena Roccamena Roccamena Roccamena Roccamena Roccamena San Cipirello San Cipirello San Giuseppe Jato San Giuseppe Jato San Giuseppe Jato San Giuseppe Jato San Giuseppe Jato Trappeto Trappeto Trappeto Alcamo Alcamo 107 masseria n. tipo oggetto 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 masseria masseria masseria mulino mulino mulino villino abbeveratoio cantina cappella cappella cappella cappella cartiera casa casa casa castello cimitero distilleria distilleria fontana fornace macello mulino mulino mulino mulino mulino torre torre torre torre torre torre torre torre torre torre torre torre torre torre torre villa villa villa villa villa abbeveratoio abbeveratoio castello cava cimitero masseria mulino cimitero fornace cimitero qualificazione del tipo Torre dei Fiori denominazione oggetto Torretta Tuffo Vallefonda Calatrasi Principe (del) Provvidenza (della) Fanny Abbrivatura Cantina (la) Bommarito (di) Madonna del Ponte Madonna delle Grazie Mangiaracino Bellaroto Parrinelli Rama Castellaccio Partinico (di) D1 classe (1) D1 D1 D1 D4 D4 D4 C1 D5 D3 B2 B2 B2 B2 D10 D1 D1 D1 A2 B3 D10 D10 D5 D9 E5 D4 D4 D4 D4 D4 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 C1 C1 C1 C1 C1 D5 D5 A2 D8 B3 D1 D4 B3 D9 B3 D1 D1 D4 D4 D9 D4 A1 D5 D1 ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua Commenda II Mulino Iø Mulino Schiavo Albaxiara Bartolomeo Belvedere Castrone (di) Cicala Conigliera D'Amico Galati Lazzarola Mazzola Milioti Parrini Purpura S. Carlo Solitario Cappello Chiarelli Chiarelli Rossotti Guarrasi Velez Purgatorio Maranfusa(di) Roccamena (di) Sticca Rosamarina S. Cipirrello (di) S. Giuseppe Iato (di) Chiusa (la) Iato ad acqua 344447 4194698 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 331518 4190100 329067 4202425 336056 4193176 334521 4190394 339488 4205434 340427 4205909 333648 4209060 329638 4210349 334529 4211752 325537 4212263 327617 4212166 326202 4212526 330296 4213172 337170 4215856 335468 4213398 334750 4215911 336248 4212176 335007 4211960 333984 4212836 334367 4214196 334589 4213784 336142 4215021 331919 4216052 335355 4213037 334815 4213792 334972 4213384 334940 4213550 328493 4211606 333916 4216682 336601 4215028 332080 4213313 331117 4215759 334488 4214807 329493 4211755 331902 4215310 333888 4211432 327091 4207480 331350 4207428 331972 4214387 332526 4215330 333801 4216362 335857 4216145 333408 4214299 333634 4214918 326616 4208973 323570 4211868 323643 4211088 327358 4204906 326573 4210019 340439 4189757 335297 4190306 335897 4190921 337831 4187988 337747 4189007 335777 4189788 337483 4192373 340704 4202991 340489 4203207 341987 4204790 343465 337998 343243 336524 329611 331677 331021 321914 323772 4207167 4204412 4206487 4203824 4215933 4216646 4217034 4210350 4207520 167 masseria 168 masseria 169 mulino 170 mulino 171 172 173 174 175 fornace mulino torre abbeveratoio baglio ad acqua ad acqua ad acqua costiera Chiusa (della) Giambascio Mulineddu S. Cataldo Abbrivatura Casa Barone Pastore elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE Alcamo Alcamo Alcamo 176 cappella 177 casa 178 castello Madonna del Fiume Piraino (di) Calatubo (di) B2 D1 A2 317558 321811 323282 4204708 4198174 4209505 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE comune Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Calatafimi Gibellina Gibellina Gibellina Gibellina Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala n. 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 tipo oggetto castello cava chiesa cimitero cimitero fontana fontana fontana masseria mulino santuario tonnara villa abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio case case castello chiesa chiesa cimitero fattoria fontana fontana fontana fonte fornace fornace masseria masseria mulino mulino mulino ossario torre chiesa cimitero palazzo stalla abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio qualificazione del tipo denominazione oggetto Monte Bonifato (di) S. Anna Alcamo (di) Cappuccini vecchi Fontane Cento Piazze Vergini Costa dell'Alpe Molinello Magazzinazzi Pratameno classe (1) A2 D8 B2 B3 B3 D5 D5 D5 D1 D4 B1 D6 C1 D5 D5 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D2 D1 A2 B2 B2 B3 D1 D5 D5 D5 D5 D9 D9 D1 D1 D4 D4 D4 B3 A1 B2 B3 C1 D2 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 ad acqua coloniche Bianco Bigottia Cardella Catalano Chiuse Eredita' Fontanelle Nuovo Fontanelle Vecchie Gallitello Margana Soprana Margana Sottana Mercatelli Noduri Pietrarenosa Rincione S. Giovanni Salanga Apostolo Rosignolo (del) Castello (il) Madonna del Giubino Santo Vito Calatafimi (di) Tasca Fontana Fredda Giaramita Tempio Spina (della) Forni Lo Castro Falcone Palmieri Gelso (del) Guadagnino Nuovo Pianto Romano Madonna delle Grazie Palazzello Stallone Ficarella Alfaraggio Buttagana Nova Capofeto Carillami Chitarra Chiusanuova Fontana Coperta Lazzara Logonuovo Mamuna Mandre Rosse Manzo Messinello ad acqua ad acqua ad acqua coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 321217 4202904 318773 4201200 320427 4205012 321128 4206477 320709 4206883 319908 4205928 319629 4205521 320782 4203419 323903 4201146 315868 4209573 321461 4206231 316689 4210842 321217 4211163 308989 4199092 306460 4198642 307091 4197999 306545 4198982 317579 4194363 319364 4194876 316918 4194009 310490 4197213 313133 4192714 307904 4199308 308440 4199922 319135 4192022 308286 4201045 307013 4201072 317966 4193280 315684 4189991 317860 4190952 318411 4198722 310745 4195092 308272 4201964 307772 4202382 312837 4189672 311546 4198510 312138 4200220 312570 4198650 312793 4198675 314713 4204101 312983 4194588 312192 4202935 309599 4202290 309869 4195625 313092 4191579 311026 4198080 314559 4194281 315039 4199870 311104 4199018 311035 4198381 311153 4198709 309791 4196805 316592 4204611 322208 4185177 320712 4184265 316136 4186992 318454 4187982 294763 4188951 285572 4187273 289987 4186944 292820 4188162 282365 4185824 292273 4187033 285200 4186207 287961 4187155 288010 4185026 284064 4184860 287039 4186756 284921 4188107 288088 4185296 295485 4189177 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE comune Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Marsala Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Mazara del Vallo Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Paceco Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Partanna Poggioreale Poggioreale n. 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 tipo oggetto baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio fontana abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio casa magazzino mulino torre baglio baglio baglio baglio baglio baglio torre villa abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio casina chiesa chiesa cimitero cimitero mulino mulino mulino mulino torre torre trappeto villa abbeveratoio cimitero qualificazione del tipo denominazione oggetto Muscialeo Nasco Nuccio Pellegrino Rinazzo Roccazzella Spano' Spano' Giarre Munnero di Sotto classe (1) D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D2 D4 A1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 A1 C1 D5 D5 D5 D5 D5 D5 C1 B2 B2 B3 B3 D4 D4 D4 D4 A1 A1 D3 C1 D5 B3 Bonfiglio Bucari Calamita Nova Carcitella Carcitella Chiappu Cudata (la) Cudda Gambine (le) Guttaia Iengu Iudeo Iudeo Maggiore Madonna Buona Marroccia Montalto Munneno Portazza Roccazzello Roccazzo Roccolino Soprano Monaci (dei) ad acqua Grimesi Benefiziata Candela Messina Nonnino Siggiare Vecchio Ciccio Messina Bulgarella Formeca Itria ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua Mistretta Madonna della Libera Madonna di Trapani Partanna (di) Partanna (di) Ferriato Molini Biggini Donzelle Trappitazzu Ruggero coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 285639 4192206 289059 4187600 285890 4186632 291963 4188410 289696 4189302 290707 4191423 283837 4186552 284244 4186289 290638 4190737 296878 4182988 295607 4180159 291971 4182501 297982 4180041 293754 4179571 292460 4179165 297076 4178510 297593 4176322 292963 4177866 293550 4179572 294371 4182123 293478 4186172 292168 4185087 290238 4184560 294427 4179671 292732 4180549 294316 4185826 296190 4182497 290209 4183155 292767 4182335 292126 4183748 301616 4177844 299823 4179128 287270 4184852 295227 4179114 291776 4177552 294275 4177442 293215 4177318 296918 4177832 293578 4177666 297446 4183294 292203 4176723 299563 4176676 290230 4203003 289926 4199818 290932 4204602 289595 4202618 290666 4199585 292854 4205574 290689 4204008 292696 4206321 311932 4177503 313021 4178993 311530 4179269 319785 4177207 316504 4176810 316932 4175856 314276 4178894 314717 4179130 315673 4177253 314729 4178038 313893 4176448 316122 4172542 318065 4175474 317570 4175625 317892 4175587 310231 4175083 316531 4177051 318116 4178439 315288 4174490 329658 4183560 326769 4185050 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE comune Poggioreale Poggioreale Poggioreale Poggioreale Poggioreale Salaparuta Salaparuta Salaparuta Salaparuta Salaparuta Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Salemi Santa Ninfa Santa Ninfa n. 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 tipo oggetto cimitero magazzino mulino mulino stalla abbeveratoio cimitero convento mulino torre abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio cappella cappella casa casa case case casina casina casina casina castello chiesa chiesa chiesa chiesa cimitero fontana fontana masseria mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino mulino pozzo scuola torre villa villa qualificazione del tipo denominazione oggetto Magazzinello Donna (della) Donna di Sotto (della) Stallone classe (1) B3 D2 D4 D4 D2 D5 B3 B1 D4 A1 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 B2 B2 D1 D1 D1 D1 C1 C1 C1 C1 A2 B2 B2 B2 B2 B3 D5 D5 D1 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D4 D5 E5 A1 C1 C1 C1 D5 D1 ad acqua ad acqua ad acqua Nuovo Torre (la) Maluagna Spatara Zuaro Auqila Celso Pesces Crete Dimina Rampingallotto Ranchibile Ranchibilotto Ripa S. Giuseppe S. Giuseppe La Grassa Villaragut Borgesati Rampingallo Lo Castro Lo Presti Lo Presti (oggi Villa Scurto) Rubino Mokarta (di) Pusillesi (di) S. Ciro S. Cosimo S. Giuseppe Salemi (di) Amato Barracchella Vecchia Galia Gorgo Mezzolavia Nuovo Paratore Passo di Partanna Ritrovato S. Clemente Scorciavoi Torre Bevaio Torretta Torretta Agueci Emanuele Marchese di Torrealta Villaragut Porcaria Buturro (di) coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 325364 4184687 329176 4185431 327954 4182603 327790 4181153 325825 4182728 321317 4178462 323159 4183978 323208 4183875 323882 4179116 321946 4182634 297329 4187184 299654 4188554 299468 4180384 304436 4195447 306067 4195144 305732 4195103 301916 4195000 303046 4194814 304265 4191478 299711 4189953 309502 4187697 302945 4181320 301125 4180848 300145 4180616 298200 4189484 306752 4187058 300789 4189211 298240 4185875 298425 4192038 301608 4190894 304054 4191278 303864 4189821 303595 4190827 306840 4190266 303712 4187801 303786 4183865 309729 4187239 298515 4184672 304243 4189008 303694 4189488 303349 4188963 303228 301598 302730 303458 307900 307653 306095 304858 298763 301888 309163 308009 308215 308682 309164 309227 309384 308402 309406 309413 299325 301867 297471 304667 303611 306985 307326 307999 4188439 4186273 4189788 4188776 4192384 4194426 4187812 4182610 4183593 4194241 4187157 4188206 4188041 4187636 4186173 4185411 4186562 4187725 4185904 4186304 4188041 4187083 4186338 4189055 4188761 4189477 4181717 4182741 ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua ad acqua 387 villa 388 abbeveratoio 389 baglio elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE comune Santa Ninfa Santa Ninfa Santa Ninfa Santa Ninfa Santa Ninfa Santa Ninfa Santa Ninfa Santa Ninfa Santa Ninfa Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Trapani Vita n. 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 tipo oggetto baglio case case cimitero fontana fontana magazzino mulino mulino abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio baglio cava masseria masseria masseria torre cimitero qualificazione del tipo denominazione oggetto Mondura Di Stefano Rampinzeri S. Ninfa (di) Brandina Buturro Molinello Torello classe (1) D1 D1 D1 B3 D5 D5 D2 D4 D4 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D1 D8 D1 D1 D1 A1 B3 ad acqua ad acqua Adragna Baglietto (il) Balata Biligneri Borrania Grande Borromia Bulgarella Cancellieri Castiglione Celso Fardella Chinea (la) Crociferi (i) Cuddia (Della) Fastaiella Favarotta (La) Ferro Finocchiara Fittasi Soprano Fittasi Sottano Fragona Fumosa Guarine Guarinelle Misiliscemi Nuovo Nuovo Rabbice Sarbucia Sciarra Soprano Sciarra Sottano Scuderi Scularici Serro Tammoreddara Zafferana Binuara Casal Monaco Ummari Canalotti Vita (di) coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 308252 4184472 313571 4186121 316295 4183768 313190 4183665 316099 4185237 312362 4183405 306831 4180687 314183 4181168 308990 4184904 302045 4198730 300541 4197514 296488 4196114 300966 4195605 286812 4194529 295290 4193694 296744 4193274 290331 4208451 298482 4198115 295240 4196024 293948 4196033 290626 4194555 292876 4200231 303449 4199848 297800 4195905 296878 4203099 297226 4194812 300638 4197440 289206 4206702 292605 4194153 302511 4202247 288083 4194251 293651 4200983 294472 4193318 295327 4196923 294939 4198646 297352 4201777 294194 4202141 293940 4191566 295362 4193539 286311 4200014 289356 4206699 297352 4199533 290143 4206929 290898 4201529 297427 4197086 297055 4197714 303734 4198775 291504 4207509 289902 4207609 292991 4196733 291716 4192893 296774 4196935 299653 4202414 305096 4197817 300569 4201599 296182 4203393 307703 4193151 Sottosistema insediativo - paesaggio percettivo - tratti panoramici comune Balestrate Balestrate Borgetto Partinico Partinico Partinico Partinico descrizione sintetica dei percorsi e delle frazioni degli stessi (da .... > a .....) Balestrate-Castellammare-Balata di Baida Mezzo Monreale - Palermo - Trappeto Borgetto Balestrate-Castellammare-Balata di Baida Mezzo Monreale - Palermo - Trappeto P.te Taurro - Lago Poma Palermo - Dir. per Trapani frazioni di percorso per comune, in km 2,94 2,18 0,35 0,55 0,18 4,66 12,13 classificazione anas del percorso S 187 S 113-Com/Prov Com/Prov S 187 S 113-Com/Prov Com/Prov A 29 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 3 - COLLINE DEL TRAPANESE comune Trappeto Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Alcamo Calatafimi Calatafimi Calatafimi Gibellina Marsala Paceco Paceco Partanna Salaparuta Salemi Salemi Salemi Santa Ninfa Santa Ninfa Trapani Trapani Trapani descrizione sintetica dei percorsi e delle frazioni degli stessi (da .... > a .....) Mezzo Monreale - Palermo - Trappeto Balestrate-Castellammare-Balata di Baida Calatubo F. Freddo Palermo - Dir. per Trapani Terme segestane - Gàggera Dattilo - Calatafimi Palermo - Dir. per Trapani Terme segestane - Gàggera S.Ninfa - Gibellina Vecchia Pte Biddusa - Salemi Dattilo - Calatafimi Fontana salsa Salemi - Partanna - Castelvetrano S.Ninfa - Gibellina Vecchia P.te Biddusa - Salemi Salemi - Partanna - Castelvetrano Salemi - Partanna - Castelvetrano S.Ninfa - Gibellina Vecchia Salemi - Partanna - Castelvetrano Dattilo - Calatafimi Fontana salsa Milo frazioni di percorso per comune, in km 5,67 7,6 3,12 2,98 7,93 0,19 6,08 0,98 4,59 3,87 2,86 0,3 1,87 11,38 1,82 11,26 1,85 5,19 5,8 7,32 12,32 0,54 0,8 classificazione anas del percorso S 113-Com/Prov S 187 Com/Prov S 113 A 29 S 113 S 113 A 29 S 113 S 119 S 188 S 113 A 29 dir S 188-Com/Prov S 119 S 188 S 188-Com/Prov S 188 S 119 S 188-Com/Prov S 113 A 29 dir S 113 AMBITO 4 - Rilievi e pianure costiere del palermitano Isola delle Femmine # Terrasini Cinisi # Carini # Giardinello # # # Capaci # Torretta # Palermo # Montelepre # Villabate # Ficarazzi Santa Flavia # # # Bagheria Belmonte Mezzagno # # # Casteldaccia Altofonte Monreale Misilmeri # # Piana degli Albanesi # Santa Cristina Gela Bolognetta # Marineo # # Trabia # Termini Imerese Baucina # # Cefala' Diana # # Villafrati # Caccamo Ventimiglia di Sicilia Sottosistema abiotico - geologia, geomorfologia e idrologia tratti di costa di rilevante interesse geomorfologico ed ambientale da loc. S.Cataldo a Terrasini (Terrasini) emergenze geomorfologiche Piana di Palermo Piana di Partinico Rilievi dei Monti di Palermo Rilievi dei Monti di Partinico morfotipi Piana di Palermo Rilievi carbonatici dei Monti di Palermo corsi d'acqua F. Belice destro F. Eleuterio F. Belice - Sottosistema biotico - biotopi comune Altavilla Milicia n. 23 denomin. Foce del Fiume Milicia Giacimenti fossiliferi di Altavilla Sistema fluviale dell'Oreto comp. (1) B tipo Biotopi puntuali o omogeni Biotopi puntuali o omogeni Biotopi complessi o disomogenei caratteristiche "interessante ambiente deltizio immerso nel contesto di un territorio fortemente antropizzato; formazioni ripicole residuali a carattere nitrofilo" "substrati geologici rappresentati da calcari dolomitici, sabbie e calcareniti del Pliocene medio con trasgressioni di sedimenti del Siciliano; numerosi affioramenti di calcareniti fossilifere" "tratti montani con rilevanti aspetti paesaggistici; vegetazione riparia a Platanus orientalis (rarissimi nella Sicilia occidentale), Salix sp. pl., Carex panormitana, Teucrium campanulatum, Laurus nobilis; tratto terminale degradato e fortemente inquinato" habitat presenti (2) 3 regime di tutela L. 1497/39 Altavilla Milicia 25 D 6 Altofonte 21 B 3 L. 1497/39 comune Altofonte n. 28 denomin. Gurgo di Rebuttone comp. (1) B tipo Biotopi puntuali o omogeni Biotopi complessi o disomogenei Biotopi complessi o disomogenei caratteristiche "zona umida caratterizzata dalla presenza di un interessante stagno temporaneo con flora di tipo idro-igrofilo; presenza di Isoetes duriei, Elatine alsinastrum" "complesso di emergenze calcaree con aspetti di prateria secondaria, di macchia di sclerofille sempreverdi, aree di rimboschimento; presenza di rare specie di falconiformi" "complesso di emergenze calcaree con aspetti di prateria secondaria, di macchia di sclerofille sempreverdi; presenza di avifauna di notevole rilievo: rari falconiformi, gracchi corallini, coturnici, colombi selvatici, etc." "isolotto di calcari mesozoici ricoperto da una bassa gariga xerofitica; fondali con biocenosi ad alghe fotofile, facies precoralligene ed enclaves coralligene di superficie; sul piano litorale trottoir a vermeti in forma pura" "rilievi con percorsi substeppici di graminacee, veg.rupestre di amb. calcareo, aspetti a Euphorbia dendroides e Ampelodesmos mauritanicus; asp. di macchia di sclerof. sempreverdi; pres. di Allium sardoum, Scilla cupanii, Vicia sicula, V. elegans, ecc." "percorsi substeppici di graminacee e piante annue; sito importante per le orchidee; habitat rocciosi con formaz. a Euphorbia dendroides e ampelodesma; notevole avifauna: rapaci (aquila del Bonelli, aquila reale, capovaccaio); presenza di coturnice" "rilievo con balze scoscese e tormentate con rilevanti aspetti di macchia di sclerofille sempreverdi; avifauna di rilievo: nidificazione di Aquila chrysaetos; cospicuo nucleo di coturnice (Alectoris graeca whitakeri)" "percorsi substeppici di graminacee; sito importante per le orchidee; praterie ad ampelodesma; pres. di Poa bivonae, Centaurea busambarensis, Anthemis cupaniana. Notevole avifauna: rapaci (capovaccaio, falco pellegrino, nibbio reale, n. bruno, coturnice)" "promontorio di calcari mesozoici con grotte di notevole interesse speleologico e biologico; macchia alta con euforbia arborea e flora rupestre; costa con trottoir a vermeti e fondali ad alghe fotofile e facies coralligene" "promontorio di calcari mesozoici con grotte di notevole interesse speleologico e biologico; presenza di macchia alta con euforbia arborea e ricca flora rupestre; colonie di falconiformi" "invaso artificiale con scarsa vegetazione ripariale; estivazione di Ardea cinerea e Nycticorax nycticorax; nidificazione di Podiceps nigricollis; fauna ittica: Cyprinus auratus, C. carpio, Perca fluviatilis; erpetofauna di rilievo (Emys orbicularis)" "promontorio costituito da calcari e dolomie triassiche con notevoli fenomeni carsici ed erosivi; importanti formazioni sommerse di coralligeno e biocenosi di grotte oscure e semioscure; flora rupestre di grande interesse" habitat presenti (2) 3 regime di tutela L. 431/85 Caccamo 56 Pizzo Cane D e Pizzo Trigna Monte Pecoraro D 6, 9 Piano reg. R.N. Cinisi 10 6 Isola delle Femmine 5 Isola delle Femmine D Biotopi puntuali o omogeni 6 Piano reg. R.N. Misilmeri 45 Area di Monte Gulino D Biotopi complessi o disomogenei 5, 6 Monreale 37 Monte Matassaro D Biotopi complessi o disomogenei 5, 6 L. 1497/39 Monreale 42 Monte della C Fiera Biotopi complessi o disomogenei 6, 9 Monreale 51 Monte Kumeta F Biotopi complessi o disomogenei 6, 8 Palermo 4 Capo Gallo A Biotopi complessi o disomogenei 1, 5, 6, 8, 9 Piano reg. R.N. Palermo 8 Monte Pellegrino F Biotopi complessi o disomogenei Biotopi puntuali o omogeni 6 Riserva naturale Piana degli Albanesi 64 Lago dello Scanzano B 3 L. 431/85 Santa Flavia 16 Capo Zafferano A Biotopi complessi o disomogenei 1, 8 Art 5 L.R. 15/91 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 4 - RILIEVI E PIANURE COSTIERE DEL PALERMITANO comune Termini Imerese n. 46 denomin. Foce del Fiume S. Leonardo comp. (1) B tipo Biotopi puntuali o omogeni caratteristiche "interessante ambiente deltizio al termine di un percorso in profonde gole scavate in ambiente calcareo con aspetti di steppa, prateria e di vegetazione rupestre; regime idrico alterato dalla realizzazione dell'invaso Rosamarina" "habitat di foreste di conifere mediterranee di montagna e di prati oro-mediterranei; siti importanti per le orchidee; vegetazione rupestre; pres. di Euphorbia bivonae, Ranunculus laterifolius, Iberis semperflorens" "pareti calcaree a strapiombo di interesse paesaggistico e faunistico; presenza di colonie di colombi selvatici, coppie di passeri solitari, rondoni alpini, falchi pellegrini; biocenosi sommerse con facies sciafile del coralligeno e precoralligeno" "costa alta calcarea subpianeggiante con fenomeni carsici ricoperta da una rada bassa macchia a palma nana ed Ephedra distachya; biocenosi sommerse di grotta marina con facies sciafile del precoralligeno e coralligeno" "massiccio costiero calcareo del mezozoico; falesia settentrionale con notevole flora rupestre; numerose grotte con specie di chirotteri ed entomofauna troglossenica; presenza di colonie di gracchi corallini e rare specie di falconiformi" "affioramento di calcari bianchi, grigi, cerulei con aspetti di steppa e prateria secondaria; presenza ai piedi del rilievo di sorgente termale di interesse storico (Bagni di Cefala' Diana)" habitat presenti (2) 3 regime di tutela L. 1497/39 Termini Imerese 60 Monte S. Calogero D Biotopi complessi o disomogenei 6, 9 Piano reg. R.N. Terrasini 9 Costa di Cala Rossa A Biotopi puntuali o omogeni 1 L. 431/85 Terrasini 12 Capo Rama A Biotopi complessi o disomogenei 1, 5 Piano reg. R.N. Torretta 7 Raffo Rosso D Biotopi puntuali o omogeni 6 Villafrati 62 Chiarastella D Biotopi puntuali o omogeni 6 Piano reg. R.N. Sottosistema insediativo - siti archeologici comune Altavilla Milicia Altavilla Milicia Bagheria Bagheria Baucina Baucina Caccamo Capaci Capaci Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Cefala' Diana Giardinello Villafrati altro comune localita' C.da Cangeli o Cangemi Grotta Mazzamuto Capo Zafferano Grotta di Cala dell'Osta Monte Porcara Monte Falcone Monte Falcone e Carrozza Cozzo Sannita Grotta Luogo Grande Pizzo Muletta C.da Ciachea C.da S. Nicola Catacombe di Carini Grotta di Carburangeli Grotta di Maccagnone Grotte di Armetta o Grotta dei Puntali Manico di Quarara Bagni di Cefala' diana Castellaccio di Sagana n. 1 2 3 4 6 5 7 8 9 16 14 10 11 13 12 15 17 18 descrizione Necropoli tardo romana Cavita' di interesse preistorico e paleontologico Grotta di interesse paleontologico Centro indigeno ellenizzato. Necropoli rupestre del bronzo antico. Centro ellenistico e necropoli a camera e a cappuccina. Abitato e necropoli di eta' greca Centro indigeno grecizzato (IV - III sec. a. C. ) Grotta con deposito antropozoico Falesia con grotte di interesse preistorico Necropoli preistorica: tombe a forno dell'eneolitico Insediamento di eta' tardo romana-bizantina. Resti di pavimenti musivi Catacombe paleocristiane Cavita' con deposito paleontologico ed antropozoico. Cavita' con deposito paleontologico ed antropozoico Cavita' con deposito paleontologico ed antropozoico, ceramica preistorica e arte rupestre. Necropoli del centro indigeno ellenizzato di monte d' Oro in territorio di Montelepre Terme di eta' arabo-normanno Centro abitato frequentato dal VII al I sec. a. C. tipo (1) A2.2 A2.1 A2.1 A1 A1 A1 A1 A2.1 A2.1 A2.2 A2.4 A2.2 A2.1 A2.1 A2.1 A2.2 A3 A1 X X X X vincolo l.1089/39 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 4 - RILIEVI E PIANURE COSTIERE DEL PALERMITANO comune Isola delle Femmine Marineo Marineo Misilmeri Monreale Monreale Montelepre Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo altro comune localita' Isola delle Femmine C.da Fiduccia La Montagnola Pizzo Cannita Cozzo Paparina Kaggiogrande Monte d'Oro C.U. Corso Pisani Corso Calatafimi C.U. Castello a mare C.U. Complesso della Magione C.U. Palazzo Steri C.U. Via Porta D'Ossuna Grotta di S.Ciro o dei Giganti Grotte della Molara: Zubbio della Molara, Pietrazzi, degli Spiriti Montagnola di S. Rosalia, grotte. Monte Castellaccio - C.da Conza Monte Gallo Grotta della Caramula Monte Gallo Grotta Impisu Monte Gallo Grotta Regina n. 19 20 21 22 23 24 25 33 36 35 34 31 27 29 descrizione Vasche di eta' romana per la fabbricazione del garum e peschiera Insediamento e necropoli di eta' romana Centro indigeno ellenizzato ( VI sec. a. C. XIV d. C. ) Centro abitato punico, in parte grecizzato ( VI - II sec. a. C. ) Abitato greco Insediamento greco e romano Centro indigeno ellenizzato Necropoli punica Castello alto e tardo medioevale Complesso medioevale Edificio medioevale Catacombe palocristiane tipo (1) D A2.5 A1 A1 A1 A2.5 A1 A2.2 A3 A3 A3 A2.2 vincolo l.1089/39 X X X Grotta di interesse paleontologico del paleolitico superiore A2.1 con arte rupestre Grotta della Molara dal Paleolitico superiore, mesolitico A2.1 (inumazioni), eneolitico ad eta' storica. Dieci grotte di interesse archeologico del paleolitico e A2.1 mesolitico con arte rupestre Grotta di interesse paleontologico e paletnologico riferibile A2.1 al paleolitico superiore. Grotta dell'Eneolitico A2.1 Grotta Impisu deposito paleotologico Grotta santuario del neolitico antico ( facies a ceramica impressa) sovrapposto a livelli paleomesolitici fino al periodo fenicio punico. Grotte di Monte Gallo, riferibili al paleolitico superiore, riguardano l'intera parete (di interesse paleontologico e paletnologico) Grotta di interesse preistorico e paleontologico riferibile al Paleolitico superiore con manifestazioni artistiche rupestri. Grotta e riparo di interesse preistorico e paleontologico riferibile al paleolitico superiore (incisioni rupestri). Grotta di interesse preistorico e paleontologico riferibile al paleolitico superiore Grotte d'interesse preistorico e paleontologico riferibili al paleolitico superiore. Nella grotta Perciata sono presenti delle raffigurazioni di mani Citta' fenicio-punica, romana, bizantina, islamica e medioevale Insediamento romano Abitato e necropoli di eta' romana e medioevale Insediamento romano Insediamento romano Abitato greco Ambiente di interesse preistorico con grotte una delle quali ospita pitture preistoriche Centro indigeno Necropoli di eta' romana Necropoli di eta' romana Zona di interesse archeologico. A2.1 A2.1 A2.1 A2.1 A2.1 X X Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo 28 32 39 26 38 X X Monte Gallo, grotte. 37 Monte Pellegrino Grotta Addaura Monte Pellegrino Grotta delle Giarraffe e Riparo del Primo Pizzo Monte Pellegrino Grotta Niscemi Monte Pellegrino Grotte Perciata, del Capraio, delle Vitelle e del Vaccaro Palermo Case Addotta C.da S.Agata Kuri i Capacit Localita' Maganoce Monte Rossella Serre Mirabella Marineo Pizzo Parrino C.da Quadaredda Cozzo del Morto Cozzo della Madonna 41 42 X X Palermo Palermo 43 40 A2.1 A2.1 Palermo Partinico Piana degli Albanesi Piana degli Albanesi Piana degli Albanesi Piana degli Albanesi San Giuseppe Jato Santa Cristina Gela Santa Cristina Gela Santa Cristina Gela Santa Cristina Gela 30 44 46 48 47 45 49 52 51 50 53 A A2.5 A1 A2.5 A2.5 A1 A2.1 A1 A2.2 A2.2 B X elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 4 - RILIEVI E PIANURE COSTIERE DEL PALERMITANO comune Santa Flavia Santa Flavia Santa Flavia Santa Flavia Santa Flavia Sciara Sciara Termini Imerese Termini Imerese Termini Imerese Termini Imerese Termini Imerese Terrasini Terrasini Terrasini Terrasini Terrasini Torretta Torretta Torretta Trabia Villafrati altro comune Bagheria localita' Solunto Capo Zafferano Grotta del Pescatore Solanto Solanto Solanto Mura Pregne Mura Pregne, grotte. C.da Barratina Grotta Geraci o del Roccazzo Riparo del Castello Rosamarina Termini Imerese Grotta Cala Porro Grotta dei Nassi Grotta dei Palombi Grotta dei Parrini Grotta Grande Grotta della Za' Minica Grotta di Jazzu Vecchiu Riparo della Za' Minica Cozzo delle Vipere Pizzo Chiarastella n. 55 54 56 57 58 60 59 63 65 62 64 61 66 70 67 69 68 71 73 72 74 75 descrizione Citta' punica ed ellenistico romana (IV sec. a.C.- II sec. d.C.) Grotta del Pescatore di interesse preistorico. Necropoli Punica con tombe a camera di eta' ellenistica. Necropoli di Solunto (VI sec.a.C.-II sec. d.C.). Quartiere industriale con fornace di eta' punica (VI-V a.C.). "Mura Megalitiche e insediamento preistorico (Eneolitico) con dolmen; Centro Indigeno ellenizzato e citta' medievale di Brucato" Grotte di interesse preistorico Acquedotto romano Deposito d'interesse preistorico Grotta con deposito preistorico dal paleolitico all'eneolitico Segnalazione tomba romana Citta' greco-punica, romana, bizantina e medioevale Deposito paletnologico con materiali dal neolitico ad eta' romana "Deposito di interesse paleontologico; presenza di ceramica neolitica" Grotta con depositi di interesse paletnologico Grotta con depositi di interesse paletnologico Grotta con depositi di interesse paletnologico "Riparo e deposito antropozoico e paleontologico; incisioni e pitture del paleolitico superiore." Grotta con deposito antropozoico e resti di industria del Paleolitico superiore "Riparo e deposito antropozoico e paleontologico; incisioni e pitture del paleolitico superiore." Insediamento e necropoli di eta' greca Insediamento greco indigeno, poi occupato in eta' medievale. tipo (1) A A2.1 A2.2 A2.2 A2.6 A A2.1 A3.1 A2.1 A2.1 A2.2 A A2.1 A2.1 A2.1 A2.1 A2.1 A2.1 A2.1 A2.1 A2.5 A1 vincolo l.1089/39 X X X X X X X X X Sottosistema insediativo - centri e nuclei storici comune Altavilla Milicia Altofonte Bagheria Bagheria Baucina Belmonte Mezzagno Bolognetta Caccamo Capaci Carini Carini Carini Casteldaccia Cefala' Diana Cinisi Ficarazzi Ficarazzi Giardinello Isola delle Femmine Marineo Misilmeri Misilmeri Monreale Monreale n. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 denominazione (1) classe (2) Altavilla Milicia C Altofonte (Parco) Bagheria Aspra Baucina B C E C localizzazione geografica pianura collina pianura costa collina collina collina collina pianura collina pianura pianura pianura collina pianura pianura pianura collina costa collina collina pianura collina collina comune 1881 Altavilla Milicia Parco Bagheria Bagheria Baucina Belmonte Mezzagno S.Maria d'Ogliastro Caccamo Capaci Carini Carini Casteldaccia Cefala' Diana Cinisi Ficarazzi Ficarazzi Giardinello Isola delle Femmine Marineo Misilmeri Misilmeri Monreale circondario 1881 Termini Imerese Palermo Palermo Palermo Termini Imerese Palermo Palermo Termini Imerese Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo popol. 1881 3495 4476 12650 650 3627 4124 1975 7964 2901 11667 228 2876 1110 5474 1846 1125 814 1915 9617 10170 255 13898 comune 1936 Altavilla Milicia Altofonte Bagheria Bagheria Baucina Belmonte Mezzagno Bolognetta Caccamo Capaci Carini Carini Carini Casteldaccia Cefala' Diana Cinisi Ficarazzi Ficarazzi Giardinello Isola delle Femmine Marineo Misilmeri Misilmeri Monreale Monreale popol. 1936 3692 4888 23809 1758 3154 4718 2329 6408 3807 13782 648 142 4900 1120 7051 2668 1839 1198 1358 6665 11665 434 14340 68 Belmonte C Mezzagno Bolognetta (S.Maria C d'Ogliastro) Caccamo B Capaci Carini Villagrazia Carini Stazione Casteldaccia Cefala' Diana Cinisi Ficarazzi Ficarazzelli Giardinello Isola delle Femmine Marineo Misilmeri Portella di Mare (Portilla di Mare) Monreale Aquino C B E G C C C C E C C C C E B E elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 4 - RILIEVI E PIANURE COSTIERE DEL PALERMITANO comune Monreale Monreale Monreale Montelepre Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Piana degli Albanesi Santa Cristina Gela Santa Flavia Santa Flavia Santa Flavia Santa Flavia Termini Imerese Terrasini Torretta Trabia Trabia Ventimiglia di Sicilia Villabate Villabate Villafrati n. 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 denominazione (1) classe (2) Ciambra E Pioppo E San Martino delle E Scale Montelepre C Palermo A Acqua dei Corsari E Altarello di Baida E Bandita E Boccadifalco E Brancaccio E Camastra E Ciaculli E Conte Federico E Cruillas E Guadagna E Mondello E Pagliarelli E Pallavicino E Partanna E Passo di Rigano E Pietratagliata E Resuttana E Rocca E Roccella E San Lorenzo E Sferracavallo E Tommaso Natale E Uditore E Vergine Maria E Villagrazia (Grazia) E Piana dei Greci C Santa Cristina Gela Santa Flavia Porticello Sant'Elia Solanto Termini Imerese Terrasini Favarotta Torretta Trabia C C E E E A C C C localizzazione geografica collina collina collina collina costa costa pianura costa collina pianura pianura pianura pianura pianura pianura costa pianura pianura pianura pianura pianura pianura collina pianura pianura costa pianura pianura costa collina montagna montagna pianura costa costa costa costa costa collina pianura costa collina pianura pianura collina comune 1881 Monreale Montelepre Palermo circondario 1881 Palermo Palermo Palermo popol. 1881 899 5443 205712 comune 1936 Monreale Monreale Monreale Montelepre Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Piana dei Greci Santa Cristina Gela Santa Flavia Santa Flavia Santa Flavia Santa Flavia Termini Imerese Terrasini Favarotta Torretta Trabia Trabia Ventimiglia di Sicilia Villabate Villabate Villafrati popol. 1936 343 1748 278 5170 339497 1354 1021 413 4013 4584 1502 986 1264 3330 939 416 2046 12459 1732 1537 3548 964 4079 2311 2437 2568 970 2237 7129 1076 1545 3479 519 177 20467 6342 3370 4740 608 4509 6542 194 2926 Monreale Palermo Palermo Palermo 2148 -14 Palermo Palermo -14 Palermo Palermo Palermo Palermo -15 -15 Palermo Monreale Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo -16 381 -16 -17 -17 Palermo Piana dei Greci Santa Cristina Gela Santa Flavia Santa Flavia Santa Flavia Santa Flavia Termini Imerese Terrasini Favarotta Torretta Trabia Trabia Ventimiglia di Sicilia Villabate Villafrati Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Palermo Termini Imerese Palermo Palermo Termini Imerese Termini Imerese Palermo Palermo Palermo 3256 8847 1345 984 1851 587 125 22733 6142 3711 4929 189 5200 3001 3101 San Nicolo' l'Arena E (San Nicola) Ventimiglia di Sicilia C Villabate Pomara Villafrati C E C Sottosistema insediativo - beni isolati comune Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altavilla Milicia Altofonte Altofonte n. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 tipo oggetto abbeveratoio abbeveratoio chiesa cimitero fondaco senia senia senia senia torre torre abbeveratoio abbeveratoio qualificazione del tipo denominazione oggetto Angelia Pidocchio Chiesazza Casteldaccia (di) Fondaco (il) classe (1) D5 D5 B2 B3 E4 D5 D5 D5 D5 A1 A1 D5 D5 coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 373634 4208855 374745 4208774 374064 4211156 373114 4211352 373505 4212131 373125 4212513 374248 4211314 373348 4210554 374115 4209973 377140 4209767 375944 4210432 350103 4210934 353533 4207493 costiera costiera Capo Grosso (di) Colonna elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 4 - RILIEVI E PIANURE COSTIERE DEL PALERMITANO comune Altofonte Altofonte Altofonte Altofonte Altofonte Altofonte Altofonte Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Bagheria Baucina Baucina Baucina Baucina Belmonte Mezzagno Belmonte Mezzagno Belmonte Mezzagno Bolognetta Bolognetta Bolognetta Bolognetta Bolognetta Bolognetta Bolognetta Bolognetta Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto Borgetto n. 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 tipo oggetto baglio cava chiesa cimitero fontana villa villa abbeveratoio casa casa casa casa case cava cava cava chiesa cimitero convento convento lazzaretto macchina palazzo palazzo senia senia senia senie senie senie torre torre torre villa villa villa villa villa villa villa villa villa villa chiesa cimitero masseria mulino abbeveratoio cimitero mulino abbeveratoio abbeveratoio cappella cava cimitero fattoria masseria mulino abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio chiesa convento fontana masseria mulino mulino santuario qualificazione del tipo di pietra denominazione oggetto classe (1) D1 D8 B2 B3 D5 C1 C1 D5 D1 D1 D1 D1 D1 D8 D8 D8 B2 B3 B1 B1 E5 D5 C1 C1 D5 D5 D5 D5 D5 D5 A1 A1 A1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 C1 B2 B3 D1 D4 D5 B3 D4 D5 D5 B2 D8 B3 D1 D1 D4 D5 D5 D5 B2 B1 D5 D1 D4 D4 B1 Madonna di Zetococcio Altofonte (di) Rossa Morra Torretta Cordova Incorvino Lorenzo Villarosa Dotto di pietra di pietra di tufo Anime Sante Bagheria (di) S. Antonino S. Zita idrica Giangrasso Cattolica Cuto' costiera Mongerbino Compagnone Parisi Casaurro Cavarretta Lanza Rammacca Roccaforte S. Cataldo S. Isidoro Serradifalco Trabia Valguarnera S. Marco Baucina (di) Suvarita ad acqua Belmonte Mezzagno (di) ad acqua S. Ferdinando coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 355032 4210632 351905 4212742 352223 4210309 351459 4212517 350301 4211859 352215 4213642 351741 4213721 367255 4213052 368058 4215959 368915 4213447 367046 4215876 368506 4215408 369137 4214412 368421 4214404 367985 4214183 369545 4217871 368215 4215697 368375 4217406 369653 4214903 367737 4213297 368688 4217497 368560 4217784 368658 4217027 369238 4216927 368898 4218847 368589 4215715 369113 4214633 367450 4218226 368221 4217071 367794 4216940 369411 4220127 367040 4217566 369718 4217171 369656 4216198 367055 4217011 369006 4215088 369337 4217554 369755 4216001 369729 4216826 368675 4217915 369667 4214580 369507 4215558 369891 4215523 371111 4198155 371360 4197865 372197 4201352 369679 4198882 358072 4209207 359454 360417 368792 368727 363028 365135 364608 364671 368872 365016 338236 339638 338841 341982 338644 338841 342018 338439 340822 338977 4212279 4210235 4203426 4202644 4203468 4201932 4203642 4205262 4202473 4203559 4211849 4211061 4210265 4212758 4212529 4210200 4212048 4214933 4213340 4212372 Madonnuzza (la) di pietra Bolognetta (di) Recupero Di Salvo ad acqua S. Rosalia Ciambre (del) Amenta Molini (i) Valanca Romitello (il) ad acqua ad acqua elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 4 - RILIEVI E PIANURE COSTIERE DEL PALERMITANO comune Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Caccamo Capaci Capaci Capaci Capaci Capaci Capaci Capaci Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini Carini n. 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 tipo oggetto abbeveratoio abbeveratoio castello chiesa chiesa chiesa chiesa chiesa cimitero masseria mulino mulino mulino abbeveratoio cappella cimitero macchina macchina torre villa abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio baglio casa casa casale casale caserma cimitero fattoria fondo fontana fontana fontana fontana fontana fontana fontana macchina macchina macchina macchina macchina macchina macchina macchina macchina macchina mulino mulino palmento senia senia stalla torre torre torre torre torre torre torre torre torre villa villa villa villa villa qualificazione del tipo denominazione oggetto classe (1) D5 D5 A2 B2 B2 B2 B2 B2 B3 D1 D4 D4 D4 D5 B2 B3 D5 D5 A1 C1 D5 D5 D5 D5 D5 D1 D1 D1 D1 D1 A3 B3 D1 D1 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D4 D4 D3 D5 D5 D2 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 A1 C1 C1 C1 C1 C1 ad acqua ad acqua ad acqua Caccamo (di) Madonna del Carmine Madonna S. Nicola S. Felice S. Giuseppuzzo S. Leonardo Caccamo (di) Cosentino Brancato S. Paolo Santino S. Rosalia Capaci (di) Leone Oliveri Puccio Lo Verde Aurra (d') Peluso idrica idrica Carini Dammuselli Ponticelli Brancaccio Riggio di Finanza Carini (di) Zucco (lo) Dominici Canalotto idrica idrica idrica idrica idrica idrica idrica idrica idrica idrica ad acqua ad acqua Ballerini Bonata Ferrante Franco Macchina (la ) Marciano Maurigi Naselli Onnes Salmeri Principini (i) Sofia Palmentello costiera costiera Stallona (la) Muzza Pozzillo (del) Acquedotto (dell') Ballerini Ciachea Franco Guardiola Milioti Troia Ajello Baiata Cosenza Giulia Guarini coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 376805 4201368 382774 4198504 382334 4199279 382892 4198689 385081 4198588 377878 4201384 381322 4199144 382154 4201079 382804 4199779 386951 4200645 381375 4201876 381519 4199440 383108 4199186 346291 4224181 345830 4225904 345174 4226539 344813 4226765 345117 4227218 345184 4226736 345701 4226987 338039 4219741 338153 4220419 344240 4227078 342558 4219840 335233 4219076 338933 4227167 344133 4225063 339473 4224119 338001 4224909 338714 4224647 338945 4227408 340065 4222193 335132 4217526 342272 4223687 342417 4220755 341120 4222494 342958 4221982 342947 4221598 342582 4221381 342558 4219800 335878 4216991 338387 4225202 339652 4225328 339835 4224330 341044 4224850 340318 4225447 342850 4225659 340219 4224726 338260 4225615 340916 4224520 344198 4225526 340500 4222316 339759 4221901 340274 4221380 343726 4226009 342951 4225983 340127 4225205 338932 4228058 337313 4227980 337652 4226835 341552 4222948 344317 4226707 341065 4225072 336399 4216754 341050 4225840 344825 4225634 344768 4225243 339338 4224839 341325 4221754 341903 4224766 342275 4222426 elenco dei beni culturali ed ambientali AMBITO 4 - RILIEVI E PIANURE COSTIERE DEL PALERMITANO comune Carini Carini Carini Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Casteldaccia Cefala' Diana Cefala' Diana Cefala' Diana Cefala' Diana Cinisi Cinisi Cinisi Cinisi Cinisi Cinisi Cinisi Cinisi Cinisi Cinisi Cinisi Cinisi Ficarazzi Ficarazzi Ficarazzi Ficarazzi Ficarazzi Ficarazzi Ficarazzi Giardinello Giardinello Giardinello Giardinello Giardinello Giardinello Giardinello Isola delle Femmine Isola delle Femmine Isola delle Femmine Isola delle Femmine Isola delle Femmine Isola delle Femmine Marineo Marineo Marineo Marineo Marineo Marineo Marineo Marineo Marineo Marineo Marineo n. 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 tipo oggetto villa villa villa abbeveratoio abbeveratoio abbeveratoio casa casa cimitero mulino senia senia senia senia senia senia senia senia stazzone abbeveratoio bagni castello cimitero abbeveratoio cava chiesa cimitero fontana macchina telegrafo tonnara torre torre villa villa macchina mulino mulino senia senie torre villa abbeveratoio abbeveratoio cappella cimitero masseria mulino torre macchina qualificazione del tipo denominazione oggetto Palmeri Valenza Wolleb S. Gabriele classe (1) C1 C1 C1 D5 D5 D5 D1 D1 B3 D4 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D5 D9 D5 E3 A2 B3 D5 D8 B2 B3 D5 D5 E5 D6 A1 A1 C1 C1 D5 D4 D4 D5 D5 A1 C1 D5 D5 B2 B3 D1 D4 A1 D5 E5 ad acqua Cicero (del) Cutelli Altavilla (di) Piraino termali Cefala' (di) Cefala' Diana (di) Cefala' Diana (di) idrica costiera costiera idrica ad acqua ad acqua Madonna del Furi Cinisi (di) Margi Mansella Cinisi (di) Orsa (dell') Molinazzo Orsa (dell') Caterina Stagno Morelli Cordova Cordova Merlo ad acqua idrica Cappelluzza Giardinello (di) Sagana Vecchio della Cartiera Torricciola Bonanno coordinate geografiche U.T.M. (2) X Y 341142 4223207 344006 4225904 341125 4223654 369381 4208873 373500 4205034 374751 4204010 371421 4212754 369968 4211513 371205 4213463 371854 4214017 371646 4213976 371282 4213781 372611 4212797 371236 4212190 370866 4212165 370438 4211811 372129 4211774 371909 4211443 372498 4212920 363514 4197028 365805 4199289 365484 4197825 365207 4197938 336738 4221881 334486 4228082 335750 4222951 333003 4224518 336854 4221025 333799 4224930 336013 4227489 335973 4228765 331726 4226661 335719 4228779 333392 4227113 333348 4224830 366828 4217479 366704 4218052 365610 4216802 364567 4216223 365129 4216433 366553 4217507 364895 4216143 341501 4214676 342129 4214670 341167 4215005 338205 4217719 342140 4215451 336890 4215860 342012 4215210 346340 4227669 346454 346798 345591 346406 346961 356777 362311 360089 363533 361210 360608 360259 361229 359442 362219 360982 4229649 4229400 4230869 4229794 4228209 4205406 4201514 4201140 4199855 4202241 4202059 4202125 4202892 4203468 41992